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06.05.06

Giro d'Italia con vibrisse: La Fiera del Libro di Torino, anno 2003

di Bartolomeo Di Monaco

[tutte le tappe del Giro d'Italia] [tutte le "letture" di Bartolomeo Di Monaco]

Fiera_2003.jpg Sono stato alla Fiera del Libro di Torino una sola volta, nel 2003. Questo è il mio ricordo.
UN PELLEGRINO ALLA FIERA DEL LIBRO
Ora sono un po' più sereno, giacché ho adempiuto a quel precetto mai scritto che vuole che un lettore si rechi (come i musulmani alla Mecca) almeno una volta nella sua vita a visitare la Fiera del Libro. Pellegrino che ha diviso bisaccia e bordone e i trecentoventichilometri circa del viaggio con il fratello Mario e il figlio Stefano.

La cosa più bella che ho incontrato è stata naturalmente il mio libro La scampanata, che vedevo per la prima volta, creatura piccina piccina. Me ne hanno regalato una copia, che subito ho sfogliata: forme perfette e salute ottima, mi son detto, mentre voltavo le pagine e mi accorgevo della rilegatura morbida e resistente, di quelle destinate a sopravvivermi. Me lo son messo - prima che nella borsa - nella tasca della giacca. C'entrava a pennello, leggero e delicato come una piuma. Sei fatto per andare dovunque, amico mio, ho pensato, e mi sono immaginato torme di lettori che se lo tenevano tra le mani, nel fresco della montagna, sotto l'ombrellone in spiaggia, sul treno, nel negozio in attesa del prossimo cliente.

Vita lunga a te!

Quindi mi son messo a girare per gli stand. Quanti! Al centro dominavano i grandi, quieti e indifferenti come tanti pachidermi, e guardavano i poveri pellegrini, oranti con il libro in mano, dall'alto della loro onnipotenza. Nello stand di Mondadori, De Crescenzo aveva uno spazio tutto suo stracolmo, e il libro di Faletti era impilato qua e là con volute immaginifiche, cospicuo e superbo, come se fosse lui a sostenere la struttura, non solo della Mondadori, ma di tutta la Fiera.

Disseminati come il prezzemolo dappertutto, ecco i piccoli. Mi venivano incontro nomi di tutto rispetto che avevo conosciuti in fondo alla copertina di tanti bei libri. Tra loro, l'indifferenza verso il pubblico scemava per assumere i rossi pudori di una partecipazione interessata, che si accresceva nei piccolissimi, che si davano da fare intorno a balene e balenotteri, consapevoli e smarriti, ma trascinati da un entusiasmo creativo che mancava ai grandi, predatori degli spazi e degli orari più opportuni e prestigiosi.

Quanti pellegrini sulla rotta della Fiera! All'ora di pranzo, poiché tutti i salmi finiscono in gloria, gli snack bar erano strapieni, e s'incontravano mascelle masticanti dappertutto, giovani seduti sugli scalini o direttamente sull'acciottolato esterno. Qualche boccone veloce e via di nuovo lungo i corridoi degli stand.

A me non riusciva di star fermo da Marco Valerio, e - secondo il comandamento di silvio - me ne andavo in giro e ogni tanto mi sedevo nello Spazio degli autori, che cianciavano dei loro libri. A me non è toccato andarmi a sedere lassù, non era previsto. La pubblicità del mio romanzuccio era affidata a manifestini collocati in vari punti della Fiera, dove stava scritto che io mi trovavo allo stand a disposizione di chiunque.

Ho firmato qualche dedica ogni tanto, ma proprio mentre stavo ad ascoltare, seduto in quello Spazio ciarliero, uno scrittore, forse Andrea Salieri, mi son sentito battere sulla spalla. Era una delle addette allo stand del mio editore, la cortesissima Norma, che mi informava che una persona era là ad attendermi.

Janus. Era proprio lui!, che non ringrazierò mai abbastanza per avermi fatto questa graditissima visita. Ho conosciuto anche lui, finalmente, dalla capigliatura folta e la voce così gentile.
"Sei un autore indisciplinato" mi ha rimproverato subito. "E' la quarta volta che vengo qui per incontrarti."
Abbiamo chiacchierato piacevolmente.

Proprio a pochissima distanza stava lo stand di Sironi. Questa è la volta buona che conosco l'infaticabile Giulio Mozzi, mi son detto. Vado, chiedo. "E' stato qui fino a ieri" mi ha risposto una gentile signora. Scalogna nera. Mi chiedo se gli sarà capitato di vedere a pochi passi da lui il mio libriccino, che per arrivare alle dimensioni erculee del libro di Faletti se ne devono mettere insieme una ventina.

Stand L 50: Editore Salerno. Questa era una dritta datami dal solito onnisciente silvio. Qui mi sono davvero incantato. E' un editore tagliato su misura per Luca Tassinari (www.salernoeditrice.it ). Autori del passato fanno bella mostra di sé e non andresti mai via. Obnubilato da tanta bellezza, avevo gli occhi e le mani tremebonde. Non sarebbero bastate le poche ore a disposizione per fare la traversata di quel mare grande che è la letteratura italiana del passato; così mi sono impossessato del suo catalogo, che ho qui davanti a me e sarà una delle mie prossime avide letture.

