« Giro d'Italia con vibrisse: Milano, la grande madre | Main | »

28.05.06

Il blog è morto? Viva il blog?

Di Davide Bregola

Francesco Sasso mi segnala un dibattito in corso scaturito dall'ultima pagina del saggio "Il grande romanzo italiano del XXI secolo". Caracaterina di Untitl.ed tra le altre cose scrive:

[...] se siamo d'accordo che il blog è morto (secondo me, in un certo senso, tutto da spiegare, sì). Se sì, dobbiamo dire chi l'ha ucciso. Quindi ribadiamo la nostra differenza dai seppellitori del blog. Quello che gli altri ammazzano noi vogliamo tenerlo in vita, e dobbiamo dirlo ora, perché mi pare che ci sia chi sta facendo un po’ di confusione. [...] [Qui tutto l'articolo]

La pagina incriminata è questa:

Non considero il cartaceo superiore alla pubblicazione in Rete, ma nemmeno considero la Rete una grande possibilità. Nel mio pensiero ho già superato l'idea della "possibilità offerta da Internet". Chi se ne frega di Internet e blog: hanno perso tutta la loro potenza dinamitarda all'incirca a metà 2004 e proprio quando si è iniziato a codificarli e si sono massificati, sono morti. Ora ci saranno decenni di discussioni e di "opportunità", ma la loro azione propulsiva l'hanno fatta dal 1997 al 2004. Se la stampa soppianta il blog mettendo i suoi contenuti su carta o viceversa i testi su carta vengono trasferiti su blog, non significa stia avvenendo un interscambio o ci sia una zona grigia prima di passare a un altro sistema, ma al contrario sta a testimoniare che la Grande Bestia Mediatica si sta nutrendo di carcasse. E' un po’ come quando si parlava di Zone Temporaneamente Autonome (TAZ) e di BBS che precedevano Internet. Lì stava avvenendo qualcosa di importante, lì c'era comunicazione. Qualcuno mi dirà: Era per iniziati. Sì, e proprio quando è diventata "essoterica" è morta trasformandosi in Internet da BBS che era e la mutazione ha portato con sé un grande business. I blog sono morti: per questo "uso" il blog. Per questo l'ho "usato" per produrre un testo argomentativi facendomi aiutare dalla comunità letteraria e semplificandomi la vita attraverso la Rete. Il blog è morto. Viva il blog!

Il testo completo dell'inchiesta Il grande romanzo italiano del XXI secolo è scaricabile qui.

Pubblicato da Davide Bregola, il giorno e l'ora: 28.05.06 13:39

Interventi

Oddio! Sembra una delle mie farneticanti dichiarazioni in stile - e non scherzo, cioè son cose all'ordine del giorno, che dico sempre ^_____^ - "la letteratura è morta, viva la letteratura". E' bello sapere di non esser soli, che c'è ancora qualcuno pronto a scommettere sulla morte di qualcosa piuttosto che sulla vita. ^_____^
Io direi che si è appena iniziato coi blog, con le possibilità che offrono, tant'è che metà dell'attuale comunicazione viaggia sui blog, mentre la carta stampata è in netto calo. Un calo forte, molto in Francia ad esempio. Ma anche qui da noi, tant'è che le testate stesse mettono su blog su blog, così anche gli editori, i giornalisti, ecc. ecc. I giornali funzionano all'inverso: compri l'allegato e ti danno il giornale in regalo. ^_____^ E infatti molti articoli, se non passassero in rete (cioè dirottati sulla rete), sulla carta non se li filerebbe nessuno. Fare informazione sta cambiando in modo radicale, ecc. ecc. ecc. Discorso troppo ampio: ma di sicuro non è morto il blog. E' morto un certo modo classico di fare informazione, ed è un po' tanto diverso. Il blog ti dà la notizia ben prima che ci sia il tempo materiale per una testata di dar olio alle rotative: magari la notizia è sballata, frammentaria, ecc. ecc. Ma quante prime pagine si rifanno al giorno d'oggi! E quante bestialità vengono stampate come notizie che tempo 24 ore e c'è la smentita? La verità è un'altra: i blog hanno soppiantato la vecchia concezione di fare notizia. In fondo è vero: ci si nutre di carcasse, di quelle carcasse che su carta stampata vengono lette da poche persone, mentre in rete infiammano gli animi.
Io però ne approfitto: la letteratura è morta. Oh, anche oggi l'ho detto, così posso starmene in pace fino a domani almeno. ^_____^'''

Saludos

g.

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 28.05.06 16:44

il mio blog è morto. io stesso non mi sento tanto bene.

Pubblicato da: cletus - 28.05.06 22:31

il mio blog va avanti ad antistaminici. non so se è lo stesso

Pubblicato da: melpunk - 29.05.06 00:00

Il mio sta benone: ha solo alcuni problemi psichici, ma un po' di di lorazepam e gli passa tutto. ^____^ Basta sedarlo. :-D

'Notte

g.

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 29.05.06 00:54

Ma sì, dai, è morto tutto ormai: dio, marx, il romanzo, il capitalismo, un mio amico a cui volevo molto bene.
Tutto morto: anche i blog.
Siamo fantasmi.
(no, perché ricadremmo nel marxismo)
Siamo vermi: intenti a cibarci di noi stessi.

L'unica cosa che non muore è l'imbecillità.
Ed io, snob e presuntuoso, ne sono contento.

