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03.05.06
Vibrisse di carta?, 3 / Bollettino, Portalino, Rivista
di giuliomozzi
[tutti gli articoli sul progetto "vibrisse di carta"]
Care voi, cari voi: grazie per le opinioni e le idee offerte negli interventi in calce al mio articolo o a quello di Mauro Mongarli; e grazie a chi mi ha telefonato e a chi ha voluto sedersi attorno a un tavolo - con una birra in mezzo - per parlare delal cosa. Si è discusso della differenza tra un "vibrisse, bollettino" in rete e un "vibrisse, rivista" di carta; di un "vibrisse best off" e di un "vibrisse non best off"; della differenza tra il pubblico dei lettori che leggono in rete e quello dei lettori che leggono la carta (sperando che ci sia qualcuno capace di fare questo e quello...). Sono state poste domande (le domande, come noto, mi interessano più delle risposte) circa lo "specifico di vibrisse" e la sua trasportabilità dalla rete alla carta; circa l'utilità di fare una rivista letteraria quando già ce ne sono altre (e, quindi, su come dovrebbe essere il "vibrisse, rivista" per non essere una replica di qualcosa che c'è già); circa l'eventuale, e secondo alcuni probabile, "ingessamento" di vibrisse nel passaggio dalla dimensione "dinamica" della rete a quella "statica" della carta. Sono anche stati espressi dei timori: che fine farà il vibrisse che esiste oggi? Non è che il vibrisse di carta finirà col trasformare, annichilire, ingrigire, cannibalizzare il vibrisse in rete?
Tutte domande che è sensato e utile farsi; e se altre ne arriveranno, saranno le benvenute. Qui propongo solo una piccola risposta, naturalmente in forma di domanda, circa i "timori" di cui dicevo qualche riga sopra. Vibrisse è nato come bollettino distribuito via posta elettronica; poi è diventato un sito a tecnologia blog. Come si è trasformato, vibrisse, nel passare da una condizione all'altra? In che cosa il vibrisse-in-rete differisce dal vibrisse-via-email? Tentare di rispondere a queste domande o a riformularle più efficacemente (la palla è a voi) può essere utile, credo, per immaginare che differenza potrebbe esserci tra il vibrisse-in-rete e il vibrisse-di-carta.
Un punto fermo: comunque vadano le cose, non mi piace l'idea che il patrimonio costituito dal vibrisse-via-email prima e dal vibrisse-in-rete ora vada perduto o disperso. E quindi questa perdita o dispersione, salvo errori da parte mia (eh: non si sa mica mai), non avverranno.
Ora provo a fare un po' d'ordine nei miei pensieri.
vibrisse-in-rete: da bollettino a portalino?
Come mi fece notare Fabio Fracas in una chiacchierata di qualche tempo fa, il vibrisse-in-rete sembra avere la tendenza a trasformarsi pian piano da "bollettino" a "portalino" (piccolo portale). Da un lato, non sono pochi gli articoli che rinviano ad articoli che appaiono in altre pubblicazioni in rete (a cominciare da quelle che sento più vicine: Nazione indiana, Miserabili - Giuseppe Genna Centraal Station, Lipperatura, il diario di Giuseppe Caliceti, Il primo amore, Azione parallela, Left Wing eccetera).
Ma, soprattutto, all'interno di vibrisse sono nate (o si sono trasferite, come nel caso di Marco Candida) altre pubblicazioni: l'"enciclopedia" di Davide Bregola, il Best Off (che a dire il vero secondo me dovrebbe essere reinventato: un sito "di servizio" del quale "si servono" venti persone al giorno, non è che serva a tanto, temo), la Bottega di lettura, e - ultimo arrivato - il Piani alti, cultura bassa di Giuseppe Braga.
Confesso che, peraltro, mi piacerebbe aprire al pubblico altri "appartamenti" del "condominio vibrisse". Alla Bottega di lettura vorrei affiancare una Bottega di scrittura (cioè uno spazio nel quale un comitato di lettura pubblica racconti, scegliendoli tra quelli liberamente inviati: un lavoro mica da ridere, ne so qualcosa). Poi mi piacerebbe far ripartire un servizio come la Bacheca, avviata tempo indietro e poi chiusa per scarso funzionamento. E mi piacerebbe aprire (tanto per non lasciar solo il Sotto i cieli d'Italia) uno spazio dedicato al paesaggio. Per non parlare di una sezione dedicata specificamente alla didattica della scrittura e della lettura, eccetera eccetera.
