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21.06.06

La cultura enciclopedica dell'autodidatta / "Acqua calda che va in ebollizione"

di Sergio Pent

[Questo articolo di Sergio Pent è apparso in Tuttolibri, supplemento del quotidiano La stampa, sabato 17 giugno 2006. gm] [Altri articoli sul romanzo di Davide Bregola La cultura enciclopedica dell'autodidatta]

Messi tutti in fila, i giovani narratori egocentrici in cerca di consensi rappresentano ormai un esercito di postulanti logorroici e agguerriti, colti, ma di una cultura tanto ramificata da risultare effimera, estemporanea. Le rabbie di una società che ha illuso i padri e disincentivato il futuro dei figli si proiettano in una piccola babele di furori esistenziali che sparano a caso su società, cultura e politica: la disorganizzazione a tempo indeterminato dell'ultimo decennio ha confuso gli indirizzi, annebbiato gli orizzonti, stemperato le velleità in tanti modesti vagiti di sopravvivenza primaria. Non esistendo una comunità culturale coagulante - le vanagloriose carrellate sui siti più variegati rappresentano il placebo di troppi modesti aneliti autoreferenziali - i giovani scrittori provinciali di oggi si perdono a congetturare sul come e il quando delle loro legittime aspirazioni. Ma se un autodidatta come Vasco Pratolini poteva un tempo diventare un grande del Novecento, in questa famiglia allargata pseudo-libertaria i posti di successo sono sempre più sfacciatamente ereditati per meriti o prestigi di stirpe. Elio Vittorini, oggi, continuerebbe probabilmente a sfogare i suoi astratti furori alla catena di montaggio, e tornerebbe a conversare in Sicilia durante le ferie estive.

La voglia frustrata di emergere non deve però far dimenticare che esiste un presente con cui confrontarsi, da cui far scoppiare i bubboni del disagio, le conflittualità di una classe politica - ormai a livello europeo - che sta cercando di prendere le misure del futuro lasciando al palo intere generazioni, dai forzati che vedono le pensioni come un miraggio ai trentenni senza indirizzo a cui mancano tutte le occasioni di vita essenziali per costruire qualcosa.

La dimensione del precariato - lavorativo, etico, psicologico - è stata già ampiamente sviscerata da scrittori più o meno giovani, da Nove a Bajani, ma il tentativo di Davide Bregola nel suo esordio romanzesco si colloca - con efficace ironia - su un terreno particolare, quello della ricerca di una verità essenziale sul nostro tempo, che proceda di pari passo con la ricerca di qualche certezza spicciola in grado di non vanificare la propria presenza nel mondo.

L'acqua calda scoperta da Bregola va in ebollizione quando l'autore-protagonista tenta - per sommi capi - un bilancio del suo tempo, attraverso una serie di appunti che mettono a nudo l'ambizione di concentrare in un trattatello morale la dimensione socio-culturale di questi anni: Bregola fa nomi e cognomi, si spende in citazioni che giustificano un'appartenenza epocale, cerca di tracciare un percorso che - se non lo avvicinerà al successo o quantomeno a un lavoro fisso - lo potrebbe forse accompagnare verso una definizione concreta di verità. Ma è piuttosto arduo trovare una verità essenziale in una società in cui si lavora a rate e per pochi spiccioli, e alla soglia dei trent'anni ci si ritrova, come il protagonista Giovanni Costa e la sua ragazza Maura, a fare i conti con alluvioni di richieste sociali che non consentono neanche di ottenere un modesto posto fisso.

L'odissea di Costa - autore di un volumetto di racconti intravisti qua e là da qualche critico - è quella ormai risaputa dei tanti giovani del nostro tempo in cerca di sicurezze. Le sue conflittualità provinciali col padre pensionato e la madre rancorosa fanno parte di un déjà-vu imbarazzante, non tanto per l'autore quanto per una classe generazionale di scrittori che dal loro disagio hanno costruito un repertorio di lamentazioni prive comunque di qualunque volontà sovversiva.

