« Giro d'Italia con vibrisse: Montuolo, il paese dove vivo | Main | Giro d'Italia con vibrisse: Foggia »

07.05.06

Fiera del Libro 2006 - Quasi un racconto!

di Giuseppe Iannozzi


Ogni anno, La Fiera del Libro a Torino. Ogni anno la solita promessa: questa volta no, e invece poi ci casco sempre attratto dall’odore della carta stampata più che dagli autori. E’ un po’ come con il tabagismo l’insana smania di recarsi alla fiera per incontrare una folla di disperati, di autori-attori pronti a tutto pur di farti credere d’avere fra le mani il Capolavoro non dell’anno ma dell’intero secolo. Uno spettacolo che in sé avrebbe del comico non fosse per il fatto che simili parti se le sparano, puntualmente, ogni anno un po’ tutti: e una due tre volte va pure bene, uno ci ride su, ma il troppo stroppia.

Credo che uno come me va alla Fiera del Libro per vedere che razza di mostri ci sono tra il fantasy e il thriller: l’ennesima ristampa di “Nessun dove" di Neil Gaiman per i tipi Fanucci e in “Bilico" di Paola Barbato per i tipi Rizzoli. Con fare stanco getto l’occhio su Gaiman: un libro che è una pietra miliare per i cultori del fantasy, ma quante ristampe e lifting ha già subito questo libro nel corso di soli sei anni? Ospitato almeno tre volte nelle collane Fanucci, dopo esser entrato a buon diritto nell’economica Tif, adesso ha un’altra copertina, una di quelle cartonate, pagine grandi, e costo ovviamente triplicato rispetto all’edizione economica. Neil Gaiman è un autore di quelli potenti, ma a tutto c’è un limite: ci sono libri che sono decenni che non vengono ristampati, ci sono possibili nuovi autori che non vengono cagati neanche di striscio, e però si continuano a ristampare in mille edizioni diverse sempre i soliti autori, e Gaiman è tra i “ristampati" preferiti. E accanto a Gaiman, Tiziano Scarpa con il suo “Batticuore fuorilegge": la collana che lo ospita è nuova, Collana atlantica, un nome non poco altisonante, poi apri il volume di Scarpa, te lo rigiri fra le mani, capisci che hai a che fare con un collage di interventi e di poesie, e lo rimetti al suo posto imprecando fra i denti, mezzo stordito ma anche divertito.
Non si può fumare, per fortuna: però la tentazione sarebbe quella di accendersi una sigaretta, di cacciarsi immediatamente in un punto relax e centellinare un caffè, e poi una sigaretta. Ci faccio su un pensiero, e mi dico di no: ho poco tempo, questa alla Fiera del Libro dev’essere una toccata e fuga, non ho tempo da perdere. Ecco che mi trovo di fronte a Paola Barbato: la apro, in bilico, su un piede – non avrei dovuto mettere proprio oggi gli stivali nuovi, ma alla fine l’ha avuta vinta il mio narcisismo e adesso ho male ai piedi e mi tocca stare in bilico ora sul piede destro ora sul sinistro. Sfoglio: sorrido. Improvviso una danza, una cosa su due piedi: leggo alcuni stralci, a muzzo, e mi dico che la scrittura è quella del solito thriller di cui non se ne può proprio più, come del resto di Dylan Dog che ormai da una lunga pezza ha fatto il suo tempo. Lascio il libro in bilico sull’alta pila che nessuno si fila, e scappo per inciampare: ma non cado. Lo stand Mondadori è il solito di tutti gli anni: senza sorpresa alcuna mi imbatto in “Il tornado della valle Scuropasso" di Tiziano Sclavi. Leggo la quarta di copertina, annoiato: “Una casa nel bosco e un uomo solo in quella casa. A scandire le sue giornate, l’ossessivo rito delle medicine, della "terapia" cui si affida per continuare a esistere, e poi rumori, schiocchi, cigolii, presenze... Le stanze di una isolata villetta a due piani, come quelle della psiche, sono abitate da esseri in transito, furtivi, misteriosi, dagli incerti attributi: benigni, neutri o, più plausibilmente, maligni? Il protagonista di questo romanzo cerca di resistere, si impone il rigore del ragionamento, passa al vaglio della razionalità ogni evento, ma