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08.05.06
I lavoratori delle Librerie Feltrinelli
[...] In un percorso di lavoro all'interno di un'azienda, quando si è raggiunto un certo livello di gratificazione, non lo si può abbassare, bisogna invece farlo crescere: per questo il concetto di progresso di carriera riveste una grande importanza. Quando una persona svolge un lavoro a tempo determinato - per esempio tre mesi - e quindi non ha sbocchi o prospettive, né possibilità di miglioramento, il suo livello di produttività sarà veramente basso: essere motivati è indispensabile, non solo dal punto di vista della gratificazione personale ma anche, di conseguenza, da quello della resa obiettiva sul lavoro. [...]
Da: Romano Montroni, Vendere l'anima. Il mestiere del libraio, Laterza 2006, pp. 290, 15 euro. La citazione è da pagina 32. Romano Montroni ha iniziato a fare il libraio nel 1962. Da allora ha lavorato sempre nelle Librerie Feltrinelli, di cui è stato direttore fino al 2000. Attualmente sta lavorando al progetto delle Librerie Coop.
[effelunga, il blog dei lavoratori delle Librerie Feltrinelli] [altri articoli in vibrisse su questo argomento]
Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 08.05.06 16:18
Interventi
Però scusa Giulio, ma sai che le figure "precarie" da noi in Feltrinelli sono davvero poche? Sono poche e distribuite in punti vendita che, per ragioni di grandezza, hanno bisogno di figure momentaneee in ruoli particolari. Nella libreria dove lavoro, di dimensioni più contenute, abbiamo avuto delle persone a tempo determinato, sostituzioni maternità, periodi di difficoltà per ragioni di malattie o altro, e abbiamo avuto la fortuna di avere rapporti con persone che si sono fatte una bella esperienza in una realtà "importante" mantenendosi magari gli studi o apprendendo i primi rudimenti del lavoro dipendente. E' capitato poi che un paio di queste persone siano poi diventate librai e libraie della nostra libreria, in tempi successivi.
Ai tempi di Montroni non c'era il precariato alla Biagi (per capirsi) ma esistevano le collaborazioni (periodi di Natale, sostituzioni ferie estive, di nuovo maternità e/o malattie). Cosa è cambiato? E' cambiato che l'azienda è cresciuta molto in termine di punti vendita e di addetti vendita. E come tutte le realtà in forte espansione ha delle difficoltà a ricucire i rapporti tra il centro e la periferia, in fondo il vecchio paradigma dell'espansione dell'Impero Romano che ritorna. Io penso che ci sia necessità di ritrovare il senso della nostra storia, come marchio, sia da parte nostra (lavoratori) sia da parte della dirigenza e soprattutto ritrovare il modo di comunicare. Molto probabilmente manca qualche ganglio decisivo per il corretto svolgersi del passaggio di informazioni dalla base al vertice e dal vertice alla base. Oppure non v'è voglia di usarla, la comunicazione, nè dall'una nè dall'altra parte. Ma sicuramente la discussione va riportata in un alveo che non consenta ai pressappochisti dell'uno e dell'altro versante di annoiare chi sta in mezzo e vede i problemi ma non accetta le soluzioni così come sono poste dalle due parti in gioco.
Non ci convincono nè l'intervista del dott. Sardo che cerca di passare lieve sui problemi con qualche frase di circostanza buona soltanto per il lettore distratto di un articolo che non gli interessa, nè la posizione di chi continua pubblicamente, a denigrare un marchio del quale si diceva strenuo difensore, con post solo raramente interessanti, spesso volgari e conditi da immagini simpatiche e anche molto molto creative ma che non contribuiscono a risolvere la situazione se non a svendere ancor di più un marchio quando negli intenti invece si tenta di salvarlo e rivitalizzarlo.
Non sono un amante della tattica russa di bruciare le città per evitare l'invasione napoleonica. Preferisco più la trattativa indiana, seduti al caldo di un tepee, col fuoco che scalda un po' di cibo da dividere assieme al calumet con l'avversario di idee. Ma sono un inguaribile romantico, che ci vuoi fare?
Pubblicato da: Klingo - 09.05.06 00:25
Una trattativa è possibile quando le due parti riconoscono l'esistenza di interessi o valori comuni. Queste poche frasi di Montroni che ho citate indicano uno degli interessi/valori comuni tra le due parti oggi in conflitto (l'azienda e almeno una parte dei lavoratori).
