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15.06.06

La cosa che volevo fare, veramente (articolo contenente una notizia bomba, o almeno bombetta)

di giuliomozzi

[La proposta di cui parlo qui è poi diventata realtà. Tutte le informazioni in www.vibrisselibri.net. gm]

Clicca qui per vedere l'asino di BuridanoAllora: del progetto vibrisse, rivista ricomincerò a parlare tra poco (appena torno dalla Sicilia, cioè dopo il 25 giugno). Vi ragguaglierò su qualche novità (non grandi cose, ma mi sono chiarito le idee) e aprirò una lista di discussione aperta a chi intenda impegnarsi nella faccenda. Che sarà un lavorone, eh!: un lavorone da far paura.
Però non posso fare a meno di dirvi che non è a questo progetto, al progetto di vibrisse, rivista che io, nel mio piccolo, intendevo dedicare l'autunno 2006. Il mio progetto era un altro. La proposta di fare vibrisse, rivista è una bella occasione (si faccia o non si faccia poi la cosa, è comunque una bella occasione per studiare un progetto, pensare delle cose: tutta roba istruttiva); ma io, nel mio piccolo, avevo fatti dei piani, mi ero messe in testa delle cose, avevo delle intenzioni. E non vorrei fare la fine dell'asino di Buridano: che non sapendo scegliere tra due invitanti mucchi di cibo, morì di fame (suo cugino, invece, l'asino di Birudino, li mangiò entrambi: e morì d'indigestione).
Il mio progetto per l'autunno 2006 era di fare vibrisse, libri.
Lettore: "E questa sarebbe la notizia bomba?".
giuliomozzi. "Be', almeno bombetta".

Mi spiego. Volevo fare questo:

[a] Aprire un sito da chiamare www.vibrisselibri.net (e se qualcuno mi ciùla il dominio, peste lo colga).

[b] Pubblicare in questo sito (solito formato Pdf scaricabile) alcuni testi (romanzi, raccolte di racconti, poemi, raccolte di poesie) che in questi anni mi sono passati per le mani, e che non sono riuscito a far pubblicare.

[c] Eventualmente, stampare con il metodo del print-on-demand una cinquantina di copie dei suddetti testi: da inviare a critici letterari, giornalisti, editori.

[d] Avvenga o non avvenga [c], fare un serio lavoro di ufficio stampa, in modo da avere, di questi libri pubblicati solo in rete, segnalazioni e recensioni (speriamo).

[e] Stipulare con gli autori (questo lo metto solo ora, ma è evidente che si fa prima) un contratto che dica in sostanza: l'autore autorizza la pubblicazione in rete, dalla quale non trarrà alcun profitto (nemmeno vibrisse, libri peraltro); nel caso in cui un editore-in-carta si interessasse all'opera (a questo servono [c] e [d], ovviamente), vibrisse, libri svolgerà la funzione dell'agente letterario, trattando con l'editore le condizioni di pubblicazione (e incassando, se l'affare si fa, una percentuale del 10% sui diritti versati all'autore).

[f] Il contratto con l'autore potrà prevedere che il testo, qualora venga pubblicato in carta, resti disponibile in rete; in tal caso vibrisse salvaguarderà presso l'editore-in-carta questa esigenza dell'autore.

[g] Nel caso in cui un editore-in-carta decida di pubblicare un libro con la clausola di cui al punto [f], vibrisse, libri esigerà dall'editore di apparire come coeditore.

Ecco. Non sono sicuro che tutto ciò sia, così come l'ho descritto, del tutto sensato. Non so se [g] sia una buona idea, ad esempio. Sospetto che [f] possa essere, presso certi editori, un impedimento. Non so se riuscirò a fare ciò che mi auguro di fare in [d].

Ne ho parlato con alcuni amici. Mi sono state dette le seguenti cose:

[h] "E' come i Wu Ming". "E' come i Quindici". "E' come Gaffi". No, non è esattamente un come. E' sicuramente una variante rispetto a questo, quello e quell'altro. Niente di particolarmente originale, qualcosa di un po' diverso.

[i] "Ti arriveranno un sacco di manoscritti". Arrivano già, grazie. Ne volete un po'? Mi ci fate delle belle schede di lettura?

[l] "Ma vorresti pubblicare i dattiloscritti così come sono, oppure prima editarli?". Eh, mi piacerebbe prima editarli. Farci il normale lavoro editoriale. Dipenderà dalle forze, dalle risorse. Da quanta gente mi dà una mano.

[m] "Insomma, vuoi fare l'editore o l'agente letterario?". Né questo né quello. Voglio che certi testi abbiano circolazione, ossia abbiano vita.

[n] "Vedrai, i critici letterari non li prenderanno neanche in considerazione, libri pubblicati solo in rete". E' vero, probabilmente un certo numero di critici letterari non li prenderanno neanche in considerazione.

[o] "Insomma, i Wu Ming si sono fatti il culo e adesso arrivi tu". E' vero, i Wu Ming si sono fatti il culo. Faccio notare che da quattordici anni a questa parte mi sono fatto un bel culo anch'io.

[p] "Non funzionerà". Probabile. Magari se mi spieghi per benino perché secondo te non funzionerà, mi aiuti (mi aiuti ad affrontare meglio le difficoltà, o mi aiuti a scegliere di non fare una cosa che non può funzionare).

[q] "Ma non lavori già presso un editore?". Certo: ma di questo editore io sono un consulente. Il mio lavoro è: fare proposte. Alcune vengono accettate, altre non vengono accettate. Le ragioni per cui le proposte non vengono accettate sono le più varie: a volte l'editore ritiene che il testo che io propongo non sia adatto, altre volte ritiene che non sia di qualità sufficiente, altre volte ancora ritiene che la pubblicazione sia troppo rischiosa. Può succedere che, dopo una ragionevole discussione, io giunga a condividere la prima o la seconda ragione; la terza ragione è indiscutibile (i soldi non sono miei). Se l'editore per il quale lavoro decide di non pubblicare un'opera che io ritengo, e continuo a ritenere dopo la discussione, meritoria, ho la possibilità di proporla ad altri editori. Ma - soprattutto se la pubblicazione si presenta come economicamente rischiosa - non è detto che altri editori la accettino. E mi sento molto sconfortato quando mi trovo, alla fine del giro delle sette chiese, con il dattiloscritto in mano e nessuna prospettiva davanti.

[r] "Gli editori non ci staranno mai". Questo è da vedere.

[s] "Scusa, ma perché un editore dovrebbe, solo perché tu lo metti in rete, decidere di pubblicare un libro che magari ha già letto e rifiutato?". Dipende dalla mia capacità di ottenere, come dicevo in [d], recensioni e segnalazioni. Soprattutto, recensioni e segnalazioni fuori dalla rete.

[t] "La tua è un'operazione apparentemente innovativa. In realtà non fai che confermare la centralità dell'editore cartaceo". Perfetto. Sono effettivamente convinto della centralità dell'editore cartaceo. (Che questa centralità possa cadere in futuro, è possibile; ma io agisco qui nel presente).

[u] "Non avevi altro da fare?". Sì, ce l'avevo. Grazie per l'incoraggiamento.

[v] "Tutto da solo?". No: in buona compagnia. La compagnia si trova.

[z] "Anche tu fan dell'editoria digitale?". Manco per sogno. Questa è, e non può che essere (l'unico modo perché non lo sia, è espellermene) un'operazione a basso contenuto ideologico.

