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14.06.06

Gli scrittori rinunciano alla lotta

di Beatrice Monroy

[Questo articolo di Beatrice Monroy è apparso in Repubblica Palermo, supplemento del quotidiano La Repubblica, martedì 13 giugno 2006]

In merito all’articolo di Marcello Benfante sull’infelicità dei siciliani mi permetterei di fare alcune osservazioni.
C’è in Sicilia da molto tempo, almeno da tanto che io possa ricordare, un’ampia classe di intellettuali che ha scelto nei confronti della lotta per il riscatto dell’isola, una posizione assai particolare che è esattamente quella che ritrovo in Benfante e che, a mio parere, può risultare pericolosissima, è questa idea che ad un intero popolo si possano assegnare delle caratteristiche di tipo psicologico e morale: noi siamo infelici, noi siamo pessimisti, il siciliano è pigro, il siciliano non ha speranze. Più l’intellettuale che pone queste caratteristiche è raffinato più vengono tirati giù volumi e vengono fatti confronti, mi si dirà anche Sciascia… e da lì mi permetto umilmente di partire. Grandissimo Sciascia, insopportabile lo sciascismo da cui siamo invasi e che tiene confronto solamente con un’altra grave malattia, il camillerismo.

L’intellettuale scrive, Sciascia ha detto: la Sicilia come metafora, l’irredimibilità, ecc… prende questi modi di dire del grande maestro, li stacca dal contesto, dimentica tutto il resto e la frittata è fatta. Dimentica o vuole dimenticare? Quanto Sciascia fu uomo di azione, come la sua scrittura fu una rivoluzione, come leggerlo fosse incredibilmente scandaloso qui in Sicilia e straordinario altrove. Dimentica o vuole dimenticare? Che la forza di Sciascia fu nell’andare da solo controcorrente, scrivendo delle follie, delle cose, della mafia di cui nessuno parlava. Invece adesso l’intellettuale scava tra le macerie e giustifica la sua inazione. Perché, dico, come l’altra terribile malattia il camillerismo? Camilleri, piaccia o non piaccia, s’inventato uno stile, una voce potente e originalissima che fa impazzire lettori di tutta Italia, il giovane scrittore siciliano prende le sue parole, toglie la voce e scribacchia senza cuore. Sono due malattie terribili ma la prima soprattutto, lo sciascismo, ha prodotto terribili danni e, a mio parere, sottintende a tutti coloro che ancora e ancora ci vogliono fare una facile psicologia caratteriale.

Mi chiedo e se invece di lamentarci tanto e non fare niente, ci dessimo un poco da fare? Cosa e dove sono stati gli intellettuali durante la terribile campagna elettorale che abbiamo appena attraversato? E i politici cosa pensano degli intellettuali? Malissimo, pensano che sono dei servi e che servono solamente per ornare la loro azione. Ma gli intellettuali, gli artisti cosa fanno per far credere ai politici altrimenti? Niente. Si lamentano, gli scrittori dicono che la Sicilia è irredimibile e così possono giustificare la loro impotenza, gli artisti si nascondono nelle sacche del potere. Molti però, e questo lo vorrei dire a Benfante, di nuova generazione semplicemente vivono e non stanno a fare tante analisi, vivono senza vendersi l’anima, se possono qui, sennò altrove. La fuga dei cervelli non è una questione d’infelicità, è una questione di governo, il governo dei mediocri, del malaffare, come è stato con Berlusconi in tutta Italia, genera la fuga dei cervelli, l’infelicità non c’entra, semplicemente la gente, i giovani vanno dove vengono chiamati, quelli che possono, cioè quelli che hanno le spalle coperte che poi sono pochi, gli altri rimangono qui e qui comincia la vera tragedia, l’olocausto silenzioso dei cervelli, perchè il problema non è l’infelicità ma il clientelismo che tutto macina e tutto governa. Un clientelismo così antico e ben strutturato che neanche si vede, ma mai e poi mai si va avanti in Sicilia per i propri meriti ma solo per clientela. Questo vale per la destra ma vale anche per la sinistra che, infatti, non ha fatto niente per impedirlo né prima, né ora, né come opposizione ai governi e anzi, come la destra, ci sguazza dentro.

Il male non si sradica con diagnosi psicologiche ma lavorando duramente per un governo della trasparenza da un lato, esempi:
Che fine e dove vanno a finire i soldi de I Grandi Eventi? Perchè le biblioteche pubbliche non hanno i soldi per comprare i libri? Perché non esistono progetti per la diffusione del libro e della letteratura? Perchè la grande produzione RaiRegione televisiva viene fatta in Sicilia con autori e attori non siciliani? Dove sono finiti i soldi che l’assessore Pagano non ha distribuito alle compagnie teatrali come negli anni precedenti? E’ vero che l’assessore alla cultura di Palermo non ha più deleghe?

