« I soliti rimandati a Roma | Main | I diritti umani degli scrittori »
16.06.06
Lo Zar non è morto / "Un fumettone di lusso"
di Renato Barilli
[Questo articolo di Renato Barilli è apparso nel n. 221, maggio 2006, della rivista L'immaginazione (Piero Manni Editore). gm] [Altri articoli in vibrisse su Lo Zar non è morto]
Giulio Mozzi è uno dei più validi narratori emersi dall'ultima leva e nello stesso tempo sa esercitare molto bene il ruolo di "talent scout", su testi di giovani come lui. Ma qualche mese fa gli è stato possibile mettere a segno un colpo grosso, trovandosi tra le mani una "chicca" da bibliofilo, un'opera del lontano 1929 scritta addirittura a più mani, da dieci narratori nostrani uniti a costruire appunto il Gruppo dei Dieci, da cui è venuto fuori quello che, nel sottotitolo, viene presentato meritatamente come un "Grande romanzo d'avventure", mentre il titolo annuncia uno scoop eccezionale: Lo Zar non è morto. Tra i dieci co-firmatari ci sono nomi ormai caduti nell'oblio, o ricordati a stento: Antonio Beltramelli, Lucio d'Ambra, Alessandro De Stefani, Fausto M. Martini, Guido Milanesi, Alessandro Varaldo, Cesare G. Viola, Luciano Zuccoli. Ma ci sono anche due nomi di prima grandezza, Massimo Bontempelli e il gran patron del futurismo, Marinetti.
A uno spareggio finale, si deve pensare che il regista dell'operazione sia stato proprio Bontempelli, nei suoi panni di teorico dell' "avventura novecentista", quando predicava che bisogna scrivere una narrativa a "pareti lisce", con lingua scorrevole, capace di affrontare una problematica internazionale di alto bordo. Si sa che il regime fascista, allora, fu assai incerto tra la pista strapaesana, di un'Italietta legata ai valori della civiltà rurale, e una stracittadina, di ampia intonazione europea. Questa "avventura" si colloca in misura mirabile proprio in un simile orizzonte, degno delle cronache mondane che poi Malaparte avrebbe tratto dalla sua frequentazione della corte di Galeazzo Ciano. Insomma, avventura di lusso, su carta patinata, che corre avanti nei tempi, sfida le mirabolanti imprese odierne dei vari James Bond, Terminator, Superman. Con appena pochi ritocchi di dizione, un romanzo del genere, proposto oggi come nuovo, potrebbe mietere un largo successo di pubblico, facendo impallidire di gelosia gli industriosi centoni di Umberto Eco. C'è dunque da condividere pienamente la meraviglia con cui Mozzi si è inoltrato nella scoperta, affrettandosi a proporla in una nuova edizione.
La vicenda è degna di quel filone metastorico in cui al giorno d'oggi si impegna così ingegnosamente Roberto Pazzi: Nicola II non sarebbe morto, assieme ai suoi familiari, nel famigerato eccidio di Ecaterinenburg, in quanto un devoto generale, a lui molto rassomigliante, lo avrebbe sostituito nel ruolo sacrificale. Fatto sta che in una località sperduta della Manciuria si trova un anziano, accasciato dagli anni e dalle disgrazie, chiuso in un cocciuto mutismo, in cui si potrebbe riconoscere lo Zar sopravvissuto. Attorno a lui si scatena uno splendido "intrigo internazionale" che si consuma in tante sedi geografiche, Pechino, Losanna, Parigi, con approdo finale a Roma, ed è battaglia di corpi diplomatici, di servizi segreti, di loschi figuri, nel tentativo di accaparrarsi l'augusto personaggio. I fascisti o in genere le potenze occidentali ne vorrebbero fare un'arma per arrestare la marcia della Russia e dei bolscevichi, mentre questi ultimi intendono eliminare quella minaccia potenziale al loro regime. L'avventura si svolge con ampio dispiegamento dei mezzi più avanzati consentiti dalla tecnologia dei tempi: idrovolanti, incrociatori, telegrammi, armi speciali.
