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03.05.06
Marino Magliani: Quattro giorni per non morire (2006)
[tutte le "letture" di Bartolomeo Di Monaco]
Magliani, nato a Dolcedo in provincia di Imperia nel 1960, vive in Olanda, in un paesino di fronte al mare, IJmuiden. Non ha dimenticato, però, la sua terra di origine, dove ogni tanto viene a rinfrescare i suoi ricordi e le sue sensazioni.
Questo romanzo non è la sua prima prova narrativa, ma è senz’altro il suo primo incontro con una Casa editrice, la Sironi, che sta occupando uno spazio sempre più interessante nel panorama editoriale e letterario del nostro Paese.
Leo Rochino e Gregorio Sanderi (soprannominato Brì, che sta per Colibrì) si trovano in Perù alla ricerca di qualche reperto archeologico di valore da poter smerciare. Non stanno rinvenendo alcunché, per cui sarebbero anche disposti a fare rientro in Italia “con un paio d’etti di coca." Quelle del ricercatore archeologico e dello speleologo sono passioni che si portano dietro dall’infanzia, sin da quando Leo, di dieci anni, e Gregorio, di otto, anziché giocare a pallone, preferivano calarsi nelle grotte in cerca di scheletri e di segni. Un giorno, “sotto le pietre della Tana delle Rane" avevano trovato il “disegno delle bestie", una composizione rudimentale nella quale figurava “Un cervo con in bocca un’aquila che beccava il cranio di un grosso gatto selvatico che aveva gli artigli su un serpente." Risaliva all’età del rame. Avevano tenuto segreta la scoperta, finché un giorno seppero che un disegno simile era stato rinvenuto nel Perù meridionale. Da lì le ragioni della loro partenza, stimolati dalla curiosità di scoprire se vi fosse stato un contatto tra civiltà così lontane. Gli scavi che facevano in Perù erano clandestini, mancavano delle autorizzazioni necessarie, e quindi erano pericolose, “Tanto più che i loro nomi a Lima li avevano già." L’autore non ci dice altro di queste missioni compiute nel 1989 e si trasferisce più avanti nel tempo, nel 2000, e ci fa trovare Gregorio in carcere per traffico di droga (sapremo poi che è stato arrestato in seguito ad una spiata, e la scoperta della spia sarà uno dei motivi interessanti della storia), e ci fa sapere pure, per bocca di Gregorio, che Leo forse è morto: “finito sotto la sabbia in qualche angolo di un deserto cileno, ai confini col Perú."
Gregorio è uscito dal carcere di Regina Coeli con un permesso di quattro giorni per andare al funerale della madre. Prima di giungere a casa si ferma dal dottor Lagorio, specializzato anche in malattie tropicali, per avere un suo parere su “una rara forma di malaria" che ha contratto in Guatemala e se le cure che gli stanno facendo in carcere siano efficaci. Infatti, fa sapere al dottore che quando avrà scontato gli ultimi due anni che gli restano, desidera recarsi in Messico per sottoporsi alle cure di uno specialista americano, il dottor Hugh Mc Linch, che sta sperimentando un vaccino che “Dà, diciamo, un trenta per cento in più di quanto non offrano le cure del carcere."
Poiché Magliani è di origine ligure, nel leggerlo siamo indotti a porre attenzione alle somiglianze che la sua scrittura può avere con uno dei maggiori narratori della sua terra, Francesco Biamonti, ricordato più volte, anche con alcune citazioni. La conterraneità crea spesso delle affinità pure nella scrittura, e ciò è vero anche per Magliani, ma non tanto nel processo che riguarda la tessitura del romanzo che, pur essendo asciutta come quella di Biamonti, non ne riflette la spigolosità e le sofferte pause dietro cui si nasconde la pena dell’esistere, bensì nello sguardo che l’autore rivolge alla natura. Qui la somiglianza è intera, il respiro è il medesimo, la parola assorbe colori e sapori di una terra aspra e incantata. Si possono portare vari esempi, bastino questi: “si bruciavano nel tramonto i colori delle cose perse."; “il tramonto prendeva d’infilata le facciate dei palazzi e il marciapiede"; “Sopra il paese, appese al cielo, le rocce imbrunivano l’aria, rocce affioranti dalle terrazze e immobili come un volo di colibrì sul fiore."
