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06.06.06

Joseph Conrad e la saggezza

di Stefania Nardini

joseph_conrad.jpgA bordo di una nave con il vento in faccia.
Tornavo da Marsiglia e già pensavo al mio distacco dal mare. Da quel mare.
Pensavo alla potenza dell’acqua, delle onde, della schiuma, delle parole che sanno di mare. E tra le mani avevo un libro magnifico, La linea d’ombra di Joseph Conrad. Il giusto filo conduttore con la costa ormai lontana. Una storia narrata da un grande scrittore ucraino che proprio da Marsiglia si imbarcò come mozzo per poi lasciarsi ispirare dal mare.
E mentre il vento saliva, pensavo a questo romanzo dedicato alla saggezza. Scritto da un uomo che l’ha cercata nella massa d’acqua che divora il bene e il male, che dà un senso all’eternità.
Storia di una traversata, storia di morte e di vita, storia della crescita esistenziale dell’essere umano, che appunto nella saggezza ritrova un equilibrio con i propri ritmi, le proprie convinzioni, i propri pensieri.
Uno status straordinario, quello della saggezza, che non ha nulla a che vedere con la vecchiezza o la rassegnazione, piuttosto nella straordinaria capacità di saper guardare la realtà con occhi nuovi. Con occhi che sanno dove andare, o che scelgono di andare altrove alla ricerca di mondi sconosciuti.

Una saggezza che è consapevolezza. Che non è rifugio, ma l’arte di saper stare a prua di un veliero e dirigerlo con la coscienza di saper scegliere anche la follia, l’inusualità, la passione. Tutte cose che la gioventù propone ai nostri occhi in una successione così rapida da trasformarci in scippatori della vita.
Ed è giusto che sia così.
La saggezza invece è un’altra cosa. E in questa magnifica storia di Conrad la linea d’ombra è proprio il passaggio dall’acerba gioventù, a una maturazione messa a dura prova dal mare, da un mare che non perdona, che ti sbatte in faccia mille prove, che ti sfida. E’ la storia del giovane comandante che prende in mano le sorti di un veliero il cui equipaggio è stremato da una dura malattia che semina morte. E tutto si presenta come la fase, il momento, di una nuova presa di coscienza.

Avevo la consapevolezza complessiva della mia preparazione,che conosce soltanto chi segue una vocazione che ama. Quel sentimento mi pareva il più naturale del mondo. Naturale quanto il respiro. Senza di esso, pensavo, non avrei potuto vivere. Cosa mi aspettassi non so. Null’altro che una particolare intensità dell’esistenza, forse, ciò che è il succo delle aspirazioni giovanili;. Quali che fossero le mie attese, non mi aspettavo certo di essere sconvolto dai cicloni...

Sul traghetto che da Tolone mi portava a Civitavecchia i miei pensieri seguivano le onde. Si fermavano sulla mia stagione. Sulla mia età, su questo nuovo spaccato dell’esistenza in cui si prova il piacere di pensare, di mettere assieme parole lette o ascoltate, di usare strumenti che soltanto ora vanno più in profondità. Una condizione, come quella di cui parla Conrad, che è la magia di sapersi calare nel mistero, come quando si guarda il mare.
E dalla nave intravedevo la costa italiana, e con lei le mie radici, la storia, la civiltà del mio bel paese.
Due coste, due realtà. Unite da un mare che, come ha scritto Sciascia, “non ubriaca" piuttosto “si impadronisce dei pensieri, suscita antica saggezza…".
Ero alla fine di “Linea d’ombra". Il vento implacabile schiaffeggiava le pagine. Sembrava rapire le parole, portandole lontano. Chissà dove...

Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 06.06.06 14:59

Interventi

Che splendido romanzo hai citato, Stefania! Ragazzi, oggi tra Claudio Damiani e Joseph Conrad posso anche ritenermi soddisfatta. Un bacio felino, Stefi*

Pubblicato da: Gaja - 06.06.06 15:11

Un grande scrittore ucraino? davvero?

