« Giro d’Italia con vibrisse: Ceglie Messapica (Br) | Main | La Varechina segnalata qua e là »

03.06.06

Luoghi comuni / Ti capisco

di giuliomozzi

[Inizio qui una nuova rubrica, che si chiama: Luoghi comuni ed è ispirata, fatte le debite distanze, al libro di Léon Bloy Esegesi dei luoghi comuni. Se qualcuno vuole contribuire segnalando luoghi comuni degni di nota, o proponendo propri articoli su luoghi comuni, mi scriva. gm]

[nel De Mauro / Paravia] [in etimo.it]

Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemusNo, mi dispiace: ma tu non mi capisci; e, se vuoi, che siamo amici, non ti chiedo altro che di rinunciare alla pretesa di capirmi. Se dici che mi capisci, dici alla lettera che mi contieni, che sto dentro di te. Ma io non sto dentro di te: posso immaginare di stare dentro di te, ma sarà soltanto un'immaginazione, e non sono neanche convinto che sia una bella immaginazione (ti piacerebbe, a te, avere due corpi e due anime in un solo essere? E bada bene: dico due corpi e due anime; perché io sono corpo e anima; e se sono dentro di te, sono dentro di te con corpo e anima, mica solo con l'anima; perché se l'anima si separa dal corpo, è la morte; e tu, dicendo "Ti capisco", non vuoi mica uccidermi, vero?).

Se dici che mi capisci, lo so, non faccio finta di non sapere che cosa vogliono dire le parole nell'uso comune, intendi dire che ciò che io ti ho detto ha avuta un'eco dentro di te; intendi dire che ci sono dentro di te delle esperienze, delle emozioni e dei pensieri che il racconto delle mie esperienze, delle mie emozioni e dei miei pensieri ha sollecitato, ha fatto vibrare, ha richiamato alla memoria (sono tutte metafore, queste). Perciò tu dici: "Ti capisco", intendendo dire: "Sono simile a te. Ho attraversato, sto attraversando, qualcosa che somiglia a ciò che hai attraversato, stai attraversando tu". E, bada, io non dubito che ciò sia vero. Penso proprio che sia vero. Tuttavia, non lo voglio.

Amico, ti prego, dimmi che non mi capisci. Dimmi che mi senti estraneo, che mi senti fuori di te; così come io, che ho scelto te come confidente, ti sento estraneo e fuori di me. Non dire che mi capisci: dì che mi accetti.

Abbiamo parlato per ore e ore, eppure possiamo dire: non c'è stato niente tra noi. Io sono io, tu sei tu (e potresti dire la stessa cosa), e siamo irriducibili l'uno all'altro. Perché, amico che vuoi essermi amico - così come io voglio essere amico a te - senti il bisogno di dire che io non sono del tutto io (visto che sono dentro di te, e che ciò che è dentro di te costituisce te, io sono anche te; o tu sei me, il che credo sia quasi lo stesso)? Perché, amico che vuoi essermi amico, non vuoi accettare la differenza che c'è tra me e te, tra te e me?

Amico che vuoi essermi amico - così come io voglio essere amico a te -, solo nell'accettazione della differenza, quindi nell'accettazione che io faccio di te come estraneo e fuori di me, e nell'accettazione che tu fai di me come estraneo e fuori di te, troveremo la nostra amicizia.

Eppure tu dirai: "Ma se siamo differenti, e l'essere differenti è cosa così radicale come tu la descrivi, non esiste nemmeno la possibilità di scambiare parole. Le tue parole vogliono dire qualcosa, per me, perché hanno un'eco dentro di me, perché sollecitano la mia esperienza, le mie emozioni e i miei pensieri. Se tu e io siamo estranei, amico, e ciascuno fuori dall'altro, eppure ci parliamo - e ci parliamo così raffinatamente da potere, come ora, parlare del nostro parlare - dobbiamo necessariamente immaginare qualcosa che ci contenga entrambi, una unità dentro la quale noi esistiamo come differenti".

Un passante: "Sì, ragazzi. E' il linguaggio".