pian piano si trova avviluppato nei lacerti della propria memoria vicina e lontana, nell’inquietante immobilità della provincia in cui vive (che è descritta da Sclavi con corrosivo sarcasmo), in un'ossessione circolare come un tornado..." Basta: per Dio!, basta. Non giudico dalla copertina, ma in certi casi sì: ho una valanga di amici strampalati che scrivono thriller ufologici, che sono iscritti a questa e a quella organizzazione, che leggono Michel Houellebecq trovando in “Lanzarote" e “La possibilità di un’isola" le tracce per una (im)possibile vita eterna, e che non contenti entrerebbero a far parte degli schierati di Scientology, ma non pubblicano se non volantini che poi appiccicano lungo via Po e via Roma, a tarda notte. Ripenso a quel thriller, “Bilico", mentre butto nel mucchio Sclavi: Dio li fa e poi li accoppia, e poi li divide, più o meno così è la storia trita e ritrita. Non c’è altro da sapere. Poco più in là ci stanno i libri di Valerio Massimo Manfredi: ha tutto uno scaffale dedicato, un po’ di spazio l’hanno riservato anche a Valerio Evangelisti, e in un angolo quasi c’è l’ultimo di Sandrone Dazieri. Mi sento come il migliore discepolo di Gesù, Giuda: ed è per questa ragione che fuggo via, a gambe levate, neanche avessi fra le gambe quel serpente tentatore del Diavolo. M’imbatto in Moni Ovadia: me lo ricordo nero come il carbone, oggi è bianco come un agnello, dunque è vero che il tempo passa per tutti. Che dice? “Aprite il libro a caso e leggete con calma. Capirete che cosa è questa luce d’amore che si sprigiona da quello che è il cuore profondo dell’Islam. Sentirete come l’amore di Dio si può raggiungere solo attraverso l’amore degli uomini, sentirete la pietas e la magnanimità che scorrono in queste pagine…" Apro “Il Mathnavi" del maestro sufi Jalal al Din, una pagina a caso, e giro il volume per vedere il prezzo di copertina di questo Islam bello e incantato e di amore tradotto da Gabriele Mandel: strabuzzo gli occhi. E m’accatto “Il vangelo di Giuda": una questione di tasche, e le mie non ce la fanno proprio a tirare fuori quasi cinquanta sacchi per le belle parole di Ovadia nonostante abbia la barba ormai tutta bianca. Meglio un bacio di Giuda, e così sia.
Finisco nella neonata collana 24/7 della Rizzoli: mi sento male, ho un capogiro, controllo d’avere gli occhiali da sole ben calcati sul naso. Non ho proprio voglia che qualcuno mi riconosca. Preoccupazione vana: non c’è un cane. Credevo d’essermi allontanato per sempre e invece il diavolo ci ha messo lo zampino, e devo aver fatto un giro in tondo ritornando in bilico: Wu Ming 5 mi guarda male, la copertina del libro, “Free Karma Food" ha un sapore a dir poco molto ma molto new age. Un brivido freddo mi corre lungo la schiena: gli incubi che ebbi con “Libera Baku ora" e “Havana Glam" sono ancora ben vivi nella mia mente. Dovrei andare in terapia per farmeli asportare chirurgicamente: ma non ne ho il coraggio. Ho una vertigine, e i piedi mi fanno un male cane: inciampo, quasi butto giù Giuseppe Genna con il suo “Dies Irae". Un volume mi cade proprio sui piedi: pianto un urlo, di dolore, lo stesso che deve aver provato il povero Giuda di fronte alla morte del suo amato maestro Gesù. Questo testo “eretico" si apre sulle ultime pagine: mi chino per raccoglierlo, e mi trovo faccia a faccia con la fotografia bluastra di Genna. Ballando leggo qualche stralcio di questa bibbia eretica: basta aprire a caso, non importa su che pagina, basta aprire a caso, perché ogni pagina è come se fosse il capitolo di un libro a sé, ogni pagina, ogni due pagine c’è un racconto, una riflessione. Si potrebbe tranquillamente iniziare a leggere il libro dall’ultima pagina. O a metà. O a caso. Ma che diceva Alessandro Piperno a proposito del “Dies Irae" sulle colonne Vanity Fair? “Forse è bene che lo dica subito, così ci togliamo il pensiero, a