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25.05.06
La minaccia di non dir nulla
La sterilità insulsa dello scrittore tristemente prono, la finta emancipazione dei finti liberi, la metamorfosi da addolorato in lacché, sono manifestazioni patetiche ma costanti nel mondo letterario, sicché non c’è stata un’epoca in cui la cosiddetta classe intellettuale non sia stata affiancata da una classe di valletti, adulatori e malinconici giullari disposti a tutto pur di far carriera. Questi tragici personaggi vengono spesso tollerati con benevolenza, perché la compassione sarebbe un atteggiamento troppo generoso: vomitano la retorica di cui sono capaci e infine, con puntualità e merito, vengono dimenticati. L’ipòstasi letteraria di se stessi, un’enfasi prolissa e buffonesca, una cecità critica totale sono i sintomi più comuni di chi ha scambiato la suddetta carriera per un’infinita servitù. Ma nessuno nasce in catene: una strada dritta conduce dal coraggio alla genuflessione, è sufficiente evitarla. Che poi il sistema (un termine certamente ambiguo, ma non “vuoto") incoraggi la riproduzione e l’allevamento di una classe intellettuale assimilabile a un mansueto gregge di pecore era una vecchia idea di Adorno: tuttavia, la proliferazione delle stesse pecore, la scadente mistificazione di un impegno civile, l’autocelebrazione dell’inetto, tutti fenomeni derivati, non sono invenzioni di Adorno o della Scuola di Francoforte, e chi li ritiene miracoli demodè di un mondo vile e disilluso, magari citando Chomsky, farebbe bene a leggere Chomsky per scoprire come non la pensi diversamente.
E’ trascorso forse un anno dalla discussione pubblica sulla “restaurazione", protagonisti Carla Benedetti, Antonio Moresco, Tiziano Scarpa (e altri), quanto basta per evitare polemiche inutili e provare ad aggiungere un’opinione. Non credo che le idee di macchina o di sistema siano sufficienti a giustificare la restaurazione (che sia avvenuta o meno, che sia in corso o meno): il sistema stritola chi si lascia stritolare e l’impotenza di un uomo libero è direttamente proporzionale alla libertà a cui egli rinuncia: ma vi rinuncia sempre in prima persona, seppur trovandosi in compagnia di qualche nobile codardo. Il pensiero stesso della libertà non è tale da produrre né alienati né, soprattutto, individui intellettualmente pavidi: serve dell’altro, la meschinità va scelta, come si sceglie di non dire ciò che si pensa o come si sceglie di appartenere a una compagnia di clementi impostori che presuma la mutua infusione di virtù per semplice scambio di pacche. Inaspettatamente, le pecore - come i cani - sono capaci di gesti teatrali: è il grado sociale del personaggio a cui è destinato il gesto che fissa la misura del ridicolo, ed è per un giudizio estetico che si può parlare di orrore senza dissipare energie per il disprezzo. Lo zelo dei cortigiani nel lustrare stivali, tuttavia, non è una legge universale, e l’aspersione di incenso sulle più inutili teste non trasformerà un solo travet dell’arte amanuense in grande scrittore (titolo ambitissimo), e questa è una certezza.
Dal punto di vista della dialettica della libertà credo che l’ottimismo sia inevitabile. Levato il caso di Dostoevskij, la libertà non si avvelena da sola, e non è sufficiente nascere uomo per sprofondare nella condizione di ruminante: l’ho pensato, mi ingannavo.
Resta solo la domanda: "per chi si scrive"? Nel caso in cui si scriva per tutti, la tabula rasa che nell’adulatore selvaggio ha licenziato il pensiero è un pericolo che va combattuto: se Eginardo ha trovato il suo Carlo non si tratta più di una minaccia di penna o di carta: è la minaccia di non dir nulla.