Ora, la domanda è: questa tendenza a trasformare un po' alla volta vibrisse-in-rete da "bollettino" a "portalino", è una cosa che va bene? E', tra l'altro, questa tendenza, una diretta conseguenza del mio immaginare vibrisse come un "servizio" (anziché come, ad esempio, una "proposta di poetica" o un "luogo di confronto" o un "centro studi" eccetera). La mia impressione, così sui due, piedi, è che l'avviamento di un vibrisse-di-carta incrementerebbe la tendenza a trasformare il vibrisse-in-rete in un "portalino" (la stessa vibrisse-di-carta, mi piacerebbe immaginarla come un "portalino": un luogo dal quale si accede ad altri luoghi).
Immaginazioni sul vibrisse-di-carta
Queste non sono idee organizzate. Sono pensieri sparsi. E sono pensieri solo su alcune cose, non necessariamente quelle importanti. (Ci frullo dentro anche un po' di cose uscite nei commenti agli altri due articoli).
La linea. Quale sarà, come sarà la linea di vibrisse-di-carta? Più o meno quella di vibrisse-in-rete, mi dicono. Ma qual è la linea di vibrisse-in-rete? Sono in imbarazzo: ma non saprei dirlo (qualcuno è capace?).
Professionalità, marginalità. Esiste una relazione tra la professionalità e la marginalità? Ovvero: è vero (almeno in parte) che le riviste-in-rete di letteratura (magari non solo quelle di letteratura; ma stiamo al nostro) tendono a essere più dilettantistiche di quelle in-carta? E' vero (almeno in parte) che chi fa una rivista-in-rete, per il fatto stesso che la fa in-rete, tende a concepirla (anche senza volerlo! anche senza saperlo!)come "alternativa" alle riviste-in-carta, come "d'opposizione" rispetto alle riviste-in-carta? In somma, non è che in-rete si coltiva un estremismo che è anche un po' un infantilismo? (o un adolescentismo, mi diceva una persona oggi al telefono). E la professionalità, è la professionalità il rimedio o l'antidoto a questo? O queste domande sono domande sbagliate?
Di più. Perché fare una rivista-di-carta sembra essere un fare qualcosa di più che fare una rivista-in-rete? Solo perché è più complicato, richiede più soldi, ha bisogno di una sua economia? O per altro? O queste domande sono domande sbagliate?
Formato, pagine. Formato: come un quotidiano. Pagine: 12. Non è che si sia deciso di fare così: questo è, semplicemente, quello che mi immagino. Ho la sensazione che il "formato quotidiano" (che è una cosa bizzarra da dire, visto che ormai i quotidiani sono di tutti i formati possibili e immaginabili) sia più comodo e più leggibile del formato-rivista (quello di Espresso e Panorama, per spiegarsi). Ma è solo una sensazione. Oppure conviene fare una rivista-rivista, in formato-rivista? (E' una buona domanda, questa domanda?).
Pagine, contenuti. Apparentemente, è facile. L'ultima pagina (con civetta in prima) sarà sempre di Bartolomeo di Monaco. Il fondo sarà sempre a invito: si chiederà a qualcuno che non c'entri niente con il "giro" di vibrisse di scrivere su un dato tema. Ogni due mesi ci sarà una doppia pagina intitolata: Medicine Show. Ogni mese ci saranno due pagine (direi la seconda e la terza, tanto per fare il contrario di quello che fa L'Indice) occupate dalla Bottega di lettura. Marco Candida e Davide Bregola avranno qualcosa che comincia in prima pagina, e continua all'interno. Angela Scarparo farà in ogni numero dodici articoli da 900 battute: uno per pagina. In ogni numero ci sarà una pagina dedicata a "il meglio dal web" e un'altra dedicata a "il meglio dalle riviste letterarie veramente introvabili". Ogni due mesi, alternando col Medicine Show, darei due pagine da fare ai ragazzacci di Frenulo a Mano. Ogni tre mesi una doppia pagina per Nazione indiana, e ogni quattro per Il primo amore. Ogni mese una stroncatura firmata da Giuseppe Iannozzi, perché Giuseppe è una delle pochissime persone che sa stroncare un romanzo con serietà e garbo (sa anche lodarli con garbo e serietà, è vero; ma questa, Giuseppe non se ne voglia, è una qualità un pochettino più diffusa).