E gli attori sono del tutto degni di questo fumettone di lusso. Dominano la scena due nostri "comandanti", i fratelli Paolo e Pier degli Orti, belli, aitanti appunto come figurine d'epoca, uno dei quali scompare presto vittima di quella vicenda spionistica senza respiro, mentre l'altro ne prosegue l'eroica missione. Accanto a loro, una donna favolosa, che viene fuori dagli albi dell'Art Déco, basti dire che si chiama Oceania World, tanto che al suo confronto le creazioni di Alessandro Baricco possono andare a nascondersi. E compaiono innumerevoli diplomatici, gli stuti e perfidi cinesi, i biechi bolscevichi, gli ambasciatori delle potenze occidentali abili nel tessere manovre volpine. C'è perfino l'idea geniale di far concludere l'intricata vicenda a Roma, eleggendo come arbitro supremo il Papa, in chiave di incredibile attualità: solo a Sua Santità lo pseudo-Nicola confesserà il suo segreto, non diciamo quale per non svelare il finale a sorpresa.
Ma il miracolo maggiore dell'opera sta nell'unità stilistica che sa raggiungere: dieci gli autori, ma perfettamente capaci di continuarsi, di passarsi il testimone, nel nome di una fluenza estrema, e con l'intento di ricostruire un magico album di miti e figure d'epoca, perfettamente sospesi tra la tragedia e la comicità del pastiche. Un'opera, insomma, attorno a cui dovrebbe nascere legittimamente un bel polverone.
Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 16.06.06 14:26
Interventi
a margine: Giulio ha 46 anni. Ed è per Barilli un govane scrittore.
Ho detto tutto.
Pubblicato da: gianni biondillo - 16.06.06 15:48
un "giovane" non "govane". Cos'è un govane???
Pubblicato da: gianni biondillo - 16.06.06 15:49
Non ho ancora 46 anni, Gianni. Aspetta domani.
Pubblicato da: giuliomozzi - 16.06.06 16:16
46 a parte e govane a parte, "Lo Zar non è morto" è un gran bel libro, ed è incredibile la compattezza stilistica raggiunta dai Dieci - che possono stare pure star sul gozzo per le loro idee politiche. E però bisogna riconoscergli che sapevano scrivere, e che perlomeno "Lo Zar non è morto" è un libro-avventura-fumettone di lusso che fa divertire e tanto, con una Oceania che già incarna il meglio del più famoso Indiana Jones. Io mi sono divertito con lo Zar, tanto più che è scritto molto bene: sì, un fumettone di lusso, fantapolitica di lusso, ucronia di lusso, ma anche qualcosa di più: narrativa che è già quasi Letteratura ma divertente.
Ce ne fossero di più di libri così, come lo Zar, da poter riscoprire. Ce ne fossero.
E ci fosse oggi qualcuno capace di narrare come sapevano fare i Dieci... ma sto deviando su altro binario...
g.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 16.06.06 17:01
"[...] le mirabolanti imprese odierne dei vari James Bond, Terminator, Superman."
Superman è del 1938. Nonostante sia quasi coetaneo al libro in questione, tra le pagine fermentava un immaginario che l'accolita di poveri autori fascisti nemmeno si sognava imbottendosi di oppio assenzio cocaina e bagascia di regime.
Un fumetto "grande" nel senso di un romanzo lungo e complesso perché contiene tanti piani di realtà, è qualcosa che sta nascendo proprio ora: penso al Grande male, a Black Hole, a Baobab.
Il fumetto è fatto di storie brevi perché è stato commercializzato in un certo modo. Anche le dimensioni del fumetto sono decise dall'editore. Mi sforzo di trovare un significato alla parola "fumettone" - mi sforzo nonostante l'abitare la Terra dei Cachi dovrebbe avermi insegnato il risparmio energetico per queste ottusità - dicevo, sforzandomi di attribuire questo benedetto significato, non trovo altro che agganciare la parola a qualcosa che è appena nata e sicuramente ha grande valore artistico. Ma allora, cosa voleva dire il recensore?
Il recensore, che è uno che ha fatto la storia dell'arte italiana, quando l'Italia non era ancora Terra dei Cachi, voleva dire che oggi il livello culturale di un giornale/rivista, e del relativo lettore, è così basso che si può scrivere qualsiasi cosa: le probabilità di essere scoperti sono bassissime, sia perché nessuno sa nulla di quello che è stato creato anche soltanto il giorno prima, sia perché attraverso meravigliosi meccanismi psicologici si è fabbricato il lettore-consumatore, cioè una persona quasi umana che non si ribella mai.
Insomma Barilli ha usato quelle parole per scommessa: Vuoi vedere che non mi sgamano?
