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06.06.06
Cielo, montagne
di Claudio Damiani
Cielo, metto l'orecchio a terra
e ti sento. Come eri azzurro oggi.
Sento i tuoi silenzi e i tuoi moti
e il tuo muoverti come un bimbo
nella pancia della mamma.
***
Oggi guardavo le montagne come stavano buone
zitte e ferme senza dire niente.
Il vento era forte ma per loro era come se non ci fosse,
i boschi erano radi
per un lento, secolare degrado,
ma a loro sembrava non importare molto,
stavano lì sedute nel loro posto, quiete,
stavano zitte come per ascoltare meglio
qualcosa che noi non sentivamo.
Dal libro Attorno al fuoco, appena pubblicato presso l'editore Avagliano, pp. 29 e 69.
Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 06.06.06 12:23
Interventi
Bei versi.
Pubblicato da: Francesco Sasso - 06.06.06 13:36
Grazie di averla postata, Giulio. I versi di Claudio Damiani mi piacciono molto. Un abbraccio
Pubblicato da: Gaja - 06.06.06 14:43
Il titolo del mio primo libro, "Questo è il giardino", è un emistichio di Claudio Damiani.
Pubblicato da: giuliomozzi - 06.06.06 14:51
Non so dove l'ho letto, Giulio, ma mi par di ricordare che lo sapevo. Infatti è un titolo - a mio parere - di grande impatto emotivo.
Pubblicato da: Gaja - 06.06.06 15:06
Quanto mi rende felice questo richiamo a Claudio Damiani! Grazie Giulo. Ricambio con questa:
Il sentiero sale fiorito
sorridente di biancospini bianchi.
Come mi vede è contento
e vuole giocare girando le curve.
Ora gioca a nascondersi
perché scompare sotto i miei occhi.
“Di bei sassi – gli dico - sei adorno
e d’erbe grasse e muschi profumati sei cinto,
però non nasconderti, perché se ti nascondi
io m’impiglio tra i triboli e i rovi”.
E lui riappare e io lo vorrei baciare,
lo vorrei stringere e accarezzare.
E ecco mi siedo, e anche lui si siede.
Voglio vedere un po’ il paesaggio.
Mangio una mela. I pioppi, giù a valle,
scorrono lungo il ruscello,
le fronde degli ulivi sono d’argento.
Mi sdraio. “Come sei duro!”
Vorrei capire l’ordine, penso,
della natura, perché il ruscello scende così dritto
e ogni cosa procede avanti.
E mi sembra di essere un fiore
nato ieri lungo il sentiero.
E sono stato sempre fermo,
eppure scendevo a valle
e presto sfiorirò.
Tu sentiero stai sempre zitto
e non dici niente
e quando mi addormento
anche tu ti riavvolgi e rannicchi
vicino a me e ti addormenti.
Claudio DAMIANI, La miniera (Roma, Fazi, 1997)
Pubblicato da: Annamaria - 06.06.06 20:29
A mio modesto avviso, Claudio Damiani è un grande poeta
Pubblicato da: Toni - 07.06.06 06:45
Mi associo a Toni. Due autentici gioielli.
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 07.06.06 07:38
E già che ci sono, colgo l'occasione per ricordare che Damiani ha curato (per Fazi) una bellissima versione commentata e discussa dell'Arte poetica di Orazio.
Anche per dire, che tanta semplicità viene da tanto studio...
Pubblicato da: giuliomozzi - 07.06.06 11:54
Ovviamente, complimenti (Damiani è una continua conferma). Mi piace, in particolare, in questi versi un guardare "con asciutti occhi" il mondo, cioè l'umano. Ci trovo più di un'assonanza di contenuti con Sbarbaro e con Mario Novaro.
Pubblicato da: enricodelea - 08.06.06 13:39
Ovviamente, complimenti (Damiani è una continua conferma). Mi piace, in particolare, in questi versi un guardare "con asciutti occhi" il mondo, cioè l'umano. Ci trovo più di un'assonanza di contenuti con Sbarbaro e con Mario Novaro.
Pubblicato da: enricodelea - 08.06.06 13:39
Complimenti, ovviamente. Mi piace questo guardare "con asciutti occhi" il mondo. Una splendida assonanza con la poetica di miei antichi amori, come Sbarbaro e Mario Novaro.
Pubblicato da: enricodelea - 08.06.06 13:42




