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18.06.06

Catania: un laboratorio per la scrittura della città

di giuliomozzi

[tutti gli articoli sul laboratorio di scrittura a Catania]

Tra un paio d'ore parto per Catania dove, da lunedì 19 a venerdì 23, condurrò un Laboratorio di scrittura per la città di Catania, nell'ambito del dottorato di ricerca in Analisi, pianificazione e gestione integrate del territorio e in collaborazione col Medialab della Facoltà di Lingue e Letterature straniere. Porto con me le attrezzature telematiche, ma non so ben quanto potrò badare a vibrisse nel frattempo. Se avrò tempo e modo, mi piacerebbe tenere in quei cinque giorni un diario del laboratorio. Per saperne di più, continuate a leggere. [giuliomozzi]

Il programma ufficiale
(a cura del prof. Fausto Carmelo Nigrelli e della prof.ssa Giovanna Lombardo)

Il dottorato di ricerca in “Analisi, pianificazione e gestione integrate del territorio" dell'Università di Catania, in collaborazione col Medialab della Facoltà di Lingue e Letterature straniere, realizza un Laboratorio di scrittura per la città di Catania che si terrà da lunedì 19 a venerdì 23 giugno.
Il laboratorio, coordinato da giulio mozzi, ha lo scopo di indurre nei partecipanti un'insolita percezione della città e di suggerire alcuni modi di scrittura utili per descrivere e raccontare lo spazio urbano da un punto di vista straniato e inusuale. A partire dall'esperienza diretta dei luoghi e dallo studio delle relazioni spaziali sulla base di uno spaesamento guidato, la scrittura della città diviene momento problematico e meditato, estranea alla banalità legata alle consuetudini e conscia delle specificità dei propri strumenti tecnici.
Come in tutti gli esperimenti di scrittura à contrainte, soggetta a restrizioni stabilite arbitrariamente ma rigorosamente rispettate, il lavoro preparatorio e la concreta redazione dei testi rappresentano due momenti indispensabili e ugualmente importanti, che saranno seguiti dalla discussione sulle possibilità implicite in una pratica di scrittura consapevole.
Il numero massimo di partecipanti è limitato a venti. Il laboratorio fa parte delle attività curriculari del dottorato in “Analisi, pianificazione e gestione integrate del territorio". Per favorire lo scambio interdisciplinare, oltre ai dieci dottorandi in Architettura, verranno ammessi altri dieci studenti di dottorato e master, oppure neolaureati e laureandi delle facoltà umanistiche dell'ateneo, interessati a partecipare al laboratorio senza alcuna forma di accreditamento accademico.

Il mio schema di lavoro
(un appunto)

Scopo generale. Il laboratorio ha lo scopo di provocare una diversa percezione della città e di suggerire alcuni modi di scrittura utili per descrivere e raccontare tale diversa percezione.

Metodo. Il metodo è quello della provocazione. I frequetanti del laboratorio saranno obbligati a compiere azioni inusuali e antiabitudinarie (al limite: azioni veramente bizzarre) che li porteranno in una condizione di imbarazzo. Sarà compito del conduttore del laboratorio guidare i frequentanti a riconoscere in tale imbarazzo un’occasione percettiva e conoscitiva, nonché a trasformare in parola scritta (non esclusivamente: se i frequentatori vorranno, o ne avranno l’ispirazione, si potranno adoperare altre forme espressive) le nuove percezioni e le nuove conoscenze, e più in generale il nuovo atteggiamento verso la città, generati dall’analisi dall’imbarazzo.
Questo metodo di lavoro è, palesemente, un non-metodo. Ciò che conterà non sarà la perfetta esecuzione (talvolta, peraltro, impossibile) delle azioni proposte ai frequentanti, ma appunto l’imbarazzo (per usare una parola più nobile: lo straniamento) generato delle azioni stesse. Le azioni in sé non sono particolarmente rilevanti, e possono essere considerate intercambiabili. Il conduttore del laboratorio non si porrà nella posizione del docente che insegna ciò che sa, ma in quella dell’animatore-provocatore che nulla sa, se non di non sapere.