costo di essere preso per i fondelli per i prossimi dieci anni: credo che il libro di Genna sia un'opera importante con cui tutti quelli che fanno il mio mestiere dovranno prima o poi fare i conti. Un romanzo (romanzo?) di 800 pagine che questo pazzo sognava da anni ma che ha scritto in soli otto mesi. Una Summa italiana: esattamente quella che andavo predicando fosse impossibile realizzare. Il miracolo-Genna consiste nell’essere riuscito a rendere la nostra Storia allo stesso tempo sexy, elettrizzante, patetica, drammatica, divertente..." Se voleva che lo si prendesse per i fondelli per i prossimi dieci anni almeno – e non metto affatto in dubbio che fosse questo lo scopo ultimo di Alessandro Piperno -, allora c’è riuscito perfettamente; mi correggo, solo in parte. Così, caro Alessandro: no, non ti prenderemo per i fondelli, non per dieci anni, e nemmeno a Genna prenderemo per i fondelli... ma credi davvero che noi si sia così stupidi da impegnare dieci – dico dieci anni della nostra vita – a prendere per i fondelli te e/o Genna? Ma è già tanto se ti dedico dieci righe e dieci minuti: forse non te l’ha detto ancora nessuno, ma l’Universo non gira intorno a te, caro Alessandro. La sparata l’hai fatta, e non era né divertente né seria: non ti lascia niente in bocca. Tutto qui.
Ho bisogno di andare alla toilette per vedere come sono messi i miei piedi. Entro in una di queste toilette: il puzzo di piscio mi assale le nari, no, è quello del disinfettante, una signora con lo scopettone in mano sta lavando il pavimento. E’ curva sul suo lavoro: mi getta un’occhiata in tralice e faccio dietrofront. In un mormorio confuso le porgo le mie scuse, e tutto imbarazzato esco. La poverina sta sgobbando e io mi permetto di entrare come un cavallo zoppo senza alcun riguardo per il lavoro altrui. Posso aspettare. Così decido di fare un altro giro.
Vengo praticamente assalito: c’è chi vorrebbe vendermi un corso di scrittura creativa e chi invece un software per impaginare e pubblicare da me i miei libri, e c’è chi ancora mi porge l’invito a diventare fervente cattolico. Tiro fuori la mia arma, “Il vangelo di Giuda", senza dire una parola: qualcuno sbianca, più di un cencio, qualcuno mi mortifica con un “Dio abbia pietà di noi!". Ma quale pietà: mi arriva la notizia che George Clooney potrebbe diventare Presidente degli Stati Uniti, dimettendosi così dal ruolo di sex symbol. Mi dico che non è possibile, che non si può essere così coglioni da pensare di affidare il Governo nelle mani di un altro attore. Ma gli Stati Uniti sono di gente strana che non sa in che parte del mondo si trova l’Iraq, pur facendogli la guerra, ma che sa tutto di Clooney, così tanto da ventilare l’ipotesi che forse un giorno sarà lui il nuovo presidente americano. Mi dovrei sentire completamente sconvolto, e lo sono: ma dura poco. In fondo, già Ronald Reagan fu attore e Presidente, e ai suoi tempi, quand’era giovane, pure Ronald avrà avuto le sue ammiratrici sfegatate. Fatta questa considerazione, mi sento meglio, chiaramente è un eufemismo. Madonna, la pop star, torna in sella: anche questa notizia mi coglie come un fulmine a ciel sereno. La ormai quarantasettenne Veronica Ciccone, in arte Madonna, dopo una caduta da cavallo che le procurò tre costole rotte e la frattura della clavicola e di una mano, è più in forma che mai: a vederla in video, parrebbe più vergine oggi di quando quasi ragazzina cantava “Like a Virgin". Sia come sia, quella donna fa invidia a tante colleghe anche più giovani di lei ma già con la cellulite addosso, e già consumate dai lifting. Sono finito – non si sa bene come – allo stand Feltrinelli, tra i libri per bambini: ho in mano “Pier de’ soldi" di Madonna. Mi dico che c’è di peggio per i bambini di oggi, ma non ci credo veramente: per fortuna non sono un bambino da un po’ di tempo, almeno per l’anagrafe, quindi...
