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20.05.06

Giro d'Italia con vibrisse: Borgomanero (No)

di Carlo Capone

[Le tappe del Giro d'Italia con vibrisse - il titolo è stato trovato da Tonino Pintacuda (e qui) - saranno pubblicate ogni martedì e ogni sabato. E' arrivato materiale sufficiente a coprire fino al 30 maggio e altro materiale è stato annunciato. Si coglie l'occasione per invitare tutti a partecipare a questa sezione che, se raccoglierà molto materiale, si trasformerà in una simpatica e affettuosa cartina geografica dell'Italia di oggi vista e disegnata dai lettori. bdm]

[tutte le tappe del Giro d'Italia]

Chiesa di San LeonardoIn principio era la Baraggiola, corte rurale tra i laghi Cusio e Verbano donata da Ottone I al Vescovo di Orta. In dialetto locale l’etimo baraggia significa ‘terra incolta’ e la casaforte serviva sia da magazzino derrate sia come riparo da bande longobarde residuali o dagli scherani di Berengario, signore di Ivrea. Intorno al Mille i baraggiani si mossero per un sito più sicuro e lo rinvennero in quell’ampia ansa del fiume Agogna dopo Gozzano. Le prime notizie scritte sono del secolo XII e parlano di Borgo San Leonardo, dal nome di una pieve rustica e romanica, munita di contrafforti laterali, sotto casa mia. Ospita pregevoli affreschi del Maestro di Borgomanero, attivo nel novarese a metà del Quattrocento, e per mia letizia cerimonie nuziali culminanti in cortei di auto strombazzanti, secondo uso locale. 

Interno Chiesa di San LeonardoL’importanza di San Leonardo è duplice. Intanto attesta, come detto, l’esistenza di un Borgo ad essa dedicato e in secondo luogo testimonia l’attitudine dei borgomaneresi a situarsi in punti funzionali ai loro scopi. Da queste parti passava la via Francisca – ne ho rinvenuto tracce quando fondai con altri il locale gruppo Artistico e Archeologico - quel tracciato che da Oltralpe guidava i pellegrini giù a Roma. Non è dunque difficile immaginarli affaticati, sporchi e impauriti dopo il valicamento del Sempione e ansiosi di riparo e vitto. Uno di questi ‘ospitali’ (l’etimo attuale discende dalla specifica funzione) l’ho rinvenuto dietro la chiesa di San Giovanni in Cressa, piccolo centro a sud di Borgomanero. Era tenuto dai Templari, allo scopo di offrire cambio di cavalli ed eventuali cure. L’ospitale sorge a ridosso di un abside carolingio e vi si accede tramite la corte di una fattoria. E fu in tale corte che di quei Templari tanto avrei avuto bisogno. Io infatti adoro i cani ma se ne scorgo uno sciolto e in ambiente estraneo, peggio, che mi abbaia contro, assumo un rigore simile a quello mortis. Entrai nel cortile deserto e dal nulla spuntò il cane che ci venne incontro, ligio alle funzioni di guardiano. Tra le migliori figuracce della vita mia: strinsi il braccio dell’archeologa che mi accompagnava e iniziai a sudare nel gelo di febbraio. Mi salvò il padrone, che accorse, tacitò il molosso e ci ospitò per bere. Se non si fosse capito i borgomaneresi sono ospitali, per questo sullo stemma cittadino c’è una manina che saluta.

