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26.06.06
Cosa ci vuole per scrivere una buona storia
Ci vogliono la capacità, la sfortuna e la pazienza di puntare sempre sul cavallo sbagliato nella vita, per scrivere poi delle buone storie. E non è facile, si sa, averle assieme tutte e tre, queste caratteristiche. Per questo è così raro davvero, al di là di quel che si dice, che esistano dei (davvero) bravi scrittori. Più facile è per le donne, le scrittrici quindi, oggi almeno. Una volta non so. Ma questo, il fatto che per le donne sia più facile, è solo perché le donne, la capacità la sfortuna e la pazienza di puntare sempre sul cavallo sbagliato, ce l'hanno, come dire, nel sangue. Fateci caso.
Che siate uomini o donne, non ha importanza. Osservate. Pensateci. Le più grandi cazzate della sua vita, una donna le farà sempre immediatamente prima, durante, o dopo le mestruazioni. E' un dato di fatto. Anche le cose belle della sua vita, eh, le farà nello stesso periodo! Che ci volete fare? E' un dono! Dono di natura, lo chiamano.
E non ce n'è. Rifletteteci. Un uomo, uno scrittore, non è tanto più bravo, quanto più riesce, periodicamente a creare dentro di sè questo stato? L'euforia si alterna alla calma. Il dramma alla commedia. Il coraggio alla pavidità. La debolezza alla forza. Il pallore e la stanchezza al vigore e all'energia. Il caldo al freddo. E la vita, l'esistenza, viene accettata per quello che è. Non si dà storia buona se no. Non c'è storia al di fuori di questo.
Pubblicato da Angela Scarparo, il giorno e l'ora: 26.06.06 13:19
Interventi
Sì, però per noi maschietti è un po' diverso.
Voi siete così ciclicamente (non per nulla si chiama ciclo), regolare o meno, ma che arriva quando pare a lui e non ci potete fare nulla (più o meno).
Noi dobbiamo costruirlo, e fin qui passi: è che poi magari a noi dura per 736 giorni ininterrottamente, se sbagliamo le "dosi", oppure solo per tre minuti, oppure un giorno sì e uno no...
Insomma, qui più che accettazione di quello che è mi sembra per noi una vita in continua autotensione (vedi anche "La costruzione di un amore" di Ivano Fossati, credo, non lo so: mi è venuta in mente così).
Pubblicato da: Roberto Tossani - 26.06.06 14:05
"...Le più grandi cazzate della sua vita, una donna le farà sempre immediatamente prima, durante, o dopo le mestruazioni. E' un dato di fatto. Anche le cose belle..."
io, da donna, non capisco proprio che cosa vuoi dire
anzi spero di aver capito male quel poco che capisco, altrimenti non mi sembra un gran servizio alle donne dire questa cosa
una volta da bambina piccolissima (5 o 6 anni credo) chiesi ingenuamente a mio papà perché le donne non potevano essere direttori di banca o qualcosa del genere e lui mi rispose (caspita, se me lo ricordo!) che le donne sono psicologicamente instabili e quindi non possono ricoprire posti di responsabilità
non è quello che volevi dire vero?
dimmi che ho capito male
Pubblicato da: marica - 26.06.06 14:40
hai capito male, marica. volevo dire il contrario. volevo dire che le donne sono più capaci di vivere dentro di sè le tempestone e tempestine (ormonali e no). racconti belli come quelli della Munro, di recente ne ho letti raramente. questo per esempio, volevo dire.
Pubblicato da: angela scarparo - 26.06.06 15:42
non ho capito né la scarparo né tossani.
senza ironia: non ho capito.
marica sì.
Pubblicato da: remo bassini - 26.06.06 15:45
remo, il bigino (sorta di libretto che in poche centinaia di pagine riassume volumoni. esiste per svariate discipline: es. storia, geografia, fisica, filosofia, letteratura, etc...) del discorso è: leggiti la munro.