Federico Moccia e la sua educazione sentimentale mi fanno dar di stomaco: è pieno lo stand di Moccia qua e Moccia là, e di Beppe Grillo. “Tre metri sopra il cielo", il proseguo “Ho voglia di te": ho il moccio al naso, e ho bisogno di un kleenex o di un tampax al limite, o finirò col mostrare le mie lacrime di dolore a tutti. Mi trovo però faccia a faccia con “Tutto il Grillo che conta" di Beppe Grillo. E’ troppo: i lavoratori dei punti Feltrinelli sono messi sotto torchio, e io dovrei comprare un libro scritto dal Grillo di turno per i tipi Feltrinelli? Mai. Moccia non lo considero neanche: vale meno di un harmony per quanto mi riguarda.
Non mi devo far del male, o meglio non devo permettere che mi facciano del male: all’orizzonte vedo una figura, qualcuno che potrei conoscere, e che sarebbe ben felice di attaccare bottone, per lamentarsi che gli ho stroncato il libro: mi rifugio là dove so non verrà di sicuro nessuno di importante a seccarmi. E così eccomi all’interno dello stand dei tipi Newton&Compton: bancali e bancali di libri, soprattutto autori classici. Non sono traduzioni che passeranno alla storia, ma se non altro tengono un prezzo popolare, adatto a un po’ tutte le tasche. Afferro il cofanetto di Federico Garcia Lorca, “Tutte le poesie": ne ho diverse edizioni, ma davanti a Garcia Lorca non resisto, tra l’altro per ogni poesia c’è l’originale in spagnolo a fronte. E di Adys Cupull e Froilán Gonzáles prendo la biografia che hanno scritto sul Che, “Ernesto Che Guevara".
Distrattamente passo davanti allo stand Einaudi: molto serioso e pochi libri in vetrina. Mi accomiato senza neanche avvicinarmi, tanto più che le standiste non mi sono parse affatto carine né disponibili a un qualsivoglia dialogo. Gironzolo, senza una meta a dire il vero: e mi trovo davanti a lo stand de “La Stampa": il giornale non lo compro quasi mai, ma ci sono titoli interessanti, in allegato, nella collana “Collezione d’autore, letteratura straniera": peccato abbia già tutti i titoli, in edizione Einaudi. Prendo insieme al giornale William Somerset Maugham, “Racconti dei Mari del Sud": a casa ne ho un’edizione, ma è un po’ rovinata. Bene, mi dico. Non ho mai letto niente di Coelho. E così che mi decido per un’edizione economica di Paulo, “Undici minuti", giusto perché è alla Fiera, e quel suo pizzetto pirandelliano fa quasi tenerezza pure a un duro come me.