Bene. Questo era per dire: è abbastanza facile immaginare come riempire queste ipotetiche pagine e pagine mensili. E' troppo facile, immaginarlo così. Quindi bisogna immaginare un altro modo. O no? (O sì?).
Redazione. Si può fare una redazione di "vibrisse, rivista" senza un luogo fisico? Si può fare una redazione facendo tutto il lavoro via internet? (Ho paura di no). (Ma sono domande da farsi adesso? Sono domande che ci servono ora, o che ci serviranno dopo, quando - e se - la faccenda si farà?).
Distribuzione. Ma perché mai il "vibrisse, rivista" dovrebbe essere messo in vendita? Non si potrebbe fare un po' di accordi con giornali vari, e distribuirlo gratuitamente come allegato? (Questo semplificherebbe la raccolta pubblicitaria, ci permetterebbe di raggiungere moltissimi lettori potenziali, e ci impedirebbe - credo - di sapere quanti lettori effettivi ci leggerebbero).
Altre domande utili?Ci sono altre domande utili? Qualcuno può buttarle lì? (Alle risposte penseremo poi). (E' giusto pensarci poi, alle risposte?).
[Vabbè, mi faccio un po' il verso da solo. Portate pazienza]
Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 03.05.06 16:32
Interventi
Ma i racconti ? Ci saranno i racconti ?
Hai preso in esame la possibilità di inserirne, ad insindacabile giudizio della redazione,
Fra i migliori "pescati" dal web ?
Se un punto di forza Vibrisse di carta vorrebbe avere, sarebbe questo coraggio della contaminazione.
Fra il web e la carta. Qualcosa di cosi potentemente "nuovo" da osare dove non ha ancora osato
Nessuno, salvo con succedanei di pessima fattura, una sorta di bignami del bignami della rete
(penso alle sparute rubrichette inserite a calci nelle riviste patinate e glamour) .
Pubblicato da: cletus - 03.05.06 17:34
1) Posto che con portalino intendi la porta di ingresso sul mondo della letteratura: siamo cosi sicuri che questa trasformazione sia ancora in atto?
2)Non so se definirla una linea - forse caratteristica è più adeguato - comunque direi il tentativo di guardare le cose un diverso punto di vista.
3) Sono domande sbagliate
4)Non so ma, immagino, si tratti solo di conformismo. Sono milleni che si pubblica su "carta": sto blog, ma che è? ma chi lo ha mai sentito?
5)escludi quindi che qualcuno possa collezionarlo?
6)boh, non so. Che arriva iannozzi mi sembra ottima cosa (ma angelini e mongarli perchè no?) ma io su questa cosa del best off ho molti dubbi. Ma sei proprio sicuro ?
7) so che hanno fatto un mmporg in rete e la cosa è andata benissimo. Il punto e che si giudica più il lavoro e meno il rapporto personale. E' necessario un adattamento di mentalità ma si, si può fare e forse in letteratura è addirittura un vantaggio.
8)l'idea e buona ma dipende, secondo me, dalla rivista che volete fare. ma fare una cooperativa, il 5 per mille, etc etc, perchè non considerarli?
9) ai voglia, ma oramai sei andato cosi avanti che sembra di fare il guastafeste.
ciao e in bocca al lupo
Pubblicato da: Lucis - 03.05.06 17:38
Secondo me, la carta e' nobile, Internet no. Un racconto, un articolo, qualsiasi cosa stampata su carta risulta piu' nobile - migliore - che se appare su Internet.
E' altresi' vero che Internet e' nudo, e' come la televisione, le cose appaiono per quel che sono: una vaccata scritta su carta puo' farla franca, su Internet no.
Internet, intendo i blog o come li si voglia chiamare, ha un vantaggio: e' una piazzetta, e' il regno del gossip, e' come stare al caffe' e origliare la conversazione dei due seduti vicino a te. Puoi anche intervenire, pigliarli a schiaffi, versargli il caffe' addosso. Internet e' il regno del nostro ego, la carta dell'ego degli altri.
Detto cio': sul Vibrisse di carta non farei mancare in ogni numero una bella intervista a uno scrittore, un critico, un agente letterario e via dicendo. Magari fatta da un'accolita di lettori. E' che ho un debole per le interviste, son cosi'facili da leggere, e rivelano cosi' tanto! (Dell'intervistatore, sia chiaro).