Un altro passante: "Siamo tutti creature di dio, colui che per conoscere la sua unità ha creata la moltitudine dei differenti".

Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 03.06.06 11:00

Interventi

ehi, ma leon bloy arriva DOPO :) nei luoghi comuni

Pubblicato da: angela scarparo - 03.06.06 12:16

La scuola è un coacervo di luoghi comuni. Io ci sguazzo annaspando per non farmi inghiottire dalla loro consistenza vischiosa.
Quindi sono felicissima di questa nuova rubrica.

Pubblicato da: Rosanna Rota - 03.06.06 18:21

Domanda: perchè diavolo riesci a spiegare così bene quello che penso anch'io?
Risposta: perchè tu sei uno scrittore, ovvio. Ovvio?? Ciao!

Pubblicato da: ramona - 03.06.06 20:15

- Perché non accettare la somiglianza allo stesso modo che la differenza? Siamo simili, e siamo diversi. Posso accettare la tua diversità, e le cose che abbiamo in comune. Accetto che tu sia diverso. Accetta la nostra somiglianza. Se il linguaggio ci contiene, e accettiamo le nostre differenze, perché non accettare il mio "ti capisco"? Tu sai che non voglio la tua morte. Sai cosa intendo. Che abbiamo un vissuto che ci ha fatto provare cose come "dolore", "amore", eppure non lo stesso "dolore", "amore". Diamo lo stesso nome a cose diverse, il mio dolore non è il tuo, come il tuo amore non è il mio. Quando ci amiamo, accogliamo l'altro, accettiamo l'altro, e in certo senso lo conteniamo. Allora lo possiamo dire "ti capisco"? E se siamo amici, e mi vuoi amico, accetta il mio amore, che gesù ha detto di amarci l'un l'altro come lui ci ha amato. E lui ci contiene, ci accetta, ci ama, ci comprende. E noi nel cercare di essere simili a lui dobbiamo sforzarci di amarci. Accetta il mio "ti capisco" come segno d'amore.-
Spero di essere riuscito a scrivere qualcosa di sensato. Ci ho provato. Un altro luogo comune potrebbe essere proprio "Ti amo". mmmh, ok, smetto. Sembra possa essere una cosa davvero interessante questa rubrica. Grazie. Ciao.

Pubblicato da: andrea b - 03.06.06 22:41

I luoghi comuni sono quelli dove ci si incontra in gruppi connotati.
Un luogo comune per un gruppo è invece un politicamente scorretto per un altro (dove si parla di relativismo è luogo comune il fatto che il relativismo sia una forma di assolutismo, mentre è politicamente scorretto sostenere che è comunque relativo il fatto che la pedofilia appartenga a un codice etico non assoluto).
I luoghi comuni decadono nel momento stesso in cui una persona non riesce a identificarsi con un qualsivoglia gruppo connotato: in quel caso ogni luogo è autarchico, endogeno e strettamente personale (nei limiti del possibile).

Pubblicato da: Roberto Tossani - 04.06.06 11:45

Caro Giulio,
mi inviti a nozze!!!
Ho già stilato, per mio diletto e di qualche amico, una lista di un centinaio di luoghi comuni (o forse più), che non stiano però nella categoria "classici". La quale fa soria a sè e, sebbene già pronta, non penso sia di qualche interesse (per classici intendo "non c'è più la mezza stagione", "oggi con uno stipendio non arrivi più a fine mese" opure "si stava meglio quando si stava peggio". I quali classici, con l'andar del tempo, stanno scolorando nella loro stessa parodia. Perdendo così anima.).

Te li mando, magari si possono pubblicare a puntate con commenti e interpretazioni (sul leggero andante, à là Michele Serra per intenderdi).

Ciao
Vella

Pubblicato da: vella - 05.06.06 11:03

Caro Giulio,
mi inviti a nozze!!!
Ho già stilato, per mio diletto e di qualche amico, una lista di un centinaio di luoghi comuni (o forse più), che non stiano però nella categoria "classici". La quale fa soria a sè e, sebbene già pronta, non penso sia di qualche interesse (per classici intendo "non c'è più la mezza stagione", "oggi con uno stipendio non arrivi più a fine mese" opure "si stava meglio quando si stava peggio". I quali classici, con l'andar del tempo, stanno scolorando nella loro stessa parodia. Perdendo così anima.).

