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13.06.06
Giro d’Italia con vibrisse: Cortona (Ar)
[Le tappe del Giro d'Italia con vibrisse - il titolo è stato trovato da Tonino Pintacuda (e qui) - saranno pubblicate ogni martedì e ogni sabato. E' arrivato materiale sufficiente a coprire fino al 11 luglio e altro materiale è stato annunciato. I testi saranno pubblicati rispettando le date di arrivo. Si coglie l'occasione per invitare tutti a partecipare a questa sezione che, se raccoglierà molto materiale, si trasformerà in una simpatica e affettuosa cartina geografica dell'Italia di oggi vista e disegnata dai lettori. bdm]
[tutte le tappe del Giro d'Italia]
È sempre uguale. Ma in alto: in alto, da dove in lontananza s'intravvede il Trasimeno, in alto in alto, vicino alle stelle e accanto alla fortezza c'è lei, incartapecorita ma resistente al tempo: Santa Margherita da Cortona, la terza luce dei francescani, la santa meno santa tra i santi, peccatrice, sposa illegittima di un signorotto, madre anche, ma che per Cortona è la grande santa: della grande profezia.
Nessuna guerra, mai, su questa città, disse.
Infatti.
E scendendo, sul sentiero che dalla basilica porta al centro di Cortona, ecco le tracce della riconoscenza cortonese: le stazioni della Via Crucis, con mosaici di Gino Severini, il cortonese più francese di Cortona.
Andò così. Quando finì la seconda guerra mondiale fu sciolto il voto. Perché Cortona, a differenza di altre città dell'aretino, non era stata bombardata, non ci furono bagni di sangue. La Santa aveva vegliato sulla sua cittadina prediletta, retta da lucumoni, per secoli e secoli. Così la Curia domandò a Severini, Severini il francese, Severini il futurista, di dare vita e colori alle stazioni della Via Crucis.
Si ispirò al Signorelli, Severini, al Rinascimento, ma la sua mano francese e moderna si vede, e la videro i contadini che, di fronte a quegli abiti della Madonna troppo colorati, troppo naif, ritennero d'essere di fronte a un'opera blasfema, di un francese appunto: e quei mosaici, dopo sassate, restauri e ancora sassate, ora son protetti: da vetri (ma non c'è bisogno, ché adesso i contadini sono meno comunisti e meno devoti alla Madonna di cinquant'anni fa).
E poi s'arriva nella città dei saliscendi: c'è solo il grande corso, solo lui, che è in piano. La ruga piana. Appunto. Attorno vicoletti e vicoli dai nomi che ricordano gli scontri a sangue tra guelfi e ghibellini: Vicolo della Notte, Vicolo del Precipizio.
E c'è Dante Alighieri che fa capolino da una finestra di Palazzo Casali. La Divina Commedia «madre», quella scritta di suo pugno, chissà dov'è, ma una delle tre figlie, è conservata nell'Accademia Etrusca (che non si sappia però: solo i cortonesi che stanno lontano lo sanno che uno dei tre codici è conservato lì: meglio).
Poi le mura, le porte di una città della dodecapoli etrusca. Gli aruspici sapevano: c'era il viandante che entrava dalla porta del buon auspicio, e quello che invece faceva oltrepassare le sua membra in quella dei cattivi presagi.
Chissà da che porta entrò il sicario che voleva uccidere Frate Elia, colui che San Francesco «aveva scelto come madre per sé e costituito padre degli altri frati».
Già, le porte di Cortona, le porte e le mura che tutti dicono etrusche ma che non son tali: furono i Medici a edificarle.
Cortona, quella etrusca, dorme, sotto. Sotto le vecchie osterie, dove la chianina va mangiata al sangue, o le nuove enoteche: ché da qualche anno c'è l'esplosione del turismo americano e i cortonesi, che una volta vestivan da contadini, ora son tutti firmati pure loro, tutti un po' americani... (e pensare che dicevano al Severini che era troppo francese).
È scendendo, tra ulivi e vigneti, che guardando in alto, (rimirando in alto vien da dire), vicino alle stelle, ti vien voglia di tornare: Paese mio che stai sulla collina... Solo i cortonesi lontani sanno che fu scritta da un cortonese doc, tal Migliacci, amico di Modugno, quando Cortona era la Cortona dei mezzadri e delle bestemmie e dei comunisti col rosario in tasca. Qualcosa è rimasto, però. Qualcosa. In alto, dove dorme Santa Margherita. In basso, nella Val di Chiana, tutto è cambiato: la malaria debellata, i briganti sconfitti, le belle vacche chianine che tanto piacevano al Duce, son dentro le stalle, per sempre.
Pubblicato da Bartolomeo Di Monaco, il giorno e l'ora: 13.06.06 10:43
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Pubblicato da: Kenny - 26.02.07 02:58