E magari una rubrica di pettegolezzi editoriali ...
Pubblicato da: Emanuele Pettener - 03.05.06 18:25
UN LUOGO DAL QUALE SI ACCEDE AD ALTRI LUOGHI: mi piace questa definizione di Vibrisse. Mi sembra che la sua evoluzione sia sempre di più in questo senso. Che sia questa la sua LINEA. Quindi, anche la Vibrisse in edicola dovrebbe mantenere la stessa caratteristica.
Credo che sia una grossa sfida, perché con la carta e l'uscita periodica il "rischio imbalsamazione" è notevole. Mantenere la freschezza e l'agilità del vibrisse in rete, penso, è un obiettivo importante. Come? Aggiungo questa domanda, che per me è utile.
Ne sto ruminando un'altra, ma devo meditarci sopra per renderla utile.
Rosanna
Pubblicato da: VitaDaProf - 03.05.06 20:07
dico la mia, passando.
nel caso di vibrisse non sono molto d'accordo sulla forma cartacea.
si ne dovrebbe conservare l'identità virtuale, agevole e fruibile così com'è.
è esatto dire: condominio.
con relative soffitte cantine scantinati tetti e comignoli che i lettori conoscono e usano a menadito.
vibrisse in rete sa farsi rispettare senza sgomitare con i suoi toni bassi e rispettosi, ha un volto, un suo stratagemma vivendi che intriga e interessa.
in edicola s'impilerebbe tra altre pile cartacee (con notevoli costi) mentre qui ha un gestibilissimo domicilio conosciuto a moltissimi, un numero civico e appartamenti "abitabili e camminabili"
alas!
Pubblicato da: cara polvere - 03.05.06 20:47
Dunque, dopo averci pensato un po', la mia domanda si è moltiplicata. Riguarda i lettori:
chi sono i lettori di vibrisse? e perché leggono vibrisse? e chi sarebbero i potenziali lettori del vibrisse di carta? e perché potrebbero scegliere di leggerlo?
Rosanna
Pubblicato da: VitaDaProf - 03.05.06 21:08
Allora: perché non fare una rivista a scadenza mensile con la logica delle "mappe concettuali"? Tanto per fare un esempio di come si gestiscono le tematiche e le argomentazioni a "mappa concettuale", basta vedere come è strutturata l'Enciclopedia Einaudi. Sì, proprio quella che costò la testa del fondatore. Se si vuole sapere meglio come funzionano, basta vedere un testo di uno dei massimi esperti sul tema, ossia il didatta Elio Damiano. Appare subito evidente la valenza dello strumento "mappa concettuale" che "costringe" chi la prepara a riflettere sulle proprie conoscenze, a correlare le idee e i dati a disposizione, a sforzarsi di essere preciso e chiaro nella comunicazione e negli argomenti trattati. Come sanno tutti le riviste con cui ci metteremo in "concorrenza" sono: Stilos (quindicinale), L'Indice (Mensile), Pulp (Bimestrale), La Rivista dei Libri (Mensile), Domenicale (Settimanale), Inserti come TTL (La stampa), Domenica (Sole24), Alias (Manifesto) Libri della settimana (Repubblica) e riviste letterarie che si trovano in Feltrinelli reparto riviste come Fernandel, Daemon, L'Orto, Clandestino, Atelier. Per cui tante delle proposte emerse in Post 1-2&3 sono già affrontate bene da almeno una di queste riviste, allegati, giornali come ad esempio "L'intervista a un editore o a un editor o a un addetto ai lavori" che fa molto bene Fernandel. Non c'è nulla di male nel fare un Vibrisse includendo anche le belle iniziative che fanno gl altri, ma il rischio è di copiare le cose interessanti degli altri e non avere la stessa capacità di farle bene e ben che vada si faranno le cose che fanno bene gli altri nello stesso modo con cui le fanno gli altri. Nulla di male, ma in quanto a originalità Vibrisse sarebbe solo un buon clone. Invece mi pare si possa ambire ad altro, ossia alla "miscellanea". Mi spiego: il concetto è quello di avvicinarsi a una "filosofia" podcasting e riportarla al cartaceo rendendolo globale, ubiquo, "interdisciplinar-trans-multi-hyper" come chiama oggi la capacità di comunicare e di apprendere con una nuova "maieutica" Edgar Morin, del quale consiglio "Educare gli educatori.La riforma del pensiero per la democrazia cognitiva" (Ed.Up)in cui l'intellettuale francese invita al pensiero