Pubblicato da: temperanza - 06.06.06 16:02

Uno straordinario libro sulla maturità e la maturazione della consapevolezza... "Solo i giovani hanno di questi momenti."-che inizio!

Salû.

Pubblicato da: maline - 06.06.06 16:07

Per Temperanza

da wikipedia:
"Józef Teodor Nałęcz Konrad Korzeniowski (Berdyczów, 3 dicembre 1857 - Canterbury, 3 agosto 1924), meglio noto semplicemente come Joseph Conrad, è uno dei più grandi scrittori di romanzi d'avventura della storia, capace grazie a un ricchissimo linguaggio (e nonostante l'inglese fosse la sua terza lingua, dopo il polacco e il francese) di ricreare magistralmente atmosfere esotiche e i dubbi dell'animo umano in terre selvagge."
ciao!

Pubblicato da: andrea b - 06.06.06 16:20

caro Andrea B. non capisco.

Pubblicato da: temperanza - 06.06.06 16:34

@andrea b
Forse ho capito.

Ma Conrad è uno scrittore inglese di famiglia terriera polacca, non ucraina. Ed è sempre rimasto patriota polacco anti-russo e scrittore inglese.
In una lettera del 1885 a Spiridion Kliszczewski dice tra l'altro:

"Quando parlo, scrivo o penso in inglese, la parola "casa" significa per me le coste ospitali della Gran Bretagna."

E l'anno dopo, diventa cittadino britannico. E il suo primo romanzo (Almayer's Folly) esce quando è cittadino britannico da quasi dieci anni.

Se il luogo di nascita valesse per indicare la patria di uno scrittore Camus sarebbe uno scrittore algerino, Kafka uno scrittore ceco, Celan un poeta bucovino, qualsiasi cosa voglia dire. Ma la patria di uno scrittore è la lingua in cui scrive.

Pubblicato da: temperanza - 06.06.06 16:54

Sì, d'accordo. Non volevo certo dire che non scrivesse in inglese. Ho riportato quella minuscola biografia solo perché avesse più senso il definirlo "grande scrittore ucraino". Era opportuno, forse, chiarire meglio i termini, Joseph Conrad, ucraino, scrittore in lingua inglese, o una cosa del genere. Il luogo di nascita forse non vale per indicare la patria di uno scrittore, però aiuta a comprenderne certi aspetti. Qualche settimana era stato segnalato su Vibrisse il libro di Pietro Grossi, Pugni, presentando l'autore come "milanese". Invece è di Firenze, e vive e lavora a Milano. Quando l'ho fatto notare, mi è stato detto che, visto che vive e lavora a Milano, l'aveva preso come un milanese d'adozione, diciamo così. Qui non era neppure questione di lingua. Però per me è diverso. Sarà che ho questa cosa qua, della mia terra. E Conrad, ok, avrà potuto considerarsi più inglese che non altro, ma se non fosse stato questo "altro", beh, probabilmente le cose gli sarebbero andate diversamente. Poi di "se" e di "ma" son pieni i cimiteri. Io sono per indicare dove uno è nato, e in che lingua scrive, se questa è diversa da quella natia. è qualcosa che mi può far capire meglio chi ha scritto, e quello che ha scritto.
ciao!

Pubblicato da: andrea b - 06.06.06 17:15

Polacco, non ucraino, polacco.

Pubblicato da: temperanza - 06.06.06 17:27

Tu sei per indicare dove uno è nato? Beh, io sono per leggere quello che uno ha scritto. E quello che di lui si è scritto, se posso.
Ma vedo che qua ognuno può alzarsi in piedi e dire che Giulio Cesare era un famoso ingegnere, e dimenticarsi che oltre a fare macchine da guerra ha fatto anche altro, auguri ragazzi.

E auguri anche a te Temperanza, che dio ti regali la calma e la rassegnazione.

