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25.06.06
Sartori e la democrazia degli esperti
[Questo articolo di Massimo Adinolfi è apparso oggi 25 giugno 2006 in Left Wing. L'articolo di Giovanni Sartori che Adinolfi discute è apparso il 23 giugno 2006 nel Corriere della sera. gm]
Io non sono un costituzionalista. A qual titolo, dunque, posso affiancare il mio parere sul referendum costituzionale del 25 e 26 giugno 2006 a quello di Riccardo Chieppa o di Francesco Paolo Casavola, di Gustavo Zagrebelsky o di Augusto Barbera, di Michele Ainis o di Paolo Armaroli? Temo, a nessun titolo particolare. Tuttavia devo votare: è un dovere al quale mi ha richiamato qualche giorno fa lo stesso presidente della Repubblica (il quale – neppure lui – è costituzionalista: mi auguro che gli uffici giuridici del Quirinale gli diano una mano nel formarsi un’opinione). E allora: come fare?
Secondo Giovanni Sartori, che da diverso tempo ha impegnato la sua caratura internazionale di scienziato della politica sul mercato domestico della tv, ed è dunque per tutti noi non più l’autore di “Democrazia: cos’è", ma l’esperto arguto e schietto, amico del parlar franco, il cui volto è familiare al cittadino telespettatore quanto quello dello psichiatra Paolo Crepet o del criminologo Francesco Bruno, secondo Sartori – dicevo – la cosa migliore da fare sarebbe di affidarsi al verdetto degli esperti. Se gli esperti dicono no, allora un paese serio dovrebbe votare no; se dicono sì, sì. Un paese serio, dice l’esperto Sartori, è un paese che ascolta i propri esperti (e, per subalternazione, è un paese che ascolta Sartori).
Leggi in Left Wing tutto l'articolo di Massimo Adinolfi.
Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 25.06.06 18:29
Interventi
Il passo che va da "La riforma oggetto del referendum" a "del solo potere costituito" mi è oscuro. L'unica interpretazione che ho saputo darne mi conduceva a quella che Bartolomeo Di Mmonaco presenta come la seconda novità, e invece qui siamo ancora alla prima. Vorrei, se possibile, un chiarimento.
Aggiungo, per quel che può valere, che le parole:
"Votando No, dunque, il cittadino rinuncia alla propria sovranità" mi appaiono, se devo prenderle alla lettera, una sciocchezza, e ricordo che fiumi d'inchiostro sono stati versati su quanto la Costituzione italiana recita:
"La sovranità appartiene al popolo, CHE LA ESERCTA NELLE FORME E NEI LIMITI DELLA COSTITUZIONE". Che scandalo! La sovranità popolare è limitata dalla Costituzione. Ebbene sì, nelle democrazie diverse da quelle sognate da Rousseau accade così. Se la costituzione consente il ribaltone (mi scuso per la parola che i padri costituenti non conoscevano), non c'è alcun odioso tradimento della sovranità popolare, così come si esercita secondo le forme e i limiti previsti dalla carta costituzionale vigente in Italia fino, almeno, alle 14 (o 15, non ricordo) di domani.
Pubblicato da: massimo adinolfi - 26.06.06 00:44
Massimo, per capire quel passo che ti è oscuro devi appoggiarti agli esempi scandalosi che ho fatto. E' chiaro che se per te quegli esempi non lo sono, scandalosi, noi abbiamo due visioni diverse della democrazia, la tua è quella cosiddetta parlamentare, la mia è quella che vuole che il parlamento non venga mai meno alla volontà popolare espressa con il voto. Se oggi abbiamo nei fatti una democrazia parlamentare, a me essa non piace per le interpretazioni che su certi articoli sono state date, e che hanno sacrificato e intendono continuare a sacrificare la volontà popolare.
Premesso questo, veniamo alla frase per te oscura. Il parlamento che negò l'ingresso ai due "parlamentari" eletti dal popolo è il potere costituito di cui, nel caso specifico, parlo. Vuole il caso che a quel tempo il parlamento era costituito da una maggioranza di centrosinistra appoggiata dalla Lega Nord e i due parlamentari che erano entrati in parlamento in luogo dei due eletti dal popolo erano stati votati nelle liste del centrosinistra. Anche uesto è, ancora una volta, il potere costituito, nella sua espressione più squallida, poiché per fare il proprio interesse (avrei detto la stessa cosa se un tale comportanto fosse stato del centrodestra), che era quello di assicurasi la maggioranza risicata, non badò minimamente alla volontà espressa dagli elettori, ma si avvalse dispoticamente di una interpretazione circa i limiti della volontà popolare che - sebbene abbiano fatto versare fiume di inchiostro - non può mai arrivare a questo punto! Così è il mio pensiero, e se l'attuale Costituzione lo ha consentito, non è una buona Costituzione. Questo, ovviamente, secondo me.
Anche sul ribaltone abbiamo due punti diversi. Tu lo ammetti. Io no. Tu consenti che il parlamentare si comporti come un don Circostanza, io resto, invece, accecato dall'ira e dalla vergogna.
Avrai capito che i due punti sono per me determinanti e assai più di rilievo della distribuzione dei poteri, che è cosa che si può correggere e migliorare. Insomma, secondo me, bisogna in primis intenderci sul valore fondante di una democrazia. Che per me è il voto liberamente espresso. E dunque: se il voto liberamente espresso dagli elettori possa essere "limitato" nei modi e nei casi da me esemplificati. Io dico che non può essere limitato fino a questo punto!