della complessità. Ecco, per farla breve, cosa intendo io per "intenti" preparatori per una rivista denominata "Vibrisse". Poi: che si usino pezzi del passato da divulgare alle masse non digitalizzate, che si resetti tutto e si riscrivano cose a partire da adesso, che si vadano a prendere diatribe letterarie dell'anno scorso o dell'anno prima o dell'anno prima ancora, se ne discuterà nel momento della stsura di una scaletta. L'importante è che una rivista cartacea, proveniente da un bollettino email e successivamente confluito in lit-blog/portalino deve necessariamente avere la capacità cruciale e ancora non svilppata da nessuna rivista letteraria o di altra specie di "futurità", deve cioè avere un tipo di attitudine orientata al futuro. Quindi non al presente e non al passato. Una rivista di questo genere che respiro potrebbe avere? Mi duole dirlo ma una rivista del genere sarebbe molto innovativa, originale, all'avanguardia, ma destinata al fallimento nel giro di 1 anno o nel giro del termine delle sovvenzioni che l'editore della testata investirebbe nel progetto. Dico ciò perché i lettori delle riviste cartacee non capirebbero e non capiscono il "Zeit Geist", ossia "lo spirito del tempo". Per cui se io affermo: Una rivista oggi ha senso solo se riesce a riprodurre ciò che l'ipod fa col concetto di "shuffle" e sia capace, attraverso la redazione, di codificare la stessa idea dalla musica al segno. Ma è logico che una idea del genere sarebbe troppo innovativa e spiazzerebbe i lettori che non la capirebbero perchè l'idea è troppo nuova. Non immaginate voi dicendo: "questo per chi ci ha preso". Rendetevi conto, voi che state leggendo, che rappresentate "l'avangiuardia" del consumatore medio occidentale, mentre tutti quelli che prendono le riviste hanno uno zeit geist arretrato di almeno 30 anni. Quindi il progetto al punto 9 di Mozzi sarebbe il più indicato con il nome "Pagine e contenuti" sembrerebbe il più facile, il più bnale, ma quello che riproduce il pensiero e il modo di gestire mentalmente le pagine di un cartaceo. Nessuno è qui per fare il fenomeno e credere di poter fare un Vibrisse talmente innovativo da essere sprezzante nei confronti del lettore "canonico" e "conservatore", ma dobbiamo renderci conto che il lettore che usufruisce di cartaceo è "arretrato" di almeno 30 (lo ripeto, trenta) anni. Testimonianza diretta: Teatro di Mantova, io, Mozzi, Bariani, Borgonovo (FamGroup) a parlare di blog e letteratura in Rete. Dopo 2 ore di chiacchiere dal palco ho sentito con le mie orecchie 2 persone dietro di me chiedersi "Ma cos'è la rete?". Forse pensavano si stesse parlando di reti da pesca o per acchiappare farfalle. Potrei raccontare di incomprensioni simili per almeno un mese ininterottamente, ma ho portato questo esempio per fare capire e allo stesso tempo ragionare ad alta voce sull'idea che abbiamo noi e che vorremmo portare a compimento e l'idea e le capacità di comprensione che hanno i lettori di una rivista o potenziali tali. Molte delle questioni su cui ci si arrovella sui lit-blog o nelle riviste di settore interessano poco o punto i lettori. un po' perché sono diatribe o tematiche per nulla accattivanti, un po' per i motivi che dicevo prima: chi frequesta la rete, i blog, ne possiede uno, è disposto a discutere di cultura, rappresenta un'avanguardia tecnologica e forse una retroguardia culturale.
Cosa fare quindi?
Quattro sono le possibilità:
1-O lasciare tutto come ora continuando a fare Vibrisse in rete e basta usandola come "portalino" e come megafono di idee sommerse ancor più di un medium quale è il lit-blog e Vibrisse che di questa categoria fa parte.
2-Riuscire a trovare "la formula" per codificare la forma della "miscellanea" e tradurla su carta
3-Fare gli avanguardisti donchisciotteschi e cercare di innescare una weltanschuauung e fare arrivare alla propria "visione del mondo" orde di potenziali lettori di riviste dalle idee "pittoresche" per alcuni e innovative dal mio punto di vista.
