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28.07.06
I Sempregiovani

Quando il tempo passa, e il corpo umano prosegue nel suo spietato declino fisico, perché non sappiamo in quale altro modo chiamare l’invecchiamento delle cellule e dei tessuti, vi sono persone che provano un grande disagio, forse un vero e proprio terrore, nel verificare questo processo su se stessi. Si soffre a invecchiare, non si accetta questo destino che unisce ricchi e poveri, carnefici e vittime.
Il Sempregiovane non si rassegna. Non riesce a vivere “dentro" la macchina seriale, sente il tempo che passa e il tempo è “contro" di lui; lotta per porsi al di fuori dal meccanismo del divenire e così raggiunge una sorta di doloroso distacco dal tempo, che si separa dallo spazio, e dal corpo; così combatte a muso duro, cerca di opporsi con tutte le sue forze a questa implacabile procedura.
Quale procedura? Durante il ciclo vitale il corpo, l’aspetto fisico, e spesso la mentalità entrano in fasi di sviluppo diverse, procedono per tappe nel loro cammino di crescita, sviluppo e declino. Quando si diventa “grandi" ci si veste da grandi, si parla da grandi, si agisce da grandi. Ma i Sempregiovani intristiscono quando si rendono conto di essere grandi, o quanto meno che dovrebbero esserlo. Si deprimono, si sentono perduti, condannati. Eccoli quindi, a quarantacinque, cinquant’anni, che frequentano i negozi di abbigliamento per ragazzi, comprano pantaloni militari, da rapper, da skateboardista, jeans stracciati e camicie col collo alto, a righe sgargianti; inforcano occhiali scuri avvolgenti, all’ultima moda, e non è raro che si facciano tatuare simboli tribali o un filo spinato su un bicipite. Per la verità si sentono un po’ a disagio attorniati da ragazzini, si sentono fuori posto, ma si sentirebbero peggio a entrare nei negozi per babbioni a comprare pantaloni con la riga, e la giacchetta grigia, e la camicia azzurrastra. Più il tempo passa, e il processus si fa evidente, più loro si accaniscono nelle scelte giovaniliste. Il Sempregiovane cerca anche di mantenere il proprio corpo in forma fisica perfetta, con lunghe corse nei parchi, spesso con due pesi in mano, o in cintura - soffrendo come un cane, ma soddisfatto, in fondo, perché il rallentamento del tempo va pagato caro - e una frequentazione più o meno regolare di palestre e centri estetici. In questo è seguito dalla Sempregiovane, che deve lottare ancora più duramente contro l’invecchiamento e il terrificante rilassamento dei tessuti. Perché, ovviamente, vi è anche la versione femminile: ho conosciuto di persona alcune Sempregiovani quando mi capitava di frequentare le agenzie di pubbliche relazioni, moda e pubblicità. Erano soprannominate “le tigri", per gli atteggiamenti aggressivi. La pelle era brunita, seccata dalle lampade, e sul torace scarno, con le ossa in evidenza, perché erano mezze morte di fame per le diete crudeli, non mancavano mai lussuose e sfarzose collane; il trucco, benché raffinato, era sempre eccessivo se quei volti scavati, e le labbra scarlatte sembravano ferite sanguinanti. Indossavano giacche di tessuto maculato, scarpe con tacco alto rosse, o viola, o blu, o gialle, o a scacchi stile anni Sessanta.
I Sempregiovani hanno difficoltà talvolta dolorose in famiglia. Lui, se è accasato, e spesso lo è, si sente oppresso, e tende a rinchiudersi in uno spazio tutto suo, uno studio, dove naviga per ore in Internet; oppure cerca di fuggire fuori casa, con gli amici, al bar. Quando deve occuparsi della famiglia, quando è costretto a uscire con loro, per una cena al ristorante, o per fare acquisti, si sente raddoppiare di peso, diventa cupo. Vorrebbe fuggire via, ritrovare la libertà della giovinezza, frequentare gente libera, come lui, perché è libero, nell’abisso dell’animo. Lei è spaventata dalla famiglia, perché è attratta dai ragazzi: dai loro corpi maschili in tiro, scattanti, dai loro ritmi veloci; l’uomo che secondo le regole non scritte della società sarebbe adatto a lei, l’uomo maturo, che ha superato i cinquanta e si avvia ai sessanta, con la pancia, le guance che iniziano a cadere, i capelli radi, o grigi, e il tono muscolare in fase calante, le ispira una sorta di repulsione, o di tristezza. Talvolta ci pensa, una voce estranea e sgradevole le dice che dovrebbe rivolgersi a un uomo adatto a lei, alla sua età; ma questo è un pensiero straziante, che lei scaccia subito, con un guizzo repentino dell’animo.
