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02.07.06
Codice siciliano
In Bottega stiamo per portare a termine la lettura a staffetta di Horcynus Orca, nell'attesa dello slancio finale condivido con tutti voi la gioia immensa di aver recuperato per vie oscure l'introvabile Codice Siciliano, la raccolta di poesie che costituisce secondo il dire comune l'embrione di Horcynus Orca.
Ecco il pdf dell'edizione del 1978 e di seguito la quarta di copertina di Pontiggia:
Una Sicilia mitica, omerica, che si sovrappone a una Sicilia stratificata nelle sue ère geologiche e storiche – da quella «Pregreca» delle tombe neolitiche a quella araba e normanna fino a quella moderna abbandonata dagli emigranti – domina nelle poesie di questo Codice Siciliano di Stefano D'Arrigo:terra alla quale il poeta torna nel rimpianto, «spatriato di là, oltre lo scilla», come la quaglia che modula «rochi gridi / al barlume del giorno» e in sogno vola «sul mare ventilato dalla luna, / col giovane grecale che stormisce / d'ala in ala, favorendo d'aria / Capo Passero, Siracusa, l'Anapo, / le rive di papiro dove già / fra foglia e foglia crepita la luce ».
L'Italia «oltremare» è il «Nord, l'antico futuro», mentre la Sicilia è il ritorno al mito e insieme il mito del ritorno, del nostos che riconduce il poeta «sui prati, ora in cenere, d'Omero», attratto da una voce che lo chiama «nelle notti di luna sullo Stretto», sirena o Fata Morgana oppure eco dei secoli cavallereschi oppure ancora Madre trafitta dalle sue «povere stimmate, le spine / di ficodindia».Pubblicato per la prima volta da Scheiwiller nel 1957 e arricchito nella presente edizione da tre poesie apparse nel 1961 su un numero di «Palatina» e da una inedita, questo Codice Siciliano di D'Arrigo è inevitabile che oggi sia letto come un archetipo e insieme incunabolo di Horcynus Orca, che uscirà vent'anni dopo; in questa prospettiva il testo si rivelerà prezioso, fecondo di suggerimenti e illuminazioni, non solo per l'affiorare di temi centrali, dal nostos omerico alla trasfigurazione epica della pesca, dalla presenza della morte a quella dei delfini e delle sirene, ma anche per i primi segni di quell'immenso lavoro sul linguaggio che troverà nell'opera maggiore la sua realizzazione più compiuta: se ne vedrà una sorta di presagio e prefigurazione in quella lirica che esprime come l'aspirazione a una lingua insieme passata e futura e che si intitola significativamente «In una lingua che non so più dire».
Una lettura in questa chiave stimolante dovrebbe però aprirsi nel contempo anche a una lettura autonoma, per scoprire la ricchezza di un linguaggio lirico che alterna riflessioni popolaresche a chiusi momenti di concentrazione dolorosa e ad aperture di visionarietà «greca», cui certo non è estraneo l'amore giovanile per Hölderlin: e per ritrovare, nel ritmo e nella forma propria della poesia, la fusione, come nel finale dell'Horcynus, dei due temi, quello del ritorno e quello della morte: «io da una guerra reduce, e da quante / un gran figlio mi ricorda mia madre, / perduto con lo scudo o sullo scudo, / desidero tornare spalla a spalla / coi miei amici marinai che vanno / sempre più dentro nei versi, nel mare».
Giuseppe Pontiggia
Pubblicato da Tonino Pintacuda, il giorno e l'ora: 02.07.06 10:34
Interventi
Bravo Pintacuda!
L'articolo mi piace molto.
Ciao ciao
Fabrizio
Pubblicato da: Fabrizio Corselli - 03.07.06 11:16
@ Fabrizio
Grazie.
Pubblicato da: tonino pintacuda - 03.07.06 11:25
Attira molto il mio interesse, e tu lo sai bene.
In questi giorni ultimerò finalmente, dopo due anni di lavoro, il "Satyros - viaggio arcadico di un satiro danzante".
Un caro saluto.
Pubblicato da: Fabrizio Corselli - 03.07.06 11:38
Ho scaricato il pdf. Interessante. Grazie, Tonino.