Pubblicato da: angela scarparo - 26.06.06 16:11
La Munro. Angie, la Munro è straordinaria, una delle più grandi scrittrici in circolazione. Hai nominato il mio faro. Da tempo, poi, volevo chiederti: che ne pensi del "Racconto dell'Ancella" di Margaret Atwood (tanto per rimanere in tema-Canada)? Io l'ho amato alla follia. Se non lo hai letto, fallo. Bacio
Pubblicato da: Gaja - 26.06.06 16:12
direi che Angie ha messo il dito sulla piaga, cioè sul discorso della passione delle donne nella scrittura, legata saldamente a una particolare sensibilità oltre a un vivere la vita da una propsettiva diversa da quella maschile. Intendiamoci non in una condizione di inferiorità, piuttosto in una specificità. Segnalo qualche scrittrice sudamericana come Karla Suarez, Mrcela Serano ( in particolare i primi libri), Rosa Montero. Invece grazie , anche a Gaja, per l'aver segnalato la Munro
Pubblicato da: stefania nardini - 26.06.06 18:38
va bene così: buon proseguimento.
(ho un “bigino“, personale, io: 5 donne su 7, fatte assumere da me, in una piccola redazione. e con qualche fatica. senza aver letto la munro)
Pubblicato da: remo bassini - 26.06.06 19:09
e a stefania nardini dico questo.
tre anni fa ebbi uno scambio di mail con alessandra buschi; le scrissi, appunto, della particolare sensibilità femminile, che rilevavo in alcune scritture, a me care. lei mi rispose dicendomi che, a suo avviso (ho una predilezione per le persone che dicono "per me" o "a mio avviso"), trovava nella scrittura gay la massima espressione della sensibilità.
un'opinione, null'altro.
Pubblicato da: remo bassini - 26.06.06 19:25
Ognuno caro remo, la pensa come vuole. La scrittura gay è un'altra specificità ancora, spesso ricca di sensibilità e delicatezza, in altri casi molto forte. Non possiamo confondere Gide con Oscar Wilde, per esempio, anche se ci sono esempi migliori ma è il pimo che mi viene in mente. Angela ha posto la questione sulle donne, sarebbe interessante che arrivassero testimonianze del mondo gay di cui apprezzo tanti autori come il povero Reynaldo Arenas o il giovane Cotroneo. Il problema è che se ne parla poco oppure c'è la tendenza a forme di autoghettizzazione. Anche qui su Vibrisse non mi è capitato mai di leggere qualcosa a tale proposito. Almeno da quando lo seguo. Chissà che non arrivi....
Pubblicato da: stefania nardini - 26.06.06 19:50
Un attimo: mi prendo i ringraziamenti:-) (sono avida) ma non per aver segnalato la Munro, cosa che ha fatto Angela, bensì per aver accennato al "Racconto dell'Ancella" della Atwood.
@Remo, anche io non conoscevo la Munro fino a poco tempo fa. È stata una scoperta splendida, davvero. Una grande scrittrice. Come ho avuto modo di dire in una discussione qui su Vibrisse e che mi ha trovato d'accordo con Temperanza, a mio avviso (ora avrai una predilezione anche per me?;-)) le grandi scrittrici sono grandi scrittrici e basta, appartengono a tutti e non solo alla letteratura femminile (altrimenti dovrebbe - sempre a mio avviso - esistere la letteratura maschile, se non si vuole correre il rischio di ghettizzare ulteriormente le donne). un abbraccio
Pubblicato da: Gaja - 26.06.06 20:25
Remo, forse abbiamo detto la stessa cosa?:-) il caldo mi sta sciogliendo le sinapsi...:-D
Pubblicato da: Gaja - 26.06.06 20:26
Remo, scusa, ho tagliato col Bigino perché mi pareva che ci fosse un po' di polemica nel tuo dire,"Non capisco...". Se ho capito male mi scuso.
Volevo dire questo. Non si può tagliare del tutto fuori la sfera emozionale, quando si scrive, esattamente come quando si legge lo si fa anche con la spina dorsale (diceva Nabokov). Le donne sono costrette, grazie a un periodico resettaggio a fare i conti con l'emotività più degli uomini. Ma poiché quella femminile è solo in parte una condizione naturale, credo che quello che c'è di caratteristico in essa possa - la faticosa alternanza fra il comico e il tragica; l'emotività a volte esasperata che può, laddove tracimi trasformarsi in sentimentalismo; una certa esasperazione melodrammatica, pure, così come un certa esagerazione grottesca; - e debba essere fatto proprio dagli uomini. Questo volevo dire.