[k] "Credi di avere davvero tutta quest'influenza, nella Repubblica delle Lettere? Che un libro venga preso in considerazione solo perché tu lo pubblichi in rete?". Sinceramente, non credo di avere tutta quest'influenza. Ma un po' di visibilità ce l'ho, mi pare. E allora proviamo ad adoperarla.

[y] "Pensi di farci i soldi?". Vorrei tornare delle spese.

[w] "Ma quanti sono, questi capolavori sconosciuti che vorresti pubblicare?". Oddio, non sono proprio capolavori: mi sembrano buoni testi. E non sono proprio sconosciuti: ce n'è che girano da anni per le redazioni delle case editrici. Diciamo che sei-sette l'anno se ne potrebbero proporre.

[x] "Anche poesia?". Ebbene sì, anche poesia. E teatro, magari.

[j] "Guarda che nell'alfabeto la k, la y, il w e la x non vanno in quest'ordine". Lo so. Poi mi dite che sono io il pedante.

Che ne pensate?

Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 15.06.06 17:46

Interventi

Mamma mia Giulio!
E' una rivoluzione. Una bella idea, lo dico ad occhio. Bisogna inventare una nuova "macchina".
Io ci sono, per quello che posso darti.
A presto

Pubblicato da: stefania nardini - 15.06.06 19:18

Penso bene. Però ha ragione Stefania Nardini: occorre inventare una nuova "macchina" per conferire appeal alla cosa. Mi sa che devi prevedere l'impiego di un buon webmaster e di un bravo grafico. Movable type mi sembra limitato per i risultati che ti prefiggi. Tanto più che ti ci giochi la faccia.

Pubblicato da: mauro - 15.06.06 19:28

La trovo un'ottima idea. Se posso essere utile in qualche modo, anche solo come lettore bulimico, sai dove trovarmi. :)

Pubblicato da: Federico - 15.06.06 19:28

Ma tu, Giulio, la notte riesci a dormire?

Sono convinto che alcuni editori (non solo piccoli) si affacceranno al vibrisselibri, e qualche buon risultato lo otterrai. Poi, basta il primo successo (un editore cartaceo che sceglie per la prima volta su vibrisselibri) e il gioco è fatto. A quel punto saranno in molti a incaricare qualcuno di tenere d'occhio vibrisselibri per pescarci il libro non dico di successo, ma che consenta di farci anche un piccolo guadagno. E chi sa che non ci sia anche qualche editore che decida di rischiare, contando sulla tua competenza e esperienza di lunga data.

Questa idea potrebbe esserti rubata. Quindi, fai presto.

Bart

Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 15.06.06 19:36

off topic: sulla foto linkata sotto "bel culo" sembri il fratello più grande di Elvis Costello, fotografato davanti ad una stazione (deserta) di taxi.

in topic: hai tutto il mio appoggio morale.

Pubblicato da: cletus - 15.06.06 19:36

Oh, questa sì che è una gran bella idea, caro Giulio. Non mi fraitendere: è bella veramente. Sì, con il "veramente".

Quando ce vò ce vò: BRAVO.

g.

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 15.06.06 19:38

Giulio, conta pure su di me per schede di lettura, editing, traduzioni. Qualsiasi cosa rientri nelle mie capacità. Davvero. Bisogna oliare una nuova macchina, come dice Stefi, ma sono d'accordo: dobbiamo tentare, e far presto - faccio mie le parole di Bart - l'idea è fantastica, entusiasmante. E si legge anche il tuo, di entusiasmo, in quello che hai scritto. Sarebbe bello unire le nostre forze e la nostra creatività! p.s. le foto sono fantastiche, anche quella linkata alla tua:-)

Pubblicato da: Gaja - 15.06.06 19:56

Fino a oggi, tutto quello che ti ho mandato è andato perso... compresa la splendida 'Dora Squarcialenzuola':- )

Pubblicato da: Lucio Angelini - 15.06.06 20:10

Io sto a guardare, ma mi piacerebbe partecipare, a entrambe le iniziative, se possibile, se fattibile.
Gianluigi

Pubblicato da: louie - 15.06.06 20:18

Giulio, le mie capacità sono limitate, diciamo che forse so leggere, nulla di più, ma se vuoi le metto a tua disposizione. L'idea di Vibrisselibri m'incanta.

Pubblicato da: ramona - 15.06.06 20:30

Mi sembra sia una bellissima inizitiva, Giulio. Superata un po' di difficoltà iniziale sono anche convinta riuscirà davvero bene. Io sono qui, mi metto a disposizione, come Ramona.

Pubblicato da: criscia - 15.06.06 20:45

mi ci piace, giulio

Pubblicato da: melpunk - 15.06.06 21:40

Pare niente male, davvero. grazie.

Pubblicato da: andrea brancolini - 15.06.06 21:52

strabiliante

Pubblicato da: alessandro garigliano - 15.06.06 22:30

Il punto e)mi sembra troppo generico.
In particolare: Vibrisselibri avrebbe il diritto esclusivo di promuovere il testo, di fare da agente letterario? E se poi l'autore trovasse, senza il pur lodevole supporto di Vibrisselibro, un editore che lo pubblica?

Pubblicato da: Paolo - 15.06.06 23:26

L'idea mi piace, ma sono deluso. Ero sicuro che tu avessi in mente di fare l'editore.

Il punto [s] mi sembra quello centrale. Mi sembri riporre molta fiducia nel "markenting", ho dei dubbi. E' anche vero che non conosco il settore.

Tuttavia: basta il "markentig" a convicere una persona, che già naviga in un mare di carte, a venire su vibrisse per scaricarsi altra carta?

Pubblicato da: Lucis - 15.06.06 23:41

Grazie per le disponibilità, le osservazioni e gli incoraggiamenti.
Al volo (perché, talvolta, di notte dormo...).

Mauro: penso a un sito "tradizionale", non a un blog; anche per questo ho intenzione di prendere un dominio specifivo (www.vibrisselibri.net, appunto).

Paolo: l'osservazione è pertinente; qui ho scritte le cose essenziali; ovviamente un contratto per una cosa del genere dovrebbe essere più complesso di quello che ho scritto qui (non è da escludere, ad esempio, che possano essere ospitati in vibrisselibri dei testi già rappresentai da un agente, che ritenga opportuno proporli in questa vetrina, ecc. ecc.).

Lucis: se non ripongo fiducia nel "marketing" (nel senso che tu dài qui a questa parola), in che cosa posso riporre fiducia?

Bartolomeo: è impossibile che qualcuno mi "rubi l'idea": l'idea è qui, e chiunque se la può prendere. Se altri facessero la stessa cosa che io ho in mente di fare, ne sarei felice.

Pubblicato da: giuliomozzi - 16.06.06 01:33

E' una idea ottima. Ben più della rivista, che sinceramente non mi sembrava così convincente. La sua efficacia è tutta da dimostrare ma potenzialmente c'è, e grande.
Se ti serve una mano, in qualsiasi modo, io ci sono, mi piacerebbe molto lavorare su questa cosa.

