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23.07.06

Campagna romana: cancellature

di giuliomozzi

[tutti gli articoli sulla campagna romana]

se volete fabbricarvi una casa
dovete cominciare dal cancello
una casa senza cancello non è una casa
un cancello senza casa è già un cancello

Un cancello nella campagna romana

mentre vivete quieti all’interno della casa
il cancello vi protegge dal mondo
voi siete al sicuro, dice il cancello,
e ciò che è fuori, sicuramente non siete voi

Un cancello nella campagna romana

voi abitate nel cuore della casa
la casa è circondata dal cancello
se accostate un orecchio al cancello
sentite battere il cuore della casa

Un cancello nella campagna romana

ma un cancello si può sempre scavalcare
questo è un problema oggettivo
perciò sorveglierete il vostro cancello
un cancello va accudito come un figlio

Un cancello nella campagna romana

il cancello si prende cura di voi
voi vi prendete cura del cancello
così come provvedete ai vostri figli, voi, ora
i vostri figli provvederanno a voi quando sarà il momento

Un cancello nella campagna romana

non è importante la sostanza del cancello
un cancello è un cancello anche se è quasi invisibile
un cancello è prima di tutto un segno
piantando un cancello voi mettete un segno sul mondo

Un cancello nella campagna romana

un cancello di ferro e lamiera
un cancello di legno e rete
un cancello fatto con vecchie reti da letto
un cancello fatto con quattro assi in croce

Un cancello nella campagna romana

un cancello lussuoso, con telecamere
una semplice corda tesa tra due paletti
non è importante la sostanza del cancello
un cancello è un cancello se porta su di sé il segno del cancello

Un cancello nella campagna romana

il ladro che scavalca il cancello
s’illude, scavalcandolo, di abolirlo
in realtà il cancello resta invitto
perché la sua natura è di essere innanzitutto un segno

Un cancello nella campagna romana

noi amiamo i nostri cancelli
noi amiamo i segni che mettiamo sul mondo
il mondo si offre soffice ai nostri segni
i nostri segni sul mondo sono la nostra gloria

Un cancello nella campagna romana

noi amiamo i nostri cancelli
perché i cancelli sono i nostri dèi
il nostro sogno sul mondo è che il mondo
un giorno sia tutto ricoperto di cancelli

Un cancello nella campagna romana

noi non vogliamo altro che segni
perché la nostra vita è inesistente
noi abbiamo solo i segni della vita
la nostra vita è tutta fatta di segni

Un cancello nella campagna romana

il nostro amore è tutto per i segni
per le cose abbiamo il massimo disprezzo
ciò che si può dire delle cose, sinceramente
è che sono cose, e non sanno fare niente

Un cancello nella campagna romana

noi siamo quello che siamo
osservate bene questa differenza
ciò che noi siamo, è un dono dei cancelli
voi siete privi di doni

cancellature_15.jpg

Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 23.07.06 11:11

Interventi

E chi il cancello non ce l'ha? Il cancello, prima di arrivare alla casa, racchiude un terreno, un giardino. Chi ha solo l'uscio di casa, perché ha potuto comprare soltanto un appartamento, può sperare negli stessi segni?

Mi piacerebbe vedere ritratto l'uscio di qualche casa di un paese immerso nella campagna romana. Un tema per la prossima volta? Un raffronto possibile? Differenze? Somiglianze? Contiguità?

Bart

Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 23.07.06 12:02

Can cell che abbaia
protegge le porte.

Pubblicato da: maline - 23.07.06 13:08

Campagna Cancello: si può scegliere il cancello più bello o il più brutto o il più cancello?! s.

Pubblicato da: sandrella - 23.07.06 14:43

Cancelli; non ho mai avuto un buon rapporto con i cancelli. Ricordo una volta che la mia Sorella, quella più grande, decise di farsi un cancello in legno davanti a casa. Avrebbe dovuto proteggere da sguardi indiscreti ed essere bello.

Bello era bello e i falegnami ci lavorarono per giorni, ma alla fine era talmente pesante che i cardini non lo reggevano e, rimossi i sostegni utilizzati per montarlo, crollava miseramente a terra ondeggiando. Non si poteva né aprire, né chiudere e fu cassato e destinato a legna da ardere.

