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24.07.06
Come capire la Love Parade (in cinque agili mosse)
(Questo pezzo è sul n. di luglio di Hot Contemporary Magazine)
1 La cultura pop ama gli zombie. Abbiamo visto risorgere Woodstock, il Live Aid e perfino i Duran Duran. Poteva mancare un ritorno della Love Parade? La grande manifestazione berlinese era morta nel 2003, in modo poco glorioso, a causa della mancanza di fondi e sovvenzioni (il comune di Berlino l’aveva finanziata fino al 2001 accordandole lo status di corteo politico, poi aveva smesso di concedere tale status). L’anno successivo, un manipolo di DJ guidati da Paul Van Dyk aveva organizzato qualche evento di protesta, ma la cosa non aveva avuto eco. Era stata proprio l’indifferenza con cui il popolo dance globale aveva accolto la fine del suo più famoso appuntamento annuale a dare la misura di una parata morta forse per consunzione, e mancanza di nuove idee, prima ancora che per i dissesti economici. La Love Parade era morta, e un’epoca tramontata. Poi passano tre anni. Oggi, luglio 2006, una settimana dopo la fine dei Mondiali la Love Parade torna ad accendere la già sfavillante estate berlinese. Parola d’ordine: THE LOVE IS BACK. Programma musicale: techno, house, underground, electro. Il ritorno sa di nostalgia anni ’90, e l’intera operazione contiene, inevitabilmente, quel passaggio sottile ma decisivo che divide un fenomeno dal suo stesso revival. D’altro canto, in un’epoca che ama resuscitare i fenomeni culturali a distanza sempre più ravvicinata, conta qualcosa questa differenza?
2 Il potere del fitness. A permettere la resurrezione è stato, principalmente, il milione di euro di sponsorizzazione sborsato dalla catena di centri sportivi McFit. L’industria del muscolo chiaramente paga. Che l’impero del fitness allarghi le sue ali sull’evento-simbolo della dance elettronica sembra un curioso presagio, data l’età non proprio verde del pugno di superDJ che domina le piste di mezzo mondo. La vecchia guardia della comunità dei superDJ internazionali è più che matura (Sven Väth, decano dei superDJ tedeschi, ha superato abbondantemente la quarantina), e si dibatte tra prevedibili crisi di mezza età e il difficile impegno di mantenersi ‘giovane’ (magari proprio con l’aiuto del fitness: ne sanno qualcosa quei DJ, come Erick Morillo, particolarmente attenti al proprio sex appeal). I nomi di culto sono la colonna portante del clubbing contemporaneo, e hanno rappresentato negli anni la risorsa principale per fronteggiare il calo endemico di pubblico nei club, ma al tempo stesso sono un limite al rinnovamento. A questo proposito, un astro nascente dell’elettronica mondiale come James Holden non perde occasione per ironizzare sui ‘dinosaur DJ’. ‘Credo che un DJ’, ha detto in un’intervista, ‘debba appendere le cuffie al chiodo quando supera i trent’anni…’
3 Il potere del brand. La questione generazionale è ambigua e centrale in un universo, quello dance, fondato da persone oggi ultra-quarantenni, ma che per definizione si rivolge a chi ha energie per ballare tutta la notte (i giovani, o al limite gli adulti che si impasticcano). D’altra parte, in una città come Berlino, certi confini sono da sempre labili. La capitale tedesca è una delle poche città al mondo dove un pubblico di età diverse tende a mischiarsi negli stessi club. I tedeschi e in particolare i berlinesi, che quanto a edonismo non hanno da imparare da nessuno, non vedono la necessità di staccarsi dai propri gusti giovanili solo perché si è cresciuti. Spesso chi ballava techno negli anni ’90 non ha timore di continuare a farlo. Il risultato è l’importanza strategica, nonché commerciale, di ‘simboli giovanili’ come la Love Parade, che negli anni si è sviluppata come un autentico brand internazionale. Filiazioni della Love Parade sono nate in varie parti del mondo: Tel Aviv, Mexico City, San Francisco… Al tempo stesso, logo e brand della manifestazione sono stati difesi da un team legale agguerrito (e sospettoso al limite della paranoia), che ha evitato ogni speculazione sul nome ‘Love Parade’ e lo ha legato a selezionatissime operazioni di marketing. La manifestazione soffriva e soccombeva, ma il brand continuava a prosperare.
4 Ogni epoca ha il suo rito di massa. Le origini di tutto questo risalgono al 1989. Pochi mesi prima che il Muro crollasse, un gruppo di misconosciuti DJ capitanati da Dr. Motte, che aveva fiutato il vento della nuova stagione musicale elettronica proveniente da Chicago, Detroit, Ibiza e Londra, mise in scena una singolare manifestazione. Si trattava di un camion che trasportava un sound system. Il camion sparava musica elettronica procedendo, lento, giù per il centro di Berlino Ovest. Dietro venivano centocinquanta persone che ballavano, in pieno giorno, sotto gli occhi stupiti della città. Era nata la Love Parade. Di lì a breve la parata avrebbe avuto punte di partecipazione di un milione e mezzo di persone, diventando il grandioso rito di massa della gioventù europea degli anni ’90: la gioventù del dopo-muro, dell’Europa unita, dell’ecstasy e della dance elettronica. Quella gioventù aveva imparato che non serviva essere ricchi per divertirsi, per calare una pasticca e sentirsi parte di qualcosa. Era la gioventù dell’edonismo democratico. La Love Parade diventò, nel giro di poco, ‘il più grande evento mondiale celebrante l’amore, la pace e la tolleranza’. Paccottiglia hippy? Eppure al tempo suonava bene. Rivoluzionario, quasi. In seguito, nel corso del decennio, la parata andò incontro a un’inevitabile commercializzazione, con l’arrivo degli sponsor e di MTV, tanto che una parata antagonista, la Fuck Parade, nacque e sopravvisse per alcuni anni. Le ultime edizioni della Love Parade videro una flessione delle presenze: con l’inizio del nuovo millennio, la forza propulsiva della techno iniziava a scemare, e il grande sogno del party infinito a mostrare i suoi limiti.