Pubblicato da: temperanza - 06.06.06 17:33

E va bene una volta tanto cercherò di mettere io i puntini sulle i...
La famiglia (nobile) di Conrad era polacca. Joseph nacque a Berdicev, nei possedimenti paterni del governatorato di Kiev.

Immer mit der Ruhe -dicono i tedeschi ;-)

Pubblicato da: maline - 06.06.06 17:56

ma come mai questa tendenza alla litigiosita'? joseph conrad e' di origine polacca, la sua lingua madre era il polacco: questo dato puo' essere decisamente interessante per uno scrittore. camus non sarebbe uno scrittore algerino perche' l-arabo non e' la sua lingua madre, ne' kafka ha iniziato a scrivere in ceco per poi passare al tedesco, come scelta elettiva. celan poi ha fatto del rapporto con il tedesco in quanto non tedesco (perseguitato dai tedeschi) una condizione quasi filosofica, quindi ignorare la sua nascita e la sua vita farebbero perdere molto. se, temperanza, ti piace leggere quello che sugli scrittori si e' scritto, avrai avuto modo di leggere molto sugli esili linguistici, volontari e involontari, spesso specchio della storia dell'europa dell'est

Pubblicato da: latte - 06.06.06 18:32

è un magnifico romanzo, Gaja.
e tu sai addentrartici e addentarne egregiamente la spina portante.
così io leggo e imparo, anche da te, a raccontare di romanzi

a presto
paola

Pubblicato da: cara polvere - 06.06.06 20:07

No, carissima polvere, ti ringrazio molto, ma non merito i tuoi complimenti. L'autrice del bel pezzo a cui ti riferisci è Stefania Nardini. Comunque grazie lo stesso per la fiducia (ne farò tesoro e cercherò di non deluderti prossimamente:*). Un abbraccio

Pubblicato da: Gaja - 06.06.06 20:09

p.s. forse l'errore è dovuto al fatto che io ho "raccontato" il romanzo che compare sotto a questo. :D

Pubblicato da: Gaja - 06.06.06 20:12

@temperanza
su nazione indiana scrivi:

"...io vedo anche ansie nei commenti, non solo qui, disagi, paure di restare sempre ai margini, sentimenti di incertezza, ambizioni, frustrazioni."

tra lì e qui sforna logorroicamente una ventina di post e anche di più in poco meno di 36 ore.
interessante disturbo di ansia da commento?
ciao
paola

Pubblicato da: cara polvere - 06.06.06 20:18

@ a Gaja.
ahhhhhhhhhhh.
mi cospargo capo e colòo di cara cenere.
lo riposto di là.

Pubblicato da: cara polvere - 06.06.06 20:20

@ Gaja.
ahhhhhhhhhhh.
mi cospargo capo e collo di cara cenere.
lo riposto di là.

Pubblicato da: cara polvere - 06.06.06 20:22

Un testo con riflessioni molte belle, quello di Stefania. La scorgo sul ponte del traghetto con i capelli e le pagine del romanzo smossi dal vento.
Bart

Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 06.06.06 20:36

Per Temperanza

Leggo quello che uno ha scritto. Magari mi interessa e cerco di trovare notizie sulla sua vita. A volte è il contrario. E sì, per me cambia sapere se uno è nato vicino a Kiev e poi se ne è andato in giro per il mondo oppure se se ne è stato sempre nel posto in cui è nato. Tutto qua. E scrivendo di qualcuno, cerco di fornire informazioni dettagliate, se ciò che sto scrivendo lo richiede, o se qualcuno me lo chiede. Tutto qua. Non volevo dire chissà che, prima. E ho scritto "ucraino" perché ho citato il post in cui stiamo commentando. Tutto qua. Spero di non averti offeso, prima. Se così è stato, scusa. ciao

Pubblicato da: andrea b - 06.06.06 20:43

alla signorina Nardini, chiedo scusa della distrazione e di non averle chiesto scusa.
un saluto
paola

Pubblicato da: cara polvere - 06.06.06 20:51

@cara polvere

No, però ho smesso di fumare:–)

@andrea b, perché dovresti avermi offeso? tutt'al più il povero Conrad dall'al di là avrà digrignato i suoi denti virtuali di patriota polacco.

