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16.05.06

Giro d’Italia con vibrisse: Bettona (Pg)

di Stefania Nardini

[tutte le tappe del Giro d'Italia]

Bettona.jpgArrivai in un giorno di pioggia. Di pioggia fitta. Che implacabile trasformava le zolle in fango.
Il paese era su una collina. Guardava giù indifferente. Come se la vita oltre le mura etrusche scorresse in un’altra sintonia. Con un altro tempo.
Ed io cercavo un tempo. Un tempo che mi riportasse al gusto di una vita dedicata alle cose che più amavo.
Il paese lo vidi mentre branchi di nuvole rigonfie di grigio plumbeo cancellavano l’ultimo brandello di luce di un pomeriggio invernale. La piazza con la fontana, gli edifici in pietra viva, le due porte per entrare nel villaggio, il campanile e il rintocco di una campana che annunciava il vespro.
Mi sembrava fatto apposta. Quell’atmosfera era come una chiamata in un lembo d’Italia consacrato alla spiritualità del geniale Francesco.

Umbria. Bettona. Questo il nome del posto dove mi trovavo. E dove cercavo un fazzoletto di terra in cui deporre le mie radici sradicate da anni di giornalismo, trasferimenti, traslochi.
Volevo comprare un piccolo casale. Ne avevo visti un mucchio e nessuno mi piaceva. Erano troppo distanti dai centri storici, erano spesso carissimi.
Non avevo soldi. E sapevo che ci saremmo indebitati per realizzare quel progetto.
Ci indebitammo. Comprammo il casale ai piedi delle mura etrusche con un istinto che non sapevo da cosa venisse. Di fronte a quelle pietre incorniciate dalle colline avevo solo una certezza. Che quella era la casa, il posto. E non mi fermò neanche la pioggia che, quasi a volermi disincentivare, fece impantanare la nostra vecchia auto che solo grazie alla generosità dei Bichini una famiglia di contadini ribattezzata con questo nomignolo, riuscì ad essere liberata. I Bichini erano venuti col trattore. Avevano mani che non potevano rischiare di ingentilirsi più di tanto. Perché con quelle mani provate vivevano lavorando madre terra.Bettona1.jpg

Subito dopo scoprii mille storie, mille segreti, di questo paesino a due passi da Assisi e da Perugia. Una sorta di scatola magica capace di riservare sorprese straordinarie. Gli affreschi nelle Chiese di scuola giottesca, le tele del Perugino, la leggenda di Crispolto che partì dalla Palestina con dodici donne al seguito per evangelizzare Bettona, dove poi conobbe il martirio.
Da allora, quando cioè comprai il casale, il progresso di questo villaggio è stato lento, sornione, positivo. La bella pinacoteca è stata restaurata e aperta al pubblico, presto una delle chiese principali tornerà a rivivere mentre tanti altri tesori, come capita in un paese in cui di opere d’arte ne abbiamo così tante da non apprezzarle al punto giusto, aspettano recuperi e restauri. Bettona sopravvive nella sua bellezza grazie alla buona volontà di quelli che investono molto del loro tempo a conservare, a far vivere tradizioni e luoghi. Penso a Lendro Reali e alla Pro Loco di cui è presidente. Alla sagra dell’oca le cui entrate vengono utilizzate in opere fruibili ai cittadini.Bettona2.jpg Penso a Flavio Fratellini, che si prende cura della Compagnia dei Nobili, una delle quattro confraternite bettonesi a rischio di estinzione e che sono presenti in costume e con i loro stendardi a tutte le celebrazioni. Penso a don Dario Resenterra che tende la mano ai fedeli per restaurare, restaurare, restaurare. Penso alle donne di questo paese, autentiche matriarche, sempre pronte a fare. A fare gli zuccherini, come Margherita, a ricamare per vendere qualche pezzo alla festa del paese e finanziare la Pro Loco, a cantare , come Luisella, per coinvolgere i giovani nel coro della Chiesa, a poetare come fa Didi’ Raboni col suo gruppo di letture poetiche.
Un tutto che segue un tempo.Bettona3.jpg