E dall’altro, per gli intellettuali, prendendosi la responsabilità che gli è propria, cioè quella della parola, nel mondo intero dittature sono state battute con l’apporto fondamentale degli intellettuali, penso al SudAfrica, penso alle Martiniche, penso a Franz Fanon, a Malcom X, penso al lavoro che fanno gli scrittori turchi, e così via, dovunque intellettuale, scrittore vuol dire esporsi per le proprie idee, lottare per la libertà del proprio popolo e noi? Ci lamentiamo, scriviamo in sciascismo o in camillerismo e andiamo alle cene elettorali. Io non credo a infelicità e felicità se non come un bene personale, ma credo sì fortemente che attualmente è in corso in Sicilia una vera tragedia, che è la tragedia silenziosa di un popolo che si è arreso, di fronte a un Italia intera che ci guarda con una certa distanza e commiserazione. Non mi aspetto aiuti da nessuno se non da noi stessi, solo noi possiamo prendere in mano le nostre vite, smetterla di lamentarci , provare a usare la penna con la stessa forza, dignità e coraggio di Sciascia e tirare da dentro noi la parte migliore. La dignità di un popolo si riconquista solo con una fatica dura, è tutta in salita, secondo me vale la pena provarci o preferiamo lamentarci per altri cinque anni magari acchiappando qualche osso lanciato sottobanco, o azzannarci con i vicini per avere un piccolo misero privilegio che ci dia la sensazione di essere ancora in vita? Non è più interessante sentirsi in vita, con tutta la forza e la dignità che – ora ci vuole- la nostra grande storia, piena di grandi intellettuali (quasi tutti dimenticati) ci permette?

Pubblicato da Tonino Pintacuda, il giorno e l'ora: 14.06.06 09:03

Interventi


Come dare torto alla Monroy. A Palermo c'è così tanto schifo, pieno di pseudo intellettuali agganciati alla politica come tante sanguisughe; almeno queste qualcosa di buono lo fanno. Specie se c'è qualcuno che ha avuto "notorietà" perché Assessore alla Cultura, sfruttando tale posizione per sé.

Oltre al problema di questa indolenza compiaciuta nel non reagire, preferendo semplicemente un piangersi addosso, vi è un altro grave problema, che è quello dei giovani. A loro non viene dato il gisto spazio; sembra quasi che la cultura debba essere ancorata a vecchi di sessant'anni o pensionati; molti degli incontri che si tengono a Palermo sembrano più incontri geriatrici.

Gli intellettuali non operano rivoluzioni o guerre perché sono troppo dediti a coltivare la propria "fama" tra sperticati elogi dei propri adepti o a ritirare assegni per i loro pensierini spacciati per recensioni all'interno di un circuito pesudo culturale che loro stessi hanno costruito, assicurandosi la paghetta.

e senza fare nomi e cognomi, vi sono anche quelli che si fanno pagare per assicurare all'altro il primo posto al premio letterario.

A Palermo va di moda il proselitismo.

Pubblicato da: Fabrizio Corselli - 14.06.06 11:19

Brava la Monroy, soprattutto nello stigmatizzare lo sciascismo. Chi non ricorda quel pensiero che vuole tutti i siciliani in possesso di un cromosoma mafioso? Mai di un'idea come di questa si è abusato nell'argomentare pro e contro la stessa tesi.
Sul ruolo dell'intellettuale mi piacerebbe avesse puntualizzato che il suo ruolo di rottura e di denunzia è più esplicito e diretto in società in fermento, dove l'insoddisfazione e il desiderio di rivalsa e cambiamento covano nell'animo di coloro che hanno la capacità di interpretare la storia e le evoluzioni sociali ed economiche. Guardiamoci intorno (in Sicilia e non solo): sono bisogni sentiti? Chi ha voglia di ascoltare la voce delle cassandre?

Pubblicato da: mauro - 14.06.06 19:00

Obbe', meglio Camilleri - quello originale - a tanti altri libelli che valgono zero. Però "Cosa di noi. I ragazzi di sala Paradiso" di Vito Zingales dovreste davvero leggerlo: è un gran bel libro di cui si è parlato poco, purtroppo. Un libro coraggioso.

g.

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 14.06.06 20:12

Segnalo una bella iniziativa di un anno fa - e che spero stia continuando - che ha per istigatrice la stessa Beatrice Monroy che sono contento di legger qui.

http://www.nazioneindiana.com/2005/07/18/poemi-improvvisati-su-temi-siciliani-o-creduti-tali-estratti/

Pubblicato da: Andrea Raos - 14.06.06 20:49

Sta continuando infatti, non avevo ancora guardato il sito di BM. Magnifico.

Pubblicato da: Andrea Raos - 14.06.06 20:53

Io mi ricordo ancora, quando scrivevo per Repubblica di Palermo (però mi occupavo di Hobby e Giochi) il caso della chiusura di Libr'Aria della Monroy e addirittura in quello stesso periodo del Teatés di Perriera per mancanza di fondi (fu proprio discusso in quella riunione di redazione alla quale ero presente); è mai possibile che intellettuali come loro sono costretti a chiudere perché la Regione o il Comune non elargisce fondi e poi c'è chi se ne approfitta, in quanto politico, per pubblicarsi i propri libri?

Pubblicato da: Fabrizio Corselli - 14.06.06 20:54

Sì l'intellettuale siciliano cerca con la scusa dello sciascismo di giustificare se stesso che altro non è che un giullare alla corte del momento.
sciascia vi prenderebbe a calci nei denti.

Pubblicato da: Luigi Fabozzi - 02.01.07 22:23