@tutti quelli che vorranno leggere.

Vi chiedo, se salite su un aereo vi va bene che si alzi un passeggero e sposti il pilota per guidare lui? Immagino di no, ne va della vostra pellaccia, giusto? Però considerate la letteratura una tale ininfluente baracca che chiunque passa può cambiare le carte in tavola senza documentarsi neppure un minimo. Io non dico che devono parlare solo quelli che sanno, dico che tutti, se vogliono parlare, dovrebbero informarsi almeno un po'. Ma capisco che la mia è una mozione di minoranza, anzi, fastidiosa, addirittura offensiva.

Pubblicato da: temperanza - 06.06.06 22:36

@latte
certo che sì, ho avuto modo di leggere.

Pubblicato da: temperanza - 06.06.06 22:56

@ temperanza
ah. ecco perchè.
io per trattenermi ho ricominciato... uhm. :-)
sono d'accordo sull'informarsi.

Pubblicato da: cara polvere - 06.06.06 22:59

@ temperanza

Premesso che informarsi è buona e giusta cosa e che purtuttavia -non lo dico per difesa né mia né d'altri- a volte capita di confondere, di scordare, di non controllare (colpa anche spesso -ahi ahi!- della pigrizia)... è ammesso compiere errori -a patto, certo, vengano riconosciuti? O dobbiamo pronunciarci, per chi se ne rende colpevole, per un paio di giri di chiglia?
;-))
Ciò che dici non è affatto offensivo, al contrario -solo il tono lo è (facciamo... un poco).

Salû

Pubblicato da: maline - 06.06.06 23:14

@ temperanza

Premesso che informarsi è buona e giusta cosa e che purtuttavia -non lo dico per difesa né mia né d'altri- a volte capita di confondere, di scordare, di non controllare (colpa anche spesso -ahi ahi!- della pigrizia)... è ammesso compiere errori -a patto, certo, vengano riconosciuti? O dobbiamo pronunciarci, per chi se ne rende colpevole, per un paio di giri di chiglia?
;-))
Ciò che dici non è affatto offensivo, al contrario -solo il tono lo è (facciamo... un poco).


Salû

Pubblicato da: maline - 06.06.06 23:16

@maline

Il tono non vuole essere offensivo per la persona, il "peccatore" mi interessa poco, ma andando avanti sulla strada che confondersi, scordare e non controllare è un peccato veniale e capita a tutti, potrebbe succedere che qui Italo Calvino, visto che è nato a Santiago de las Vegas, diventasse all'improvviso, nell'indifferenza e magari nel lieto stupore di tutti, uno scrittore cubano.

A me non sembra normale.
E penso che chi vuol parlare di libri potrebbe almeno comprarsi una garzantina di letteratura, nonché consultarla, e in questo che dico non c'è un "tono", ma una semplice constatazione e un invito. Solo un semplice invito, visto che questo è anche un posto pubblico, a fare le cose per bene.
E adesso un saluto a tutti, e non abbiatevene a male.

Pubblicato da: temperanza - 07.06.06 01:52

Credo che sia esagerato insistere così sulla nascita che deve essere un marchio definitivo di appartenenza. Io, per esempio, sono nato a Voltana, un borgo agricolo del comune di Lugo (RA) ed ora, dopo varie peregrinazioni, vivo stabilmente a Bologna. Mettiamo che pubblicassi un libro e andassi in finale al Premio Strega (è il caso di "Pugni" citato da Andrea B) e di me scrivessero: lo scrittore voltanese Mauro Baldrati, io direi: ma sognate? Io sono bolognese. Talvolta è doveroso specificare "nato a" e magari aggiungere "vive a", ma altre volte la cosa può essere persino buffa.