Pubblicato da: giuseppe mauro - 16.06.06 08:06

Giulio, intanto sono contento che qualche volta riesci anche a dormire :-)

Riguardo all'idea: essere il primo a concretizzarla ha qualcosa in più. Si dirà sempre: il primo ad avere questa idea fu Giulio Mozzi, ma anche: il primo a realizzarla fu lo stesso Mozzi. E il tuo sito vibrisselibri, non solo avrà significato storico, ma costituirà sempre un punto di riferimento. Chi viene dopo, potrà anche essere più bravo, ma il marchio porterà sempre il tuo nome. Ti pare poco? Credo, infatti, che questa iniziativa, se andrà in porto, sia qualcosa di nuovo e dirompente. Forse mi illudo, ma sento un pizzicorino addosso, e quando mi succede, significa che in pentola bolle qualcosa destinato ad essere un grande evento.

Nelle mie letture, anch'io ho cercato (non so se ci sono riuscito)di fare qualcosa di nuovo. Ti ricorderai le prime incomprensioni su it.cultura.libri. Ma questa è la strada che caparbiamente ho inteso percorrere. Perché volevo (come nel bel romanzo di Cappelli: Il Primo), essere il primo a fare in questo modo. Quando alcuni mi hanno scritto qui e in privato che avevo tracciato un nuovo modo di leggere i libri (Gaetano Cappelli, georgia, Giorgio Di Costanzo, Carlo Capone, e altri), ho tirato un grosso sospiro di sollievo. Allora, finalmente, c'era qualcuno che, non solo aveva capito, ma stava riconoscendomi la primogenitura, che era il risultato che desideravo conseguire. Il grande Gaetano Cappelli scriveva il 17.12.2005: "In effetti, caro Bart, georgia ha ragione. Mi pare tu abbia proprio inventato un nuovo genere di critica. Qualcosa che è di più di una recensione e che porta il lettore per mano nella conoscenza di un libro e magari di uno scrittore."
Tu fosti il primo a capirlo e ad ospitarmi, e - come ho scritto altre volte - te ne sarò sempre riconoscente.

Insomma, essere il primo a fare certe cose è - almeno secondo il mio punto di vista - molto importante. E' per questo motivo che vorrei che tu facessi presto.

In bocca al lupo, dunque.

Bart

Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 16.06.06 08:59

caro giulio

come ti ho già detto mi piace sia questa idea che quella della rivista cartacea.

domanda, che mi è venuta in mente adesso, questi libri, per quanto digitali, saranno libri: ovvero ci sarà ad esempio una copertina?

sarebbe interessante fortinre alla possibile casa editrice "tutto il pacchetto" (in questo modo oltre a far conoscere uno presunto bravo autore potresti far conoscere anche un presunto bravo grafico o illustratore etc etc)

d.

Pubblicato da: demetrio - 16.06.06 09:15

L'idea è ottima.

ciao ciao

Pubblicato da: Fabrizio Corselli - 16.06.06 09:24

Faccio il guastatore e risulterò antipatico. Praticamente da quando esiste il blog di Francesca Mazzucato, contiene una sezione "Piccoli libri non pubblicati" (o una cosa così) per cui l'idea in sé non è originalissima. Poi c'é scrivi.com (che per gli editori cartacei a volte è una fonte). Quel che è originale nell'idea di Giulio mi pare l'azione diretta di promozione, presso la stampa, di libri digitali. I siti che ho citato infatti sono "passivi": pubblicano i testi e si fermano lì. Quello che vuole fare Giulio è invece un azione di promozione diretta del testo per farlo conoscere e creare così una sorta di referenza che indurrebbe gli editori a pubblicarlo più volentieri. Mi pare interessante la cosa anche e soprattutto per quei piccoli editori che faticano ad avere "recensioni" di peso. Più che il marchio in coperta o sovracoperta perché non considerare un obolo sulle vendite?

Pubblicato da: andrea.nobili - 16.06.06 09:25

Io ho sempre considerato queste possibilità di mettere in rete un intero libro, una raccolta di poesie ecc. semplicemente fantastica. Una delle più grandi invenzioni dell'uomo. Anche perché ho una storia alle spalle di fanzines, di ciclostili, di autoproduzione (di qualità spero) di dischi ecc. Se negli anni settanta ci fosse stata questa possibilità saremmo semplicemente impazziti. Sarebbe stata una rivoluzione, senza scherzi. Ora ovviamente c'è l'inflazione delle proposte, ma per me resta una procedura rivoluzionaria. I dubbi che ho, e sono dubbi davvero mondani, terra-terra, direi quali imbarazzanti, sono: leggere a video un testo lungo come un romanzo (anche breve) è faticoso, si sa. E stamparlo comporta un costo da non sottovalutare: per stampare diciamo 150 pagine parte mezza cartuccia di una stampante domestica, che costa una ventina di euro. Certo, è sempre meno di un libro, ma è comunque un dattiloscritto. Risolto questo dubbio l'idea, come forse si è capito, mi entusiasma.

Pubblicato da: Mauro Baldrati - 16.06.06 09:30

Dimenticavo una cosa.
Non so se avete visto www.lulu.com...
Si tratta della nuova frontiera dell'editoria che in america sta dando grandi risultati (a chi l'ha inventato). In sostanza dato col POD un libro può essere prodotto anche in una sola copia (in Italia non avviene perché gli stampatori continuano a ragionare in termini di micro-tiratura) mi posso permettere di stamparlo solo quando vendo. Il sito di Lulu prima vende il libro e poi lo stampa...
Solo che le macchine da stampa digitali hanno costi esorbitanti.

Pubblicato da: andrea.nobili - 16.06.06 09:31

bella idea. bellissima, anzi.
A me pare che esperienze com lulu.com, salvo miracoli - sempre possibili - non serva a granché. Mera autopubblicazione (però gratis, il che non è male). C'è una bella differenza: qui c'è una selezione, non c'è anarchia. C'è un progetto e una proposta chiara.
(ovviamente del primo che libro che dovesse venire pubblicato si dirà: la solita cricca di mozzi).
ezio

Pubblicato da: Ezio - 16.06.06 10:13

Sono convinto anch'io che sia mera autopubblicazione e che non ci sia selezione... quello che è importante è la filosofia di base: stampi solo quando hai venduto. Per vibriss che ha un forte seguito anche di pubblico e di affezionati e per gli editori frenati dal "rischio" potrebbe essere una buona strada... La qualità è indubbiamente una neccessità

Pubblicato da: andrea.nobili - 16.06.06 10:30

Sempre al volo (sono in giro). Bartolomeo: ripeto, non m'importa nulla di essere il primo o l'unico che fa una certa cosa. Se una cosa mi pare sensata, sono contento che qualcuno la faccia (se poi sono io, questo significa solo che ho una responsabilità in più).

Andrea Nobili. La differenza sta appunto nell'essere "passivi" o "attivi". Quanto all' "obolo sulle vendite", vedi al punto [e].

Mauro Baldrati. Un libro scaricato e stampato casalingamente è scomodo, bruttino, deperibile e a suo modo costoso. Verissimo. Vedi il punto [t].

Ezio. Anche del secondo e del terzo, immagino.

Demetrio. I libri dovranno avere una copertina. Ma poiché ogni editore ha la sua grafica ecc., dubito che sia sensato (e anche che sia possibile) imporre un'immagine di copertina.