4-stare coi piedi per terra e fare una dignitosa rivista al passo coi tempi che non vada a mettere dubbi ai lettori del "cartaceo" e che non dispiaccia troppo ai lettori di lit-blog. fare una cosa mediocre (nel senso etimologico di medietà), senza muovere troppo la polvere sperando di sopravvivere vendendo un migliaio di copie. Dico un migliaio perché questo creda sia il numero di vendite in media delle testate che ho citato all'inizio (L'Indice, Stilos, Pulp...)
Oppure ci sarebbe la soluzione gratuita. Nel luglio del 2005 ad una riunione in csa editrice lanciai l'idea di fare un "Metro" o un "City" alla maniera dei quotidiani gratuiti che danno in città nelle stazioni e agli angoli delle metropolitane. Il "metro"-Vibrisse che invece di parlare di attualità e politica parla di narrativa e mondo letterario, compreso quello della Rete, come vedo è un'idea mediata da quella mia primordiale intuizione che era stata sopita sul nascere perché al tempo difficilmente realizzabile. Inceve a mio avviso un buon compromesso tra le varie istanze.
Pubblicato da: Davide Bregola - 03.05.06 21:31
Provo a riflettere sui punti proposti da Giulio.
La linea: penso che Vibrisse su carta non puo', per le ragioni già dette sopra, seguire una stessa linea. Parliamo di due mezzi di comunicazione diversi. Sulla carta non si puo' intervenire come a un caffè. Immagino una linea che segua la struttura di vibrisse on line. Mi spiego. Se Vibrisse on line ha un suo pubblico questo è dovuto ad alcuni motivi di fondo. L'agilità, per esempio, il modo di trattare gli argomenti con passione più che con tecnicismo,lo spazio a voci diverse, la circolazione di idee su autori e titoli che non sono sulla carta stampata tradizionale e forse neanche sulla miriade di riviste e rivistine letterarie che spesso hanno il vizio di perdere di vista il lettore (non generalizzo, ovviamente). Dunque il prodotto su carta, se non altro per una questione tecnica, impone scelte di argomenti con una elasticità ridotta.
L'opposizione/ Il problema non è l'opposizione in rete la professionalità su carta. E' un distinguo "pericoloso". Parliamo di strumenti diversi, ma che possono avere in comune, come dicevo, la filosofia di base. La carta è una vetrina permanente, un prodotto che puo' restare. Ma considerare la carta uno spazio che "taglia" l'opposizione è l'errore che oggi fanno molti media. Si tratta di proporre su carta argomenti e scritture capaci di penetrare una fetta di pubblico che ama la lettura,la riflessione. Insomma che interessi uomimi e donne frequentatori di librerie, che scoprono gli autori col passaparola. E la carta è un mezzo per passare parola. Per intervistare, per approfondire, per uscire dal confine della "cassetta", quello di autori recensiti e intervistati perchè vendono. Secondo me l'opposizione su carta è una grande sfida, al di là della inevitabile diversità con la rete.
Poi sulla professionalità la questione è tecnica. Una buona impaginazione, buoni titoli, evitare ripetizioni, saper capire cosa è più appetibile per il lettore che pensiamo di catturare,ilmetodo di lavoro, l'organizzazione.
La redazione / Credo sia importante un luogo fisico dove impostare il lavoro almeno una volta al mese, ma anche di più. Inizialmente ci si puo'arrangiare, ma la sola comunicazione via Internet credo non sia sufficiente .
Venderlo o no / L'ideale sarebbe distriburlo con un grande quotidiano, Un "panino" di buona qualità tornerebbe utile alla testata-madre, proporrebbe un inserto a costi redazionali molto vantaggiosi. A Vibrisse il vantaggio della grande distribuzione .
Contenuti / Ho la sensazione che non si puo' affrontare la questione dei contenuti se non si ha in mente il prodotto. Nel senso che va sgombrato il terreno dai dubbi.
Scusatemi l'ho detta come è venuta, a "caldo".
Ma è essenziale continuare a riflettere.
Pubblicato da: stefania nardini - 03.05.06 21:41
signor Bregola.
la cito.
