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23.05.06

Immobili infreddoliti e increduli

di Giuseppe Braga

Clicca qui per leggere alcuni racconti di Giuseppe BragaIl mio ufficio, inteso come luogo fisico nel quale passo le diciotto ore più deprimenti della mia settimana (mediamente, più deprimenti, non è propriamente una regola fissa, ma quasi), è una specie di retrobottega rettangolare, retrobottega in alta quota, con un lato, quello lungo, esposto verso nord, lato che coincide sfortunatamente e incidentalmente col lato interamente occupato dalle finestre, a nastro le finestre, quattro moduli, con infissi in acciaio, sobri ma datati, come il palazzo, del resto, brutto e pure vecchio (1955-1966). Niente doppi vetri, né bordi sigillati, profilati piuttosto eleganti, devo dire, nella fattura del disegno tecnico, ma scomodi, non più funzionali e pieni di spifferi, per quanto riguarda il lato pratico. Ecco, il lato vetrato non pratico, generoso di spifferi, io ce l’ho alle mie spalle (fisicamente e non metaforicamente, nel senso che ormai è lontano e relegato al passato, etc.). Spifferi da ottavo piano, attualissimi. Freddi per contratto. Uno spazio, ah, ah, ah (mi scappa da ridere), a misura di legge 626 (sicurezza sui luoghi di lavoro), certo, con le colonnine e le spine elettriche infingarde a quota caviglia, con i fili del computer allegramente sparsi in mezzo alla stanza, con le prese volanti, con le canaline di plastica (che dovrebbero proteggere i cavi) troppe volte calpestate (se vengono messe in mezzo all’ufficio è probabile che ciò possa avvenire), ormai divelte e diventate canali navigabili. Climaticamente perfetto, lo riconosco. Freddissimo d’inverno, bollentissimo e umidissimo d’estate...

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Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 23.05.06 16:58

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