Pubblicato da Ivan Roquentin, il giorno e l'ora: 25.05.06 17:33
Interventi
o che bello, sto per uscire e non ho tempo di leggere e tanto meno di 'intervenire'. ma roquentin lo stimo e mi piace! :)
Pubblicato da: angela scarparo - 25.05.06 17:55
Allora chiamami Ivan:)
Pubblicato da: Ivan - 25.05.06 18:03
Non per essere ripetitiva (nel senso che Angie ha già detto la sua e pare che io e lei abbiamo sempre le stesse opinioni:-)), ma trovo questo pezzo assolutamente condivisibile e splendidamente scritto. "La meschinità va scelta", "la tabula rasa che nell’adulatore selvaggio ha licenziato il pensiero è un pericolo che va combattuto". Cito solo queste due frasi.p.s. NON sono un'adulatrice selvaggia!:-)
Pubblicato da: Gaja - 25.05.06 18:26
Quindi la paralisi creativa, l'immobilizzazione assoluta dello scrittore - o dell'aspirante scrittore - che si autocensura per non dispiacere a nessuno, per tenersi sempre una porta aperta, che è pronto a dire bene di tutti, è ovviamente - come dice Ivan (ti chiamo così anche io, se non ti spiace) l'unico risultato, la conseguenza logica di una scrittura non libera da condizionamenti. Cioè, in definitiva, di una non-scrittura, dato che l'atto di scrivere dovrebbe (dico "dovrebbe") essere una delle affermazioni supreme della libertà. Parlare a tutti per non parlare a nessuno. Dire tutto per non dire nulla. Mi scuso per l'eventuale confusione con la quale ho espresso i miei pensieri. Sono stata presa dalla foga. :-)
Pubblicato da: Gaja - 25.05.06 18:38
Ma tu per chi scrivi?
Pubblicato da: Massimo Villivà - 25.05.06 18:49
Gentile Roquentin around the cloquetin, "la metamorfosi da addolorato in lacché" tu scrivi.
Be', vabbé, bidé, ma i lustratori di stivali sono poi queste persone così insulse? queste metaforetta così bistrattata... I lustratori di stivali, che decidono volontariamente di lustrare gli stivali, be', vabbé, bidé, che male fanno? Che cosa c'è di male? E anche quest'altra metaforetta dell'uomo-cane che con la lingua penzolon penzoloni torna dal padrone, be', vabbé, bidé, che cosa c'è di male?
Cosa vul dire "dal coraggio alla genuflessione"? Definisci "coraggio" (e da millenni che ci si prova); definisci genuflessione...
Ognuno ha i suoi padroni. Tu sei padrone di questa retorica ottocentesca, un po' alla memorie del sottosuolo, che fa leva demagogicamente su un certo populistico senso comune del disincanto... che usa categoria bim bum bam, ma che se andiamo a vedere, cos'è che vogliono proprio dire? La tua prosa, Roquentin around the cloquentin, è una leccata di fondelli a tutti gli autori del passato che ti stanno nella testa, è un prostrarsi continuo alle monumentalizzazioni stellari che si fissano nel tuo cosmo facile, cosmo lungo da qui a lì, cosmo ottocentesco e nonnesco (cappericaspiterina, ci sono tutte le sgridate del buon genitore nelle tue parole...).
"Lo zelo dei cortigiani nel lustrare stivali, tuttavia, non è una legge universale, e l’aspersione di incenso sulle più inutili teste non trasformerà un solo travet dell’arte amanuense in grande scrittore (titolo ambitissimo), e questa è una certezza."
Bum! Quindi, Ariosto? Non è un lustratore di stivali? E Rimbaud, il genione, che ha fatto chiapparelle con Verlaine pur di pubblicare? E quel vendutaccio di Dostoevskij che pur di pubblicare rivendeva le sue opere nelle rivistucole di quart'ordine? Ah, come la mettiamo, Ivan Drago?
Pubblicato da: bum! shake shake the room! - 25.05.06 18:50
Scusami, Massimo, parli con me?:-)
Pubblicato da: Gaja - 25.05.06 19:00
Grande Ivan!
Un caro saluto
Fabrizio
Pubblicato da: Fabrizio Corselli - 25.05.06 19:10
No, veramente l'avevo chiesto a Roquentin. Per chi scrive?
Pubblicato da: Massimo Villivà - 25.05.06 19:58
Non saprei, Massimo (scusami, pensavo che la tua domanda fosse rivolta a me: è comparsa sotto al mio post:-)). Però trovo che abbia detto cose assai sensate e che le abbia scritte in modo egregio. Un saluto
Pubblicato da: Gaja - 25.05.06 20:09
@ Gaia: "che si autocensura per non dispiacere a nessuno, per tenersi sempre una porta aperta, che è pronto a dire bene di tutti, è ovviamente - come dice Ivan (ti chiamo così anche io, se non ti spiace) l'unico risultato, la conseguenza logica di una scrittura non libera da condizionamenti. Cioè, in definitiva, di una non-scrittura, dato che l'atto di scrivere dovrebbe (dico "dovrebbe") essere una delle affermazioni supreme della libertà. Parlare a tutti per non parlare a nessuno. Dire tutto per non dire nulla."