[cut]
"Mi spiego: il concetto è quello di avvicinarsi a una "filosofia" podcasting e riportarla al cartaceo rendendolo globale, ubiquo, "interdisciplinar-trans-multi-hyper" come chiama oggi la capacità di comunicare e di apprendere con una nuova "maieutica" Edgar Morin, del quale consiglio "Educare gli educatori.La riforma del pensiero per la democrazia cognitiva" (Ed.Up)in cui l'intellettuale francese invita al pensiero della complessità."
ecco. a proposito de "il pensiero della complessità."
lei ci è dentro in pieno in questo post complicatissimo per la mia povera testa.
o cambia intellettuale di riferimento o cambia penna con la quale scrive:-)
capisco che non si tratterebbe di cartaceare un giornalino della scuola, ma...
io intanto cerco di riflettere lucidamente sulla "verità". che è tostamente subdolo, l'argomento.
saluti
Pubblicato da: cara polvere - 03.05.06 21:51
L'idea di riuscire ad allegare il vibrisse cartaceo ad un grande quotidiano mi pare ottima. Avrebbe una valida e capillare distribuzione e raggiungerebbe uno straordinario numero di lettori. Prima o poi qualcuno di questi si affezionerebbe alla rivista.
Ripeto quanto già detto: non tralascerei sotto la voce "il meglio dal web" di riproporre sul cartaceo alcuni pezzi interessanti apparsi sul vibrisse online, anche se, mi pare, sono rimasto il solo a chiederlo:-)
Se mi toccasse davvero l'onore di chiudere l'ultima pagina del vibrisse cartaceo, che dire? Ancora ringraziamenti e ringraziamenti a Giulio.
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 03.05.06 22:01
Ma! Avevo capito che vibrisse carta poteva e doveva essere una rivista letteraria da studiare, da impostare; poi mi sono reso conto che non avevo capito, perché doveva essere invece un best off che raccoglie il meglio delle pubblicazioni italiane; poi mi rendo conto che non ho capito perché si torna a parlare di una rivista varia da impostare ecc.
Capita, di non capire nella vita.
A questo punto mi conviene capire, per non essere smentito per l'ennesima volta, che sarà un po' e un po' di tutto questo. Per questo io suggerisco di analizzare, soprattutto per il formato, la grafica, la carta ecc, alcuni free-press piuttosto diffusi (ne accenna anche Davide Bregola), però mensili, come Hot (che è diretto da un mio amico), Urban, ecc. Sono un fenomeno emergente nell'editoria, e sono molto ben fatti.
Pubblicato da: Baldrus - 04.05.06 12:56
Perché non inserire una piccola rubrica di Xhara? Non tanto le avventure della stagista, ma piuttosto i testi del suo sito "Pensavopeggio". Ho scoperto questo sito portata dal vostro portale. Secondo me sarebbe divertente e immediatamente caratterizzante per una rivista che esce in edicola.
Pubblicato da: rossella - 04.05.06 13:13
Mauro "Baldrus" Baldrati: le ipotesi che girano possono essere diverse perché, appunto, la faccenda è tutta da inventare.
Se ne hai una ancora diversa da proporre, non esitare a farti avanti...
Pubblicato da: giuliomozzi - 04.05.06 15:03
Parlo per me. A me l'idea di un vibrisse cartaceo mi piace molto, soprattutto perché conosco tanti ragazzi e ragazze, ma non solo giovani, interessati alla lettura ma che usano e frequentano poco internet, se non lo stretto necessario. Vuoi per mancanza di tempo o dimestichezza a noi poco importa. E' un buon modo di raggiungere facilmente più tipologie di lettori. Anche l'idea di far uscire la rivista insieme ai quotidiani è buona. Ci si fa conoscere più facilmente, senza l'obbligo di andare in una libreria o in un'edicola a chiedere un qualcosa che molti non saprebbero se di gradimento o meno. Forse bisognerebbe investire, trovare una buona idea, riguardo la linea grafica, che spesso è fondamentale, a mio avviso. Almeno all'impatto, per non essere subito cestinata, insomma :-) E poi provare a inserire degli articoli ad effetto in prima pagina, magari più attuali, di cultura popolare -concedetemi il termine- per poi passare a cose più particolari e settoriali nelle altre.
Ecco, se mi viene in mente altro lo dirò. Riguardo al resto, se posso, felicissima di poter aiutare.
Pubblicato da: criscia - 06.05.06 18:21
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Pubblicato da: Craig - 26.02.07 02:34