Così è apprezzabile, in questo monologo altalenante, il tentativo di Bregola di elaborare un suo tracciato che sfida - con sincero candore - la società culturale sul suo stesso terreno, alla ricerca di una verità esistenziale che proceda alla pari con la letteratura, per definire le maiuscole incongruenze di questi anni, per trovare un senso alla dis-appartenenza che spinge tanti giovani scrittori a parlare solo di sé fingendo di parlare d'altro. In questa dimensione critica il lavoro di Bregola trova una sua ragione essenziale, là dove una volontà culturale unificante chiede aiuto dalla nebbia di una delle troppe province dimenticate da quanti il futuro lo hanno già in tasca, per sé e per la propria privilegiata figliolanza.

Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 21.06.06 13:40

Interventi

Effeffe perché "nonostante"? Mi pare che leggendola tutta la recensione parli di ciò che rappresenta il mio personaggio Giovanni Costa, archetipo del nostro temèpo, e non l'autore Davide Bregola. Pent ha delle riserve sui giovani scrittori ma su CEDA mi sembra ci sia scritto: "In questa dimensione critica il lavoro di Bregola trova una sua ragione essenziale, là dove una volontà culturale unificante chiede aiuto dalla nebbia di una delle troppe province dimenticate da quanti il futuro lo hanno già in tasca, per sé e per la propria privilegiata figliolanza."
Meditate gente meditate.(D.B.)

Pubblicato da: D.B. - 21.06.06 15:15

Io non l'ho mica capito, Davide. Me lo spieghi?

Pubblicato da: gianni biondillo - 21.06.06 16:12

Caro Davide,a me questa recensione non è piaciuta proprio per le ragioni che il giornalista scrittore evoc quando dice

Messi tutti in fila
i giovani narratori egocentrici
un esercito di postulanti logorroici e agguerriti
sparano a caso
la disorganizzazione a tempo indeterminato
in tanti modesti vagiti di sopravvivenza primaria

le vanagloriose carrellate sui siti più variegati rappresentano il placebo di troppi modesti aneliti autoreferenziali
i giovani scrittori provinciali di oggi

Elio Vittorini, oggi, continuerebbe probabilmente a sfogare i suoi astratti furori alla catena di montaggio, e tornerebbe a conversare in Sicilia durante le ferie estive

Cioè Vittorini cioè delle conversazioni in sicilia, cioè a conversare in Sicilia, cioè non so se mi spiego, ma la genialità dell'associazione. No Davide . Non si può restare idifferenti soprattutto quando "mostruosità" del genere accdono su tuttolibri.

Vedi Davide io mi fermo qui. Spero solo di averti aiutato, disponendo il testo in questo modo a capire che quello che mi fa più paura è questo, nella critica. Questo modo di scrivere. E comunque sia, la bella società delle lettere dell'epoca il politecnico a Vittorini glielo chiuse. Cominciamo con l'amare il tempo che viviamo, le idee ci verranno poi.
.
effeffe
ps
L'acqua calda scoperta da Bregola va in ebollizione , madddai!!!



Pubblicato da: effeffe - 21.06.06 16:28

...chi sarebbero i "giovani scrittori" per sergio pent???
dalle prossime olimpiadi dovranno istituire una nuova disciplina: lo sparo nel mucchio!

mah, bba capisci!!!

buon lavoro

Pubblicato da: daniele - 21.06.06 17:39

Gianni, vogliamo definire un nuovo tipo di analisi critica chiamandola "criptocritica"? La criptocritica ha bisogno di un dizionario ancora in fieri, per cui io proprio non so se dicendo alcune cose il recensore volesse mandare messaggi subliminali ad altri o volesse dire e non dire per non so quale motivo. Io non me la sento di interpretare, potrei cadere in errore.
Effeffe che dire? Si resiste. Se Vittorini oggi sarebbe in catena di montaggio a Svevo è andata bene, chissà cosa l'aspetterebbe oggi. Per non dire di Pasolini, rischierebbe di vendere quadri in tv o andare a Buona Domenica.(D.B.)