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 03.07.06 12:25
[come ho scritto di là] mi sono permesso (che antipatico!) di ingelosirlo un po': "Pintacuda" dichiara 'introvabile' la versione 1978 di Codice siciliano, ma allora cosa direbbe della mia edizione "Al'insegna del pesce d'oro" 1958..?.. copia n. 95 di 200 copie numerate curate da Vanni Scheiwiller...?.. ;)
Pubblicato da: marco v - 03.07.06 14:00
@ Marco
Dimmi pure che hai l'introvabile riduzione teatrale (testo o videoripresa) che lo stesso D'Arrigo realizzò del suo prodigio per il festival di Taormina del 1989 per la regia di Roberto Guicciardini...
@ Bart
Prego. Dimmi, non è giunto il momento di leggere almeno "I fatti della fera"?
Pubblicato da: tonino pintacuda - 03.07.06 16:11
Esiste anche un'altra riduzione teatrale: "Terribilio di mare" curata da Massimo Barilla
Pubblicato da: tonino pintacuda - 03.07.06 16:14
... e Maria Maglietta
Pubblicato da: tonino pintacuda - 03.07.06 16:16
Tonino, tu - ricordo bene! - hai quarant'anni meno di me. Ci pensi? Quarant'anni!
I fatti della fera son lì, anch'essi voluminosi, e il lavoro che sarebbe d'obbligo per me te lo puoi benissimo immaginare: leggere I fatti e poi l'Horcynus, e fare un'analisi dei due testi. Lo può mai fare uno della mia età?
Prima, inoltre, ho un altro impegno: rileggermi Il mulino del Po, del grande e dimenticato Bacchelli (tre volumi fitti negli Oscar Mondadori, 1997, per un totale di circa 2.100 pagine).
Tempi duri, anzi durissimi:-)
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 03.07.06 18:48
@ pintacuda
mmhh.. hai gusti difficili.
No. Non possiedo il testo della riduzione teatrale, ma non è così difficile trovarla. Ci sono almeno tre soluzioni:
1) casa D'Arrigo ( un po' scocciante)
2) Gabinetto Viesseux (Firenze è sempre Firenze)
3) Fondazione Mondadori (nella selva degli archivi)
Io opterei per la seconda. E' la più certa e basta una mail per sapere se c'è, dove e quando visionarlo.
Io ho un debole per un'altra chicca: l'AUDIOLIBRO (ve lo ricordate..?) di Horcynus Orca, che Vittorio Sereni propose a D'Arrigo nel 1976. Fecero una doppia cassetta e ne vendettero 3700 copie. Io ho letto il testo (preparato da D'Arrigo sulla macchina da scrivere, coi suoi inconfondibili segni-fiume di correzione blu e rossi): sono sessanta pagine delizione nelle quali l'autore, con una freschezza che pareva impossibile soltanto un anno prima, fonde tutti gli episodi - sostanzialmente due - in cui compare Ciccina Circé. Purtroppo temo che per varie questioni non sarà mai ripubblicato ;(
Pubblicato da: marco v - 03.07.06 21:12
Marco V, noto con dispiacere che ti perdi in chiacchiere salottiere invece di dedicarti all'opus... Cosa ti ha insegnato D'Arrigo?! Al lavoro! :-)))
Pubblicato da: Andrea Raos - 05.07.06 13:49
Qui c'è gente che intitola il blog al vistocogliocchi, altri che hanno come email il nome del protagonista... ora siccome la curiosità è sì femminota ma anche prettamente sicula, mi dite se come ben intuisco l'opus sarebbe la sintesi della mirabile tesi di Marco?
Intanto ho trovato finalmente il tempo di raggruppare "l'ultimo nostos di ulisse" di Garigliano in opportuno file pdf unico e con adeguata formattazione, il saggio già comparso proprio su Nazione Indiana: http://www.bombacarta.org/pintacuda/HO.pdf .
Marco, poi mi piacerebbe davvero leggere questa tua tesi, nella sua interezza...
Pubblicato da: tonino pintacuda - 05.07.06 15:15