Fino alle ore 17 è stato così...
Pubblicato da: andrea barbieri - 16.06.06 19:46
Se è per questo, c'erano anche altri eroi, oltre Superman, nel 38, made in USA e made in Italy, ahinoi: basterebbe citare il Corrierino, etc. etc. Ne parla anche Umberto Eco in un libro straordinario, della memoria, "La misteriosa fiamma della Regina Loana", che consiglio a chi non avesse ancora avuto la fortuna di incontrarlo nelle sue letture.
Superman - e un po' tutti i supereroi - si sono rifatti il look e anche le idee, da un po' di anni a questa parte. Ma lo sapete che Peter Parker si è svelato e ha perso l'anonimato? Vi cade un mito, o che?
Fumettone: un'avventura, qualcosa di divertente. Un fumetto che è molto molto lungo. Non è difficile da capire. O forse sì! :-)
Caro Andrea (Barbieri), ma l'hai letto "Lo Zar non è morto?" Per capire se il giudizio è solo sulla recensione o sul libro. Boh!
I libri si dovrebbero criticare solo una volta letti. E se si legge una recensione che parla di un libro, allora sarebbe bene averlo letto quel dato libro per poter dire della recensione in maniera critica. Altrimenti è solo aria fritta il parlare.
saludos
g.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 16.06.06 20:38
Giuseppe, io non discuto che il libro possa piacere, che come libro di intrattenimento non sia malaccio, quello che per me è abnorme da un lato è avvicinarlo a un altissimo prodotto dell'immaginario come Superman; dall'altro è usare la parola "fumetto" come sinonomo di cosa da poco. Barilli è una delle persone più intelligenti che abbiano calpestato il suolo di questo paese ad alto tasso di imbecillità: Barilli è stato un maestro. Il mondo dell'arte e del fumetto d'avanguardia a Bologna, negli anni d'oro, erano una sola cosa: Barilli lo conosceva benissimo, lui era un perno di quel mondo. Allora mi sono chiesto perché Barilli cala così di livello intellettuale? E mi sono risposto (da solo tanto non risponde nessuno, i Cachi non parlano...) che tanto oggi è il tempo della pensiero-scoreggia, quindi per testare ancora una volta il suo tempo, il maestro ha infilato il termometro nell'ano del lettore. E il lettore non si è lamentato perché ha la febbre.
Figuriamoci, non si lamenta nemmeno per il Conrad ucraino...
Pubblicato da: andrea barbieri - 16.06.06 21:42
Caro Andrea, l'accostamento Superman Zar io non lo vedo così marcato nella recensione di Barilli.
Barilli difatti scrive: "...imprese odierne dei vari James Bond, Terminator, Superman" Si può dire dunque che guarda al Superman di oggi, che è assai diverso da quello - diciamo - "classico". Anzi, il Superman di oggi non ha niente in comune con il Superman degli anni d'oro, dei suoi, che iniziarono nell'ormai lontano 1938. Oggi è assai più vicino a un manga: un ibrido fra gli X-Men, Ken il Guerriero e Goku. Un po' tutti i supereroi hanno fatto questa fine, quella di esser globalizzati, per diventare, sì, alla fin dei conti dei "terminator", o degli uomini d'acciaio, d'acciaio sì, ma lo dico in maniera spregiativa. Così supereroi da esser ridicoli: non nego che gli X-Men possano piacere e fare botteghino, ma sono decisamente "disumanizzati" anche per crederli degli eroi parto della fantasia umana. Ecco perché non trovo che Barilli abbia detto male: se Superman, Spiderman, James Bond, X-Men, Wonder Woman, ecc. ecc. ecc. sono diventati paccottiglia così, allora molto meglio un romanzo "fumettone" come "Lo Zar non è morto". Perché se ci pensi bene, e se l'hai letto sarebbe ancor meglio, ti accorgeresti presto che ogni capitolo è un po' come la sceneggiatura di un albo ma senza le figure.
Forse è anche questo il segreto per cui questo romanzo dei Dieci – di un collettivo alla fin dei conti – è superiore a romanzi moderni scritti da altri collettivi storici o tirati su in fretta e furia.