Pubblicato da: Roberto Tossani - 29.05.06 10:21

Io oramai leggo sol più "A volte ritornano" e me lo ripeto come un mantra. :-)

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 29.05.06 10:51

Dimenticavo, un altro caro estinto: il Rock'n'Roll. Ecco, lui, anzi esso è il più sfigato di tutti: dopo che i Beatles si sono sciolti, tutti a scrivere RIP sui dischi - che erano ancora in vinile, bei tempi quelli! -, a piangerlo, a dire che il rock non aveva più nulla da dire, che la musica era altra cosa perché il rock proprio morto di brutto. Ma intanto il caro e buon vecchio Rock'n'Roll è ancora qui che si aggira tra di noi. E - udite udite! - pure il country sta risollevandosi, si sta facendo meticcio, per così dire, accoppiandosi con il Rock: un meticciato iniziato con il defunto Johnny Cash ma continuato con Bruce Springsteen, giusto per fare due nomi grossi, di risonanza. E' invece morta la musica "di rumori", la disco e la tecno: per nostra fortuna è possibile sentire simili disturbi gastrointestinale nelle disco dove reduci degli anni Novanta, tutti impasticcati, cercano invano lo sballo. E poi trovano la morte, di sicuro, sulla strada di ritorno verso casa: la polizia, appena accorre sul luogo del dramma, prima del sangue e delle lamiere, incontra una pista psichedelica e fosforescente di vomito, che pare un serpente luciferino.
C’è poi chi come Giuseppe Genna – sempre lui, peggio d’un vecchio diavolo che riesce a far le pentole e mai i coperchi – esalta la morte della Rete, mentre io (testa dura) continuo ad esaltare invece la morte della Letteratura. Ecco, lui, ragazzo molto psichedelico, adesso è stato ammorbato da una ondata di pensiero new age, tanto da esser spinto verso ritologie sciamaniche. Poi, come non dare ragione ad Aldo Busi che spara una invasione barbarica che è proprio sotto gli occhi di tutti, cioè che i blog “sono un semplice assembramento di parole insensate, emerite sciocchezze di gente incolta, permalosa…” Cazzo! Ha ragione: migliaia di blog, perlopiù inutili e illeggibili, dove la grammatica è un optional, dove i contenuti non esistono se non come reiterazioni di lecchinaggio nei confronti di Tizio piuttosto che di Caio. Senza contare la piaga degli anonimi, di quelli che sparano commenti a iosa protetti dalla vigliaccheria dell’anonimato o di un nickname assurdo: questi malati – perché non è possibile inquadrarli diversamente – oggi hanno invaso la Rete con “anonime identità multiple in imperfetto stile thrilleristico”. Per questi vigliacchi patentati, senza spina dorsale né dignità alcuna, finalmente alcuni bloggers gli hanno riconosciuto lo stato di infermità mentale, e i meno caustici li hanno detti malati e basta: si è così costituita l’ABA (Associazione Bloggers Anonimi), che offre sostegno a tutti quei commentatori anonimi che lasciano in Rete opinioni non richieste ma con dentro il germe satanico dell’anonimato.
Però i blog non sono morti. E nell’intanto che fuori c’è il popolo sciamanico assembrato contro i cancelli della Versailles dei Bloggers, vado a far colazione con delle brioches appena sfornate, calde e fraganti.

g.

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 29.05.06 11:29

Vi segnalo questo articolo, alla faccia di chi dice che i bloggers e i blog sono morti.


"Da oggi ogni blogger è più libero. Libero di non dire chi gli ha dato una notizia, proprio come ha diritto di fare un giornalista. Perchè? Ma perché lo dice la costituzione o meglio il Bill of Rights. E sì perché la notizia viene dagli Stati Uniti e riguarda i blogger americani. [...]

Ricapitoliamo: negli USA il blogger conquista non uno “statuto” di giornalista fisso e immutabile, ma un diritto di protezione della sua libertà di espressione in quanto cittadino che esercita, attraverso il reporting, un diritto di espressione e di critica."

Leggetevi il pezzo in versione integrale: ne vale veramente la pena.

Cari saluti

Giuseppe

http://vittoriozambardino.blog.kataweb.it/scene_digitali/2006/05/da_oggi_ogni_bl.html#more

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 29.05.06 11:50

nella maggior parte delle teste (mal)pensanti "nulla si crea e tutto si distrugge".

Ma le Regole dell'Universo che tutto regola non dicono così... ;)

Provare a dimostrare che uno strumento di conoscenza è morto e sepolto perché "massificato" (qualunque cosa significhi questo abusatissimo termine) è decisamente sciocco: per fortuna che chi ha visto lontano, nel passato, e ha lottato perché si diffondessero, ad esempio, l'alfabeto e i libri, i diritti, ora non è più qui.
E si vede.

Pubblicato da: marco v - 29.05.06 11:52

più che il blog direi che è la bloggologia che non se la passa tanto bene.
:))
(la Grande Bestia Mediatica... brrrrrr)

Pubblicato da: b.georg - 29.05.06 12:01

Il problema vero è che non è stato capito il senso che do io a "morte". Con le arti morte si possono fare tantissime cose per millenni. Il mito è morto quando è stato fermato su carta, le lingue morte sono tali ma ancora tutti a ginnasio le dobbiamo imparare. Morto non vuol dire: soppiantato, sepolto. Ma vivo proprio perché è morto. Il mio punto di vista sul "mezzo" è letterario. Non mi interessa la "comunicazione" offerta dal "mezzo". E' uno strumento, mentre invece mi sembra che molti lo pensino come a un corpo vivo, di carne e spirito. Un altro problema è questo: molti sono ancora nella fase "romantica" della scena web, mentre altri, i più avveduti sono al "decadentismo". Romanticismo vs. Decadentismo.
Per decadentismo intendo esattamente: "Il termine “decadente” ebbe, in origine, un senso negativo; fu infatti rivolto contro alcuni poeti che esprimevano lo smarrimento delle coscienze e la crisi di valori di fine Ottocento, sconvolto dalla rivoluzione industriale, dai conflitti di classe, da un progressivo scatenarsi degli imperialismi, dal decadere dei più nobili ideali romantici. Questi poeti avvertirono il fallimento del sogno più ambizioso del Positivismo: la persuasione che la scienza, distruggendo le “superstizioni” religiose, sarebbe riuscita a dare una spiegazione razionale ed esauriente del mistero della vita e avrebbe posto i fondamenti di una migliore convivenza degli uomini.
Il Decadentismo fu, prima di tutto, uno stato d’animo di perplessità smarrita, un sentimento di crisi esistenziale, che si è venuto progressivamente approfondendo nella prima metà del nostro secolo, travagliata da tragiche esperienze di guerre, dittature, rivoluzioni, e anche da scoperte scientifiche sconvolgenti."
Ma tutte queste incomprensioni, questi pressapochismi, queste scaramucce odiosette nascono e si originano proprio perché è questo mezzo che le asseconda. Per questo a me non interessa spenderci più di tanto. C'è un mezzo molto più innovativo e rivoluzionario: l'incontro diretto tra persone.(Bregola)