Pubblicato da: giuliomozzi - 16.06.06 10:33

Io ho ciulato il dominio.
;)

Pubblicato da: carlo - 16.06.06 10:54

Superato il primo impatto ho iniziato a riflettere.
Premesso che la vocazione di Giulio è concentrata sui libri, sull’andare a caccia di libri (dote generosa e rara), credo che dopo un lungo percorso abbia sciolto la riserva, cioè realizzare un prodotto innovativo cucito addosso alle sue risorse umane e professionali.
La bomba è questo voler rompere il circuito editoriale che noi tutti critichiamo, attraverso uno strumento concreto capace di far nascere scritture attraverso una logica nuova. E questo è un atto, lasciatemi passare il termine, politico. Politico, perché si insinua in un mondo per certi versi ovattato, come quello degli intellettuali produttori di cultura. Insomma pubblicare in rete autori nuovi, sconosciuti, offrire loro e agli editori nuove possibilità mi sembra una bella e sana provocazione, anzi un risveglio, il risveglio di questa nostra generazione sonnecchiante e contraddittoria che puo’ trovare in progetti come questo la possibilità di rigenerarsi di ridisegnarsi. Aprendoci a un universo, quello della scrittura, della nuova scrittura, giovane e clandestina (altro che Melissa P., immagino quanto materiale di migliore qualità esiste!).
La comunicazione, non è la mia solita deformazione, anzi, credo che nel progetto sia centrale. E’ il cuore del progetto. Nella nuova macchina sarà indispensabile un equipe di comunicatori, un ufficio stampa vero e innovativo, capace di navigare nel mondo dell’informazione. Altrimenti si possono pubblicare capolavori, si possono scoprire talenti, ma il rischio è quello di restare legati a una nicchia incapace di incidere sulla realtà.
Concludendo credo che solo cosi’ si puo’ inventare una sinergia tra rete e carta.
Più ci penso Giulio e più vedo la cosa fattibile.

Pubblicato da: stefania nardini - 16.06.06 10:59

Giulio, hai risposto a tutti meno a me. Che stronzino:- )

Pubblicato da: Lucio Angelini - 16.06.06 11:30

A me sembra una buona idea, ma credo che si debba puntare soprattutto sul punto "d", perchè dubito che la gente possa aver voglia di leggersi un romanzo dallo schermo di un monitor...

In bocca al lupo!

Pubblicato da: Nevio - 16.06.06 11:52

"E teatro, magari". Sì! Sì! Certo che fra poesia e teatro fanno a gara a chi vende di più, eh? Sarebbe molto bello. Per teatro, intendi testi teatrali o testi e dvd di spettacoli (mi sembra più difficile) o saggi di teatro? Forse, testi e saggi, non so. E testi di spettacoli già portati in scena, o testi in cerca, di una scena? Nel secondo caso, e nell'eventualità che qualcuno si dimostri interessato al testo, ci sarà da discutere sul come portarlo in scena ecc. Difficile questa opzione teatro, ma interessante, davvero.

Pubblicato da: andrea branco - 16.06.06 12:09

Hai ragione Nevio, ma è l'unico modo per dare vita a un libro, come dice Giulio. Poi se funziona, e questo è l'obiettivo, c'è la possibiltà, la speranza, della carta.

Pubblicato da: stefania nardini - 16.06.06 12:10

Piace anche a me quest'idea. Come è stato già detto, esistono in rete comitati di lettura e forum in cui si può pubblicare ciò che si vuole, ma i testi alla fine sono talmente tanti che spesso non vengono letti, ed essendo così tanti e pubblicati in assoluta libertà è difficile che siano anche buoni. E poi manca la promozione, come è già stato detto, quindi tutto rimane lì. L'idea, invece, di pubblicare un testo in cui si crede tentando di promuoverlo, è, se non originale, quanto meno coraggiosa. Insomma, io leggerò un libro di poesie di Pinco Pallino su vibrisselibri e ne parlerò sul mio blog, chi passerà leggerà il post e magari andrà a scaricare il pdf, e poi scriverà una sua recensione, e così via. E alla fine potrebbe arrivare anche una proposta di pubblicazione.
Non è un'idea priva di rischi, tutt'altro, però perchè non provarci?

Pubblicato da: Maura - 16.06.06 12:16

Ciao Giulio. Secondo me la parola chiave è: qualità. Il numero che hai suggerito, sei sette testi l'anno, mi sembra il numero giusto. Immagino un sito fatto solo di copertine: ci clicchi su e ti viene fuori il pdf del romanzo o quel che è. Più un link a una pagina di spiegazioni: cos'è vibrisselibri.
Sei sette libri l'anno sono abbastanza pochi, e così: il lettore, saprà che c'è stata una notevole scrematura e che dunque, qualore vorrà intraprendere la scomoda lettura in rete, avrà una ragione in più per farlo;
un editore a corto di idee (e credo che tutti gli editori sapranno dell'esistenza di vibrisse, libri: è qui Giulio che la tua visibilità è molto utile) probabilmente farà un giro ogni tanto sul sito per vedere se qualcosa che Sironi non ha accettato è invece valido o in linea con il proprio catalogo.
Insomma, secondo me se si punta su una forte qualità l'idea può essere un buon ponte tra autori ed editori.
Per la rivista cartacea: continuo ad esserci!
Marco

Pubblicato da: Marco - 16.06.06 12:22

E i diritti d'autore come vengono tutelati?

Pubblicato da: Avvocato Petrocelli - 16.06.06 13:01

" se non ripongo fiducia nel "marketing" (nel senso che tu dài qui a questa parola), in che cosa posso riporre fiducia?"

In te stesso. Perchè non fai anche l'editore?

La mia perplessità è questa. Se dopo il giro delle sette chiese un opera è stata rifiutata, perchè la pubblicazione online dovrebbe fare la differenza? Confidi in un successo di pubblico "sufficiente" a far cambiare idea?

Avrei tante altre domande, ma non vorreti [giulio]mozzarti lo slancio esagerando.

Pubblicato da: Lucis - 16.06.06 13:03

Per l'avvocato Petrocelli. Il diritto d'autore sarà tutelato con la formula copyleft o simili.
Sul copyleft: http://www.gnu.org/copyleft/
http://www.wumingfoundation.com/italiano/outtakes/copyleft_booklet.html

Per Lucis. Non è per poca fiducia in me stesso che preferisco lavorare per un editore e/o metter su un vibrisse piuttosto che fondare una casa editrice "tradizionale". E' perché faccio ciò che è (fisicamente, economicamente) alla mia portata.

Pubblicato da: giuliomozzi - 16.06.06 13:18

Per Giulio
Mi sembra una buona idea, che mi pare avere alcuni punti di forza: 1. non essendoci un legame diretto con il mercato e le problematiche legate alla vendita, il lavoro si potrà concentrare sulla qualità; 2. ciò lo distinguerà anche dalle pubblicazioni “libere”, più indiscriminate, che si trovano su siti e blog; 3. il lavoro di promozione potrà contribuire a fare essere realmente presenti le opere nel fare letterario. Mi pare inoltre interessante cercare nuove funzioni e sviluppare potenzialità della rete (a cui io mi sono affacciato solo da poco) in modo da superare le strettoie di un’editoria diventata, volente o nolente, sempre più commercio.