Ciao
g.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 16.06.06 23:15
Ma perché devo leggere una cosa che non mi interessa? Se mi dici Leggi Evangelisti, magari lo leggo perché è un grande autore. Ma perché devo leggere dei "librini"? I negozi sono pieni di questi prodotti d'intrattenimento, come dei mattoncini che fanno delle muraglie: giallini, nerini, stronzatine, libri sul pesce rosso che ha la diarrea: certo questo a pensarci non è nemmeno il peggiore. Ma io non ho nessuna curiosità storica sul romanzo d'avventura al tempo dei macellai fascisti, e non mi interessa l'intrattenimento fine a se stesso. Pensaci un po' il tempo di una persona passa lasciando esperienza, quindi si ha sempre meno tempo e insieme l'esigenza di avere tra le mani libri sempre più forti. Io ho fiducia nelle parole.
Oppure ho fiducia nel disegno. Quindi piuttosto leggo Little Nemo che è poetico, piuttosto leggo Braccio di Ferro di Seeger.
Pubblicato da: andrea barbieri - 17.06.06 00:02
Caro Andrea, dillo senza mezze misure: "Lo Zar" non lo leggi perché l'hanno scritto i Dieci. E finita lì. Sì, sono dei fascisti. Alcuni di loro furono di più, dei "fascistoni". Altri morirono prima di poter esser troppo fascisti. Però: è un problema tuo se non hai la voglia, o il tempo o che altro, di essere aperto senza pregiudizi, soprattutto perché il romanzo è un'ucronia, fantapolitica; e il messaggio politico che c'è - e c'è - è risibile, da farsi quattro risate. Questo romanzo è scritto bene, molto bene: da dieci persone che hanno lavorato come fossero una. Null'altro. Un’avventura da leggere per il piacere di leggere una storia che non fa acqua, la cui trama è robusta; ma anche per il piacere d’incontrare una storia scritta in bello stile.
In libreria ci sono tanti librettini, troppi, thriller e romanzi d'avventure, erotici e d'amore. E perlopiù sono scritti malissimo, con i piedi: inizi la lettura e dopo dieci pagine, oltre alla banalità inseguita e perseguita dagli autori, non puoi fare a meno di farti venire uno due tre conati di vomito per la sciatteria del linguaggio adottato. Libri che si rifanno a dei cliché e che nemmeno li sanno usare in maniera coerente. La grammatica poi esiste ma solo come un “che” di superfluo per questi romanzetti - che sono comunque tradotti in tutta fretta.
E però: non posso partire, perlomeno io, dal presupposto che un dato autore è (stato) fascista ragion per cui lo snobbo. Sarebbe un po’ come giudicare un libro dalla copertina. Leggo, se ho tempo da investire, poi semmai darò il mio giudizio sul libro, sia esso (fintamente) di destra o di sinistra.
Poi, come vuoi, puoi leggerti “Little Nemo”. Ma io preferisco ancora Emilio Salgari e Michael Ende.
g.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 17.06.06 08:00
Andrea, domandi: "Ma perché devo leggere una cosa che non mi interessa?". Propongo una risposta: per parlarne con cognizione di causa.
Ovviamente abbiamo tutto il diritto di leggere una cosa che non ci interessa. Sia chiaro però che, allora, se ne parliamo, non stiamo parlando della cosa, ma delle ragioni per le quali non ci interessa (e cioè non della cosa, ma dei discorsi che stanno o sono stati attorno alla cosa).
E in questo senso l'articolo di Renato Barilli (che appare in una rubrica, "Pollice recto / Pollice verso", nella quale il *giudizio di valore*, e non l'analisi del testo, è in primo piano) non può che apparirti insufficiente: perché sembra sgorgare da un *gusto ingenuo* per la lettura (e, se è ingenuo, non è critico) piuttosto che da un vero e proprio discorso critico.
Ho capito bene?
Pubblicato da: giuliomozzi - 17.06.06 08:53
No Giuseppe, io leggo anche autori fascisti, leggo Celine, leggerei Evola e la biografia di Speer. Leggo autori nazisti, Heidegger per esempio. Guardo volentieri i film della Riefestal, amo Sironi, amo gli Zang tumb tumb di Marinetti.
Non leggo lo Zar perché è un libro di puro intrattenimento. Dunque non lo leggo per lo stesso motivo per cui non leggerò il libro di "Pulsatilla". Non desidero librini.
Anche nell'intrattenimento infatti esistono libri o film pieni di poesia: cerco quelli.
Pubblicato da: andrea barbieri - 17.06.06 09:08
Giulio secondo te il mio giudizio "Lo zar non è morto è un libro di puro intrattenimento" è sbagliato?