Pubblicato da: Davide Bregola - 29.05.06 12:24

"C'è un mezzo molto più innovativo e rivoluzionario: l'incontro diretto tra persone"

sì, dillo agli iracheni
:)


(opporre reale e virtuale è operazione asfittica. L'idea che esista una carne-carne e una carne elettrica non sta in piedi, I'm sorry. La carne è elettrica - mediata - ab initio, o non è.
Peraltro, che lo strumento - l'uso - crei o trasformi l'organo - il significato - è una cosa stranota, che ciò significhi qualcosa in termini di qualità è ovviamente un falso)

Pubblicato da: b.georg - 29.05.06 12:52

Già si fa a cazzotti sui blog: chissà che disastro sarebbero capaci di scatenare i bloggers se in carne e ossa l'uno di fronte all'altro! Ne verrebbe fuori una strage, poco ma sicuro. Albert Einstein sbagliò su un punto fondamentale: la Terza Guerra Mondiale verrà sicuramente scatenata da un raduno di Bloggers - che si credono esseri intelligenti e raziocinanti - e non dalla bomba atomica. E la Quarta la si combatterà a suon di motherboard, schede di rete, cpu e monitor. Tutto ciò, questa profezia oramai molto vicina a consolidarsi in realtà, è in perfetto stile decadentista: *** l'espressione ultima dell'Ego sull'orlo di una crisi di nervi ***.

g.

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 29.05.06 13:04

b.georg, sei un "romantico". E poi ancora legato al '900, alla semiotica, a de sussure, a jackobson. Al sex appeal dell'inorganico.Non mi interessa.

Pubblicato da: D.B. - 29.05.06 13:05

@D.B.
ah be', se "non interessa a te" dev'essere senz'altro gravissimo :)

(nb: saussure e perniola sono praticamente il contrario di ciò che sto dicendo, ma pazienza. Il futuro è il cepu)

Pubblicato da: b.georg - 29.05.06 13:50

Vedi b.georg, ti spieghi male(per ragioni di spazio) e il blog vive e sopravvive di polemica e di battutine da 4 soldi, di "provocazioni". Per questo è un mezzo obsolescente. Di solito non rispondo mai, ma ho fatto una prova per constatare dal vero ciò che ho pensato in teoria e mi si conferma tutto.Ciao eh!

Pubblicato da: D.B. - 29.05.06 14:03

Ho idee confuse e bislacche sui blog… l’anno scorso, di questi tempi, non sapevo neanche che esistessero. Sto ancora studiando il mezzo. Il mio ingresso in blogsfera coincise, mese più mese meno, con l’uscita di alcuni autori da Nazione Indiana e il trasloco di Mozzi su Vibrisse. Poco dopo ci fu la chiusura random dei Miserabili. Da allora, riuscendo solo a intuire com’era prima e influenzato dal mare mosso di quei mesi, da allora, dicevo, noto un rallentamento della forza propulsiva/creatrice dei lit-blog capitanati da alcuni scrittori che si ponevano all’avanguardia in rete. Non so, una sensazione di calma, di stanchezza o di riorganizzazione, non saprei dire. Questa mia è una sensazione che nasce dalla lettura di NI, di Vibrisse, di Lipperatura, di Carmilla, di Primo Amore ed altri. Pongo l’accento su "è una sensazione", nulla di più.
Anche Iannozzi si è calmato… peccato.

A proposito di Giuseppe
“E poi trovano la morte, di sicuro, sulla strada di ritorno verso casa: la polizia, appena accorre sul luogo del dramma, prima del sangue e delle lamiere, incontra una pista psichedelica e fosforescente di vomito, che pare un serpente luciferino.” Zio Bill ti osserva e ti giudica… (messaggio in codice) ;-P

Pubblicato da: Francesco Sasso - 29.05.06 14:15

@ FRANCESCO

Zio Bill!
Guarda che io non ho proprio niente contro Quentin Tarantino: mi è proprio simpatico. Anche se sospetto sia più pazzo di me. :-)

Klll, Kill Bill ^_____^ Smettila con quel cannocchiale: è piccolo, molto piccolo. :-D

g.

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 29.05.06 14:29

Prima era morta la pittura (per via della fotografia); poi è morta la filosofia (Nietzsche, ricordate?); la storia pure è morta o finita... Marx è morto e Cristo e anche Maria Antonietta per via che non aveva abbastanza brioche per i sansculottes... È morto in realtà tutto quello che non "si sa" rinnovare -giovane o vecchio che sia; che non è in grado di guardarsi allo specchio mentre si rasa o si mette il rossetto -presi come si è troppo spesso dalla "necessità" di dire senza sapere ancora bene cosa e come... Il punto è in quel "si sa" -che significa: "che non si sa come"; "che non si è (ancora) in grado di". I blog in fondo calzano tutt’ora scarpe infantili: anche nel senso che c'è ancora in loro molto "gioco". Ciò che ancora non è avvenuta è la scrematura. Per molti versi essi sono ancora più vicini ad un foro boario che ad una democrazia (come si dice, si pensa e si vuole che siano). Le potenzialità sono ancora intatte. Il problema è che il blog non è ancora uscito dalla giungla, è ancora in buona parte un tam-tam. La riflessione, la distanza fa ancora difetto: in questo la carta stampata ha ancora un vantaggio -non nonostante ma grazie alla sua lentezza. È uno stile forse quello che ancora manca: andando all'edicola o ad incontri mi devo vestire; di fronte al monitor posso starci nudo, le dita nel naso, gli spaghetti che penzolano dalla bocca (ed è proprio questo ciò che spesso si “vede” o intuisce)… ;-)
Ed infine… che senso ha disquisire sempre di morte di questo e di quello ogni qual volta si impongono necessità critiche o crisi di crescita e di trasformazione o mutamento? Sembra, per dirla alla McLuhan, l’arretrare nel futuro, il guidare con gli occhi fissi allo specchietto retrovisore… E ancora più spesso poi mi pare sia il moribondo a parlare di morte lanciando sorte di “après moi le deluge”: scambiando cioè propri limiti per limiti oggettivi, di tutto e tutti e misconoscendo le possibilità o le vie intraprese da altri.