Fontanelle è il nome del paese, dove fa ritorno il protagonista: “Una chiesa dai muri color della terra, piena di buchi da cui a ogni ora di campana scappava un volo di piccioni. Un nodo di portici e loggiati e un punto della scalinata da cui partivano quaranta case del sedicesimo secolo, attaccate una all’altra per risparmiare le pietre di trentanove muri. Staccate, dove nessuno aveva più costruito altro, una chiesetta dell’altro secolo e tre case di trent’anni fa. Oltre la piazza con le tre fontanelle nel tufo e la scalinata, la prima casa era la sua." Nel guardarsi intorno torna alla mente di Gregorio il ricordo di Lori, una ragazza di cui era innamorato. Non ha il coraggio di domandare che fine abbia fatto al fratello Gilberto, che lo ha accolto in casa abbracciandolo, e l’ha condotto nella stanza dove giace la madre, “rimasta col sorriso di sapersi morta." Ma quando glielo chiede viene a sapere che è divorziata e vive con la madre.
Magliani crea un clima di suspense intorno alla storia di Gregorio. Si sono perse le tracce di Leo, forse è morto. Gilberto gli rivela che, quando i genitori di Leo erano già morti, giunse una grossa busta a casa di Leo e, poiché lui stava facendo dei lavori proprio in quella casa, vide la busta e l’aprì. Conteneva due quaderni; Gregorio si rende conto che sono gli appunti di Leo, quelli che contengono anche i reperti rinvenuti nella “Tana delle Rane". Desidera fare di tutto per venirne in possesso. È convinto che da quei taccuini potrà anche capire se sia stato Leo a tradirlo, non solo, ma, dice al fratello: “se riusciamo a metter le mani su quei taccuini, sono io che accendo una luce su un periodo del mio passato, e del mio futuro, che non conosco..." Si riferisce al periodo della malattia, in cui era pressoché privo di conoscenza. Intanto ha contatti telefonici con uno strano individuo sudamericano al quale deve portare dei soldi. Si ha la sensazione che sia sottoposto ad una specie di ricatto. In realtà, ha intenzione di approfittare della breve licenza dal carcere per fuggire subito in Messico e, colà giunto, farsi curare. Perciò è in contatto con Omar che, in cambio di una grossa somma, gli fornirà un passaporto falso e organizzerà il suo soggiorno in Messico. Per quel denaro, Gregorio si rivolge al fratello che, se gli darà ventimila euro, potrà tenere tutto il resto dell’eredità. Gli rivela che non ha affatto intenzione di aspettare i due anni che gli restano ancora da scontare in carcere: “I nervi e le vene, lentamente, a partire da qualche anno si irrigidivano, i polmoni faticavano." Sarebbe morto anzitempo.
Magliani dissemina nella storia i segni del tempo passato, facendo affiorare nella mente di Gregorio i ricordi di un’età per lui definitivamente perduta. Sono luoghi intrisi di malinconia, quelli che prevalgono. La realtà viene avvolta nelle maglie di un’esistenza, quella di Gregorio, che non è stata come sognava. Ma ora c’è in gioco la vita; c’è la corsa contro il tempo per tentare di non morire. Nonostante la sfortunata esistenza, ossia, Gregorio si ribella alla morte. E ancora una volta con un azzardo: fuggire dal carcere è un grosso rischio, infatti; potrebbe essere acciuffato e condannato a una pena più lunga, e quindi morire di quella sua malattia. Ma il richiamo della vita è dominante in lui. Gregorio, nel momento in cui è consapevole che il suo azzardo potrebbe trasformarsi in un congedo definitivo dal mondo, trova nella risolutezza con cui lo affronta il suo momento più fulgido, il suo riscatto. Questa ostinazione per la vita diventa così il punto centrale del romanzo, la lezione che si ricava dalla storia: il desiderio della vita prevale sul desiderio della morte, anche se può essere quest’ultima a vincere.