Pubblicato da: Mauro Baldrati - 07.06.06 10:02

Per Mauro

Sul volume "Pugni" è scritto, riguardo Grossi, Nato a Firenze, vive e lavora a Milano. Io non lo so perché hanno messo il Nato a Firenze, ma visto che l'hanno messo loro, che avranno avuto un qualche contatto con l'autore, forse quando si riporta si può scrivere. Tutto qua. Se io tra dieci anni vivessi a Torino, e mi dicessero che allora sono torinese, direi no. Per me è così. Poi uno si informa, e via. Non sarà cosa fondamentale, no, sarà buffa, ma per me un'informazione o si dà esatta, o si può benissimo non dare, o si può segnalare dove trovarne sull'argomento e sull'autore. Di te, ad esempio, lo troveresti buffo che scrivessero Nato a Voltana, vive e lavora a Bologna? Sarebbe la cosa esatta. Uno non sa che ti consideri bolognese, e scrive i dati precisi. Poi arrivi tu e dici: io sono bolognese. Questo è un passaggio successivo, secondo me. La nascita non è marchio definitivo, ma è una questione che riguarda direttamente la persona. Un mio amico è stato in Portogallo, ha lavorato lì. Se avessero detto di lui che è portoghese, sarebbe stato un bell'abbaglio. Vivere e lavorare in un posto può anche essere cosa provvisoria. Tutto qua.

Per Temperanza
Meno male. Ultimamente mi è capitato di offendere inavvertitamente alcune persone, così mi sa che devo rivedere qualcosa nel mio comportamento. Felice che questo non sia il caso.

Pubblicato da: andrea b - 07.06.06 11:04

@Baldrati

Sono d'accordo con te. E' l'identità che lo scrittore si riconosce che conta (anche nelle sue contraddizioni)la sua storia personale, il suo percorso, la lingua che si sceglie e il suo rapporto con quella lingua.
Insomma la sua storia di scrittore. Il dato biografico ha un senso se è legato a questo. Se ha senso, perché non è detto che lo abbia:–)

Per questo nel caso di Conrad il fatto che nasca polacco è importante, per il suo sentimento anti-russo, per la sua scelta della nuova patria anche linguistica, eccetera

Pubblicato da: temperanza - 07.06.06 11:06

@Andrea b

(ma sei andrea barbieri?)

Sono d'accordo anche con te quando dici che se si dà un'informazione o si dà esatta o è meglio non darla.

Sull'offendere ti capisco, la frase che detta ha una sua leggerezza, scritta diventa una pietra, capita anche a me.

Ma vi segnalo un libro appena uscito per Neri Pozza, "Saranno idee d'arte e di poesia" che contiene i carteggi dell'editore con Buzzati, Gadda, Montale e Parise. Ho letto finora solo quelle con Parise. Altro che polemiche, di una schiettezza e durezza che possono nascere solo in un rapporto tra persone di grandissimo talento e altrattanto grande onestà intellettuale.

E' un libro istruttivo, le polemiche, se sono oneste, non dovrebbero offendere, dovrebbero essere guardate nelle palle degli occhi.

Saluti

Pubblicato da: temperanza - 07.06.06 11:14

Andrea, non sono in disaccordo con te, anzi, sono d'accordo sulla precisione, però non può diventare una tendenza ossessiva, da portare avanti a qualunque costo. Se ogni volta che dovessero riferirsi a me dovessero specificare "nato a Voltana, ma vive e lavora a Bologna", non sarebbe un'esagerazione? E' come dice Temperanza, talvolta è una questione di scelte, e di adozioni, perché no.