Te li mando, magari si possono pubblicare a puntate con commenti e interpretazioni (sul leggero andante, à là Michele Serra per intenderci).

Ciao
Vella

Pubblicato da: vella - 05.06.06 11:03

ma cosa significa esattamente "luogo comune"?
io sono preoccupata. perché se non capisco cos'è esattamente un luogo comune come faccio a riconoscerlo? e se non so come riconoscerlo come faccio a stare attenta a non usarlo?


in wikipedia c'è scritto "Per luogo comune si intende un'opinione largamente condivisa, anche se non supportata da alcuna prova o evidenza concreta. Si distingue da altre forme di opinioni ampiamente condivise, anche se non supportate da prove o evidenze, come le credenze, le tradizioni, le superstizioni, i miti, le leggende, per il fatto di essere particolarmente inconsistente e temporalmente labile. I luoghi comuni infatti nascono, si diffondono e poi spariscono. Inoltre si distinguono da opinioni su fatti spirituali, implicitamente indimostrabili, che rientrano nelle fedi.
Oltre a non essere stabili nel tempo, i luoghi comuni non sono nemmeno generalizzati nella popolazione, ma tendono invece a caratterizzarne sottogruppi, in base agli interessi, alla professione, all'orientamento politico. Non risparmiano alcuna categoria di persone, a prescindere dal grado culturale.
Una forma di luogo comune, più strettamente legata alla tradizione, è il detto o proverbio; una forma di luogo comune utilizzata da persone di cultura più elevata è la citazione. In entrambi si casi si tratta di opinioni interessanti, talora acute, che legittimamente possono essere utilizzate come punto di partenza per un pensiero critico. Se invece vengono pronunciate come rappresentazione di una verità inconfutabile, scadono nel luogo comune; nel primo caso, per il riferimento implicito alla saggezza popolare, concetto che potrebbe essere esso stesso un luogo comune; nel secondo, per il riferimento ad una presunta infallibilità del pensatore, correlata all' infallibilità della scienza, altro luogo comune. A proposito di quest'ultimo luogo comune, è utile ricordare che la scienza moderna nacque nel momento in cui venne superato il principio medioevale dell' ipse dixit, ossia il religioso rispetto dell'opinione dei maestri.
I luoghi comuni sono utilizzati con estrema frequenza nelle conversazioni correnti, fino al punto da essere praticamente inevitabili. Non a caso il termine deriva dalla locazione locus communis, la piazza (il forum), dove le persone si incontravano e conversavano."

io so che luogo comune ha un senso negativo, ma non so 'perché'.

perché, come è scritto in wikipedia, è "inconsistente e temporalmente labile"? perché non è "non supportato da alcuna prova o evidenza concreta"? perché "pronunciato come rappresentazione di una verità inconfutabile"? perché "non risparmia alcuna categoria di persone, a prescindere dal grado culturale"? (e poi cosa significa "non risparmiano alcuna categoria di persone, a prescindere dal grado culturale"? che ogni categoria di persone cede allo "sbaglio" di usare luoghi comuni? o che ogni categoria di persone è oggetto di "luoghi comuni"?)

ma quale pensiero non è inconsistente? o labile? quanti pensiero sono supportati da prove o evidenze concrete?

come si riconosce un luogo comune? a me capita a volte di pensare che sto pensando per luoghi comuni (anche se non so esattamente cosa sono i luoghi comuni, io mi immagino questi pensieri per luoghi comuni come delle rotaie, e immagino me come un personaggio di un cartone animato, un testone che progressivamente si fa sempre più rosso e aggrottato nello sforzo, e la bolla che parte dall'interno della testa, di quelle quadrate che rappresentano il pensiero non detto a voce, che ripete No, no, devo provare a pensare diversamente, puff, pant, dai, dai, ce la puoi fare, prova prova, usa parole diverse, No, non così, ci sei ricascata, riprova, cambia, usa parole differenti, no no, non ci siamo, non va, dai dai, spegni e riaccendi, no ecco vedi, non va, non funziona, ah, così, ecco, sì, dai, ci sei, ecco, sì, sì, e adesso?) e mi infastidisce, ma non so come fare a smettere, più ci provo più mi manca l'aria, e allora vado a dormire. insomma sono insidiosi e vischiosi.