Piazza dei Martiri e Chiesa di San BartolomeoDunque, siamo tra il 12 e il 13° secolo, il Borgo San Leonardo viene ricostruito dal vescovo di Novara per farne avamposto contro il collega di Vercelli. Ma non è tutto, vista la sua posizione il Borgo fa carriera e assume la qualifica di borgofranco, un centro cioè munito di autonoma giurisdizione, affrancato da prestazioni servili e dal pagamento di tributi a Novara. Il posto, come detto, fa gola a tutti, per via di quella storia di crocevia e ospitali ma anche per l’aria che soffia dal Monte Rosa e massacra zanzare. Per sua disgrazia il Vescovo di Novara rimane vittima degli ordinamenti comunali e al suo posto ecco spuntare il padre della Patria, il Podestà Maineiro, che ingloba i possedimenti e dà il suo nome a quel Borgo così caro. Da qui, Borgus Mainerio, un centro di crescente prestigio e in grado di difendersi. Capita infatti che i Conti di Briandate muovano guerra a Novara e perciò il Borgofranco erga la fatidica palizzata sul lato non esposto al fiume. E’ in questo periodo che prende forma l’attuale pianta urbanistica di Borgus Maineiro, forte dei decumani in croce e dei suoi quattro quartieri. E da necessità difensive si origina anche la decisione di lasciare in disparte la chiesa di San Leonardo, forse adibendo l’area a zona cimiteriale. Io dunque dormo sopra i morti, che a dire il vero mai mi hanno importunato, anzi accogliendomi benignamente al pari dei pronipoti. 

Borgomanero piazza Martiri / corso GarbaldiMa a proposito di sepolture, la storia di Borgomanero e del suo circondario non è di sola impronta medioevale, pur svolgendosi all’ombra di personaggi quali Berengario, Ottone, Enrico VI. Essa trova testimonianza a partire dal VII secolo avanti Cristo, quando sulla sponda occidentale del Ticino nasce la cultura celtica di Golasecca. Le sue vestigia sono esposte nel bellissimo Museo di Sesto Calende e illustrano un’abilità avanzata nel forgiare i metalli in armi, utensili e monili, la propensione a scambi mercantili e culturali con genti non vicine (visitando il museo di Volterra si colgono analogie tra le scatole litiche delle prime tombe etrusche e quelle di Golasecca) e una visione della vita e del suo oltre che trova esatti riscontri in Bretagna o Irlanda. Una idea del sacro e del mistero, intendo dire, che affonda le radici nella pietra.
Se si cammina per le campagne intorno a Borgomanero e si è dotati di occhio esperto – ma soprattutto non si soffre di cinofobia - non è difficile, ad esempio, imbattersi in massi giganteschi. L’occhio clinico, dicevo. Quando mi mostrarono in un bosco di Gattico il sass malò altro non vidi che un bozzo dalle venature bluastre. E se non avessi avuto pazienti istruttori al più mi avrebbe colpito l’isolamento irreale del pietrone. Era posto ai margini di una radura, come addossato a un terrapieno, e mostrava dei fossetti superficiali, questi sì un po’ strani perchè levigatissimi. Insomma l’occhio vigile non tarda a riconoscervi l’intervento umano. 
Tali butteri, ti viene allora spiegato, si chiamano coppelle, gli antichi abitatori di Borgomanero le scavavano in massi ritenuti sacri perché dimore di un’anima che potremmo definire universale. I massi sorgono su alture da queste parti denominate Motti: il Motto Duno, il Motto Grande. Per gli antichi celti questi Motti erano fatali, perché appunto elevati rispetto ai fondi acquitrinosi e perciò vicini alla purezza dei cieli. Il Sass Malò non fa eccezione, si erge sul fianco della collina di Gattico e reca lecoppelle. Ma a che servivano queste concavità insulse? Intanto è importante riferire delle dimensioni, pochi centimetri di diametro irregolare, e lo è perché in esse venivano deposti cereali, oppure erbe o intrugli sacrificali, a titolo di offerte a un qualche dio. In quanto votive servivano anche a rituali propiziatori. Su di esse venivano a strusciarsi le donne infertili.
Che la pietra degli antichi borgomaneresi sia un tramite tra terra e universo lo dimostra l’esistenza dei faccioni. Anch’essi presi per volgari lastroni se non mi avessero indicato certe scabrezze, a prima vista naturali, che a un secondo sguardo delineano un sembiante. Ora io lo confesso, ho creduto che il celtico fosse un tanghero di scultore perché, amico caro, occorre fantasia e stortezza mentale per riconoscere una faccia in questa roba. E ho sbagliato, posso testimoniare che non solo il viso si svela a poco a poco - con le orbite in chiaroscuro, la protuberanza di un naso, la fenditura della bocca - ma anche che l’artista era per niente fesso: se quella pietra ospita una scheggia del suo Dio, e se Costui non facilmente si concede, la sua immagine ha da affiorarvi a fatica, come altrettanto fece il Davide dal masso di Carrara.

