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20.06.06
Giro d’Italia con vibrisse: Pomarico (Mt)
di Nunzio Festa
[Le tappe del Giro d'Italia con vibrisse - il titolo è stato trovato da Tonino Pintacuda (e qui) - saranno pubblicate ogni martedì e ogni sabato. E' arrivato materiale sufficiente a coprire fino al 15 luglio e altro materiale è stato annunciato. I testi saranno pubblicati rispettando le date di arrivo. Si coglie l'occasione per invitare tutti a partecipare a questa sezione che, se raccoglierà molto materiale, si trasformerà in una simpatica e affettuosa cartina geografica dell'Italia di oggi vista e disegnata dai lettori. bdm]
[tutte le tappe del Giro d'Italia]
Sopra i dolori dello sviluppo malato d’una valle martoriata, la Valle del Basento, spunta Pomarico. Come spunta all’orizzonte, comunque affascinante in virtù della bella posa del centro abitato, una selva di ripetitori, che quasi sembra di stare in quel famoso punto di Roma. Ma il nome di questo piccolo comune (meno di quattromila cinquecento abitanti reali) della piccola Basilicata, per colpa dello spopolamento, tenaglia d’una regione dotata di tanto e venduta di molto, parla di natura; ormai è certo: il nome Pomarico deriva da qualche termine latino che richiama la presenza significativa di frutta. Infatti, si è ancora indecisi nell’attribuire la derivazione del nome a “Pomarium", ovvero frutteto, a “Pomaria Locus", oppure, addirittura, “Pomi Ager", queste ultime due possibilità fanno pensare a un luogo ammantato d’alberi da frutto.
La storia, che non è facile smentire, afferma, invece, che la Pomarico d’oggi non è quella di ieri. L’esistenza degli spazi attualmente vissuti non è correlata, infatti, a un altro vecchio luogo fortificato, detto Pomarico Vecchio, forse risalente a un’epoca precedente il V secolo a.c. Questo antico insediamento sorgeva a circa 11 chilometri dall’odierno e, per sette anni, è stato sito archeologico (1989 - 1996).
Durante i lavori fu scoperta la presenza di moltissimo materiale, dagli armamenti ai classici oggetti usati in casa, ovviamente ricchi lavorazioni pregevoli. Nel ventre dell’antico agglomerato v’era Casto Cicurio, chiaramente munito di mura possenti. Quest’insediamento subì una forte influenza greca, che cambiò i connotati al borgo; siamo sempre al tempo degli Enotri. Testimonianza di questi passaggi epocali e di fatti di migrazioni conquistatrici sono le tombe che nel sottosuolo hanno fatto casa. Castro Cicurio è d’epoca romana, mentre l’attuale Pomarico nacque nel 850 d.c., dopo la distruzione (ripetutasi per tre volte) di Pomarico Vecchio, portata a compimento dai Saraceni.
Il comune fu martoriato dalle dominazioni straniere e dal diritto di proprietà dei Benedettini di San Michele Arcangelo contendenti della Contea adiacente al territorio in questione. Una serie di feudatari, inoltre, ha potuto vantarsi di possedere Pomarico. Dalla seconda metà del Settecento furono i Donnaperna, ai quali si deve la volontà politica e dittatoriale d’erigere un’imponente palazzo. E alcuni briganti si fecero pure notare in paese per la sfrontatezza delle loro azioni e la crudeltà delle loro gesta.
Percorrendo le viuzze del rione Castello, ci s’accorge di quanta bellezza sta nelle strettoie e nei respiri delle cose depositate dal trascorrere degli anni. Spicchi di mondo che, in questa zona storica, sono poco frequentati e ancor meno abitati. Per fortuna da qualche anno, villeggianti pugliesi si stanno impegnando per il recupero funzionale di tante abitazioni che gli abitanti del posto hanno abbandonato.