Uno dei Sempregiovani più famosi della letteratura è certamente Gustav von Aschenbach che, ne La Morte a Venezia, si invaghisce fino alla follia, fino alla morte, del giovanissimo Tadzio. Quando si imbelletta in maniera laida, perché “come qualsiasi innamorato desiderava di piacere e si amareggiava di non riuscirci... Di fronte all’amabile gioventù che lo aveva incantato sentiva quanto fosse ripugnante il suo corpo senile", non vuole forse essere lui, Tadzio, il suo fantasma, il suo demone, assumerne le sembianze?
Un altro Sempregiovane letterario, più vicino ai nostri tempi, è il Graziano Biglia di Ti prendo e ti porto via di Niccolò Ammaniti: “un uomo grande e grosso con una lunga chioma bionda, occhiali da mosca e giacca di pelle marrone con un’aquila apache di perline ricamata sulla schiena". A quarantaquattro anni, dopo una lunga carriera di conquiste, feste, happy hours e Margaritas, conduce “una vita al massimo", e “risiedeva in un monolocale al centro di Riccione da giugno a fine agosto, a settembre si spostava a Ibiza e a novembre se ne andava in Giamaica a svernare".

Invece il Sempregiovane più antico, l’eroe del primo romanzo scritto dall’uomo giunto fino a noi, vecchio di quattromila anni, è il grande guerriero Gilgamesh. Le sue avventure sono narrate in 12 tavolette ritrovate nella biblioteca del re assiro Assurbanipal, a Ninive, in scrittura cuneiforme. Gilgamesh, il più potente guerriero d’Oriente, dopo avere vinto tutte le battaglie, scopre di essere ossessionato dalla morte e si mette in viaggio alla ricerca dell’immortalità. Il suo viaggio è lungo, pericoloso, combatte contro mostri mezzi uomini e mezzi scorpioni, resiste alle lusinghe del giardino delle delizie, attraversa le acque della morte, ascolta il racconto del diluvio universale e dell’arca (circa mille anni prima della Bibbia), cerca di impossessarsi della pianta della giovinezza, ma la perde. Così, “rassegnato infine al destino di tutta l’umanità, fece ritorno alla città di Erech, al paese da dove era venuto".
I Sempregiovani rifiutano il destino di tutta l’umanità, non si adeguano, cercano di mandare in frantumi i ruoli che pretendono di imprigionarli e di rovinarli: quei ruoli che esaltano attraverso i media la bellezza giovanile, e relegano chi è fuori, chi ha perduto per sempre la giovane età, nella folta, grigia, triste, claudicante truppa dei brutti, dei vecchi, delle persone di serie B escluse dallo sfavillante mondo della televisione, della pubblicità. I Sempregiovani si ribellano, ma la loro è una ribellione anomala, è implosiva: inseguono una deterritorializzazione della persona, cercano di spezzare la gabbia degli schemi conformisti, ma finiscono per riterritorializzarsi crudelmente assumendo su di sé proprio gli imperativi di quei ruoli, il conformismo della giovinezza, della moda giovanile propagandata dai media spinta ai limiti estremi; restano abbarbicati in eterno alla procedura, con caparbietà, sopportando disagi e umiliazioni, perché non riescono ad accettare, una volta per tutte, che la procedura, prima o poi, deve trasformarsi in procedimento; che l’enunciazione deve compiersi nell’enunciato.
Per questo, per questa sofferenza senza uscita, per questa contraddizione che si avvita su se stessa, i Sempregiovani sono persone fragili, sole, vulnerabili, e meritano tutto il nostro rispetto e la nostra solidarietà.