Pubblicato da: Mauro Baldrati - 07.06.06 11:22

Non sono andrea barbieri.
Sì che non deve diventare un'ossessione, dicevo solo che, se lo dice la persona interessata, di essere milanese o quantaltro, ok, ma se è una nostra supposizione, allora meglio i dati nudi e crudi.
Grazie per la segnalazione del libro Temperanza, e grazie Mauro per avermi spiegato meglio, a volte sono un po' duro.
ciao

Pubblicato da: andrea brancolini - 07.06.06 11:30

Beh... Il buon Stendhal, di Grenoble, fece scrivere sulla sua tomba "Errico Beyle, milanese" -italianizzando pure Henry. Fu e rimase naturalmente un francese. Ma spesso la "patria" è dove ci si sente bene (o sè stessi) e null'altro. I dati anagrafici sono dati -non sempre e comunque verità...

Pubblicato da: maline - 07.06.06 11:39

Grazie a Gaja, Bart e al gruppo dei generosi in complimenti.
Temperanza cara, credo che verificare sia il primo dovere di chi scrive, ed è una regola da manovale delle giovani marmotte. Diciamo che sui natali di Conrad dovrebbero mettersi d'accordo in primo luogo i biografi. Infatti, potrai verificarlo, le notizie sono contrastanti.
Manca pero' un tassello. Quel sentimento antirusso è molto forte anche in Ucraina, di cui sul piano letterario, a parte i grandi, conosciamo poco. Essendo andata a scuola da Temperanza quando ero piccola, ho vissuto un periodo della mia vita in Ucraina perchè stavo scrivendo un romanzo ambientato in quel paese. E, con una giovane traduttrice accanto, ho fatto scoperte letterarie magnifiche purtroppo ancora sconosciute al grande pubblico.
E' comunque l'occasione per invitare anche le case editrici che pubblicano Conrad a mettersi d'accordo.
Ciao a tutti, ho fretta. Devo uscire a comprarmi la Garzantina.
Baci rilassati

Pubblicato da: stefania nardini - 07.06.06 11:42

@Stefania Nardini

Non voglio polemizzare inutilmente con te, anche perché non è con te come persona che ce l'ho, ce l'ho, quando mi capita di sbatterci il naso, con una certa approssimazione che in un blog personale non mi riguarda, ma che su un blog che viene considerato, anche da molti giovani, un blog letterario, mi fa dispiacere vedere.

Dire che Conrad è uno scritore ucraino, (ma poi, se sei d'accordo, finiamola lì) non vuol dir niente. Se conosci Conrad lo sai, se non lo conosci bene è meglio non dirlo, tutto qua.

Non mi interessa dar lezioni, mi interessa però una certa pulizia delle strade della comunicazione letteraria, dovresti essere d'accordo, se ami la letteratura.

Pubblicato da: temperanza - 07.06.06 11:52

Tra Temperanza e Stefania, Andrea b, e Mauro,Maline e Paola, Bart e Conrad. Navighiamo in rete e poi di costa in costa. A sbarcare il lunario e a distinguere ombre di frescura, quelle lunghe serali, da Giacometti, o quelle quasi un punto da traversate del deserto. Cara Stefania sarò dalle tue parti a metà Luglio, Marsiglia, e allora ti dirò a voce quanto le tue parole mi abbiano accarezzato. Mi preparo a salpare di nuovo- mancano poche settimane- e a chi potrò confessare che lì dov'ero ci stavo bene?
effeffe

Pubblicato da: effeffe - 07.06.06 13:20

Può essere che l'equivoco sia insorto perché Conrad nacque quando la cittadina Berdyczow era in Polonia, poi passò all'Ucraina.

Bart

Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 07.06.06 16:15

Ascolta Temperanza, fa sempre bene una spruzzata d'acqua fredda sulla faccia. Dunque con simpatia ti dico che purtroppo è sulle quarte di copertina dei libri di Conrad questa faccenda della sua nascita a Kiev. Se tu,come altri che si occupano meglio di me dei profili degli autori avete elementi per correggere questo errore, credo sia giusto farlo concretamente.
Invece caro vecchio amico mio Effeeffe, io sono in Italia fino a settembre. Chiamami. Cerchiamo di salpare insieme per riscoprire quell'isola meravigliosa dove regna il dio dell'amicizia.
Ciao

Pubblicato da: stefania nardini - 08.06.06 19:32