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23.05.06
Immobili infreddoliti e increduli
Il mio ufficio, inteso come luogo fisico nel quale passo le diciotto ore più deprimenti della mia settimana (mediamente, più deprimenti, non è propriamente una regola fissa, ma quasi), è una specie di retrobottega rettangolare, retrobottega in alta quota, con un lato, quello lungo, esposto verso nord, lato che coincide sfortunatamente e incidentalmente col lato interamente occupato dalle finestre, a nastro le finestre, quattro moduli, con infissi in acciaio, sobri ma datati, come il palazzo, del resto, brutto e pure vecchio (1955-1966). Niente doppi vetri, né bordi sigillati, profilati piuttosto eleganti, devo dire, nella fattura del disegno tecnico, ma scomodi, non più funzionali e pieni di spifferi, per quanto riguarda il lato pratico. Ecco, il lato vetrato non pratico, generoso di spifferi, io ce l’ho alle mie spalle (fisicamente e non metaforicamente, nel senso che ormai è lontano e relegato al passato, etc.). Spifferi da ottavo piano, attualissimi. Freddi per contratto. Uno spazio, ah, ah, ah (mi scappa da ridere), a misura di legge 626 (sicurezza sui luoghi di lavoro), certo, con le colonnine e le spine elettriche infingarde a quota caviglia, con i fili del computer allegramente sparsi in mezzo alla stanza, con le prese volanti, con le canaline di plastica (che dovrebbero proteggere i cavi) troppe volte calpestate (se vengono messe in mezzo all’ufficio è probabile che ciò possa avvenire), ormai divelte e diventate canali navigabili. Climaticamente perfetto, lo riconosco. Freddissimo d’inverno, bollentissimo e umidissimo d’estate...
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Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 23.05.06 16:58