Le incertezze delle pomaricane e dei pomaricani discendono da anni di disoccupazione e di difficoltà sociali. Il famoso e tanto osannato sviluppo della Val Basento si è rivelato nient’altro che una macchina per creare rifiuti e svuotare gli antichi templi nell’area industriale, aggiungendo una nuova ferita alle tante che hanno colpito la gente lucana, martoriata in più dal lavoro perennemente precario e dal continuo ricorso alla cassa integrazione che ha lasciato sulle spalle e negli occhi delle famiglie il peso di tanta amarezza e delusione. La chimica la faceva da padrona. Era dittatrice esattamente alla maniera dei regnanti “pomaricani" succedutesi nel tempo. Sarebbe facilissimo disegnare una cartolina del paese, per attirare gente da tutti gli angoli del Pianeta. Però, in questa parte di Sud, nulla ruota mai al meglio. Complice è stato quello strapotere imperante e culturalmente massacrante del partito unico, che dalle nostre parti vestiva panni scudocrociati. Teso a una specie di populismo condito di trionfalismo e di odio. Lanciato, esclusivamente, alla consacrazione e perpetuazione dello stesso potere, che nelle cabine elettorali prendeva le sembianze d’un solo nome e d’un solo dio.
Pomarico è ascrivibile alla categoria dei Comuni che stanno a mano a mano perdendo vita. Sono soprattutto le giovani generazioni a fuggire. Magari lontano, anche. A volte per non ritornare. Molte volte. Questo fenomeno negativo è da indagare a fondo, evitando di cadere nelle trappole elettoralistiche d’una parte dei soggetti politici. La fuga dei giovani marca un inarrestabile invecchiamento della comunità non più in grado di osservare e valutare attentamente le problematiche indotte da una società moderna. Ormai le persone anziane sono predominanti nella composizione demografica di Pomarico.
Un altro aspetto inquietante è la situazione geomorfologica del territorio. Le frane sono quasi all’ordine del giorno. Piccoli cedimenti si verificano ogni tanto nel centro abitato e nei siti non popolati. Una talpa sembra che stia rosicchiando i piedi d’argilla del comune. Una talpa che attacca e prosciuga le vene di Pomarico.
Il paese è diviso in due parti. Il centro del paese è separato, non per volontà dei cittadini, dal quartiere Aldo Moro, che è la parte più “nuova" del centro abitato, costruita recentemente. L’assenza, ad oggi, di un Piano Regolatore Generale, ha sollecitato la costruzione di edifici “fuori" dal cuore del paese, dispersi sul territorio senza alcun criterio di distribuzione sia funzionale sia di “socializzazione della collettività".
Nonostante ciò, Pomarico è un paese che conserva molte malie. Lo dimostrano le forti emozioni che il suo paesaggio, di una bellezza assoluta, riesce ancora a suscitare nei visitatori.
Nelle campagne pomaricane e fra le maglie del tempo, trattenuto fra archi e strettoie, si può rintracciare ancora oggi ciò che di suggestivo e fascinoso si nasconde nel nome che i latini vollero dare a questo tassello di meridione.
Pubblicato da Bartolomeo Di Monaco, il giorno e l'ora: 20.06.06 10:05
Interventi
È decisamente una regione che conosco poco. Ma che mi ha sempre attratto, anche perché tutti mi hanno sempre detto cose meravigliose di Matera e dintorni. Grazie al tuo interessante pezzo la conosco un po' meglio. Un saluto
Pubblicato da: Gaja - 20.06.06 11:02
Potrebbe essere una buona occasione per visitare Pomarico che -ahimè- non conosco e manca nei miei itinerai in terra di lucania. Ciao Mapi (spero di poterti avere ospite presto su LucaniArt)
Pubblicato da: Mapi - 20.06.06 12:27
grazie, Gaja. a Matera ci sono cose bellissime, Ma affrettati a visitarla che tra qualche anno potrebbero ammazzarle. Comunque, arrivi nei Sassi e ti lasci guardare dalle loro emozioni. Ma oltre al capoluogo di provincia, ci sono anche tanti comuni, pure non troppo distanti, dotati di bellezza quasi surreale e tangibile.
LucaniArt ancora non lo conosco, lo conoscerò.
b!
Nunzio Festa
Pubblicato da: nunzio - 20.06.06 12:53
Così mi hanno detto, in effetti, anche altri amici. Che è un posto magico, come dici tu "che conserva molte malie". Ho sempre avuto l'impressione che la Lucania fosse una regione da scoprire. Magari ti chiederò indicazioni più precise. È stato un piacere leggerti.
Pubblicato da: Gaja - 20.06.06 13:03