Pubblicato da: monica - 05.06.06 11:20

Tra l'altro: c'è sempre il buon vecchio Flaubert, che sui luoghi comuni ci aveva fatto anche il dizionario... forse bisognerebbe studiare prima quello e poi scatenarsi aggiungendone altri...

Pubblicato da: Italo Allighiero Chiusano - 05.06.06 14:32

Perché, I. A. C., tu non l'hai studiato? Io sì.

Pubblicato da: giuliomozzi - 05.06.06 16:00

@Maura,
viene in soccroso l'empirismo per riconoscere il luogo comune. E viene in soccorso quel luogo incantato, esemplare e inevitabile che è il bar.
Meglio se in piazza, meglio se corredato di tavoli e sedie di formica, televisore sempre acceso, spazio antistante per moto e auto nuove fiammanti, gagliardetto della locale squadra di calcio.
Se il presunto luogo comune, la domanica mattna, viene ripetuto per alemno due volte da avventori diversi, allora è certificato internazionalmente.

Pubblicato da: vella - 05.06.06 16:04

Ricordo di aver postato un Dopo Carosello sui luoghi comuni, che conteneva un elenco di 185 luoghi comuni su di un unico argomento, su di un solo fatto e su di un solo giornale (la Repubblica del 1° settembre 1997). Se a qualcuno va di rileggerlo, è qui: http://www.testimongarli.com/dc26.html

Pubblicato da: copydifiducia - 05.06.06 16:08

"argomento" e "fatto" sono praticamente la stessa cosa, in questo caso, ma sono tornato da un po' di vacanza e ho voglia di scialare, portate pazienza.

Pubblicato da: copydifiducia - 05.06.06 16:10

Orco, ho sbagliato il destinatario della risposta qui sopra, era per Monica, non Maura.

Vella

Pubblicato da: vella - 05.06.06 18:05

Giulio, non mettevo in dubbio che tu l'avessi studiato, ma gl'altri, dico i partecipanti... chi lo sa se quelli...

Pubblicato da: Italo Allighiero Chiusano - 06.06.06 11:19

Appunto, I. A. C.: non lo sai. Quindi non hai di che parlare.

(Vedi, se tu fossi intervenuto dicendo, più o meno: "Visto di cosa si parla, vi consiglio di leggere anche il dizionario dei luoghi comuni fatto da Flaubert, nonché quel che resta del Buvard et Pécuchet", avresti dato un consiglio di lettura banale, ma forse utile ad alcuni. Invece hai preferito far intendere che quelli che eventualmente parteciperano alla faccenda sono degli ignoranti, mettendo in dubbio che abbiano letto un testo peraltro assai noto... A che pro? Che ci guadagni, I. A. C., a comportarti così?).

Pubblicato da: giuliomozzi - 06.06.06 12:39

Mi sfugge quel "banale, ma forse utile a qualcuno". Come può essere banale se è utile?

Pubblicato da: I.A.C. - 07.06.06 10:29

Ho scritto un Dizionario dei luoghi ameni. (500 voci,più o meno.Può interessare come contrappunto?
Ciao.

Pubblicato da: Giancarlo Tramutoli - 07.06.06 13:08

luoghi comuni e frasi fatte. ho trovato questo testo di Marco Mancassola:
http://www.marcomancassola.com/articolo.asp?id=106

Pubblicato da: monica - 08.06.06 14:19

Proprio bello il pezzo di Mancassola.

Pubblicato da: Giancarlo Tramutoli - 09.06.06 08:36

"I luoghi comuni sono un gorgo energetico. Come un circolo chiuso di onde magnetiche. A me piacerebbe parlare di altro"


da Last Love Parade, di Marco Mancassola

Pubblicato da: monica - 16.06.06 09:30