Recuperati i taccuini di Leo insieme con una lettera che li accompagna, scritta dall’amico sudamericano, Miguel Felipe Valaverde, Gregorio intuisce che alcuni punti toccati dalla lettera sono poco chiari, inoltre mancano nei taccuini le pagine relative al soggiorno in Guatemala, dove Gregorio si era ammalato. Nel diario di Leo si legge, con riferimento a Gregorio: “Dove sei, torna dalle praterie, amico mio" e: “Dimmi se anche di là si ha paura". Comincia, così, la sua ricerca sulla morte di Leo e sul periodo oscuro della sua malattia. Sarà anche questo uno dei motivi per non morire.
Magliani (come Biamonti in Le parole la notte in cui sparge il seme di un’indagine su chi ha sparato a Leonardo, il protagonista), dà un connotato giallistico al suo romanzo, con maggiore insistenza rispetto a Biamonti, per il quale questa componente è soltanto marginale, ma noi intuiamo che una tale sollecitazione vuole essere la sottolineatura di una vitalità che ancora percorre l’esistenza del suo personaggio.
La lettura del diario ci offre pagine molte belle in cui Leo, guidato da un “mestizo", un nativo del luogo, esplora una caverna che fu nel passato un cimitero di popoli estinti. Qui rinviene finalmente il disegno che assomiglia a quello trovato nella Tana delle Rane, al suo paese. È tatuato sulle dita di molte mummie, ma è inciso anche su un cilindro di legno, lo raccoglie e lo mette nello zaino.
Non si deve dimenticare che tutto ciò, Gregorio lo sta apprendendo nel corso dei quattro giorni di licenza dal carcere (da cui il titolo) che ha ottenuti per partecipare ai funerali della madre. Ora siamo giunti al terzo giorno, quello in cui Gregorio – quasi una consapevolezza, un presentimento - si immerge nella natura, e gli interrogativi sul suo futuro si fanno più trepidanti e malinconici. Magliani dà alla natura, in questo particolare momento che sta vivendo il suo protagonista, un connotato di abbandono e di rilassamento, di immersione impregnata di rassegnazione e di mansuetudine: “si sbucava in una piazzola chiusa e circondata da sedili di pietra. Qui era un posto dove un tempo la sera si sedevano i grandi. Ne conservava un’immagine estiva e notturna, fatta di voli e di grida di rondoni che avevano creato nei muri i loro nidi, e di righe di uomini seduti al fresco, la camicia sulle spalle." La stessa atmosfera che filtra nel ricordo andino; dice al fratello a proposito di quei luoghi, e invitandolo a visitarli un giorno: “Vallate verdi, simili alle nostre se non avessimo ulivi, con scalinate Inca, ecco queste sì, le scalinate sono un po’ come le nostre mulattiere, e colline bucherellate da piccole tombe e nelle tombe bambini appena nati, o di cinque sei anni, bambine soprattutto, sacrificati agli dei." È il filo di una memoria malinconica, “involontaria", che congiunge, come quel disegno misterioso, le due nature così distanti in un unico universo entrato nel cuore del protagonista. La vicinanza con Biamonti qui è più marcata. Il bar dove Gregorio trascorre l’ultimo giorno, sembra il bar de Le parole la notte, e così i discorsi degli uomini, uno dei quali (hanno ucciso un grosso cinghiale) rievoca l’incendio che ha avviluppato l’Esterel, il monte ricordato sempre da Biamonti, dal quale il cinghiale ucciso è fuggito terrorizzato dal fuoco. Anche il merlo che Gregorio libera dalla gabbia, non avendo più l’abitudine al volo, è andato a fracassarsi “nelle terrazze sottostanti". Magliani ci lascia avvertiti, dunque, che nel protagonista la memoria sta per spegnersi, e quel fiato che ancora gli resta grazie al ricordo si fa sempre più sottile e affannoso. I quattro giorni si traducono, così, nel compendio di tutta una vita; i movimenti della narrazione diventano lenti, centellinati, e minuta e ossessiva l’indagine sulla realtà: “erano cose che solo nell’attesa di questa agonia aveva un senso rievocare, e domani non più."; “gli pareva d’incarnare quel cinghiale ferito e non ci voleva pensare." Sono le ceneri di una speranza che vanno raccogliendosi ai piedi di un uomo malato, che non si rassegna a lasciare la vita, e la raccoglie tutta intera nell’ultimo respiro.