Ma un colpo da novanta l'ho sparato anch'io, e proprio da Salerno. Stavo venendomene via con il catalogo tra le mani quando il mio sguardo si posa su: Umberto Fracchia, "Novelle e racconti". Non è possibile, mi dico, che si possa trovare ancora qualcosa di lui, dello scrittore lucchese di fine Ottocento, primi del Novecento, morto giovane, di quarantuno anni, fondatore di quella che fu la prestigiosa Fiera letteraria, che ha avuto tra i suoi direttori il dimenticatissimo Diego Fabbri e Manlio Cancogni - da una vita insediatosi in Versilia, divenuta la sua patria di adozione.

Il giovane commesso mi dice: "Guardi che su questi libri c'è un'offerta: tre al prezzo di 12 euro. Scelga pure un altro libro". Ne avevo preso tra le mani uno che riguardava le pasquinate, quando la Fortuna ancora mi carezza gli occhi: Ferdinand Gregorovius: Lucrezia Borgia. La scelta è subito fatta, la mano autonomamente raccoglie il volume e lo mette in borsa, insieme con gli altri due. Poi caccio i 12 euro, gongolante e col sorriso sulle labbra.

Nello stand del mio editore Marco Valerio trovo pure Guido Gozzano: Fiabe, e acquisto anche il libro di Ugo Mazzotta, che ho conosciuto e con il quale ho chiacchierato a lungo: “Commissariato di polizia La bella Napoli", che ha per protagonista il commissario Prisco. L'autore, napoletano, medico legale, mi ha confessato che il nome del commissario lo ha tratto dal paese dove sono nato e che lui conosce molto bene: San Prisco. Questo libro capita a fagiolo, giacché sto leggendo autori meridionali, e quindi ecco che lo metto tra le prossime mie letture.

Quando siam lì che chiacchieriamo del più e del meno, arriva Romeres, entusiasta, preciso ed infaticabile factotum della casa editrice, e dice a me e a Ugo che viene il fotografo per farci le foto. Nelle ore che abbiamo trascorse insieme ci ha spiegato anche perché i nostri libri sono piaciuti, soddisfacendo una umanissima nostra curiosità.

E dal fotografo, che scattava continuamente mentre noi parlavamo (qualche foto ce l'ha fatta mettendoci in posa!), è venuta la scoperta più lieta della giornata: ossia che la ragazza della foto del mio libro esiste veramente, è un'amica dello stesso fotografo, che me ne ha svelato il nome. La mia più incantata dedica della giornata l'ho riservata a lei. Ho fatto bene, son più che sicuro. E' la cosa più bella del libro, quella foto: è una persona viva, che non s'incontra quindi nella sola fantasia, ma anche per strada, potremmo.

Con una tale gioia nel cuore, quindi, ho lasciato Torino. Mio fratello, mio figlio e questo povero Cristo pellegrino della Fiera, abbiamo raccolto bisaccia e bordone e intrapreso il lungo cammino del ritorno.


Pubblicato da Bartolomeo Di Monaco, il giorno e l'ora: 06.05.06 07:30

Interventi

mi hai fatto venire ancora più voglia di andare alla mostra! Per un motivo o per un'altro non sono mai riuscita (quest'anno poi, nell'unico giorno che avevo a disposizione, ci si è messo anche lo sciopero dei treni). Ecco, la mia prima volta me la immagino un po' come la tua. Mi vedo con il viso tutto felice, come quello di una bimba, che giro un po' spaesata fra i vari stand, guardando libri, toccandoli, e ascoltando qualche autore parlare :-)

Pubblicato da: criscia - 06.05.06 17:28

Grazie, criscia. Ho messo il pezzo per ricordare un avvenimento della mia vita legato alla Fiera del Libro di Torino, e anche per stimolare gli altri vibrissini a scriverne, come suggerito da Giulio.

Mi piacerà confrontare le loro impressioni con quelle che ebbi io nel 2003 (quello in mezzo alla foto con il vestito chiaro sono io).

Bart

Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 06.05.06 17:43

Peccato che la foto sia piccola piccola piccola :-)

Visto che ci sono mi scuso anche per il refuso: ho scritto un altro con l'apostrofo. Ci sono abituata. Non perché lo scriva solitamente con l'apostrofo, ma perché faccio sempre danni con la tastiera.

Pubblicato da: criscia - 06.05.06 17:47

Anche per me la Fiera del libro è un sogno mai avverato. Non riesco nemmeno a immaginarlo un posto così... Credo che se ci andassi mi "perderei" e, a ora tarda, mi lascerei chiudere dentro, nascosta in qualche stand, sotto i banconi.
Almeno per un po', non avrei più bisogno di uscire.

Pubblicato da: ramona - 07.05.06 19:39

Speriamo che qualcuno ne scriva qui e ci dia qualche emozione. Io ricordo un gran fiume di libri e file e file di stand, come in una Venezia che si visiti in gondola.

Bart

Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 07.05.06 21:12

Caro Bart,
sono stata alla fiera del libro sabato scorso: un vero girone dantesco. C'era una tale ressa umana da non poter a camminare, figurarsi poi riuscire a guardare e sfogliare i libri. Credo si dovrebbe sempre evitare di andarci di sabato/domenica ma vivendo e lavorando lontano da Torino non rimane altra scelta.
Un abbraccio
Emma

Pubblicato da: emma locatelli - 08.05.06 15:19

Grazie, Emma.

Perché non scrivi qualcosa sui luoghi dove vivi, da mettere nel Giro d'Italia?
Se vuoi, naturalmente. Puoi inviare a me il materiale con qualche foto.
(bartolomeo.dimonaco/chiocciola/tin.it). Capiti mai a Lucca?

Un abbraccio

Bart

Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 08.05.06 18:17

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