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27.06.06
Mario Desiati, Vita precaria e amore eterno
[lo stesso libro recensito da Leonardo Colombati] [il primo romanzo di Desiati recensito da Bartolomeo Di Monaco
Su un vecchio numero di vibrisse (108, del 22 giugno 2003) avevo parlato dell’esordio di Mario Desiati, avvenuto con il romanzo Neppure quando è notte (2003, peQuod) criticando l’eccesso di retorica e di semplificazione nella struttura narrativa, con tutte le attenuanti per un giovane scrittore (Desiati è del 1977) al suo primo lavoro. Vita precaria e amore eterno (Mondadori, 2006), è il secondo romanzo, preceduto dalla raccolta poetica, snella ma grumosa, Le luci gialle della contraerea (2004, LietoColle). Qui si narra la vita di Martin Bux che ha quasi trent’anni ed è studente fuoricorso alla facoltà di Filosofia, con i flashback sulle sue origini, il paese vicino alla base Nato di Sigonella, i suoi genitori che si trasferiscono a Roma, al Laurentino 38. La prima parte del romanzo è assai coinvolgente e si legge d’un fiato, a tratti persino commovente, poi c’è un abbassamento di tensione, dovuto a un divagare non necessario, un voler dire tante (troppe) cose. Poi la tensione risale, e il finale risulta fin troppo “esplosivo".
Esplicito è il riferimento a Pier Paolo Pasolini, per l’immediatezza espressiva, per le considerazione sul mondo che imbarbarisce sotto i colpi del capitalismo e del consumismo, l’invettiva sociale, lo sradicamento, l’odore e l’impulso di morte che si avverte. Spesso ho pensato alla rabbia anarchica di Luciano Bianciardi, anche se qui la vita agra s’è fatta acida e non c’è cenno della visione utopistica che sostiene il capolavoro bianciardiano: Martin Bux non ha alcuna speranza in una società migliore (però aspira all’amore eterno) e il suo odio è più feroce con la sinistra, e le sue manifestazioni piene di vecchietti, bandiere e clacson, che con la destra delle teste rasate. Anche qui la narrazione è condotta in prima persona dal protagonista del romanzo che, sempre come quello della “vita agra", vorrebbe vendicare le vittime d’un sistema sbagliato, ma, anziché facendo saltare in aria un palazzo feticcio, eliminando tutti i notai, tanto meticolosi (e cari) nei loro atti quanto perfetti rappresentanti d’un dinamica sociale profondamente ipocrita. Il protagonista de “La vita agra" ha in mente di vendicare i 43 operai, suoi compaesani, morti nella miniera di Montemassi, per poi starsene buono e tranquillo a tradurre (e fare sesso), nel suo appartamento nella periferia anonima di Milano e condividendo “la vita grigia dei suoi grigi abitanti". Quasi un eroe, quindi, o un martire. Martin Bux, al contrario, non vuole condividere la vita con nessuno, se non con l’amata Toni che s’è andata in Africa. Ha un suo orgoglio sfacciato e duro che spesso lo rende antipatico, ma è normale, e giusto, che sia così: è figlio dei nostri tempi.
Desiati fa bene a puntare in alto, a prendere a calci il minimalismo, ad essere incazzato nero, e benissimo a parlare d’una Roma, con la sua periferia multietnica e complessa ed è bravo quando parla del quartiere di San Lorenzo (un centro fuori dal centro) e lo vede come Saturno, con quell’anello d’asfalto e cemento che è la famosa tangenziale orientale (la stessa di Fantozzi che salta dalla finestra) e squarcia i palazzi. Però tutto è narrato sul versante tragico e il tragico in eccesso, si sa, rasenta sempre il comico. Forse occorreva cementare la visone pessimistica con un po’ di sana ironia, ecco, e di leggerezza. La stessa che fa dire all’anonimo personaggio bianciardiano (scusate se ci torno sopra) che la vera rivoluzione non può che essere personale e passa per l’assillante questione economica: “non farsi nascere bisogni nuovi".
"Vita precaria e amore eterno" è un romanzo corposo e sanguigno, con un linguaggio denso, a tratti vibrante, che si porta dietro pezzi di vita, di storia italiana, di delusioni e dolore. Quello personale, quello di noi tutti e, probabilmente, anche quello dei nostri figli.
Mario Desiati, Vita precaria e amore eterno (Mondadori, collana “Strade blu", Milano 2006, pp. 222, euro 15)
Pubblicato da Alessio Brandolini, il giorno e l'ora: 27.06.06 23:25