Non credo che sia 'buono' per un uomo sentirsi portato solo (nel 2006!) per la scrittura di idee.
Tutto qua.
Pubblicato da: angela scarparo - 26.06.06 20:44
nessun problema, angela.
dicevamo la stessa cosa, gaja.
(e leggerò la munro, a questo punto).
buone cose.
Pubblicato da: remo bassini - 26.06.06 20:56
Cara Angela,
spero non ti scocci se, per le cose belle e importanti che ti vedo dire e fare in rete, anche e soprattutto in nome di una identità femminile, cerco di chiarirmi le idee in maniera amichevole. La mia difficoltà è: posto che la sensibilità femminile sia una ricchezza inestimabile anche per la letteratura, perché abbiamo bisogno di creare un qualunque collegamento così importante con l’evento genitale fisiologico del ciclo mensile? La mia esperienza è stata da sempre essere nel mondo, nel lavoro, nella vita con la stessa dignità e con lo stesso diritto dell’uomo a prescindere dal fatto che avessi le tette grosse o meno, che un certo quel giorno fossi mestruata o meno, che fossi al terzo mese di gravidanza o meno, esattamente come si sta nel mondo con la propria intelligenza e la propria dignità indipendentemente dal fatto di avere una lombosciatalgia o l’emicrania o le emorroidi. Quello che voglio dire è che il nostro corpo, la sua fisiologia e i suoi acciacchi sono qui per tutti, maschi o femmine, e ci condizionano nell’umore e nelle capacità, maschi o femmine; che noi donne abbiamo dei fenomeni fisici più invasivi, no, meglio, più evidenti, più ricorrenti, legati alla maternità: benissimo, la mia sfida è “essere” con la mia intelligenza e la mia sensibilità e quello che ho da dire a prescindere dalla mia fisiologia che accetto, con la quale convivo, ma i cui inconvenienti cerco di limitare. Qual è la necessità di farne vessillo di una presunta superiorità? E poi chi la vuole? Insomma, se dovessi vincere un premio Nobel per la fisica, mi offenderebbe se mi venisse detto che l’ho vinto grazie al fatto che il giorno in cui ho avuto l’intuizione geniale che salverà il mondo ero più intuitiva perché avevo i dolori mestruali.
Una provocazione, ma mica tanto poi: siamo proprio sicuri che siano le mestruazioni la vera “variabile impazzita” della sensibilità femminile? Per quel che riguarda la mia esperienza, le mestruazioni: 1) erano molto dolorose prima dei figli e risolvevo il problema con degli antidolorofici; 2) sono una seccatura perché ti costringono a soluzioni pratiche per evitare di sporcare in giro o di sporcarti, esattamente come qualunque altro liquido che possa uscire dal corpo in maniera incontrollata. Basta. Pensiamo invece alla stitichezza (c’è qualcuno che si offende schifato e urla alla mancanza di buon gusto? Perché di sangue mestruale possiamo parlare e di cacca no?). Quante donne ne soffrono? Pare che sia un problema tutto femminile (cfr pubblicità della Marcuzzi). Io ne soffro: è una vera iattura. Rende appesantite, nervose, insofferenti, sempre sul punto di dover fare qualcosa e non riuscire a farlo, con l’alito cattivo e qualche fitta al colon. Ci si ritrova dopo tre giorni ad armeggiare con supposte e rimedi di ogni tipo (litri d’acqua, pere cotte, yogurt, prugne secche, cereali alla crusca che ti gonfiano la pancia, provocando bolle d’aria che ti passeggiano rumorosamente sotto pelle in ufficio in maniera imbarazzante).
Vi ho fatto abbastanza schifo? A me stessa sì. Il mio umore è influenzato da tutto questo che vi ho appena descritto trecento volte più delle innocue e fedeli amiche mestruazioni.
Dove voglio arrivare più o meno confusamente? A dire che abbiamo un corpo, tutti, uomini e donne. Punto. Che possiamo decidere di ignorarlo, di vergognarcene o di elevarlo a massima espressione di noi stessi: va benissimo, ma con pari dignità per tutte le funzioni fisiologiche e per tutti i sessi.