Sì, è l'arte di cui raccontava un famosissimo scrittore (ben prima di essere conosciuto, per inciso, per cui non è il caso di citarlo).
Gaia, l'adulazione a cui accenno ha uno scopo (un fine), non potevo certo parlare di te...:)
@ "bum! shake shake the room! -"
Inutile che tu mi chieda cosa c'è di male, nessuno ha parlato di morale, se sai leggere, ma di estetica. Ora, dando per scontato che tu sappia cosa sia un giudizio estetico, io ho tutta la libertà di ridere, di giudicare sconci, orribili, e tremendamente fatui i lacché. Posso ridere e rido, nessuno me lo impedisce. Tra l'altro, non descrivo certo "il mondo", ma un misero sottobosco di artigiani che cercano di procurarsi i mezzi che ritengono utili. Li ho sentiti spesso parlare di utilitarismo: bene, si tratta di persone che non sanno chi sia Bentham, che ignorano che l'utilitarismo sia la più rigorosa e conseguente tra le morali...direi che non sono io a dover badare alla morale, non si discuteva di questo.
Quanto al resto, essendo perso il punto fondamentale, le tue obiezioni sono del tutto irrilevanti (sbagliata la premessa...).
@ Ciao Fabrizio, grazie.
@ Massimo: non ho capito la domanda, ma essendo OT, se non è un problema, possiamo continuare in mail.
Pubblicato da: Ivan - 25.05.06 20:37
@ Massimo: mi scuso, per la fretta non avevo capito la domanda. Se non ti dispiace ti rispondo in uno spazio più ampio di quello dei commenti.
Pubblicato da: Ivan - 25.05.06 21:00
Lo so, Ivan, ma il gusto della battuta...:)))
Pubblicato da: Gaja - 25.05.06 22:54
Toh, sentilo il prode, il coraggioso della premiata ditta di lustrascarpe voltagabbana che è salita su tutti i carri vincenti. La lingua moscia batte dove la dentiera duole, eh? (Scrivi da cani e ricevi i complimenti di altri cani, come al solito. E voialtri offendetevi e abbaiate, pure. Poi tornate al canile, di grazia).
Pubblicato da: No-mignolo - 26.05.06 09:41
Non ci offendiamo, no, per carità. Conserviamo le energie per qualcosa di più utile.
Pubblicato da: giuliomozzi - 26.05.06 09:53
Non diciamo eresie, ho letto davvero poche persone scrivere così bene. Se magari non scomparisse ogni due mesi farebbe un gran favore a tutti. Capisco bene che si porti dietro i suoi lemuri incazzati, anzi diverte.
Ivan, ti scrivo in privato.
Pubblicato da: benef - 26.05.06 11:16
Al di là della rabbiosità (motivata da che? boh!) bisogna ammettere che No-mignolo ha un nick strepitoso.
;-)
Pubblicato da: gianni biondillo - 27.05.06 01:38
Io preferisco: "Sì-quattro-dita".
Pubblicato da: giuliomozzi - 27.05.06 09:16
Ciao Gianni, solo il nick, ma anche un perfetto insipiente può produrre dell'ottimo umorismo involontario. Chi dice che io faccia parte di una ditta salita su qualche carro (vincente, per giunta) dica anche "quale" carro, o stia zitto. Mai fatto parte di ditte tra l'altro, vale sempre l'affermazione riguardo il cucciolo di Godzilla nel mio salotto, pesa una tonnellata e mezzo ormai, ma per il solo fatto che io lo asserisca il caro Godzilla non si "metterà a esistere".
Ciao Giulio, bella (la battuta)
capito Gaja...
Buona giornata
Pubblicato da: Ivan - 27.05.06 14:51
Capito, Ivan, capito...:-)
Condivido l'opinione sulla battuta di Giulio.
E, quanto a te, rimango della mia idea. Pezzo scritto egregiamente, sia nella forma che nei contenuti.
Saluti.
Pubblicato da: Gaja - 28.05.06 13:25