Pubblicato da: giuliomozzi - 09.05.06 00:38
E' verissimo... soprattutto quando parla di crescita all'interno dell'azienda. Questa è ancora possibile e non è preclusa a nessuno di buona volontà. Ti dirò di più, non è preclusa neppure a chi critica in maniera costruttiva. Io l'ho sempre fatto ottenendo piccole vittorie e piccole sconfitte. Ma le battaglie sostenute con un certo rigore e con serietà vengono riconosciute ancora. Lo erano prima con Montroni e lo sono anche oggi con chi si trova a dirigere. Ripeto che secondo me il problema è di comunicazione. E di posizioni agli estremi che non convincono la maggioranza degli altri che non si sono schierati. Ti assicuro che per chi pretende comunque che i diritti vengano rispettati e che le buste paga vengano adeguate ai terribili tempi che viviamo è difficile uscire da un profondo senso di disagio non riuscendo ad identificarsi nel tipo di lotta che si è scelto di portare avanti, non sentendosi rappresentato, nè riuscendo comunque a spostare di una virgola i termini della contesa. Capisco che vi siano degli addetti ai lavori o anche dei semplici amanti del libro che possono essere appassionati all'idea di uno strenuo gruppo votato a difendere il sapere libraio di una volta. Io però sono più d'accordo con Carlo Feltrinelli quando dice che l'azienda ha deciso di inserirsi in un settore di mercato (quello dei megastore) dove altrimenti sarebbe arrivato qualcun altro. E sfido chiunque abbia a cuore la cultura ed il libro a pensare cosa sarebbe potuto accadere se "qualcun altro" fosse intervenuto (italiano, francese o italiano ex-presidente del consiglio).
La battaglia semmai è quella nella quale crediamo fermamente per continuare ad utilizzare il nostro metodo laddove si è sempre fatto ed imparare a tradurlo per le nuove realtà che siamo andati ad occupare o creare.
Quello che è da ricostruire quasi da zero in un gruppo che subisce un allargamento così repentino, è tutto quell'humus di saperi e di professionalità che rende puro artigianato il mestiere di libraio. Chiaramente quando intervengono in così poco tempo tanti nuovi ingressi si può anche capire bene come si possa svendere un prestigio come il nostro e la claustrale consuetudine a lavarsi i panni in casa propria per una protesta con manie di protagonismo e totalmente fuori luogo nella nostra storia. Chiudo rispondendo a chi mi accusa di accettare supinamente la mancata sigla del contratto integrativo dicendo che non sono aprioristicamente lontano dalle richieste rivolte alla dirigenza, ma mi dissocio assolutamente dai metodi scelti per rivendicarle e da alcuni (devo dire non tutti) di quelli che le stanno così immaturamente rivendicando.
Spero tu apprezzi la mia sincerità e che non mi prenda per un pedante ma sono uno dei pochi "silenziosi" che pervicacemente cerca il dialogo e quindi sfrutto le occasioni che mi trovo innanzi, a partire da quelle offerte dal tuo ottimo bollettino che continuo a seguire ed apprezzare sempre di più.
A presto,
Kli' .
Pubblicato da: Klingo - 09.05.06 01:16
Non mi pare che il blog http://effelunga.blogspot.com/ sia volgare, denigri o svenda il marchio Feltrinelli. Sicuramente all'interno dell'azienda e tra i lavoratori ci sono sfumature che da fuori sfuggono, e quel che tu Klingo scrivi lo conferma in modo interessante.
Dietro alla protesta c'è anche un bel lavoro di comunicazione, una scelta efficace dei messaggi chiave e una declinazione ironica e vivace, che non a caso ha catturato l'attenzione di stampa e rete.
Pubblicato da: blau - 09.05.06 19:46
No, non ce l'ho con il blog Effelunga in quanto luogo scelto per organizzare la protesta. Beninteso che pur non avendo per adesso aderito ai primi scioperi non contesto neppure il diritto di chi ha deciso di aderirvi. Mi riferisco alle modalità con le quali alcuni hanno portato avanti le loro idee utilizzando metodi francamente fuori luogo. Inutile qui scendere nei dettagli perchè come si dice "chi vuol capire ha capito".
Con chi ha voglia invece di approfondire e dialogare sono più che contento di confrontarmi, anche perchè davvero la mia posizione e quella di tanti altri è imbarazzata e non pretende di avere la verità in mano. Stiamo cercando di capire e di trovare i modi ed i luoghi per far valere anche le nostre idee. Saluti.
Pubblicato da: Klingo - 10.05.06 00:13
Quindi ti sei espresso male intenzionalmente, scrivendo:
"Non ci convincono nè l'intervista del dott. Sardo [taglio], nè la posizione di chi continua pubblicamente, a denigrare un marchio del quale si diceva strenuo difensore, con post solo raramente interessanti, spesso volgari e conditi da immagini simpatiche e anche molto molto creative ma che non contribuiscono a risolvere la situazione se non a svendere ancor di più un marchio quando negli intenti invece si tenta di salvarlo e rivitalizzarlo."
Il tuo commento intendeva lanciare un messaggio trasversale, "chi vuol capire ha capito". Appartiene cioé alle tante sfumature interne a una azienda, sfumature che sono anche una continua ricerca di interessi e di equilibrio tra questi. E' un commento vuoto, poco interessante per me, nella parte che ho citato.
Sul resto dell'analisi del gruppo e della sua trasformazione in senso GDO sono abbastanza d'accordo con te, trovandola inevitabile. Ma la distinzione tra modi corretti di rivendicare e modi sbagliati l'ho sentita troppe volte e mi ha stancato.
Pubblicato da: blau - 10.05.06 19:14