Pubblicato da: maline - 29.05.06 14:37

Ma si sta parlando di blog e di web, oppure (copincollo) di NI, di Vibrisse, di Lipperatura, di Carmilla, di Primo Amore, di Miserabili, di Genna, "ed altri"?
No perché penso che non si tratti della stessa cosa. Quelli elencati sono siti letterari. Vogliamo chiamarli blog collettivi di argomento letterario? Uno sforzo: chiamiamoli. Ma nulla hanno a che fare coi diari in rete, singolari e intimi/pubblici, di cui si parlava noi. Credo.
Anche noi abbiamo un sito collettivo che ci serve per promuovere i nostri libri. Però ognuna di noi ha un blog che gestisce in proprio, che è casa sua. Ogni volta che intervengo da qualche parte, mi tocca scegliere se rimandare al mio URL "privato" oppure a quello "aziendale", o di gruppo che dir si voglia (quello da cui è stato tratto l'articolo citato, che per la precisione è un Appunto della Redazione, tratto dagli atti delle nostre quotidiane riunioni di lavoro in rete, e firmato da caracaterina). Spesso propendo per l'URL mio personale - come faccio in questo caso, per rendere chiara la differenza fra una cosa e l'altra. Differenza che peraltro, per noi tre Untitl.Ed, sta diventando sempre più labile (e anche questo è un esperimento, una verifica di elasticità del linguaggio che usiamo quotidianamente nel web)

Pubblicato da: untitled io - 29.05.06 14:47

scusate ho saltato ben tre commenti: rispondevo - o mi attaccavo - a F. Sasso...

Pubblicato da: untitled io - 29.05.06 14:50

chissà perchè pontificare sull'esauribilità delle cose piace tanto.
Ma non sarebbe meglio viverla la vita, la letteratura, la cultura ed essere così vivaci da saltare altrove qualora dovesse davvero venir meno?

Ad un esame, anche molto superficiale, e fin troppo utilizzato, sembra essersi fatta strada, nei millennni,l'idea che nulla muore davvero.

E se poi mi sovviene che questo sommo concetto in India rappresenta la quotidianità di qualsiasi grado di pensiero e pensatore, tutto questo agitarsi mi sembra estremamente piccolo, minuscolo.

Ma forse è un bene che alcuni si impegnino in tali attività. Almeno lasciano libere tutte le altre.

Pubblicato da: Isabella Moroni - 29.05.06 14:55

io ad esempio ho condiviso molte cose di davide. Forse è un atteggiamento diverso che abbiamo, con untitled avevo parlato di un "atteggiamento di letteratura", che forse mi (ci) faceva vedere nel blog qualcosa di simile ad uno strumento.

La forma blog invece è più complessa, anche se a me le sue grammatiche e le sue funzioni spesse volte sfuggono; o meglio le uso e non sempre sono consapevole di ciò che faccio.

Credo che davide dicendo "il blgo è morto, viva il blog" volesse trovare un modo per definirlo come "strumento". La strumentalità del blog coccia con una visione di alcuni più ampia: il blog è "altro", questo altro certe volte lo intravedo anche io, ma che non lo riesco a cogliere mai pienamente.

d.

ps.
sul fatto che nulla muoia davvero, mah, anche lì dipende dalla 'fede' di ognuno, oppure dalla sua osservazione: basta fare un giro all'obitorio, nei cimiteri, boh.

Pubblicato da: demetrio - 29.05.06 15:08

Visto il tenore di certi commenti, mi pare che il post di Davide Bregola abbia stuzzicato qualche nervo scoperto. Basta questo per ritenerlo un post significativo.

Pubblicato da: Fainberg - 29.05.06 15:20

@ untitled io
come vedi, ho le idee confuse.

NI, Vibrisse, Lipperatura, sono siti letterari che utilizzano la struttura blog (commenti, post giornalieri ecc), non "diari in rete": hai ragione.


Come demetrio, anch'io non ho consapevolezza piena del mezzo.

Credo che Davide non palasse di diari intimi in rete (blog), ma di condivisione di idee ed ispirazione nel campo della Letteratura attraverso il mezzo internet (quindi attraverso siti letterari, lit-blog ecc). Ma non sono l’esegeta di Davide, quindi mi fermo qui.


Forse, per iniziare, dovremmo scovare una nuova parola al posto di lit-blog.

Pubblicato da: Francesco Sasso - 29.05.06 15:51

@Isabella
"Ma non sarebbe meglio viverla la vita, la letteratura, la cultura ed essere così vivaci da saltare altrove qualora dovesse davvero venir meno?"

Ma tutte le persone che hanno lasciato un commento qui, sono persone che vivono la vita, la letteratura e la cultura. Ognuno a suo modo. Ognuno salendo e scendendo dal mezzo a suo piacere e gradimento.
Io, per esempio, essendo un novellino della rete, cerco di capire le potenzialità di questo mezzo per poterne sfruttare al meglio la "forza comunicativa".
Ho bisogno anche di gridare "è morto il blog " per poi capire che ho errato nel gridare "è morto il blog", poiché qualcuno più esperto di me mi dirà “guarda cocco che…”. Questa è vita, letteratura e cultura… per me. E chiaro che, appena sento odore di cadavere fermentato (zio bill, continua a spiare Giuseppe), vado da tutt’altra parte.