Azioni. Viene qui indicato un repertorio di azioni dal quale saranno estratte quelle che saranno effettivamente proposte ai frequentanti. In linea di massima, il lavoro nei sei giorni di laboratorio sarà così organizzato:
- prima mattina: proposta dell’azione da compiere, sua veloce discussione, chiarimenti ecc.
- seconda mattina-primo pomeriggio: esecuzione dell’azione.
- secondo pomeriggio: discussione, redazione di testi.
L’ultimo giorno sarà interamente dedicato a una discussione generale nella quale tutte le esperienze compiute e i testi realizzati saranno discussi a fondo.

Ecco il repertorio.

Attraversamento della città secondo una linea retta. Si traccia una linea retta su una pianta della città. L’azione consiste nel percorrere un tratto di quella linea scegliendo, difronte agli ostacoli (edifici, corsi d’acqua ecc.), il comportamento che consenta il minor discostamento possibile dalla linea ideale.

Gita d’istruzione. Individuato un luogo della città di nessun particolare interesse turistico (un’area interna a uno svincolo, una zona abbandonata, un quartiere-dormitorio, una stazione ferroviaria abbandonata ecc.), si organizza una gita d’istruzione. Vengono stampati e diffusi volantini, si telefona ad amici e conoscenti, si avvisa la stampa locale, e ci si dà appuntamento sul posto. Una persona estratta a sorte ricoprirà il ruolo di guida; un’altra, quella del cliente insoddisfatto dal servizio; un’altra ancora, quella del so-tutto-io; eccetera (vari ruoli potranno essere inventati, programmati e/o improvvisati).

Caccia alle parole. Individuata un’area, si procederà alla ricerca e alla trascrizione di tutte le parole scritte contenute in quell’area. Successivamente si tenterà la realizzazione di un testo narrativo che adoperi solo ed esclusivamente (o prevalentemente: comunque secondo una percentuale predeterminata) quelle parole.

Mosca cieca. Metà dei frequentanti vengono bendati o, meglio, incappucciati. Ogni cieco sarà affidato a un vedente. Ciascuna coppia tenterà di compiere il percorso più lungo possibile in un tempo dato (indicativamente: un paio d’ore), in una direzione a piacere. L’esercizio di scrittura consisterà: per il cieco, nel tentativo di restituire la percezione della città avuta, non vedendoci, durante il cammino; per il vedente, nel tentativo di restituire la percezione del camminare avuta, dovendo badare a un cieco, durante il cammino.

Verso l’alto. Individuata una zona della città, si osserverà e si tenterà di descrivere il cielo così come apparirà in diversi punti della zona stessa.

Permette uno scatto?. Individuata un’azione ordinaria (ad esempio: il trasportare cose, il salutare, il fermarsi a osservare una vetrina, il salire o scendere da mezzi di trasporto, l’entrare o l’uscire dalle botteghe, l’accompagnare un animale, eccetera) i frequentanti, divisi in coppie, dovranno percorrere una zona assegnata e fotografare, chiedendone il permesso e spiegando la ragione della faccenda, il maggior numero possibile di persone colte a compiere quell’azione.

Il nonno eroe. Ai frequentanti, divisi in coppie, sarà affidato il compito di fermare persone in strada chiedendo indicazioni per raggiungere una certa via. Tale via avrà il nome di uno dei due componenti della coppia (di seguito indicato come: “il cacciatore"; mentre l’altro componente sarà “l’osservatore"). Preventivamente ci si accerterà che tale via non esista. Alle risposte del tipo “Non so", il cacciatore si produrrà in plateali insistenze, con spiegazioni del tipo: “Questa via esiste di sicuro, è dedicata a mio nonno che è un eroe di guerra, l’anno dedicata un anno fa e sono venuto a vederla" ed esibizione della carta d’identità recante, appunto, nome e cognome uguali a quelli della via cercata. L’insistenza potrà essere spinta fino alla vera e propria scena madre. Nel frattempo l’osservatore terrà un comportamento silenzioso e attento: sarà suo compito, successivamente, ricostruire la scena nei minimi particolari (è ammesso l’uso di registratori).