Pubblicato da Mauro Baldrati, il giorno e l'ora: 28.07.06 09:34
Interventi
Questa mattina avevo un libretto sul comodine (insieme ad altri venti fratelli libri), Corpo Celeste è il titolo (Adelphi). Prima di fiondarmi nella vasca da bagno l'ho aperto a caso, durante un'intervista si sosteneva che bisogna continuare a crescere anche da vecchi, che c'è una specie di diritto a crescere sempre (ho pensato a Hokusai).
C'è qualcosa da aggiungere a quelle poche parole sul tema contenute in quel libro che nessuno legge nessuno recensisce?
Secondo me no.
Pubblicato da: a.b. - 28.07.06 10:59
Mauro, divertente e spietata la tua disanima.
Ok, lo confesso: sono un sempregiovane. Ho la mia età, mica te la dico che ti credi?, ma continuo a preferire le venti/trentenni, ho la spider, porto gli occhiali da sole avvolgenti (per la verità fino a poco tempo fa i ray ban classici).
Però non frequento centri fitness (al massimo tiro cazzotti al saccone in una vecchia palestra di provincia), non faccio corsettine solitarie nel parco (nemmeno per inseguire signorine, troppo faticoso e meglio aspettarle la sera quando sono sedute), non mi trucco e non mi profumo.
Ecco, a questo punto, sommando i vari passaggi mi hai fatto venire il dubbio: sono o no un sempre giovane?
Bohhhh. Vabbé, andrò a mangiare qualcosa; mi è venuta fame e fra poco mi tocca partire ;-)
Buona serata e buon fine settimana. Trespolo.
Pubblicato da: Trespolo - 28.07.06 18:59
c'è anche un rimedio floreale
CHRYSANTHEMUM
Per chi non vuole invecchiare o ha una paura folle di morire (pur non essendo anziana o malata). Eccessivo attaccamento alle cose terrene
pezzo godibilissimo, il tuo.
un saluto
paola
Pubblicato da: cara polvere - 28.07.06 19:54
Andrea, il riferimento a Hokusai è molto pertinente. Se c'è uno che guardava senza paura il passare del tempo era lui. Per quanto riguarda il libro, perché non lo recensisci tu? Tra l'altro ti è stato chiesto espressamente. Sono sicuro che faresti un ottimo lavoro. Pensaci.
Trespolo, insomma, non posso fare le diagnosi dei Sempregiovani. Il particolare dell'età non è così secondario, però dalla tua (auto)descrizione un po' il vecchio Graziano Biglia me l'hai ricordato (ci hai pure la spyder!). E comunque non bisogna dimenticare che quella del Sempregiovane è soprattutto una condizione interiore.
Cara Polvere, il CHRYSANTHEMUM come rimedio per chi ha paura di invecchiare e di morire mi sembra un rimedio omeopatico, no? (Perché l'omeopatia ha come base l'utilizzo delle sostanze che sono causa del malessere come strumento di cura).
Pubblicato da: Mauro Baldrati - 28.07.06 21:53
qualcuno ha l'email (o cellulare) della donna con lo strappo ? (e dire che non ha affatto l'aria della "strappona"...)
f.to, un sempregiovane.
Pubblicato da: cletus - 29.07.06 16:12
Mauro, ach: il Graziano Biglia mica lo conosco. Mi sa che mi devo aggiornare e leggermi il libro.
Vabbé, poi ti saprò dire. Per ora vado a godermi il fresco, si fa per dire, di questo improvviso temporale :-)
Buon fine settimana. Trespolo.
PS: non vorrei dire, ma a me quella della fotografia più che una 'sempregiovane' pare una gran gnocca...
Pubblicato da: Trespolo - 29.07.06 18:26
La donna con strappo dovrebbe essere la giovinezza strappata... come un pensiero di eterna bellezza che però si crepa, si strappa... cose così insomma.
Pubblicato da: Mauro Baldrati - 29.07.06 20:30
Proprio ieri ho visto in tv (rai2) un programma che parlava dell'invecchiare, del tenersi in forma a tutti i costi e così via. Quindi, mauro, parli di un argomento molto attuale e molto sentito. Poi è come scrivono trespolo e cara polvere, spietato, godibile, l'ho letto con piacere (e con un ghigno).
Pubblicato da: bartok - 29.07.06 22:46