Per Bartolomeo
Mi aggiungo a quanti riconoscono la novità delle tue "letture", anzi, mi pare che la Bottega di Lettura su vibrisse nasca ispirandosi ad esse, a quel dar conto di un testo, ma insieme dell'esperienza personale di lettura con la quale lo facciamo nostro, abitandolo e scoprendolo passo passo. Inoltre dalle tue "letture" è così evidente il tuo metodo, da te illustrato di recente anche su vibrisse, che leggendole ho cominciato a modificare il mio modo di leggere, inizialmente più “vorace”.
Giorgio

Pubblicato da: Giorgio Morale - 16.06.06 13:42

Una botta di conti @Lucis: 7 libri all'anno di 250 pagine l'uno, prodotti in duecento copie l'uno (meno non è neanche pensabile) costano 700 euro l'uno cioè 4200 Euro solo per la stampa. Perzzo di copertina 13 Euro. Con ducento copie, considerato che almeno un 1/4 della tiratura non genera profitto perché spesso copie riservate a giornalisti amici, autori... arriverò a guadagnare se mi va bene, 1950 Euro a titolo che moltiplicati per quattro titoli sono 7800 Euro. Non tutte le copie saranno vendute su Internet e quindi diciamo su di un 50% del mio venduto andrò a riconoscere uno sconto del 30% al libraio di turno o al rivenditore del caso. Quindi su 3900 Euro caverò il 30% che ammonta a 1170. Mi ritroverò con 6630 che tolte le spese di stampa di 4200 Euro... fanno 2430 Euro. Avrò delle spese per l'editing, la grafica, la redazione, l'impaginazione, le spedizioni, pubblicità... Qui si gioca il mio guadagno di editore "digitale" che, per non rischiare di fallire subito stampa a lotti di 200 copie. E non ho calcolato i costi per il sito. Due apprendisti che lavorano al progetto par-time mi costano 10.000 Euro l'anno tra stipendi e contributi... Risultato? Mi appello alla speranza di ristampe frequenti e ben programmate... Shot-runs come si suol dire.
Per cui:
Ha ragione Giulio, molto meglio proporre un testo recensito, e recepito dalla critica ad un editore pur piccolo che però, con le spalle coperte, stampando dalle 3000 alle 5000 copie per tiratura ottiene un prezzo a copia intorno ai 1,5 - 2 euro. E con una distribuzione efficiente... riesce a cavarci fuori qualcosa seppur poco.
La sfida non è tanto abbattere l'editoria tradizionale, ma fare in modo che la distribuzione e la legge dei grandi numeri non stritoli i piccoli librai e i piccoli editori. Il gruppo Macro e Arianna Ed. di recente hanno lanciato il prezzo indipendente. Libri scontati alla fonte del 15% per dare modo ai librai di praticare gli stessi bonus ulteriori delle grandi catene. Questa è una bella iniziativa. Quella di Giulio è una bella iniziativa nella misura in cui si pone di ciò che ben sa fare: scouting. Proporre testi in maniera autorevole e supportata a livello di critica.

Pubblicato da: andrea.nobili - 16.06.06 14:19

Chiedo perdono le so le tabelline: 7x7=49. Diciamo che riesco ad ottenere uno sconto.

Pubblicato da: andrea.nobili - 16.06.06 14:23

Grazie, Giorgio, di questa tua testimonianza che mi rende felice.

Bart

Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 16.06.06 14:27

@Andrea. Nei tuoi conti ci sono delle incongruenze, credo. Se ho ben capito 700 euro l'uno si riferisce alle opere, quindi il costo totale sarebbe di 4.900€. Calcolati i costi di stampa, su 7 opere, poi calcoli i ricavi su 4 opere, meglio sul 75% di 4 opere, non capisco il perchè. Da qui in poi ti seguo fino al punto degli utleriori costi. Il costo del sito, ad esempio, non è un ulteriore costo poichè è presente in entrambi i casi. Però , sono perplesso. In questi giorni sto cercando finanziamenti su Roma per un mio amico che si vuole mettere in proprio, settore commercio, hi fi per la precisione. Le cifre in gioco sono molto più alte. Non credevo fosse così economico fondare una casa editrice.

@Giulio. Bene, comprendo che non gradisci altre domande. Mi terrò i miei perchè:)

Pubblicato da: Lucis - 16.06.06 14:42

Ma no, Lucis!
Su costi ecc. della piccola editoria, vedere in vibrisse gli articoli (soprattutto quelli di cinque-otto mesi fa) nella categoria "Editoria e mercato":
http://www.vibrissebollettino.net/archives/editoria_cultura_mercato/index.html

Pubblicato da: giuliomozzi - 16.06.06 14:51

Ci sto. Fammi sapere come posso aiutare.

Pubblicato da: sonetti - 16.06.06 15:06

@Lucis:
L'incongruenza è data dal fare i conti "della serva". Avevo in mente il 4 e non 7.
Infatti 1950 è per 7 e non per 4. E fa 13650 e non 7800.
Poco cambia però... stampare in digitale ti conviene solo se hai ristampe frequenti e se ti autodistribuisci. Tieni conto che non ho calcolato i diritti d'autore. Inoltre sto parlando di un editore autodistribuito che non ha costi di pubblicità istituzionale su riviste, giornali etc. Se fai distribuzione nazionale (a parte che 200 copie nel caso non ti servono nemmeno per iniziare) sei in perdita costantemente del 10%. Molti sopravvivono ma non ci cavano da vivere.

Sui costi di avvio dell'attività... non è così semplice.
Se ti fai la grafica in casa ti serve una workstation che ti costa sui 3000 Euro. In più ti servono le licenze software, sui 5000 Euro. Poi ti serve di pagare l'INPS (ma che vada sono 2300 Euro l'anno) e poi ti serve l'IBC per i codici a barre, fondare la società almeno un 1000 euro (ditta individuale ovviamente meno). TI servono poi tutte le dotazioni di un azienda normale...
Insomma almeno un ventimila euro li devi tirare fuori per partire...

Pubblicato da: andrea.nobili - 16.06.06 15:08

Vibrisse,books? O meglio, proporre in rete anche libri di autori italiani tradotti in lingue straniere e che non sono ancora stati pubblicati all'estero? Magari trovi un editore, giulio. Così Eggers ti trova direttamente in rete, e tradotto, eheh. Sì, da ponderare meglio la cosa, ma può essere un'idea. vabbè, ciao.

Pubblicato da: andrea branco - 16.06.06 15:13

Giulio, è un'ottima idea, mi sembra. se serve una mano fai un fischio. ciao

Pubblicato da: brekane - 16.06.06 15:31

Va bene, uno pubblica con vibrisselibri un libro, e se gli va bene, fa un successone. Ci sono un sacco di persone che scaricano il suo libro e che cominciano a segnalarlo e a parlarne. I blogger producono parole intorno al libro. Recensioni, dibattiti, casino. Addirittura il libro ottiene una segnalazione sull'unità o sul riformista o sul manifesto. Il successone aumenta. Si crea il caso. Tutti si connettono a vibrisselibri e scaricano il pdf. Lo leggono. Lo dibattono. Succede anche che daria bignardi invita l'autore alle invasioni barbariche. E' un trionfo. Il trionfo di Internet, della Rete, della noosfera, dell'igegno delle masse che finalmente si può manifestare senza troppi stop come scuole, specializzazioni, master e quant'altro. Però, a questo punto, io mi faccio una domanda: un editore sarà interessato a quel punto a stampare su carta un caso di editoria multimediale? In altre parole: perché mai un editore tradizionale dovrebbe essere interessato a pubblicare un caso di editoria multimediale se una fetta consistente di potenziali lettori già sono diventati effettivi lettori? Perché insomma un editore tradizionale dovrebbe essere interessato a pubblicare su carta un libro che è già stato letto, discusso, dibattuto per mesi e che si è fatto leggere da mille, duemila, tremila lettori (per stare a cifre bassine), cinquatamila lettori (per stare a cifre puramente fantascientifiche).