Pubblicato da: Francesco Sasso - 29.05.06 16:13

Morta la pittura (per via della fotografia); morto il Rock'n'Roll (senza John Lennon, a che serve strimpellare la chitarra?); morta la filosofia (Nietzsche, è diventato pazzo proprio a Torino, ha abbracciato un cavallo e poi s'è fatto dieci anni in stato vegetativo mangiando i suoi propri escrementi prima di tirar le cuoia); la storia si dice sia finita, perlomeno gli apocalittici credono sia finita; morto è pure Gesù Cristo (pace all'anima sua - però qui la morte è controversa, perché c'è pure chi dice che Gesù non sia ancora nato...); Marx sicuramente morto, con quella faccia che si ritrovava morto stecchito; Maria Antonietta è scivolata sulla marmellata delle brioche e s'è rotta l'osso del collo ben prima che la ghigliottinassero (è stata tutta scena quella del capo spiccato dal busto: i francesi, tutti megalomani, però sono stati tra i primi ad ospitare la luce elettrica sui lampioni, e quindi a favorire una illuminata prostituzione); morto tutto, la Letteratura poi è morta di brutto, c’è il suo cadavere che se ne va in giro come uno zombie a seminar peste a destra e a sinistra, e a bacchettare chiunque osi dire che è viva solo perché a qualcuno gli scappa un neologismo e una scoreggia pensando a Emilio Gadda però leggendo sulla tazza del cesso l’ultimo numero di Playboy. Insomma, se lo guardate bene questo mondo è basato sulla morte, quindi i blog non potevano proprio esser da meno.
L’altro giorno sono andato in strada, e chi incontro? Un blogger. Un tempo uno scendeva in strada, andava al parco per dare da mangiare ai piccioni e veniva assalito da un drogato con una siringa di sangue infettato (di Aids); o al limite veniva derubato da un figlio di papà travestito da anarchico, o anche da un extracomunitario in odor di santità con tanto di Padre Pio legato al collo; oggi è tutto diverso, scendi in strada e ti becchi il blogger incazzoso che ti pesta, ti pesta, ti pesta, calci e pugni, una gragnola così che non ha senso né fine, e poi quello se ne va senza neanche dirti una parola ma lasciandoti solo uno sputo addosso. E’ un brutto mondo, sì.

g.

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 29.05.06 16:49

Iannozzi a sto punto qualificati: sei un blogger? sei un lit-b? o se no perché diavolo ti si picchia?

Per Francesco Sasso: eppure io credo che mettersi d'accordo in via definitiva sui termini sia, nonostante tutto, prematuro. Oppure: forse non è così urgente. Con buona pace di chi deve scriverne, qui tutto è ancora in trasformazione, come accennava Maline più sopra, e c'è poco da considerarsi "esperti", consapevoli, vaccinati etc: se sei interessato veramente a certe trasformazioni, la cosa più urgente è non smettere di osservarle, ti pare? i termini vengono dopo, come vedi basta sgombrare il campo da certe semplificazioni, perché in questi casi le semplificazioni fanno velo a qualsiasi tentativo di comprensione dei fatti (e reciproca, come vedi).

Per db: romantico? decadente? mah, se vuoi... Mi chiedo solo perché fare uso di questo genere di categorie per una questione che non è solo (anzi: che forse non è affatto) letteraria.

Pubblicato da: untitled io - 29.05.06 17:03

@ UNTITLED IO

Ecco, visto! Era proprio come dicevo io. Uno apre becco, ed ecco il blogger che arriva e ti spacca le ossa senza risparmiartene una. ^_____^

Ma UNTITLED, io facevo dell'ironia: sono un giornalista in primis, da nove anni se ti interessa.
Però ho visto frotte e frotte di giovani massacrati a sassate da bloggers incazzati, e ho visto pure un blogger crocefisso ma ostinato a non rimettere l'anima a Bill Gates... infatti è ancora sulla croce, dalle parti della Silicon Valley, e bestemmia senza posa da mane a sera, con il brutto e con il cattivo tempo. Se lo vedessi, proveresti pena pure tu per quel povero diavolo.
Ma poi: ieri c'era la ragazzina carina con il diario nel cassetto e tanto di lucchetto, oggi c'è la blogger che è sempre una ragazzina ma molto più disinibita, una sorta di Lolita che ti spiattella in faccia le sue precoci invenzioni sentimentali e sessuali. Ecco, i blog di queste lolite sono quelli più letti, altro che blog e lit-blog con o senza la possibilità di commentare.
Per dovere di cronaca: stando alle ultime notizie ufficiose, parrebbe che Elvis Presley sia vivo, l'hanno visto dalle parti di un McDonald's sulla Statale 17 che strimpellava... o era Ligabue? Be', comunque è vivo, sicuro come la morte. ^_____^

g.

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 29.05.06 17:23

però anna, letteraria lo è anche. non puoi dire che non è letteraria nel momento in cui hai a che fare con alcune categorie che lo sono (penso all'autobiografia: solo per dirne una).

puoi dire che non è forse la migliore delle lenti per leggere il fenomeno, ma non si può dire che non lo è affatto.

è un po' come quando dici, a me, che io leggo i post con gli strumenti della critica letteraria, e che questo mi fuorvia molte volte

in parte è vero, ma in parte può esser visto come una scelta precisa, dico di leggerli secondo quegli strumenti.
Oppure, come nel mio caso, l'unica praticabile.

d.

Pubblicato da: demetrio - 29.05.06 17:27

Mia nonna diceva che non esistono cose noiose. Esistono persone annoiate.
Forse non è il blog ad essere morto, forse sono "morte" alcune forme di blog, alcuni blogger.
Non credo, caro Davide, che il futuro sia il contatto diretto tra le persone, casomai questo è il passato/presente/futuro del genere umano. Lo sarà sempre, a prescindere dagli strumenti che avremo tra le mani.
Una cosa mi dispiace, quando leggo simili argomentazioni: chissà perchè un cannone in mano ad un Re va bene, i fucili in mano al popolo no.
Il blog era vivo solo quando era d'elite? Mi auguro davvero che nessuno abbia una visione tanto chiusa e classista, nel 2006.
Il blog è vivo in molti luoghi, dove c'è scambio, dove c'è sangue che scorre veloce e pensieri che viaggiano e tornano indietro. In altri luoghi magari no.