Pubblicato da Bartolomeo Di Monaco, il giorno e l'ora: 03.05.06 07:54
Interventi
Grazie Bartolomeo, hai senz' altro apportato molto, a me e al libro, hai lavorato giustamente
sullo sguardo del Colibrí, un titolo possibile era Lo sguardo del ferito.
Sono felice che i 4 giorni siano piaciuti a te e a molti altri che hanno deciso di occuparsene
buona giornata
Pubblicato da: marino magliani - 03.05.06 09:29
Grazie, Marino. Il merito è tuo, e soprattutto del libro.
Ciao.
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 03.05.06 10:14
Caro Bart, le tue recensioni sono sempre molto "dettagliate e precise": non c'è scampo con te. :-)
Nella lingua di Marino, oltre a quello stile tipico che è di Biamonti e che spieghi ottimamente, io ho trovato anche la limpidezza di un altro, Nico Orengo. Ecco, a mio avviso la scrittura di Marino Magliani è di tante "esperienze linguistiche", che passano da Biamonti per arrivare a Orengo fino a Pavese. E i temi sono sì noir, ma quasi una scusa: forse è solo una mia pecca, per dire che non siamo di fronte a un semplice noir, in quanto io guardo alla trilogia nera di Malet anche come dell'"altro", non solo noir. E la storia di Marino ha questa sofferenza interna, nera, di un uomo (Gregorio) che non si arrende, fino all'epilogo che è... pacificamente illuminante quanto tragico nella rigida semplicità con cui viene spiegato al lettore, ma in primis a Gregorio che l'accusa su di sé.
Ti devo poi (anche) ringraziare perché vedo che hai messo il link all'intervista a Marino Magliani che ho fatto all'Autore pochi giorni or sono: basta difatti cliccare sulla fotografia di Marino. Grazie. E' un libro che merita: e se mi espongo, è perché ci credo veramente nella validità della scrittura di questo Autore.
Cari abbracci a Te, Bart, e a Marino
Beppe
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 03.05.06 10:55
Sì, il link è proprio alla tua bella intervista, non a caso. Un omaggio, insomma. Di Orengo ho "Gli spiccioli di Montale, requiem per un uliveto" e "L'allodola e il cinghiale", ma non li ho ancora letti. Quindi non ho potuto fare un raffronto. Li leggerò, prima o poi. Ma quando? Tu sei un lettore più proficuo di me. La mia è una lentezza che cerca di modellarsi alla letturalenta di Luca Tassinari:-) Lo conosci?
Vai qui, è bravo: http://letturalenta.net/
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 03.05.06 11:23
@ BART
:-)
Io di Nico Orengo, temo per te, d'aver letto molto di più, praticamente tutto. Forse mi mancano solo delle raccolte poetiche. E' Autore comunque molto meritevole: quando riesci a ritagliarti un po' di tempo, leggilo. Son certo che ti piacerà.