Borgomanero: Villa MarazzaChe altro dire. Nel cosiddetto Evo Moderno e nel Contemporaneo Borgomanero è mira dell’espansionismo visconteo, che fa del Verbano e il Novarese un feudo familiare. Passa attraverso le lotte fra Spagnoli e Francesi per il possesso del Monferrato (la vicina Fontaneto d’Agogna è teatro di epiche battaglie per la conquista di un maniero più quattro fontanili), vede i Savoia completare l’unità del Piemonte a metà 700, testimonia il moto Risorgimentale grazie al ricordo del soggiorno di Garibaldi in una abitazione di Piazza Martiri prima di varcare il Ticino e prendere d’infilata gli Austriaci a San Fermo, trova in Mora e Gibin due giovani e valorosi martiri della Resistenza e nel dopoguerra vede il suo tessuto produttivo virare nei commerci e nella produzione industriale specialistica. Oggi è la capitale italiana e forse europea dei rubinetti, espressamente citata a suo tempo dal Presidente Clinton come esempio di area a industrializzazione integrata. Produciamo tutto, del rubinetto, e il visitatore che arriva è accolto da una doccia di cordialità e misuratezza.

Pubblicato da Bartolomeo Di Monaco, il giorno e l'ora: 20.05.06 11:21

Interventi

gran bella immersione, Carlo, e ho visto sul tuo
sito foto di Valloria, un cordiale saluto dal nord

marino

Pubblicato da: marino - 20.05.06 12:49

Borgomanero... mi viene in mente Atelier.

Un Caro Saluto a Giuliano Ladolfi

:)


Fabrizio

Pubblicato da: Fabrizio Corselli - 20.05.06 13:27

Caro Marino, grazie. Se qualche volta ti venisse nostalgia della tua bellissisma terra, di cui sono sincero estimatore, spero che uno sguardo alle 'mie' porte di Valloria ti sollevi.
Ho qui sulla scrivania il tuo romanzo. Presto ne avvierò la lettura.

Caro Fabrizio, Atelier è una cima alta, io con le mie modeste forze mi ci arrampico a fatica.
Ladolfi lo conosco un po' di fama e un po' per presa diretta. Dovessi incontrarlo - siamo in 19837, in fondo - porterò i tuoi saluti.
E sarà occasione di discorrere di letteratura

Carlo

Pubblicato da: Carlo Capone - 20.05.06 15:02

Carlo, bello scoprire con il tuo racconto che nelle nostre campagne anche i sassi sono preziosi.

Pubblicato da: Giorgio Morale - 20.05.06 19:00

ho scoperto l'esistenza di borgomanero grazie a due muratori ucraini, a bordo del treno milano-napoli. quando ho chiesto loro come fosse il paese mi hanno risposto: è un posto tranquillo. come guide non erano un granché ma erano bravi a raccontare barzellette
saluti

Pubblicato da: melpunk - 20.05.06 22:24

Con Atelier ho pubblicato il mio saggio di Estetica e Teoria della Letteratura sul numero 37.

Ladolfi è una persona eccezionale, anche se su alcune cose non ci ritroviamo, ma questo non influenza il mio rispetto e la mia stima per lui.

Purtroppo vi sono alcune persone che attaccano la persona a prescindere da quello che ha da dire.

Spero proprio di farvi visita a Borgomanero.

Un caro Saluto a Ladolfi e a tutti gli abitanti di tale terra.

Fabrizio

Pubblicato da: Fabrizio Corselli - 21.05.06 13:34

Perché, Fabrizio, non ci parli anche tu della tua terra, assegnandoti una tappa del nostro Giro?

Bart

Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 21.05.06 16:12

Caro Bartolomeo, la tua proposta pungola per benino la mia volontà, mi riservo qualche giorno per organizzarmi :)

L'idea mi piace.

Un caro saluto


Fabrizio

Pubblicato da: Fabrizio Corselli - 22.05.06 00:28

Grazie, Fabrizio. Inviami anche 3/4 foto in jpg.

Bart

Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 22.05.06 07:21