Pubblicato da: Tittyna - 29.05.06 19:21

Per me il blog è solo una forma di comunicazione transitoria verso altre forme.
E' inutile far drammi e quistioni, fino a qualche anno fa il forum era o pareva tutto per lo scambio di opinioni ed altro, ora sopravvivono solo forums specialistici.
Ricordo benissimo quando il Genna cacciò su la crociata inneggiante per il novissimo blog, partendo da Clarence che morì.
Io non mi scaldo i precordi per i 50.000 blog che ci sono in Italia di cui il 90% è costituito da cacatielle.
Qualcosa di buono poi resta, molto poco, sicuramente, e si scremerà;
e finché non si passerà in gran parte ad una scrittura solo su supporti digitali ci teniamo carta librerie scartafacci format template e via.
E' poi una questione francamente tecnica, mi sembra.
MarioB.

Pubblicato da: cf05103025 - 29.05.06 19:23

Mi trovo piuttosto d'accordo con quanto scrive Tittyna (e con sua nonna, per dirla tutta), di solito il rapporto tra mancanza di stimoli e mancata ricezione è stretto ed equipollente. Non sono invece d'accordo sul fatto che dietro la riflessione di Bregola ci sia una visione elitaria del medium blog, io avevo inteso l'esatto contrario.

Pubblicato da: Fainberg - 29.05.06 19:48

Sono d'accordo sì, con Tittyna: e però ci dobbiamo render conto che di blog inutili ce ne sono tanti, e sono la maggioranza. Inutili perché non offrono niente: ieri c'era la ragazzina e il suo diario con il lucchetto, oggi c'è la stessa ragazzina ma con un diario in rete.
Per fortuna molti bloggers sono morti. Ma per nostra sfortuna sono stati presto sostituiti da un numero doppio di nuovi bloggers, inutili anch'essi: il fatto è che la maggior parte dei blog nascono per dar credito alla futilità.
Poi ci sono i bloggers quelli che fanno informazione: qui diventa spinosa la questione, perché ci sono blog e blog. Alcuni molto aperti a tutte le opinioni e che day after day vengono ridotti in minoranza, altri, la maggioranza, siano essi di Destra o di Sinistra (schierati politicamente e culturalmente) sono fintamente aperti a tutti, ma pronti a castrare chiunque osi alzare un "ma!" per dar credito a un dialogo più profondo. Ciò la dice lunga sulla forza dei blog: una notizia in rete può far la fortuna o meno di un libro, di una parte politica, di un'idea. La Rete semina il nuovo ma anche il malcontento. Mentre in America i bloggers - anche i più inutili e fancazzisti - stanno assumendo ruoli equiparabili a quello del giornalista, in Italia c'è invece la tendenza opposta, ovvero quella di castrare le opinioni. Perché? Si può forse ipotizzare che si vuole tentare di tirar su una dittatura di bloggers, di poche menti "schierate" pronte a tappare la bocca a tutti quei bloggers che stanno antipatici per le loro opinioni libere. Ma imporre una dittatura (o una elite) in Rete è impossibile: difatti i personaggi che vengono maggiormente ascoltati dal popolo sono quelli che non sono “griffati” e che sono spiriti liberi “non legati” a niente e a nessuno, mentre quelli che c’hanno una griffe – e che forse vorrebbero una dittatura dell’informazione in Rete – vengono tenuti in poca o nulla considerazione dal grande immenso popolo che vive (anche) nella Rete.

g.

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 29.05.06 20:38

D'accordo Giuseppe, però ti chiedo una cosa: il blog della ragazzina impedisce a qualcun altro di aprire un blog?
Un editorialista del Corriere della Sera, impedisce a qualcun altro di scrivere l'editoriale del Corriere della Sera?
E' qui, uno dei nodi fondamentali, a mio parere.
Il blog è vivo perché mille blogger possono scrivere mille editoriali lasciando liberi i lettori di leggere, pensare, confrontare, scegliere.
Il blog è vivo perché una Tittyna qualunque può partecipare al dibattito letterario tra il pensiero (scritto in forma di post o commento) di Wu Ming, Genna, Buondillo ecc ecc. Se oggi mettono su Repubblica un'intervista a Baricco, di certo domani non mettono la mia replica.

Pubblicato da: Tittyna - 29.05.06 20:56

Beh, c'è anche dell'altro. Non so cosa voglia dire "il blog è morto". Alcuni quando affermano questo pensano ai "lit-blog", altri ai blog in forma diaristica (con leggittime aspirazioni letterarie, in alcuni casi), qualcuno tralascia (a caso ?) che ce ne sono molti altri che raccontano storie. Punto. Allora da una parte il "mezzo" è ininfluente, nel senso che se la storia c'è, regge, il fatto di leggersela da un monitor o stamparsela e leggersela off-line, fa poca differenza. C'è la storia. C'è qualcuno che l'ha scritta, e qualcun altro che l'ha letta, e se lo ha ritenuto giusto, anche commentata. Ora, questo strumento (la rete) permette di fare questo, come nessun altro "mezzo" fino ad oggi ha potuto. Il resto, le diatribe snobbistiche fra le elites, le pippe interminabili di chi fa lotta di classe nel terzo millennio (a parole, sia chiaro, visto che zero commenti, ad esempio, su questo sito, ai post relativi ai lavoratori in lotta della feltrinelli…per dire…), e ancora il numero di orgasmi, nelle sedute di car-sexing di una sedicenne, sono il magma nel quale scorgere, se c'è, qualche cammeo. Toh, (il mezzo, questo mezzo, chiamatelo blog, spot, emicrania, come vi pare) prima non c'era !

Pubblicato da: cletus - 29.05.06 21:05

Esatto Cletus, c'è del "moltissimo" altro. Poi nulla vieta di trovarci al Caffè Greco, o al Bar della Pace per leggerci vicendevolmente le ultime poesie. Tu magari ci puoi venire, Tossani e Biondillo, dal profondo Nord, qualche problemino l'avrebbero.