E se anche sì, ma nel frattempo che il caso sarà montato all'autore in tasca è andato qualcosa? Soldi, intendo. Non solo notorietà, gloria, e indotti vari, perché poi il ruolo dell'editoria è anche pagare (poco, magari) l'autore. Voglio dire: un libro ottimo è un libro ottimo, che sia o non sia pubblicato su carta o sulla rete. Se un libro è ottimo, perché non passarlo direttamente a chi lo può pubblicare (come di fatto già avviene molto spesso), se chi lo ha ricevuto non può farlo? E perché non chiedere per questo il dieci per cento, come agente letterario? Perché insomma usare la vetrina di vibrisselibri? Se un libro, invece, resta un libro improponibile per una casa editrice (per le ragione le più varie) perché una casa editrice dovrebbe volerlo pubblicare? Perché ha ricevuto elogi e consensi? D'accordo, ma allora si torna al problema di sopra: un libro siffatto ha ricevuto "elogi e consensi" per "il tipo di operazione" editorial-avanguardistica oppure perché è un ottimo libro, di cui nessuno si era accorto?

Quello che non mi torna, comunque, è il passaggio rete-carta. Se è un ottimo libro, non si vede perché non si possa pubblicarlo su carta. Se pur essendo un libro bellissimo, non ha i requisiti per l'editoria tradizionale, e quindi non è un ottimo libro, non si vede come possa finire sulla carta.

E ancora: giulio tu dici copyleft. Credo però che questa storia del copyleft non dia reali garanzie, o sbaglio? Mettiamo che domani Melania Mazzucco si alza al mattino e senza accorgersi scrive una pagina totalmente uguale a guerra e pace di tolstoj e una pagina totalmente uguale a quella del mio libro? Come faccio io, a far valere i miei diritti d'autore? Opponendogli che cosa? Il copyleft? Il deposito dell'opera in SIAE? Non so. E' parecchia complicata la faccenda. Dimostrare un plagio o un furto dalla rete è complicato, complicatissimo.

Discutiamo l'idea, io dico. Poi brindiamo e dateci sotto.

Pubblicato da: Avv. Petrocelli - 16.06.06 18:34

Ma il lettore di carta e il lettore di pixel sono la stessa persona? Secondo me ancora no...
C'é posto per entrambi.
Una scelta di market(t)ing che dovrà fare l'editore sarà però quella di pubblicare il libro ad un prezzo che non mi faccia dire: piuttosto me lo scarico da Internet.
Un'altra idea Giulio, potrebbe essere di non mettere tutto il libro ma solo metà... Qualcosa in più degli attuali assaggi e riempire per bene il sito con la grancassa di recensioni, critiche, articoli, foto...

Pubblicato da: andrea.nobili - 16.06.06 18:46

REPLAY. Di tutto il materiale inviatogli finora, non c'è un titolo che non sia finito perso:- )

Pubblicato da: Lucio Angelini - 16.06.06 18:53

Mi sembra una bella idea. Sono a disposizione.
Bye bye
Toni

Pubblicato da: Toni - 16.06.06 19:55

per giulio: l'idea è affascinante, non vedo l'ora.

per andrea.nobili: non per contraddirti, ma non sono d'accordo quando scrivi "un editore pur piccolo che però, con le spalle coperte, stampando dalle 3000 alle 5000 copie per tiratura ecc.". un editore piccolo, oggi come oggi, se va bene stampa tra le 1.000 e le 2.000 copie (quindi con ben altri conti da fare). 3-5.000 copie se le può permettere, per dire, un fazi editore (che piccolo non è).

Pubblicato da: davide - 16.06.06 22:42

@Davide: il rischio è la variabile del successo. Purtroppo finché non calano i prezzi delle stampanti digitali... Un editore che guadagna è un editore che stampa quei numeri lì.
Tra stampare 1000 copie e stamparne 500 o 200 in proporzione il vantaggio è nullo. Tra le 1000 e cinque lotti da 200 io preferisco i 5 lotti da 200: meno rischio, meno magazzino, più flessibilità...
Il guadagno un editore ce l'ha se riesce a stampare dalle 3000 alle 5000 copie: altrimenti arranca. Però deve venderle...
Se paghi un libro 4 Euro e devi dare il 60% a un distributore, dal 5 all' 8% all'autore, il 30/35 % a un libraio a quanto puoi venderlo per trarre profitto? Di cosa vivi?

Pubblicato da: andrea.nobili - 17.06.06 00:36

200 copie come abbiamo detto costano 700 Euro
1000 copie costano 3000 euro in offset.
7x5=35 con il risultato che se non le vendo...

Pubblicato da: andrea.nobili - 17.06.06 00:49

Caro Giulio, io sono disponibile, se vuoi, a organizzare in quel di tortona presentazioni per i libri di vibrisselibri.

Pubblicato da: Marco - 17.06.06 08:56

All'avvocato Petrocelli. Nel primo capoverso, da "Va bene, uno pubblica con vibrisselibri" fino a "master e quant'altro", sottintendi una ideologia o mitologia ("il trionfo di internet" ecc.) che io non condivido (vedi a es. il punto [t] sulla centralità dell'editoria cartacea).

Alla domanda: "Se un libro è ottimo, perché non passarlo direttamente a chi lo può pubblicare (come di fatto già avviene molto spesso), se chi lo ha ricevuto non può farlo?", rispondo: e se io ho ricevuto un libro che mi pare ottimo e non riesco a farlo pubblicare da nessuno (da NESSUNO), che cosa posso fare? Lo butto via? Dico all'autore di darsi una botta in testa?

Alla domanda: "Un editore sarà interessato a quel punto a stampare su carta un caso di editoria multimediale?", rispondo: se il libro diventa effettivamente un "caso", sì: proprio perché è un "caso"; se il libro non diventa un "caso", nulla osta che lo si pubblichi in carta.
Non mi pare, tra parentesi, che la disponibilità in rete di tutti i libri di Wu Ming abbia eroso le vendite in libreria.

Quando parli di "mille, duemila, tremila lettori" come di "cifre bassine", allibisco. A me sembrano cifre altissime.

Il cuore di ciò che dici è: "Se è un ottimo libro, non si vede perché non si possa pubblicarlo su carta. Se pur essendo un libro bellissimo, non ha i requisiti per l'editoria tradizionale, e quindi non è un ottimo libro, non si vede come possa finire sulla carta". Ineccepibile. Uno dei requisiti per l'editoria tradizionale è che un libro sia in grado di far parlare di sé. Se io riesco a far parlare di un libro benché il libro non sia disponibile in libreria, gli faccio acquisire il requisito.

[Un esempio di come si possa far parlare di un libro: il 15 dicembre 2004 avviai il sito www.perceber.com, interamente dedicato al romanzo di Leonardo Colombati "Perceber", che sarebbe stato pubblicato solo quattro mesi e mezzo dopo (il 5 maggio 2005). "Perceber" era stato giudicato invendibile dall'allora responsabile per le vendite della casa editrice. Di "Perceber" i giornali cominciarono a parlare ancora prima che fosse pubblicato - e ancora prima che giornalisti e critici ne avessero una copia tra le mani - come di un "caso": letterario, mediatico, eccetera (il primo articolo uscì il 5 marzo 2005, due mesi prima della pubblicazione del romanzo). Il venduto di "Perceber", a tutt'oggi, è di circa tremila copie.]