Mi scuso per la lunghezza ma ho letto gli applausi alla Munro. E’ vero è magnifica. Purtroppo non ho ancora letto tutto di lei e quindi forse mi sfugge qualche racconto in cui ha usato le mestruazioni in maniera simbolica e misterica. Invece ho ben presente un racconto che ho appena letto, mi pare il secondo della raccolta In fuga: qui la protagonista fa un viaggio in treno durante il quale avvengono delle cose importantissime per il suo mondo interiore e per il suo stesso futuro; bene, a un certo punto salta fuori con assoluta naturalezza che la ragazza ha le mestruazioni e deve andare a cambiarsi in bagno, e ha il problema del treno fermo e non sa se far scorrere l’acqua sporca di rosso che tutti potrebbero vedere, e poi più tardi ha una specie di goffo e delicato incontro sentimentale e il momento del bacio è rovinato dal terrore di lei che lui possa allungare le mani e scoprire la “protezione”: ho ammirato questa naturalezza, ho sorriso partecipando a tutti le ridicole seccature pratiche cui siamo tutte soggette a causa della nostra “pretesa” di essere nel mondo tutti i giorni del mese a pieno titolo, ho trovato la Munro equilibrata nel dare collocazione alle mestruazioni: non evento fisico da cui derivano eventi psicologici bensì evento fisico nonostante il quale gli eventi psicologici avvengono.
Ecco, ho riferito in maniera un po’ confusa le mie idee per capirle meglio e provare a confrontarle. Ma magari la mia esperienza è molto diversa da un sacco di altre donne. Magari questa misteriosa sindrome pre-mestruale, che i soliti sciocchi ti buttano sghignazzando in faccia quando ti stai incazzando per qualcosa in cui credi veramente, per le altre esiste davvero.
Grazie di tutto e ciao.
Pubblicato da: marica - 27.06.06 11:01
vedi marica, credo che dietro quello che tu dici (in breve, se ho ben capito, le mestruazioni sono come la stitichezza, dici) ci sia un equivoco. e mi fa piacere discutere su questo equivoco, proprio perché spesso ne siamo tutti un po' vittima. le mestruazioni: un fastidio, qualcosa che ti dà la sindorme premestruale, qualcosa che ti da l'isteria. qualcosa che le donne stesse vivono così. qualcosa che se si potesse, si eleminerebbe.
adesso, può essere che mi sbagli, ma è sintomatico della società in cui viviamo, che le cose siano così ribaltate: le mestruazioni (con tutta la scassazzagine di cui sono portatrici!) non preludono 'all'evento' (forte anche a livello simbolico, vedi il Natale), quello senza il quale nè io nè te saremmo qui? non lo so. dopo di che una può dire, "Sto evento, la nascita, ma chi se ne frega? Sto bene (male) così!" perfetto, per carità! Era solo un modo per ricordarsi del corpo il mio. del corpo e come ce lo viviamo tutte e tutti.
poi certo anche la stitichezza prelude a un evento. evento che io non solo festeggio come tutti, ma addirittura celebro a porte aperte. detto ciò: cerchiamo di tenerci su una misura media. c'è evento ed evento.
Pubblicato da: angela scarparo - 27.06.06 12:42
Non è che ha cominciato la mamma a dirci: ti scappa la cacca? Falla' ecco brava così! Evviva!
E invece quando piangevamo per uno sgarbo dell'amica o perchè il ragazzino ci aveva dato buca la domenica pomeriggio e l'avevamo visto uscire con l'altra e tornate a casa la mamma - sempre la mamma - ci vedeva piangere rannicchiate sul pavimento appoggiate al letto e ci diceva:piangi? ti devono venire le tue cose, dopo sarai meno nervosa.
E tutta la nostra testa ha cominciato a ruotare sul prima e dopo le mestruazioni, tralasciando ciò che nell'intervallo succedeva?
Comunque fa bene parlarne, si scopre tutto il peso del corpo, come i piedi sono ancorati allo stomaco e lo stomaco al cervello. L'influsso del ciclo mi sembra un pochino soppravalutato,specie dai maschi che amano in questo modo sottolineare la nostra diversità,dipendenza dal corpo, inaffidabilità.
Se invece fosse vero, per fortuna arriva la menopausa, alla facciaccia di tutti.
Pubblicato da: emma - 05.07.06 14:49