Voi penserete al turismo! Si quello c’è. Ma la gente di Bettona ha a cuore l’identità più che il forestiero a cui rifilare il coccetto di ceramica. Si puo’ condividere e non. Ma è cosi’.
E’ un microcosmo tutto da scoprire questo villaggio. È una “chiamata" che poi si spiegherà da sola. Un giorno. Come è accaduto il giorno in cui Antonello Romoli , noto procacciatore di memorie, mi mostrò copia di una bolla pontificia datata 1555, che parlava di una certa Calidonia Gaspari, unica donna con il diritto di possedere proprietà immobiliari e di fare testamento.
Bel colpo in un’epoca in cui l’alternativa al matrimonio era il convento!
E grazie a quel documento iniziai le mie ricerche e il mio percorso di comprensione. Scoprendo che anche il casale che oggi è la mia abitazione italiana era proprietà di quella signora. Di Calidonia appunto. Prima donna col diritto di proprietà e di testamento, prima donna che si era guadagnata un riscatto sociale. E che ha segnato un pezzo del mio destino cinque secoli più tardi.
Quando si dice che era scritto….

Pubblicato da Bartolomeo Di Monaco, il giorno e l'ora: 16.05.06 10:03

Interventi

Giulio, è sparito il commento di gaja.

Attenzione, anche su Bottega di lettura era sparito un mio commento sulla recensione di Giorgio Morale, che ho dovuto ripetere.

Bart

Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 16.05.06 14:36

bello il paese, belle le parole, la storia, le donne.
Mi piace moltissimo quel "Il paese era su una collina. Guardava giù indifferente. Come se la vita oltre le mura etrusche scorresse in un’altra sintonia. Con un altro tempo.
Ed io cercavo un tempo."
Ciao Lucia

Pubblicato da: lucia - 16.05.06 21:16

Sembra la storia di un posto che ti aspettava,
Stefania, l' ho letto molto volentieri

Pubblicato da: marino magliani - 17.05.06 12:55

E' vero... è sparito il commento. Grazie di averlo notato, Bart. Un bacio.

Pubblicato da: Gaja - 17.05.06 15:28

Ho letto solo adesso e ho rivissuto due mie visite a quei luoghi tra Perugia e Assisi. Anche se non sono stato a Bettona, ho riconosciuto le "pietre vive", il sentimento di muoversi tra "mille tesori" e un'altra misura del "tempo".

Pubblicato da: Giorgio Morale - 21.05.06 11:20

Un perfetto scorcio, quello di Stefania. Sintetico e al tempo stesso completo, personale ma lucidissimo, che tocca i sensi ed il cuore. Mia nonna Giulia (87 anni compiuti ieri), nel leggerlo si è commossa…perché Bettona è così ..perchè prima ancora del panorama, della storia, dell’aria pura, dell’arte, del buon vivere, ci si innamora della gente..o meglio dell’umanità bettonese, del senso di comunità che ti accoglie e ti scalda. E non a caso Stefania fa nomi e cognomi…
Un rifugio verde per molti stranieri, ma anche per molti italiani stanchi della città indifferente ed altezzosa che, proprio come Ciro e Stefania, hanno deciso di piantare le tende in un luogo più silenzioso, più misurato, più partecipe.
Un borgo in cui i giovani (faccio anch’io qualche nome: Chiara, Federica, Francesca, Massimo, Benedetta, Federico…), piuttosto che scappare verso mete “di tendenza”, decidono di restare, e, anzi, di prendere in mano il testimone della Pro-Loco, per perpetuare tradizioni antiche e nuove (la festa del patrono san Crispolto, la celeberrima sagra dell’oca, etc.), e, in ultima analisi, quel dolce ed appassionato senso di comunità che si respira, forse, solo a Bettona.

Pubblicato da: angela fratellini - 21.05.06 15:58

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Pubblicato da: Deron - 12.09.06 01:50

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Pubblicato da: Deron - 12.09.06 01:50

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Pubblicato da: Jace - 26.02.07 02:41

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