Pubblicato da: D.B. - 21.06.06 19:44

Pasolini adesso ragazzerebbe in vita
Moravia indifferentemente
Levi (Carlo) si sarebbe fermato a Eboli

qui il criptorecensore comincerebbe a dirsi, minchia che genio che sono, ma come faccio, anzi chiedetemelo voi, signor criptorecensore, ma lei come fa?

Sciascia, civetterebbe
Morante(Elsa) si isolerebbe
Anna Maria Ortese si bagnerebbe

qui il lettore del criptorecensore si avvicina alla finestra e grida:
Y-a-t il quelqu'un?
effeffe

Pubblicato da: effeffe - 22.06.06 08:34

Ne ho sentito un gran bene di questo nuovo lavoro di Davide Bregola: molto curioso di immergermi nella lettura. Tutte le voci, con le loro differenze critiche, mi pare diano un giudizio positivo.
Non mi convince Nove, nella recensione di Pent, ma non posso dire, non avendo ancora letto Davide con il suo romanzo: solo a lettura terminata potrò dire se, a mio avviso, Aldo Nove ha qualche cosa a che fare con la cultura enciclopedica dell'autodidatta a diversamente.

In bocca al lupo... a Davide

g.

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 22.06.06 09:48

al di là di tutto, caro davide, in bocca al lupo per il tuo libro
effeffe

Pubblicato da: effeffe - 22.06.06 12:11

ho letto sul cartaceo l'interessante rec. di Pent, mentre in precedenza avevo "discusso" telefonicamente con Andrea Nobili sul libro di Bregola (A.N. ne diceva un gran bene, come si suol dire), a questo punto non mi resta che leggere il libro. sono sempre più curioso di farlo.

b!

Nunzio Festa

Pubblicato da: nunzio - 22.06.06 15:41

comincio ex abrupto (conosco pochi di qui, praticamente nessuno) e spero mi perdoniate. Leggo Pent con difficoltà ogni volta che appare sulle pagine dell'Indice, e senza alcuna pretesa di dire cose intelligenti, mi sembra che abbia proprio indovinato chi parla di «criptocritica».
A me fa venire in mente (ma vivo in un paese di meno di trentamila abitanti) gli *editoriali*... del quotidiano locale, redatti ad uso e consumo solo degli *addetti ai lavori* (politici, di solito), e tutti farciti di citazioni smozzicate, di nomignoli esoterici...
Passatemi il paragone: è un po' come leggere nei cattivi libri di poesie, la prefazione che non parla dell'autore, o di ciò che abbiamo fra le mani in primo luogo, ma che si pavoneggia in modo auto- (o meglio, scusate) oligoreferenziale.
E siccome ho esagerato anch'io, vi lascio.
Auguri a Daniele, di cuore.

Pubblicato da: foma - 23.06.06 22:12

Vedete, ho pure fatto la magra figura, ma posso rimediare (quand'ero all'università me l'avrebbero fatta pagare...)
In bocca al lupo, Davide!

Pubblicato da: foma - 23.06.06 22:14

foma, non so come sia successo che ci siamo messi in testa che "auguri" porti sfiga, mentre "In bocca al lupo" sia ben augurante.

Fra l'altro quell' "In bocca al lupo" è così brutto!

Qualcuno sa dirmi quando quell'espressione nobile e antica è stata sbalzata di sella?

Io continuo a dire Auguri e con il significato positivo e di buona fortuna che ha sempre avuto.
Quando scrivo In bocca al lupo - soggiacendo un po' anch'io a questa moda astrusa - mi sento un po' servo e colpevole.

Bart

Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 24.06.06 07:39

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