Bene, se è corretto, per una mio convinzione personale rientra nella categoria dei libri non interessanti, dato che non nutro nessuna ambizione di conesseur delle pieghe della letteratura avventurosa.
Poi ti chiedo, secondo te la frase "l'immaginario di un volume di Superman, che era quasi contemporaneo a quello dello Zar non è morto, non è immensamente più potente" è sbagliata?
Basterebbe solo la copertina del primo Superman a confermarla.
Poi ti chiedo prodotti come la "Città incantata" (il film di animazione) non è l'esempio di intrattenimento di altissimo livello poetico?
Dunque esiste!
Poi ti chiedo, dato che il mio tempo non è infinito, ho fatto male a scegliere di leggere l'ultimo libro di Bregola piuttosto che lo Zar non è morto? (non mi rispondere potevi leggerli tutti e due, perché ogni volta mi si propone una scelta tragica: un libro vince sull'altro e vince nonostante non l'abbia letto ma solo sfogliato: non si può mai decidere in base a giudizi passati in giudicato, tu stesso, immagino, in casa editrice scarti dattiloscritti che non hai letto interamente).
Il problema del testo di Barilli è l'approssimazione intellettuale. Ripeto, essendo lui una cima la cosa non può che essere voluta o indotta dai tempi. Se Barilli volesse, scriverebbe cose precisissime.
Ma perché farlo, il senso critico è peccaminoso, quindi... diamo al lettore-consumatore quello che vuole: se per lui (il lettore-consumatore) le parole non servono a nulla, cazzi suoi!
E per le immagini il discorso è uguale: come si può avere fiducia nelle parole, si può avere fiducia nelle immagini.
Pubblicato da: andrea barbieri - 17.06.06 09:29
Comunque buon compleanno, e continuate pure a cazzeggiare con Biondillo.
Pubblicato da: andrea barbieri - 17.06.06 09:32
Buon compleanno anche a te, Andrea.
Secondo me la descrizione: "Lo zar non è morto è un libro di puro intrattenimento" (perché è una descrizione, mi pare; non un giudizio) è ingannevole: non perché dica una cosa non vera (è vero che lo Zar è un libro di puro intrattenimento) ma perché dice solo quella cosa lì (se di Bernardo Provenzano dico: "E' un uomo ormai prossimo alla vecchiaia, costretto a vivere isolato", dico due cose senz'altro vere; ma, poiché ometto di dire una cosa di una certa importanza, ossia che Bernardo Provenzato è accusato di essere un grande criminale, mi pare evidente che ne faccio una descrizione ingannevole).
Sull'immaginario di Superman non mi pronuncio. Non ho mai letto un fumetto di Superman, non ho mai visto un cartone o un film di Superman, se esiste un immaginario di Superman io non ne sono mai stato partecipe.
Non ho visto il film "La città incantata".
Hai fatto benissimo a leggere il libro che ti pareva più interessante.
Pubblicato da: giuliomozzi - 17.06.06 09:45
Già, è il tuo compleanno Giulio? Allora, auguri anche da parte mia.
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 17.06.06 09:52
"La cultura enciclopedica dell'autodidatta" mi pare un libro da cui vale la pena passare: vale la pena cercarlo in libreria, vale la pena cacciare 14,50 euro, vale la pena utilizzare il proprio tempo per leggerlo perché Bregola - è evidente - fa di tutto per raccontare la vita.
Pubblicato da: andrea barbieri - 17.06.06 10:17
@ GIULIO
Caro Giulio,
tanti auguri anche da parte mia: e cento di questi giorni.
Ma una fetta di torta pure a me: son goloso di dolci. :-)
Superman, se vuoi approfondire, procurati i vecchi albi: quelli di oggi... oddio!... meglio darli al macero.
@ ANDREA
Caro Andrea, a volte bisogna pure intrattenersi. Se guardi bene, Céline è poi molto più pericoloso di tutti i Dieci messi assieme, perlomeno quel Louis dopo "Morte a credito" e "Viaggio al termine della notte". Céline esprime una ideologia, con ferocia: altro che balle. Ma ciò non ce lo rende meno grande come scrittore.