Io non voglio una costituzione che, per tristi e miserabili giochi di potere, può stracciare il mio voto, sostenendo che esso ha dei limiti. E questi limiti altro non diventano nei fatti che l'egoistico soddisfacimento delle convenienze del (siamo ancora lì) potere costituito.
Siamo, dunque, destinati a non intenderci se abbiamo una base di partenza tanto diversa. Mi si potrà dire che sono populista? E che significa, se io voglio che il voto degli elettori sia rispettato?
Per intenderci: se Prodi, che io non ho votato per le molte ragioni a suo tempo espresse, dovesse essere sostituito nel corso del suo mandato da D'Alema o da altri, io - come già ho detto - mi indignerò ancora una volta per il mancato rispetto della volontà popolare, appoggiando (cosa per me incredibile!) le ragioni di Prodi.
Ho accennato anche al voto dei senatori a vita, ma voglio aggiungere anche altre due storture che devono essere corrette, che si sono evidenziate nell'esercizio del voto.
La prima è la legge elettorale che va corretta per consentire all'elettore di scegliersi lui il candidato da votare. Anche qui si sono fatti valere i poteri forti e i poteri costituiti (i partiti e le loro segreterie) che hanno messo il guinzaglio non solo agli elettori, ma anche ai candidati, che dovranno sempre dimostrarsi affidabili e sottomessi ai padroni di turno.
La seconda è una riflessione sul voto agli emigrati. Poiché è stato dimostrato che il nostro Paese è diviso a metà, mi domando se il voto di italiani che non vivono nel nostro Paese e non ne conoscono esattamente le problematiche e non ne patiscono le conseguenze, possa essere determinante - come oggi è - per decidere il governo del nostro Paese. Anche in questo caso, mi pare si comprometta il rispetto della volontà degli elettori, per la precisione quelli che vivono stabilmente in Italia e ne vivono le problematiche e patiscono le conseguenze del proprio voto. Non credo, ossia, che possa decidere del nostro governo una minoranza che vive lontano, non conosce i problemi del Paese se non nella versione di chi gli ha raccontato quello che può tornar comodo, e esercita il suo voto sapendo che comunque esso non potrà mai avere alcuna conseguenza per lui.
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 26.06.06 08:26
Ho dimenticato di ricordare che questa è la stessa battaglia che ho fatto - ahimè invano - a Lucca contro Forza Italia che ha fatto cadere l'ottimo sindaco Pietro Fazzi, reo di essersi ribellato ad alcuni ordini del partito. Con la nefasta conseguenza che oggi Lucca è governata e paralizzata da una amministrazione commissariale.
Mi scuso per alcuni errori contenuti nel post precedente, e riguardanti talune concordanze.
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 26.06.06 08:42
Che dispiacere, Giulio. Nella tua caccia agli spammatori, hai cancellato qui il mio primo intervento sul post di Massimo Adinolfi. Dopodiché tutto il resto si perde nella nebbia.
Peccato. L'ho scritto direttamente qui e quindi immagino sia andato definitivamente perduto, ahimè.
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 26.06.06 11:38
Bartolomeo, mi spiace. Purtroppo per cancellare i commenti-spam devo "vistarli" uno a uno, e l'errore è sempre in agguato (stamattina ne ho trovati quasi trecento).
Pubblicato da: giuliomozzi - 26.06.06 12:01
Pazienza. Spero che ci sia qualche altra occasione per esprimere il mio convincimento che qualcosa della nostra Costituzione è andato perduto perché seppellito dai fiumi di inchiostro di persone che tutto hanno tenuto presente, fuorché il rispetto della libertà e volontà degli elettori.
Quando questa libertà e questa volontà vengono manomesse, io cercherò di non starmene zitto. La mia è una posizione privilegiata, lo so, perché mi ha reso libero la fortuna che ho avuto nella vita, ed oggi l'età che mi rende, se possibile, ancora più libero e soprattutto indipendente.
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 26.06.06 13:26
Nel primo post ricordavo il personaggio di don Circostanza (nome azzeccato!) in Fontamara, dicendo che la nostra Costituzione è diventata un po' una manica che viene tirata di qua e di là al solo scopo di proteggere interessi di parte, e mai per far rispettare la volontà degli elettori e del popolo in generale.
Riporto qui il brano davvero eccezionale ed eloquente, di cui è protagonista don Circostanza. Ricordo che i contadini (i cafoni) non vogliono perdere l'acqua utile ai loro campi:
"La vera soluzione la presentò don Circostanza.
'Queste donne pretendono che la metà del ruscello non basta per irrigare le loro terre. Esse vogliono più della metà, almeno così credo di interpretare i loro desideri. Esiste perciò un solo accomodamento possibile. Bisogna lasciare al podestà i tre quarti dell'acqua del ruscello e i tre quarti dell'acqua che resta saranno per i fontamaresi. Così gli uni e gli altri avranno tre quarti, cioè, un po' di più della metà. Capisco che la mia proposta danneggia enormemente il podestà, ma io faccio appello al suo buon cuore di filantropo e di benefattore.'
E così i fontamaresi (ossia noi cittadini elettori) siamo serviti!
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 26.06.06 13:37