Misurazioni. Muniti di gessi, si scenderà in strada e si misureranno in passi le distanze tra tutti gli oggetti appartenenti a categorie preventivamente definite (tutte le automobili parcheggiate, tutti i bar, tutti gli uomini con i baffi, tutte le donne con qualcosa di giallo nell’abbigliamento, tutte le cacche di cane ecc.), avendo cura di scrivere tali distanze per terra.

Il repertorio, come si può immaginare, potrebbe essere pressoché infinito. Tutte le azioni sopradescritte, peraltro, sono già state sperimentate dal conduttore in altri laboratori; in qualche caso hanno anche antenati illustri (le prime “gite d’istruzione" furono organizzate dal gruppo Dada; l’esperimento della “linea retta" è raccontato da Alejandro Jodorowski nel suo libro Psicomagia, la “mosca cieca" è una pratica d’improvvisazione teatrale assai diffusa, le “misurazioni" prendono spunto dall’opera dell’artista Stanley Brouwn, “permette uno scatto?" da pratiche artistico-fotografiche assai diffise (es. l’artista messicano Francis Alys), e così via.

Il prodotto finale. Il prodotto finale della settimana di laboratorio consisterà, dal punto di vista materiale, in una massa di testi o altro (fotografie, disegni ecc.) prodotti dai frequentanti. Sarà presa in considerazione, nella giornata conclusiva, l’eventualità di trasformare tale massa di materiali in un volume (magari manoscritto in un’unica copia), in una piccola esposizione ecc.
Il prodotto finale della settimana di laboratorio sarà, peraltro, prevalentemente immateriale. I frequentanti potranno onestamente dichiarare di non avere imparato nulla, ma non potranno negare di aver modificato il loro modo di fare esperienza degli spazi, del modo di attraversarli, delle relazioni tra gli oggetti che vi si trovano, eccetera.


Un appunto sul metodo

(scritto su richiesta della prof. Lombardo)

Il laboratorio è un laboratorio. La scrittura viene proposta ai partecipanti non come strumento ("si usa così... si fa così...") ma come problema ("e adesso, che facciamo? come la usiamo questa roba qui?"). Quindi il lavoro del docente (ossia il mio lavoro) non consiste tanto nell'insegnare delle tecniche e nel collaudarne l'apprendimento, quanto, appunto, nell'indurre uno spaesamento ulteriore e controllato.
Esempio. Un gesto reso banale dall'abitudine, ed effettivamente banale nella sua tecnicità (vado a vedere un luogo, prendo appunti, scatto foto, torno a casa, metto in ordine gli appunti, guardo le foto, scelgo una forma di esposizione, monto un testo con illustrazioni), viene reso problematico da indicazioni di scrittura peraltro a loro volta banali, quali ad esempio: scrivete il testo più lungo possibile; sostituite le fotografie con testi descrittivi delle fotografie stesse; durante la visita prendete obbligatoriamente almeno dieci pagine di appunti (ma quando si tratterà di scrivere, sarà vietato consultare gli appunti); scrivete usando esclusivamente parole reperite (lette, udite) sul posto; e così via. Lo scopo di queste indicazioni-restrizioni non è di far produrre testi con determinate caratteristiche, bensì di rendere problematico (anche da un punto di vista strettamente pratico) l'atto della scrittura.
Dopo lo "scontro" con una "scrittura problematica", c'è la discussione. Le difficoltà incontrate, e le sorprese avvenute, nell'eseguire le operazioni di scrittura diventano materia di discussione. La discussione dovrà mettere in luce, dal punto di vista tecncio, le possibilità implicite in ciascuna specifica pratica di scrittura; ma dovrà soprattutto condurre i partecipanti a un diverso e nuovo approccio, pratico e teorico, con la scrittura. Quale? A ciascuno il suo. A me interessa solo far perdere ai partecipanti ogni naturalezza e ogni spontaneità, trasformare lo scrivere (e tutto il lavoro preparatorio allo scrivere) in un gesto innaturale e meditato.
Questo modo di lavorare fa sì che sia difficile, per me, rispondere a una domanda del tipo: "Dimmi che cosa farai e come lo farai". Devo incontrare il gruppo, conoscerlo, attivarlo, osservare le reazioni, e agire di volta in volta improvvisando sulla base della mia esperienza.