Anch'io preferisco libri che non siano di puro intrattenimento, ma non è solo questo "Lo Zar", è anche scrittura collettiva, che forse sarebbe bene conoscere, e altro ancora: e non trovo che l'intrattenimento faccia del male, purché assunto in maniera equilibrata. Trovo invece inutili i tanti "thrillerini" spacciati per capolavori di letteratura militante e che fanno proprio cagare, e che nonostante ciò vengono stampati pubblicati e distribuiti in tutte le salse. Sia di autori italiani che d'oltreoceano. Qualche volta un thriller buono, ma non sono mai quelli oltremodo pubblicizzati e superdistribuiti.
Saludos
g.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 17.06.06 10:32
per andrea barbieri.
Andrea, Hiedegger se fai la sua biografia è innegabile che per dieci mesi sia stato un fincheggiatore dei nazisti ed è imperdonabile, Hannah arendt ha analizzato con grande intelligenza l'episodio, ma l'opera di heidegger NON è nazista, quando lo leggi non leggi un nazista, e che diamine!!!
Forse è l'ora di smetterla di vedere come un prodotto nazista il suo formidabile (e ripeto formidabile) apporto alla filosofia moderna.
Il nazismo non era capace di produrre pensiero figuriamoci se avrebbe potuto produrre quello di heidegger che è stata una operazione fuori dal comune.
Heidegger non era nazista come filosofo anche se le mezze calzette continuano a dirlo e non si capisce come mai. ha ragione Sollers, se si continua a leggere heidegger come un nazista non faremo più passi avanti sul problema del tempo. E Jasper che oltre che grande è stato uno degli intellettuali più onesti culturalmente del 900, nonostante fosse in grande polemica (e polemica è un eufemismo) con l'uomo heidegger, nella sua relazione, come componente della commissione fatta delle forze di occupazione, interrogato sulla riammissione di Heidegger all'università, scrisse: che chi avesse fatto tacere una voce come Heidegger "si sarebbe reso responsabile di fronte alla storia universale". E jasper era uno dei pochi uomini al di sopra di ogni sospetto.
geo
Pubblicato da: georgia - 20.06.06 09:31
Se l'opera di Heidegger fosse "nazista" non l'avrei mai letta. Diciamo che è stato "formalmente" nazista per un po', e sapevo che Jaspers lo difese: non sono Jaspers, ma lo avrei difeso anch'io (tra l'altro se ricordo bene fu grazie a Jaspers che Heidegger ebbe nuovamente la disponibilità della sua biblioteca: infatti gli era stata tolta). Nemmeno Sironi produceva opere fasciste: nonostante si sforzasse di fare l'arte di regime, gli uscivano delle bellissime figure esistenzialiste...
E gli zang tumb tumb di Marinetti sono fascisti?
Il fatto è che tutte le persone che ho nominato sopra non produssero arte e pensiero nazista (forse Speer e Evola? boh, non li conosco bene...).
Pubblicato da: a.b. - 20.06.06 11:36
INCREDIBILE!!!!
addirittura due commenti MOZZATI, censurati, eliminati?????!!!!????
e solo perchè un certo eddai su diceva che liberiamola ...era bregola e io commentavo la cosa :-(((
Quoque tu giulio????
E' la fine di un mito!
Pubblicato da: georgia - 22.06.06 09:51
scusate è un madornale errore, colpa del caldo.
infatti mi sembrava una cosa più unica che rara
beh meno male, sono felice sia solo un mio errore ;-)
geo
Pubblicato da: georgia - 22.06.06 09:54
993f47cc4562be79aee4c24b2d66e1ed
danielesavoca http://4.springingcow.biz/montelaga/ disegnoinfantileread
capodannocaprihotel http://6.anicasoftware.biz/assicurazionelidofermo/ esagono
venditatelevisoresony http://19.anicasoftware.biz/incontrotorrequartesolo/ hotelquattrostelladublino
prestitopiobesitorinese http://9.springingcow.biz/capsuleplastica/ orianogiovanelli
prestitocastelfrancoveneto http://13.anonnameserver.biz/ragazzamonteamiata/ assicurazionebusseto
giocattololegnobambini http://9.anonnameserver.biz/giornalevimercate/ casevacanzamare
corsodiportoghese http://19.linuxsv20.biz/cameramacherio/ intimobikini
piattobatteria http://2.springingcow.biz/sitosacrocuoregiarre/ dizionariodeinomiletterari
c0a50f8273d46c58d82cd661215e2031
Pubblicato da: Destin - 26.02.07 02:17