5 Non essere nuovo non significa essere morto. Eppure, bisogna riconoscere, la musica elettronica è tutt’altro che morta. Ha semplicemente smesso di essere nuova. E se per il perverso linguaggio dei media questo significa essere morto, nella vita reale significa altro. Sul finire degli anni ’90 l’elettronica è entrata in una fase più consapevole e contaminata, diventando parte consolidata del panorama sonoro attuale, proprio come in precedenza aveva fatto il rock. In questo quadro, oggi, la rinnovata vitalità di alcuni stili (come la techno minimal tedesca), il sorgere di nuove stelle (come il giovane genio Nathan Fake), il proliferare globale di piccoli festival elettronici parla di una musica che ha ancora qualcosa, forse, da dire sul mondo. Berlino, città-fenice capace di reinventarsi infinitamente, non sarà più la ‘capitale techno’ di qualche tempo fa, ma continua a vedere una vivacissima scena: l’immigrazione di DJ e produttori, in fuga da una New York ormai priva di vita notturna, o dall’insostenibile costo della vita di città come Londra, ne fa tuttora una capitale produttiva mondiale. L’ascesa di locali come il Berghain rimedia alla chiusura dei luoghi storici del decennio scorso (come il Tresor). E mai come oggi è frequente imbattersi, nella vita sociale berlinese, in qualcuno che fa il DJ. Così come a Hollywood chiunque prova o ha provato a fare l’attore, a Berlino chiunque ci prova col DJing: dal parrucchiere che ti taglia i capelli, al ragazzo che ti serve un kebab. La line-up di questa Love Parade, non a caso, affianca intelligentemente ai mostri sacri una serie di DJ pressoché sconosciuti. Sarà anche un evento-zombie, un fossile di un’altra era, ma ha ancora intenzione di far sognare qualcuno.
Pubblicato da Mauro Baldrati, il giorno e l'ora: 24.07.06 12:56
Interventi
Finalmente una foto "viva". Grande Baldrati! (che forse ha qualche censura in meno rispetto alla vita grazie al fumetto).
Pubblicato da: a.b. - 24.07.06 14:47
Bravo Mancassola, fedele alla linea.
Non sono un intenditore, e cerco sempre ti trarre qualche buon suggerimento musicale dalle prose brevi di questo mio promettente coetaneo. E non solo dischi: proverò il Berghain, per esempio, dove non sono mai stato (nemmeno al Tresor, del resto, mentre mi piacciono il Maria am Ostbahnhof o il Watergate, anche se il mio preferito era il WMF itinerante).
Aggiungo però, un po' OT, che il CSD di sabato scorso, una sola settimana dopo la Love Parade, ha manifestato una "loveparadizzazione" poco entusiasmante - secondo me. Gli organizzatori hanno parlato bensì di 450.000 persone, ma io (che pure per un tratto mi sono concesso quattro salti in coda all'LKW del Cafè Moskau) ho avuto la netta impressione che il lato politico della manifestazione avesse concesso un po' troppo al potere degli sponsor: c'erano LKW che sembravano usciti direttamente dalla parata "nostalgica" e ormai smaccatamente apolitica di una settimana prima, marchiati "Forster Bier" o non so quale organizzazore di "entertainment-events", che cioè nulla di nulla avevano a che fare con gli intenti dimostrativi dei manifestanti. Fino a tre o quattro anni fa la cosa non era proprio così spudorata... Tuttavia, bisogna riconoscerlo, un camioncino di lesbiche si è preso la briga di manifestare direttamente contro il "virus Kommerz" che avrebbe infestato secondo loro l'evento. Carine, no?
Pubblicato da: saluti da alexanderplatz - 24.07.06 15:05
grazie stefano-saluti da alexanderplatz. ho dato un occhio al tuo blog. anch'io sono stato al 'Petit Picard'!
Pubblicato da: marco - 24.07.06 23:42
Bella la foto. :-)
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 25.07.06 07:17
Grazie a te per la visita.
Se poi passi per B. entro il 16 agosto e una sera ti va di fare le ore piccole tra una Kneipe e un club, ben volentieri!
Pubblicato da: stefano-saluti da alexanderplatz - 25.07.06 16:39
Cronachina in una frase.
A pochi passi da dove scrivo si sta svolgendo la FUCKPARADE, un temporale a base di Drum & Bass, BreakCore e HardTechno, dove i non numerosi manifestanti (forse 5000), che la stampa conservatrice si compiace di ridurre a un manipolo di festaioli tossicomani (che pure ci saranno, ma sono una minoranza, come i fuorilegge in un qualsiasi parlamento democratico), protestano contro la privatizzazione e la speculazione edilizia che stanno trasformando il centro della nuova Berlino in una landa tourist-oriented di palazzi da ufficio tanto belli quanto sfitti, mutilando altresì varie iniziative culturali e artistiche che nel decennio scorso avevano luogo nei club e nei centri poi rimossi e cancellati a tali scopi dalle autorità.
Saluti,
StZ
Pubblicato da: stefano - 29.07.06 18:19
Mi correggo: le forze dell'ordine, secondo il Tagesspiegel, parlano di 1150 manifestanti...
Pubblicato da: stefano - 29.07.06 18:29