Pubblicato da: Tittyna - 29.05.06 21:25

@ TITTYNA

Cara Tittyna,

ma, guarda, a me, alla fin dei conti, se la quindicenne si apre il suo blog, a me mica dà fastidio: certo non è un blog utile, non all'informazione in Rete. Tra l'altro io ho tanti blog, per così dire, fancazzisti tra i miei link: e sono tra i miei migliori amici in Rete. E poi, è vera anche un'altra cosa: dietro un blog fancazzista non si sa mai chi si può nascondere.
I giornalisti della carta stampata sono approdati in Rete nel momento in cui è iniziata la crisi, poche vendite per farla corta: i giornali, per tenersi in vita, sono sbarcati in rete, in forma limitata, ristretta, concentrata. Ma ci sono sbarcati. Moltissimi giornalisti della carta stampata per sopravvivere (a sé stessi anche) sono arrivati in rete, hanno aperto i loro blog, e dopo un'iniziale periodo di interesse - come per tutte le cose che hanno apparenza di novità - adesso viaggiano a regime normale se non addirittura basso. Eppure questi blog di giornalisti e scrittori sono necessari: a chi? Ai loro proprietari; difatti solo così riescono ad avere un pubblico, sempre più esiguo, suddiviso per quello che scrivono sul giornale e per quello che invece mettono on line sui loro propri blog.
Ovvio: se io che sono Sempronio domani scrivo una lettera a Salman Rushdie, probabilmente questi non mi risponderà né sul giornale né in privato. Ma c'è da considerare che: se io fossi, ad esempio, Leonard Cohen e scrivessi un elzeviro sulla poesia, mica è detto che domani me lo vedrei pubblicato su un qualsiasi giornale. Ricordiamoci: Cohen, per le sue idee, sempre perfettamente coerenti, negli anni Ottanta e Novanta, è stato non poco censurato. Negli USA non ne parliamo: i suoi dischi non venivano neanche distribuiti. E parliamo di un genio poetico e musicale come Cohen. Il fatto che tu abbia un nome di fama non ti assicura proprio niente, non con le testate giornalistiche.
Se poi i lit-blog si riducono a promuovere sempre i soliti, Wu Ming, Genna, Biondillo, Desiati o gli amici di quest'ultimi, a mio avviso non si fa informazione: si fa pubblicizzazione per alcuni, per i soliti, finita lì. Un po' di noia, ma se l'argomento è sempre uguale, alla fine, diventa noioso. A me piaceva tanto, ma proprio tanto Happy Days, con il mitico Fonzie: non me ne perdevo una puntata. Ho visto la serie una due tre volte: e le repliche una due tre volte. Poi di nuove repliche, e di nuovo repliche, e di nuovo repliche, e di nuovo, e di nuovo. E basta! Per Diana!, cambiate Vhs, io lo odio Happy Days oggi come oggi. Odio le videocassette sempre uguali, non Fonzie.


g.

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 29.05.06 21:43

Molte, troppe questioni di lana caprina trovo qui. La faccenda probabilmente ha contorni, per quanto pregni di rifflessioni, più semplice. In una serata ad inviti io scelgo i partecipanti: mando il bigliettino con il RSVP in basso a sinistra e mi garantisco un pubblico controllato: un certo livello (alto o basso non fa questione) viene garantito. Se decido che può venire chiunque è chiaro che entrano anche cani e porci (nel senso... migliore del termine). In qualche modo il web funziona così. È aperto, non ha inviti -in questo senso è una falsa democrazia. Chi ha da dire verrà ascoltato o si procurerà un audience. Chi no finirà nel dimenticatoio. Sta ai frequentatori scegliere e "premiare": perchè mai dovrei stare a leggere (senza averne la voglia beninteso) ed incazzarmi sul diario di un'adolescente in preda alle scalmane? O lo devo leggere per forza in nome di una democrazia? Ognuno di noi ha interessi e questi hanno degli indirizzi -non nel senso di domicilio ma di mete. Invece di stare a pontificare sulle morti (sì sì, lo so che abbiamo tutti un blues da piangere...) dovremmo guardare dove c'è (ancora) vita. E da lì (ri)partire. In fondo aveva visto giusto già il Sommo nel suo trip infernale nel quale molto ha visto ma mica tutto: pure lui ha dovuto scegliere e di fronte ad alcuni non ha potuto che scrivere "non ragioniam di lor, ma guarda e passa" (Inferno, III, 51).

Pubblicato da: maline - 29.05.06 22:18

Giuseppe, quando scrivi: "...favorendo in alcuni casi anche la diffusione di articoli apparsi su giornali cartacei (a tiratura nazionale) ma che se non fossero stati dirottati in Rete sarebbero stati letti da un numero assai ristretto di lettori...", ti rendi conto che affermi qualcosa che dovrebbe avere uno straccio di prova? (Affermare che un articolo uscito nel "Corriere", cioè in mezzo milione di copie, trova più lettori perché viene ripreso da Nazione indiana che ha forse duemila lettori, è un po' ardito).

Pubblicato da: giuliomozzi - 30.05.06 06:02

@ GIULIO

Mah, sì, ardito! ^____^
Non è che ci vogliano prove se non quelle fornite da un'osservazione su due piedi, neanche poi troppo acuta: dico infatti che "sarebbero stati letti da un numero...", non dico che mica che avrebbero avuto "ZERO" lettori. Certo il Corriere esce con 1.000, numero di comodo: ma vende il 25%-30%. Cioè tantissimo per un giornale. Se poi l'articolo viene ripreso da N.I., e circola in Rete, meglio ancora: perché poi, forse, qualcun altro riprende lo stesso articolo su altre piattaforme. Tutta pubblicità gratuita, a costo zero, per il giornale cartaceo, per il giornalista, ecc. ecc. (ovviamente sempre citando fonte, testata, ecc. ecc.) Sputaci sopra.

Comunque, meglio precisare: io ho fatto un discorso in generale, non ho citato né il Corriere né qualsiasi altra testata. Però, sempre in generale: quando ci sono gli allegati "in regalo", quasi sempre, i giornali vanno a ruba e alle 8 di mattina già finiti. Credi che la gente abbia comprato il giornale o l'allegato? Io credo abbia comprato l'"allegato" con in regalo il giornale. Niente di male. Io sono ben più che a favore degli allegati intelligenti, che diffondono cultura.

Vedo che sei uscito incolume dal "pakistano". :-) Ma dormi poco pochino. Male male. :-D Dormire almeno 8 ore a notte.

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 30.05.06 08:31

@Bregola
"C'è un mezzo molto più innovativo e rivoluzionario: l'incontro diretto tra persone."