Oh, io sono un lettore pigro: non sembra, ma è così. :-) E' solo che a un certo punto la pigrizia mi fa stanchezza e allora mi tocca leggere per togliermela di dosso, la stanchezza. :-)
Vado a vedere, a leggere da Luca Tassinari... Sì, certo che lo conosco. E' solo che non ho avuto modo di lasciargli ancora una mia impronta. :-)
Beppe
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 03.05.06 11:29
Nella recensione - intervista di Giuseppe Iannozzi mi é parso oltremodo illuminante il parallelo, che Giuseppe trova, tra il cuore
di Gregorio e quello del colibrí che batte migliaia di volte al minuto. Sono cose che anche
all' autore scappano. Anche nella lettura di
Bartolomeo ho trovato parecchie cose nuove per me.
In quanto alla scrittura di Orengo, sí é plasmata a meraviglia, é scarna e scava in un terreno che conosce molto bene. Molto ma molto belli La guerra del Basilico e L' autunno della signora Waal, un romanzo, che, credo, anche per il suo personaggio centrale saprebbe affascinare un lettore olandese.
Pubblicato da: marino magliani - 03.05.06 12:31
Ordinato L'autunno della signora Waal. L'altro ho visto su iBS che non è più disponibile.
Grazie, Marino.
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 03.05.06 12:54
Caro Bart, mi hai convinto: ho inserito il romanzo di Magliani nella lista dei libri da leggere.
Un abbraccio,
Emma
Pubblicato da: emma locatelli - 03.05.06 16:11
Non ne sarai delusa. Ho l'impressione che la Liguria, regione così minuscola, produca artisti di qualità. Pochi ma tutti speciali. Vedi la letteratura, vedi la musica leggera. Ci deve essere un'aria speciale. Forse perché confina con la Toscana? :-)
Grazie, Emma.
Un abbraccio.
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 03.05.06 18:21
Leggilo, Emma, è un libro che merita davvero. (solo il titolo è la vera nota dolente. Ingannevole assai.) Concordo con Iannox: c'è molto Pavese, soprattutto nei dialoghi.
E' un vero noir dell'anima. La scrittura di Marino è lenta ma inesorabile, davvero cesellata. Credo quasi che la sua assenza sul territorio nazionale gli faccia bene. C'è come un'atmosfera da italiano all'estero, nella sua lingua, che lo nobilita.
Bravo Marino! ;-)
Pubblicato da: gianni biondillo - 03.05.06 18:33
Grazie a tutti. Il centro innova e la periferia
conserva ?
Ne parlava Giacomo Sartori mi pare. Qualcosa ci
dev'essere.
Pubblicato da: marino magliani - 03.05.06 18:55
@ BIONDIX
Caro Gianni,
non potevi dire davvero meglio: "E' un vero noir dell'anima." Avrei voluto dirlo io. :-) E non scherzo nonostante lo smile.
Leggetelo: è veramente bello. Detto così è banale. Ma leggetelo, leggete la bella recensione di Bart, e la mia anche, e l'intervista. Marino sa il fatto suo: è una perla, una storia scritta con gran stile.
Cari abbracci a Tutt*
g.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 03.05.06 19:04
Grazie Gianni!
Lo leggerò sicuramente.
Un abbraccio,
Emma
Pubblicato da: emma locatelli - 04.05.06 13:59
Bart, ma io non riesco a starti dietro! Vabbè, gli ultimi tempi di scuola sono micidiali per noi prof., ma tu sei vulcanico! Grazie per le tue preziose letture,
Rosanna
Pubblicato da: VitaDaProf - 04.05.06 16:49
Grazie a te Rosanna.