Quanto alla tutela dal plagio, ti dirò: quanti sono i casi reali di plagio? Vale davvero la pena di preoccuparsene?
(Io, ad esempio, avrei potuto allestire il mio vibrisselibri zitto zitto, senza parlarne se non ai più cari amici. Invece spiattello qui l'idea. E, come ho già detto a Bartolomeo, se qualcuno vuole fare la stessa cosa, si accomodi).

Quanto ai soldi: a volte, nella vita, si può agire con una motivazione diversa dal profitto. Se non avessi una motivazione diversa dal profitto, non starei qui a discutere con te.

Pubblicato da: giuliomozzi - 17.06.06 09:30

Per Andrea Nobili: no, non ha senso pubblicare i libri solo parzialmente; una pubblicazione parziale non è una pubblicazione, ma una promozione.

Pubblicato da: giuliomozzi - 17.06.06 09:53

Premesso che l'idea piace anche a me, sto cercando solo di problematizzarla un po'.

Parto dal fondo.

"Quanto ai soldi: a volte, nella vita, si può agire con una motivazione diversa dal profitto. Se non avessi una motivazione diversa dal profitto, non starei qui a discutere con te."

Certo, questo ti fa onore, ma, mi chiedo, se questo stesso argomento ("non è che uno pubblica per fare i soldi") viene usato dagli editori, a loro fa onore? Io dico no. Io dico: vuoi fare l'editore? Molto bene, e allora paga. (Poco, ma paga; rischia per me, come io per la letteratura rischio tanto, tantissimo, metto in gico tantissimo della mia vita... come se inseguire la "gloria" fosse facile! come se cercare di ragionare con i propri neuroni fosse facile! ti fanno a pezzi tutti i giorni: ci vogliono i coglioni per far prenderlo nel culo, come direbbe Busi). Poi io posso anche non voler essere pagato - ma io autore, e non tu editore che mi dai una pacca sulla spalla e mi dici "dai, su, i soldi un'altra volta? tanto tu ai posteri dalla tua...". Sennò è troppo comodo. Si fa dell'affarismo sulla pellaccia degl'altri, sulla caccia di gloria, di fama degl'altri...

"Quanto alla tutela dal plagio, ti dirò: quanti sono i casi reali di plagio? Vale davvero la pena di preoccuparsene?"

Cosa significa "casi reali di plagio"? Te lo dico io: significa casi dimostrati. Dimostrare il plagio è un gran casino, e questo è un punto sul quale bisogna seriamente riflettere e porre delle soluzioni. I Wu Ming, che conosco poco e male, mi pare che in libereria ci finiscano... Ma per gli autori che vivono solo sulla rete, come la mettiamo? Come faremo? Come faremo a dimostrarlo?

"Il cuore di ciò che dici è: "Se è un ottimo libro, non si vede perché non si possa pubblicarlo su carta. Se pur essendo un libro bellissimo, non ha i requisiti per l'editoria tradizionale, e quindi non è un ottimo libro, non si vede come possa finire sulla carta". Ineccepibile. Uno dei requisiti per l'editoria tradizionale è che un libro sia in grado di far parlare di sé. Se io riesco a far parlare di un libro benché il libro non sia disponibile in libreria, gli faccio acquisire il requisito."

Benissimo. Tu dici che duemila o tremila copie sono cifre alte. Bene. Ma se ottieni rumore attorno a un libro, e se lo scaricano e lo leggono duemila o tremila persone, chi se lo comprerà il libro su carta? O dici che c'è una forbice tra i lettori della rete (che saprebbero del libro tramite i giornali, però) e i lettori tradizionali? Quanto è vera questa affermazione? Secondo me bisogna ragionarci su.

"Alla domanda: "Un editore sarà interessato a quel punto a stampare su carta un caso di editoria multimediale?", rispondo: se il libro diventa effettivamente un "caso", sì: proprio perché è un "caso"; se il libro non diventa un "caso", nulla osta che lo si pubblichi in carta.
Non mi pare, tra parentesi, che la disponibilità in rete di tutti i libri di Wu Ming abbia eroso le vendite in libreria."

Ma cambia la logica! I Wu Ming, se non erro, sono già in libereria! Quelli che tu proponi non lo sono ancora... E' tutta un'altra faccenda, mi pare...

"All'avvocato Petrocelli. Nel primo capoverso, da "Va bene, uno pubblica con vibrisselibri" fino a "master e quant'altro", sottintendi una ideologia o mitologia ("il trionfo di internet" ecc.) che io non condivido (vedi a es. il punto [t] sulla centralità dell'editoria cartacea)."

Questo te lo concedo. E' giusto, me lo sono meritato. Chiedo scusa. Esageravo un po', per fare un caso estremo.

A me l'idea, ma certo, mi pare buona, ottima, bellissima, ma: ci sono aspetti che vanno valutati molto e bene.

Soprattutto, per sintetizzare: "pesce grosso mangia pesce piccolo", e bisogna sempre tenerlo presente.

Io propongo che una cosa come vibrisselibri - forse non ti piacerà, forse urta tutto il tuo modo di vedere la cosa - venga chiuso, non sia reperibile a tutti. Che ci voglia una passaword per entrare (e che chi la richiede debba fornire dati certi, sicuri), che non si possano riprodurre parti nemmeno parziali su altri siti (cosa difficilissima da ottenere), di modo che se si verificassero plagi sapremmo subito su chi indagare... Non che si connette la prima Melania Mazzucco senza che nessuno sappia niente e ruba tutto, e arrivederci e grazie. Non ti ricordi, Giulio, cosa era successo a Andrea Barbieri? E Barbieri faceva parlare di una corazzata di autori titolati come Nazione Indiana, ma che nulla hanno potuto di fronte a una cosa clamoroso di plagio...

Pubblicato da: Avv. Petrocelli - 17.06.06 11:30

Prima una precisazione. Scrivi: "Barbieri faceva parlare di una corazzata di autori titolati come Nazione Indiana, ma che nulla hanno potuto di fronte a una cosa clamoroso di plagio". La frase è un po' sconnessa. Se intendevi dire "faceva parte", devo precisare che Andrea Barbieri non ha mai fatto parte di Nazione indiana (vedi qui: http://www.nazioneindiana.com/chi-siamo/ ).

Il capoverso da "Certo, questo ti fa onore" a "Si fa dell'affarismo sulla pellaccia degl'altri, sulla caccia di gloria, di fama degl'altri...", mi risulta incomprensibile. Io mica voglio fare l'editore. Gli editori sono quelli che fanno i libri di carta. vibrisselibri somiglia molto più a un'agenzia letteraria che a un editore (tant'è che, se ci sarà un guadagno per vibrisse libri, consisterà in una percentuale sui diritti d'autore dell'autore pubblicato in carta).

Del rischio di plagio, ripeto, non me ne importa né punto né poco. Lo ritengo un rischio inesistente. Se uno teme il plagio, non affidi il suo libro a vibrisselibri.

Scrivi: "Se ottieni rumore attorno a un libro, e se lo scaricano e lo leggono duemila o tremila persone, chi se lo comprerà il libro su carta?". Rispondo: altre persone, diverse da quelle due o tremila, e forse alcuni tra quei due o tremila lì. Il popolo dei naviganti interessato alla letteratura è una frazione (quanto grande? non lo sappiamo) del popolo degli interessati alla letteratura.