Da piccolo, mentre ristrutturavano la cascina dove abitavo, corsi il rischio di essere spiacciato da un mastodontico cancello in ferro che avrebbe dovuto chiudere l'entrata delle stalle. Mi spaventai un sacco e anche mio Padre.
Si spaventò talmente che decise di sostituire il mastodontico cancello in ferro, ricoperto da spesse lamiere, con un altro, molto più leggero, che aveva solo l'intelaiatura e una rete appiccicata.

Scapparono un mucchio di vitelloni da quel cancello, che lo pigliavano a cornate e sfondavano la rete, ma non volle mai saperne di metterne uno più tosto, uno con le lamiere zincate resistenti e pesanti :-)

Buona domenica. Trespolo.

Pubblicato da: Trespolo - 23.07.06 15:22

La "campagna romana" cioè la "Campania Romana" o "Campania esterna", rispetto alla "Campania interna" o "Campania Felix".
Pochi pensano all'etimologia che ricollega la campagna romana con la Campania, che *non è* l'intera regione di oggi, composta d'Irpinia, Sannio, ecc., ma la sola zona della Campania "Felix", la Campania storica.
La Campania interna era oggetto dell'agricoltura intensiva, con elevato saggio di profitto, quella esterna - o *Romana* - sostanzialmente dedita alla pastorizia, ma di alto profitto (relativo, chiaro) data la vicinanza della città di Roma, oppure a certe colture particolari, come per esempio i carciofi.

Pubblicato da: anonym - 23.07.06 16:34

Ecco quello che mi piace di
Mozzi, che seguo da tanto. L'attenzione ai dettagli, ai particolari della vita quotidiana capaci di illuminarne gli angoli nascosti, quelli che nessuno scrittore prenderebbe in considerazione e che non si mostrano volentieri agli estranei a meno che non si abbia, nella vita, che quelli, di importante. Ricordo "le camerette" dei giovani italiani di qualche anno fa. Questi "Cancelli d'Italia" ne sono, probabilmente, una prosecuzione. Ogni elemento preso nella sua "normalità" acquista sostanza altra ma nello stesso tempo è come è o come deve essere. Giulio Mozzi è pop.

Pubblicato da: bauxina - 23.07.06 17:24

Una precisazione. Il libro delle "camerette" dei ragazzi italiano è "Fuori tutti. Una generazione in camera sua", a cura di Carlo Antonelli, Marco Delogu, Fabio De Luca, Einaudi Stile Libero (vedi: http://www.einaudi.it/einaudi/ita/catalogo/scheda.jsp?isbn=978880614166&ed=87 ). Io con questo libro (che è piuttosto interessante, soprattutto nella sezione degli "autoscatti") non ho niente che fare. Con Giuseppe Caliceti ho curato due libri sugli adolescenti: "Quello che ho da dirvi. Autoritratto delle ragazze e dei ragazzi italiani" e "E' da tanto che volevo dirti. I genitori italiani scrivono ai loro figli", usciti anch'essi per Einaudi Stile Libero (vedi: http://www.einaudi.it/einaudi/ita/catalogo/scheda.jsp?isbn=978880614488&ed=87 e anche: http://www.einaudi.it/einaudi/ita/catalogo/scheda.jsp?isbn=978880616365&ed=87 ).

Pubblicato da: giuliomozzi - 23.07.06 17:43

Grazie per la precisazione. E per l'accuratezza, anche. E' proprio mia la tendenza a sbagliare in queste cose per troppo affetto. Non avrei voluto sbagliare, però.

Pubblicato da: bauxina - 23.07.06 23:39

ho scritto sto messaggio da mandare
poi l'ho cancellato
ho pensato al cancello e al cancellare
poi l'ho cancellato

Pubblicato da: lorenzo - 24.07.06 16:10

In effetti la prima cosa che ho costruito in vita mia è stato un cancello con relativa ridicola recinzione(notte e parti importanti sono stati "prelevati") Sui cancelli una giurisprudenza che non ti dico. A parte i cacciatori, i ladruncoli, e i bei paesaggi lucchettati, i cancelli sono stati nel mio immaginario come qualcosa di improvviso, di irresistibile, di apparente bisogno d'entrare. Un cancello è fatto per essere percorso, aperto, chiuso, e per un pò abbandonato. Mai dimenticato.

Pubblicato da: michele - 29.07.06 09:56

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