[Ringrazio Fausto Carmelo Nigrelli, che ha accettata la mia proposta per questo laboratorio. gm]

Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 18.06.06 08:21

Interventi

Davvero interessante questo laboratorio. Vero che gli esercizi possono essere infiniti. Ne butto lì un paio, che mi hai fatto venire in mente. Stare fermi, in piedi, su un marciapiede, ad occhi chiusi. Variante, stare fermi, stesi a terra, occhi aperti rivolti di lato. Rivolti al cielo. Insomma, esercizi in cui si sta immobili. Tutto qua. Ciao.

Pubblicato da: andrea branco - 18.06.06 13:18

Giulio, sul "Nonno eroe" mi sono cappottata dalle risate. Ecco, non so mica se avrei il coraggio di arrivare fino a tanto :-)

Pubblicato da: criscia - 18.06.06 15:30

In effetti è molto interessante. Mi colpiscono molto le connessioni con esperienze e modelli di lavoro molto simili a quelli che si sviluppano in un laboratorio teatrale, sia in direzione della costruzione del personaggio, sia in relazione alla scrittura per l'attore e sull'attore. In pratica a quel processo per il quale si arriva a un materiale scritto da agire in scena, facendolo nascere dall'incontro fra una serie di impulsi dati da fuori e le reazioni e i movimenti interni di chi li usa.

Non hai mai pensato di mettere più strettamente in relazione il lavoro teatrale con la maieutica della scrittura? Credo che verrebbero fuori delle tecniche, o almeno degli esperimenti, molto interessanti e gravidi di conseguenze. Sarebbe bello poterne parlare. Qualcuno è interessato a un confronto?

Pubblicato da: Paolo Giorgio - 18.06.06 15:31

Contribuisco al diario.
http://www.paroledisicilia.it/notizie/avvenimenti/mappe-schizzate-sul-tavolo-di-un-bar.html

Pubblicato da: mauro - 18.06.06 20:45

Scrivo dalla sede del Medialab di Catania, in attesa che arrivino i partecipanti al laboratorio. Per Paolo Giorgio: sì, ci ho pensato assai. Dovrei trovare un qualche complice che abbia pratica di lavoro teatrale...

Pubblicato da: giuliomozzi - 19.06.06 09:15

Sarebbe divertente vedere risultati degli stessi esercizi sviluppati da scrittori, attori, registi, drammaturghi. O un rimescolamento di ruoli. A parte questo, davvero interessanti le idee di Paolo Giorgio e Mozzi.

Pubblicato da: andrea branco - 19.06.06 12:09

nel caso volessi preparare degli incontri di scrittura con degli amici, posso copiare questi esercizi? grazie anticipate

Pubblicato da: LoScrittoreFantasma - 19.06.06 13:32

Per Giulio: io sono regista teatrale e insegnante di recitazione e regia. Tra l'altro lavoro in una struttura che ha un certo peso nel teatro, la Scuola d'Arte Drammatica Paolo Grassi, a Milano, in cui nemmeno a farlo apposta studiano attori, registi e drammaturghi.
Quando hai tempo e se ne hai voglia, sarebbe interessante almeno intavolare un discorso, giusto per scoprire se connessioni possibili tra questi ambiti sono concretamente realizzabili e sperimentabili. Fammi sapere e buon lavoro.

paolo giorgio

Pubblicato da: Paolo Giorgio - 19.06.06 15:50

Giulio ma hai mai pensato ad un tuo futuro stanziale? O ti vedi sempre in continuo movimento? Sarei curioso di sapere in quale città o comune tu non sia stato... :)

Pubblicato da: Giacomo - 19.06.06 16:10

veramente molto interessante, Giulio, e credo che i risultati saranno interessantissimi e da narrare. Scriverai come si è svolto? Sono molto curiosa di conoscere l'andamento del labo. Buon soggiorno, Catania è magnifica, passa da Prestipino che è una tappa imprescindibile, e granita ad Acitrezza o da Ernesto alla scogliera!

Pubblicato da: barbara caputo - 19.06.06 17:56

Paolo, grazie. Se mi mandi un'email (giuliomozzi[chiocciola]gmail.com ti mando poi il mio telefono, e ci parliamo.

Pubblicato da: giuliomozzi - 20.06.06 11:14