Il libro dei Wu Ming "Giap!", composto unicamente da testi già pubblicati (e tuttora pubblicati) in rete, ha venduto almeno 12.576 copie (vedi: http://www.wumingfoundation.com/italiano/glasnost.htm ).

Istituire vibrisselibri come "sito chiuso" significherebbe mettere a repentaglio la possibilità di far parlare dei libri prima della loro pubblicazione in carta (e quindi mettere a repentaglio la possibilità di fornire ai libri stessi un appeal in più per gli editori cartacei). Nulla impedisce di chiedere una semplice registrazione (se non altro per contare il numero delle copie scaricate, o per poter inviare un avviso quando vengono pubblicati nuovi libri ecc.).

Pubblicato da: giuliomozzi - 17.06.06 12:54

Tanto mi basta. Giulio, la tua trovata mi sembra di una generosità (per tante, tantissime ragioni) che mi fa sentire un uomo peggiore di prima (tanto più che sono un avvocato). Sono contento che ci sei.

Pubblicato da: Avv. Petrocelli - 17.06.06 14:09

E, ehm... se mi servisse un avvocato per mettere a punto le faccende contrattuali?

Pubblicato da: giuliomozzi - 17.06.06 14:48

mi sembra una bella idea, donchisciottesca, quindi mi piacerebbe farne parte. mi metto a disposizione, il mio campo specifico è il teatro e visto che pensi anche a questo, se vuoi sono disponibile ad una collaborazione (lettura, traduzione, segnalazioni di testi, etc).

Pubblicato da: francescorandazzo - 17.06.06 19:53

questa cosa più sotto l'ho messa nel mio blog dopo avervi letto ma visto che non voglio che pensiate che mi faccio autopromozione, lo riporto qui pari pari.
Grazie.

Sull’essere “scaricati”.

Qui Demetrio narra delle sua nuova avventura "editoriale". Così, per curiosità e visto che ho abbastanza tempo, sono andata a ficcanasare su Vibrisse.
Un altro progetto.
A prescindere direi che qualsiasi azione rivolta a dare visibilità a chi scrive, a chi “manipola” parole, crea storie, è lodevole. Specialmente se hai dei referenti come Mozzi & C. ma anche se non li hai (certo sarebbe molto più complicato). Io metterei da parte il fatto che la sua può anche non essere un’idea troppo originale e infatti spesso, da ciò che è più semplice o scontato, può nascere qualcosa di accattivante e intrinsecamente interessante, dipende da come si mixano gli elementi che si hanno a disposizione.
Quello che mi chiedo è: non sarà un po’ troppo ingolfare la rete di testi scaricabili? Ormai ce ne sono diversi in giro che pubblicano in questo modo. Si tratta solo di un’opportunità più “semplice” che si offre a chi meriterebbe una pubblicazione e non ce l’ha mai avuta? Non è che poi si rischia di “banalizzare” la scrittura rendendo disponibile una valanga di testi? Poi uno che fa, si metteal pc e legge l’incipit prima di scaricarlo, così come si farebbe in libreria con un libro prima di acquistarlo? Non c’è il rischio di alimentare una sedentarietà nelle persone (invece di spostare il nostro povero culo adiposo e fargli fare un po’ di movimento e andare in libreria, corriamo il rischio di diventare ancora più adagiati su noi stessi – tanto c’è il web, basta poco checcevò?)? Certo, è anche vero che spesso le case editrici badano più agli introiti che alla vera qualità di un testo o di una storia orientando così in tal senso ciò che pubblicano…….e quindi, che fine farebbero gli altri testi, quelli che vengono “cestinati”? Ecco sì, mi spaventano queste due azioni citate tra il titolo e il testo: “scaricare” e “cestinare”. Perché di entrambe forse mi faccio una visione distorta e solamente negativa. Scaricare un testo in pdf è più semplice. Su questo non ci sono dubbi. Ma in questo momento mi chiedo anche: a lungo andare, il formato elettronico, non potrebbe generare insofferenza? Sono andata a ruota libera mettendo un sacco di carne al fuoco, lo so ma questi sono i primi pensieri che mi sono venuti in mente. Quindi non è tanto l’idea in sé a rendermi dubbiosa – chi potrebbe dire che non è una buona idea? – quanto piuttosto le conseguenze, la probabile involuzione che questo progetto potrebbe avere. Mi metto semplicemente nei panni di una possibile fruitrice del prodotto elettronico in sé: credo che, per come sono fatta io, per i miei tempi, sarebbe difficile seguire con continuità nel tempo una simile cosa.


Pubblicato da: antonella - 30.07.06 13:26

Cara Antonella, le librerie sono "ingolfate" di libri. Tant'è che il lettore le attraversa, si guarda in giro, non capisce bene cosa c'è, va in confusione, e alla fine prende il primo libro che gli càpita di riconoscere (perché gliene ha parlato qualcuno, perché l'ha sentito alla radio o alla tv, eccetera).

Credo che vibrisselibri sia tutt'altra cosa dalle autopubblicazioni in rete che si vedono qua e là. Ed è tutt'altra cosa perché le persone che ci lavorano (volontariamente, gratis et amore dei) dentro sono profondissimamente convinte che i libri "veri" siano quelli stampati.

Per questo sarà molto importante il lavoro di promozione, rivolto non solo ai mezzi di comunicazione ma anche agli editori "di carta".

Questo progetto di pubblicare alcune cose in rete è solo la conseguenza dell'impossibilità di pubblicarle in carta. Il paradosso è che da questa pubblicazione in rete io mi auguro che nasceranno possibilità per la pubblicazione in carta...

Pubblicato da: giuliomozzi - 31.07.06 10:27

Ciao Giulio. Ho letto adesso della tua idea per Vibrisselibri e mi piacerebbe molto partecipare in qualche modo. Lavoro nel settore informatico e ho fatto anche per qualche anno correzioni di bozze ed editing per una società di service editoriale. Non posso proprio dire di avere molta esperienza nell’editoria, ma sono perdutamente innamorata del mondo dei libri (su carta) e per lavoro contigua al mondo digitale.
Insomma sono a disposizione per qualche forma di collaborazione se hai bisogno di nuovi collaboratori. Ma voi operate a Roma o a Milano? Io vivo a Roma. Spero mi risponderai.
Ciao.
Mary

Pubblicato da: Mary - 17.11.06 13:50

Ciao Giulio. La tua iniziativa mi sembra molto interessante. Io lavoro in ambito editoriale (traduzione, editing, correzione bozze, revisione traduzione, stesura testi; in caso, posso mandarti il cv in privato) e, accordandoci in anticipo sui tempi, mi farebbe piacere dare una mano. Fammi sapere.
Ciao. Francesco

Pubblicato da: Francesco - 17.11.06 16:09

Ciao Giulio,

ho avuto modo di riflettere molto attentamente sul tuo progetto, spazzolandomi tutte le righe attualmente pubblicate su "Vibrisse",devo dire che l'idea non è buona è buonissima, soprattutto per la scelta del mezzo di comunicazione!
Attualmente lavoro presso una grossa casa editrice come Web Editor/Web Master, sono laureando all'Università di Milano in Scienze della Comunicazione, curo in prima persona un sito dedicato al mondo della Comunicazione (mia grandissima passione), con un occhio di riguardo ad internet e le sue potenzialità.
Se ti dovesse servire qualche collaboratore a Milano fai pure affidamento sulla mia disponibilità!

Ciao
Ben

Pubblicato da: Ben - 17.11.06 18:19