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15.06.06
Una rivolta contro il mondo moderno
di Gian Paolo Serino
[Questo articolo di Gian Paolo Serino è apparso nell'edizione milanese del quotidiano Repubblica mercoledì 14 giugno 2006. gm]
Giovanni Costa è un ragazzo di provincia: suo padre un pensionato Enel, sua madre casalinga, il fratello camionista. Una famiglia modesta che abita nel profondo Nord e che di quella terra mantiene vizi e virtù: valori che a Giovanni Costa stanno stretti. Da giovane Don Chisciotte dei nostri giorni lotta contro i valori della mediocrità che sembrano volerlo condannare ad una vita di eterno precariato. Un’esistenza co.co.co che lo impegna in mille lavori: da venditore di libri porta a porta a scrittore debuttante. Nel frattempo [coltiva] il sogno di scrivere il suo Grande romanzo della verità in cui riversare tutte quegli interrogativi esistenziali che di questi tempi, stretti dalla morsa di una recessione economica e morale, preferiamo dimenticare.
Davide Bregola, giovane scrittore mantovano, ne La cultura enciclopedica dell’autodidatta, consegna al lettore un romanzo che lui stesso definisce di “autofiction": attraverso l’uso di un’ironia davvero tagliente dietro il personaggio di Giovanni Costa, in una sorta di Zibaldone, ci racconta la propria storia. Una vita, si è detto, precaria, ma molto diversa da quelli di altri autori che in questo periodo hanno dato il via ad un vero e proprio boom di libri dedicati al precariato: da Mi chiamo Roberta, ho quarant’anni e lavoro in un call center di Aldo Nove (Einaudi) a Mi spezzo ma non mi impiego [di Andrea Bajani] (Einaudi) sino a Vita precaria e amore eterno di Mario Desiati (Mondadori).
Il romanzo di Bregola, infatti, è più che altro la testimonianza di chi vive un precariato esistenziale in un mondo che ha trasformato la realtà in fiction (che sia televisiva o letteraria). Quella di Bregola è una provocazione che non manca di centrare le assurdità e le contraddizioni di ciò che ci circonda. Non ci sono diktat, non ci sono indicazioni o soluzioni, ma il suo libro è una sorta di “Rivolta contro il mondo moderno". E’ un viaggio negli ultimi 30 anni di storia italiana: di come la cultura sia diventata “coltura" e poi “cottura": un esercito di colletti nemmeno bianchi la cui vita è incatenata nella produzione, quasi industriale, di curricula. Sottopagati, ma soprattutto sempre meno interessati alla “Verità". Questo è il male di oggi e Bregola riesce a radiografarlo con rara maestria, con una scrittura raffinata ma, caso raro, accessibile a tutti.
Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 15.06.06 15:43
Interventi
Mi piace.
Anch'io l'ho trovata una "Rivolta contro il mondo moderno", libro assai più degno di altri "capolavori" del precariato socialmente inutile (utili forse ad arricchire le tasche degli editori che lucrano su narrazioni imperniate sulla condizione fantozziana dei giovani di oggi) CEDA è invece un libro intelligente, ironico, scritto con talento mischiando tra le righe un po' di rabbia e un po' di amore.
Bravo Davide, bravo Giulio, bravo Sironi.
Pubblicato da: andrea.nobili - 15.06.06 16:30
Andrea, visto che accenni ad alcuni libri e ad alcuni editori, potresti dire di quali libri e di quali editori parli?
Pubblicato da: giuliomozzi - 15.06.06 17:41
Certo.
In particolare ce l'ho con gli stessi che poi cita Gian Paolo.
Su tutti Bajani che ha dato il la e Aldo Nove che ha cavalcato l'onde per bene. L'idea è che il precariato sia un discorso che fa moda: tutti ci guardano dentro ma nessuno vuole andare a fondo. Comunque mi riferisco in particolare alle prodezze del gruppo Mondadori che con il bel DG che si ritrova... l'ho sentito parlare da Mentana una volta e mi veniva da prenderlo a schiaffoni:)
Salvo Desiati per come scrive e perché Vita Precaria etc. offre spunti interessanti ed è struggente nel finale. Su Accardo abbiamo già detto.
Pubblicato da: andrea.nobili - 15.06.06 18:04
I primi a scrivere di lavoro e precariato
siamo io ("Pausa Caffè") e Francesco Dezio ("Nicola Rubino è entrato in fabbrica").
Abbiamo iniziato più di cinque anni fa, prima ancora di Ricercare 2002, Reggio Emilia
(abbiamo letto brani pubblicati in seguito nei nostri libri).
Potete anche fingere, per comodità, sciatteria o strategia che alcuni libri non siano mai esistiti. Non mi interessa la spartizione del banchetto. Sto scrivendo altro.
La precisione, sì.
E comunque, in parte concordo.
E' rassicurante leggere le quarte di copertina per sapere di essere nella merda.
Ciao,
Giorgio Falco
Pubblicato da: Giorgio Falco - 15.06.06 22:54
Personalmente ho apprezzato "Pausa Caffé" - vedi mio commento al post su Giovanni Accardo. Non è detto che tutti coloro che scrivono di "precariato" scrivano delle cazzate... In "Pausa Caffé" si parlava di Call Center e dopo, il Call Center è diventato una moda, è vero: non passa mese che non esca un libro che narra le vicende di uno sfigato da call center... Dai, cazzo, diamoci una mossa! Non se ne può più. Ci si lamenta del precariato e di una vita di stenti quando si é a tutti gli effetti parte attiva di una società opulenta, cinica che sfrutta sistematicamente i più deboli per produrre... E ci si piange pure addosso. Vorrei ricordare che mentre noi stiamo a lamentarci di un contratto a termine altrove nel mondo una vita giunge al termine perché non ha cibo né acqua.
Perché nessuno si sente precario vedendo i fiumi ridotti a poltiglie di liquami e schiume o i cieli neri di fumi e di scorie? Non è precariato sapere che tra qualche anno l'aria sarà irrespirabile e il clima imprevedibile e alterato? Non è precariato sapere che mentre noi ci lamentiamo per le ferie e per le rate del mutuo altrove si fanno 47 Km a piedi per un goccio d'acqua?
Pubblicato da: andrea.nobili - 15.06.06 23:31
Ci sono libri che riescono a dare qualche strumento in più per non rimuovere il tèlos.
"Rincorse" è un bellissimo libro sul lavoro (quasi sul precariato) e su come il tèlos non vada rimosso. Uno scrittore vero immagina le cose e ci prende. E ti dà anche qualche strumento. La letteratura non è una baggianata, è pensiero.
Pubblicato da: andrea barbieri - 17.06.06 11:12