Tu dici? Davvero?
Può darsi, ma non c'entra niente con il blog, o con la letteratura, o con il cinema (non dimentichiamocelo: è morto anche lui).
Per fare un esempio idiota, ho conosciuto di persona e frequento persone con cui ho iniziato ad avere un rapporto attraverso i blog: è una prerogativa dello strumento, cosa che non appartiene agli altri cadaveri (più difficile conoscere qualcuno attraverso un libro o un film, non fa parte di quel linguaggio).
Vivere insieme ad altre persone sta a monte e a valle di qualsiasi mezzo d'espressione: come mangiare, berte, scopare, fare la pipì e la cacca. Addirittura amare e odiare.
Gli strumenti di comunicazione si evolvono, si involvono, divengono insieme al mondo, lo fanno in parte divenire (spesso il gioco è reciproco), ma diciamo una banalità: c'è sempre l'essere umano che vive, quello c'è sempre.
L'analisi sulla morte o la nascita di ogni strumento che si fa qualcosa e attraverso il quale si "mostra" ciò che si è e ciò che sono altri può sempre essere interessante: solo che nel caso del blog mi fa un po' ridere, aspettiamo almeno che oltre a zampettare inizi almeno a parlare, il blog, prima di decretarne la sua fine (e d'accordo: con il suo essere morto, il ritrovarsi "vivo").

Pubblicato da: Roberto Tossani - 30.05.06 09:40

mi permetto di riportare brani di un'altra discussione attualmente in corso altrove, che magari possono essere utili anche qui:

sui "blog inutili":
"i "ragazzini che usano il blog per raccontarsi le uscite al pub" si chiamano utenti. Le tecnologie della comunicazione si trasformano - cioè si innovano, cioè esplorano altre vie e soluzioni tecniche - "solo" grazie all'uso, cioè agli utenti - alla loro massa disaggregata - in quanto utilizzatori intelligenti e alle loro "domande implicite" (ai loro "corpi consapevoli"), e non grazie alle riflessioni degli analisti, quasi sempre sbagliate, irrilevanti, ideologiche o semplicemente in ritardo"

e anche (dal passato remoto):
"I blog di "tessitura", anche quelli che non disdegnano il cazzeggio, attraverso la loro opera di aggregatori e ripetitori di informazione e di discussione, sono tra i principali artefici della stesura dei nessi di interazione secondari tra i blog. Questi nessi sono quelli su cui transita la maggioranza del traffico "di senso" intra-blog, mentre quelli primari, cioè i link stabili (la colonnina dei preferiti, insomma, di cui stiamo parlando), smistano per lo più traffico aggregato e "cieco". Il traffico "di senso", i discorsi che si rincorrono sono uno dei motori dell'innovazione delle interfacce, perché manifestano esigenze di relazione che i tecnologi interpretano e risolvono. Moltissime "pagine personali" sono tenute da tessitori."

sulla rete dei blog:
"Come si diceva tempo fa, singolo blog non esiste ("nessuno legge un solo blog - nessuno scriverebbe un blog se fosse l'unico"): il transito tra un commento e l'altro - tra una microdiscussione e l'altra - è nella natura delle cose, e il fatto stesso che non vi sia una visibilità - una raccolta - paragonabile a quella della carta, (una maggioranza) ma solo un parlarsi caotico a gruppi (minoranze) può dar l'impressione della dispersività, ma è nella natura inaggirabile del mezzo (abbondanza, multidirezionalità)."

su blog e notizie:
"se per notizie intendi le news del giorno, è evidente che i blogger che possono darne di originali sono pochi, in genere giornalisti essi stessi. Vorrei far notare che in larga parte ciò vale anche per i quotidiani, che si affidano per lo più alle grandi agenzie - la famosa questione dei giornali fotocopia - riservando ai giornalisti sul campo i settori che di volta in volta "tirano" - tra cui in italia ahimé molto se lo prende il pettegolezzo politico di palazzo, per motivi su cui sorvoliamo - e ormai pochissimo spazio all'inchiesta vera e propria (unitamente a questioni che riguardano lo sviluppo del mercato dell'informazione in Italia, ciò è alla base anche di un certo decadimento della professione).
Se intendi informazione in un'accezione un tantino più ampia, vorrei far notare che qualche quotidiano, quasi tutti i settimanali e tutti i mensili fanno informazione "di seconda mano", cioè in genere confezionano pastoni di notizie cercando di incrociarle e aggiungendo approfondimenti e opinioni (news analysis e columnism). A un altro livello questo fanno anche i blogger, per lo più, a livelli svariatissimi di approfondmento qualità e interesse (non si può parlare di informazione in senso astratto, non considerando "a chi si rivolge" e immaginando una dimensione di ufficialità oggettiva che è solo un effetto prospettico - in senso lato è informazione di uso sociale tanto la discussione filosofica alta - e ci sono blog di docenti universitari di altissimo livello - quanto la narrazione delle pratiche sociali dei ragazzini, e in termini di peso specifico sull'uso del mezzo e sulla sua trasformazione tecnica è spesso più rilevante la seconda). Considera poi che il blog è sempre in progress, non ha il visto si stampi e l'esigenza di raccogliere e sigillare l'informazione in un "numero" dotato di una sua coerenza come accade su carta.
Mi pare un po' ingeneroso paragonare seccamente un singolo blogger amatoriale a una intera redazione strutturata e stipendiata, supportata sovente da un sapere "tecnico" su come si presentano e articolano le notizie, e che evidentemente "fa un altro mestiere", non foss'altro perché il blog non è un mestiere".


***
mi permetto infine di segnalare un testo su cui queste e altre questioni, a seguito di un dibattito collettivo in rete durato 3 anni (alla faccia di "sui blog solo battutine e scazzi"), sono state piuttosto ben articolate:
http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1&c=RNOGWJ915XNHY

Pubblicato da: b.georg - 30.05.06 10:55

Mi permetto di segnalare che quanto qui detto, forse in una forma migliore e con qualche aggiunta, è adesso on line qui:

http://biogiannozzi.splinder.com/1148976336#8215494

Non credo d'andare OT: parlo della presunta morte dei blog... ecc. ecc. ecc.

Saludos

g.

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 30.05.06 11:25