Anche mia moglie è insegnante e ne so qualcosa di questi ultimi giorni di scuola. Però questa volta ce l'ho fatta a convincerla, e verrà in pensione. Dalla fine di giugno, dunque, potremo guardarci negli occhi più spesso:-)
In questi ultimi mesi - sapendo che a volte lasciare il lavoro può comportare un po' di smarrimento - ho provveduto ad accontentarla in tutto ciò che mi chiedeva per abbellire il nostro giardino. Ora ne è tutta presa e non vede l'ora di avere l'intera giornata da dedicare ai suoi fiori e alle sue piante. Oltre al giardino, infatti, abbiamo dalle due parti della casa due campi di circa mq 2.000 ciascuno. Su di uno abbiamo fatto piantare piccoli alberi da frutto, oltre che predisporre un piccolo orto. Sull'altro, piccoli alberi destinati a diventare alberi di grande fusto: quercia canadese, faggio rosso, acero rosso, ippocastano rosso, frassino, leccio, bagolaro, olmo, ontano ed altri il cui nome conosce solo mia moglie:-) Sia lei che io, ci troviamo spesso, nel pomeriggio, a passeggiare qui, e ad ammirare la fioritura primaverile. Una meraviglia, un portento davvero la natura! Il freddo di questo inverno, purtroppo, mi ha ucciso un platano, una betulla, un pioppo e una quercia nostrale, che dovremo rimpiazzare in autunno (ora non si può perché le piante sono in crescita).
Ci siamo già divisi i compiti. Lei accudirà a tutto questo, arbitra assoluta (avrà un gran bel daffare!) e io taglierò l'erba con un piccolo trattore. In realtà, poi, l'erba la taglia il mio nipotino Lorenzo, che a giugno compirà sette anni. E' bravissimo a guidarlo. Io me ne sto seduto a guardarlo lavorare:-) Lui si sente importante e già un uomo. E' un birbante matricolato. Ti racconto l'ultima che mi è successa ieri.
Sono andato nel pomeriggio nella sua classe, dove sono stato chiamato dalla maestra Rosaria a raccontare la storia di una rondine, Celeste, che io ho allevato nel 2000 e fatto volare. Nessuno credeva che fosse possibile crescere una rondine. Invece mia moglie ed io ce l'abbiamo fatta, e su questa storia scrissi anche un libro che non è altro che il resoconto di questa crescita. A quel tempo mio nipote aveva un anno, così, in realtà, racconto le due crescite che andavano di pari passo.
Ebbene, stavo raccontando tutto questo ad una classe molto attenta, che ogni tanto mi interrompeva per farmi domande (avevo portato anche con me per mostrarlo un vero nido di rondine) quando mio nipote alza la mano e, ottenuto il pernmesso di parlare dalla maestra, mi dice: "O nonno, a me mi viene sonno".
Che cosa c'è di più spontaneo e di più bello?
Perché tu, Rosanna, ed anche tu, Emma, non scrivete qualcosa sulle vostre città o paesi per il Giro d'Italia con vibrisse? Potreste inviare l'articolo direttamente a me, con qualche foto che vi paia significativa, ed io provvederei a postare il tutto, come ho già fatto per altre.
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 04.05.06 17:20
Caro Bart, appena me la cavo con la burocrazia pre-esame penso proprio di farlo. Fra l'altro, io ho una doppia cittadinanza: quella acquisita grazie a mio marito (veronese) e quella di nascita (viareggina). Sto meditando di venire a trovarti quando farò il prossimo giretto a trovare i miei genitori, che vivono ancora a Viareggio!
Pubblicato da: VitaDaProf - 06.05.06 13:24
Rosanna, devi venire a trovarmi, ora che viene la bella stagione. Mia moglie alla fine di giugno sarà in pensione e avrà tutto il tempo per mostrarti il giardino e le piante. Uno dei miei generi (il marito della figlia più grande, Elena, quella che mi ha dato Lorenzo) è viareggino!
Avvertimi in email e ti darò il mio telefono e le indicazioni per raggiungermi.
Ti aspetto.
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 06.05.06 15:41
Sarà un piacere... ma dobbiamo aspettare le vacanze estive! Nel frattempo, cercherò di mandarti qualcosa per il Giro d'Italia.
A presto,
Rosanna
Pubblicato da: VitaDaProf - 07.05.06 16:29
Ok, aspetto entrambe le cose, il pezzo sul Giro (gran bel titolo che gli ha dato Tonino Pintacuda!) e la visita a casa mia, questa estate.
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 07.05.06 21:16




