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08.05.06

Un uomo inesistente

di Mauro Baldrati

Qualche giorno fa in una cittadina che di fatto è parte della periferia nord di Bologna, è stato trovato un cadavere. Era un magrebino, racchiuso in un sacco nero della spazzatura abbandonato tra due cassonetti, senza documenti. Il corpo appariva gonfio, per cui gli inquirenti hanno subito ipotizzato una morte dovuta a un pestaggio che gli aveva causato una violenta emorragia interna. Nell’impossibilità di identificarlo hanno fatto circolare la sua foto, il primo piano di un volto con gli occhi chiusi, la bocca semiaperta. Un’immagine macabra, di morte, che è stata pubblicata dalle pagine locali dei giornali, con un appello a chi poteva riconoscerlo di farsi avanti.
E qualcuno si è fatto avanti.

La sorella, che vive in Francia, gli ha dato un nome: Abduljali Bani, marocchino, 33 anni, clandestino. E le indagini, e l’autopsia, hanno fatto il resto: lavorava in nero in un pizzeria (il pizzaiolo è stato denunciato, e si cerca di capire se oltre allo sfruttamento del lavoro nero sia responsabile anche di occultamento di cadavere), non aveva fissa dimora, e la morte non è stata causata da un pestaggio, ma da una grave malattia renale che, non curata, lo ha ucciso lentamente. I reni pesavano 4.5 kg, mentre il peso di un organo sano è di 150 g.

Non curata: non poteva curarla, perché clandestino; probabilmente lui stesso non ha mai chiesto aiuto, non si è rivolto al servizio sanitario, perché temeva di autodenunciarsi, di uscire dal suo status di uomo-ombra, di uomo invisibile, come ha scritto la pagina bolognese de l’Unità. Forse è una storia come tante, una storia che si ripete nelle piccole e grandi città italiane, a Verona, a Padova, a Roma, a Napoli. Storie di ordinaria clandestinità e disperazione.

Il problema della massiccia immigrazione clandestina sembra, oggi, irrisolvibile. A nulla servono leggi restrittive e spietate, perché l’attuale sistema di sviluppo produce continuamente ricchezze scandalose e povertà vergognose, e centinaia di migliaia di disperati fuggono dalla miseria, dalle persecuzioni e dalle guerre. Non hanno nulla da perdere, e non saranno le leggi prodotte dai governi che cavalcano lo sconcerto e le paure popolari a fermarli.

E’ un problema che va ben oltre i poteri e le competenze del prossimo Presidente del Consiglio, dei Primi Ministri del mondo occidentale, persino dei più potenti del pianeta, Bush, Putin. Solo riunendosi tutti insieme, e decisi ad agire in nome di una rifondazione dei diritti umani, potrebbero trovare una soluzione, che non potrebbe che derivare da una modifica profonda, strutturale, del modello di sviluppo. Ma, allo stato attuale, è uno scenario utopistico che nemmeno il più ardito degli scrittori di fantascienza riuscirebbe a immaginare.

Quello che resta è un giovane uomo di 33 anni in fuga, che stava male, un quasi schiavo (lavorava e dormiva nei locali della pizzeria), che si è spento tra atroci sofferenze (chi ha avuto una malattia renale, o è stato vicino a un parente o a un amico ammalato conosce i dolori devastanti di queste patologie), solo, nell’indifferenza generale. Un uomo che non c’è, un uomo inesistente.

Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 08.05.06 16:04

Interventi

Giro subito questa storia atroce ad una mia studentessa che per l'esame di Stato ha scelto come personale argomento di approfondimento la schiavitù, dall'antichità ai giorni nostri. Per approfondire il problema, è molto utile l'ottimo sito "Nuove schiavitù" (http://www.nuoveschiavitu.it/).

Pubblicato da: VitaDaProf - 08.05.06 17:57

Atroce, sì, cara Prof, e sono molto contento se può davvero servire a una tua studentessa.

Pubblicato da: MB - 08.05.06 21:46