Sono piuttosto annoiato: l’anno scorso, se non altro, una standista mi aveva cacciato in mano un articolo di giornale fotocopiato dove si parlava di Alessandro Piperno e di quanto fosse dotato. Quest’anno niente, nemmeno un volantino ciclostilato in proprio con una pubblicità qualsiasi, del “Dies Irae", per esempio, della recensione strappalacrime che Piperno ne ha fatto. Per curiosità vado a controllare la pila di libri: la pila è intonsa, non uno se l’è filato. Prevedibile. Ci sono due che sfogliano una copia di “Free Karma Food": credo di conoscerli. E porca miseria se li conosco! Lui è un po’ ingrassato, lei, Vale, invece è sempre impossibile: sembra un albero di natale per come è vestita, una anarchica con più tatuaggi che cervello, però è molto simpatica. Lui, Max, biascica come sempre: mi fa vedere la panza, mi dice che oramai di profilo è come guardare una pera con il picciolo in cima. Non gli posso dare torto: ha la pancetta tipica di chi beve troppa birra e fa una vita disordinata. Mi chiede se li vale i quindici sacchi Wu Ming 5: gli confesso le mie perplessità sulle prove precedenti, al che abbandona il volume, lasciandolo cadere malamente. Rischia di far cadere mezzo bancale con la sua grazia scimmiesca. Però me la rido sotto i baffi. Con Max è impossibile non farsi una birra, e difatti subito mi invita a sbevazzare: “’Sti libri fanno proprio cagare. E sai che è peggio? che ‘sti coglioni di sinistra non sanno scrivere." Vorrei ribattere, dirgli che non è proprio così, però mi limito a stringermi nelle spalle. “Dan Brown, quello sì. Ma porca miseria!, costa ‘na cifra. C’è un’edizione economica?" Gli sorrido: “Ce n’è stata una circa un anno fa, nei Miti Mondadori. E’ durata tempo due ore, e non scherzo, poi finita per sempre. Io comunque ne ho un paio di copie a casa, una me l’hanno regalata. Te la do per metà."
“Mi fai pagare, cacchio!"
“Mica te la presto. A te ti conosco: se mai me lo dovessi ridare indietro, sarebbe a dispense. Tu i libri li porti in trincea."
Scoppia a ridere, di gusto: “Ti do sette sacchi, subito, e non se ne parla più."
“Mi sta bene. Domani passo da te, e ti porto il tuo Codice da Vinci."
“Tu l’hai letto… certo che sì. Che cazzo te lo chiedo a fare…"
“Sì. Tutto d’un fiato. Perché adesso Brown sta sul cazzo al Vaticano: mi è diventato simpatico per questo. E per questo l’ho letto. Mi sono divertito, ecco."
Discutiamo, buttiamo giù una birra di troppo, e Vale comincia a ruttare di brutto, più di Max. Non parliamo di libri, solo di moto, di pistoni, di ingranaggi, e cose del genere.
Ci salutiamo alla sua maniera, ovvero con un paio di pacche sulle spalle, e la promessa che l’indomani gli avrei portato Dan Brown. I sette euri me li scuce subito, dopo la birra: “Prendeteli adesso. Domani non lo so mica se ce li avrò ancora…" E se la ride.
A questo punto me la dovrei battere senza pensarci su due volte: ma rimango. Il rischio che incontri qualcuno è molto alto. Ma il mio look dovrebbe reggere: ho la barba lunga, in maniera spropositata, assomiglio un po’ ad Allen Ginsberg negli anni Sessanta, e poi ho il capello più o meno lungo: l’anno passato ero rasato a zero e con la barba corta. Passo accanto a uno due tre che di sicuro mi conosco: però non mi riconoscono affatto. Tirano avanti, per la loro strada. Non ho voglia né di stringere mani né di darmi in pasto a chiacchiere sui libri. Mi accorgo di avere una borsa davvero ridicola: solo edizioni economiche, superpocket, e volantini pubblicitari. Non ci sono grandi novità, a dire il vero: e se ce n’erano, be’, io non me ne sono accorto. L’unica novità rilevante sono gli audiolibri per i non vedenti in formato mp3: mi chiedo se riusciranno a conquistarsi una larga fetta di mercato. Magari li ascolteranno anche i non-lettori, al posto di massacrarsi le orecchie con inutile musica metal o peggio ancora tecno. E’ una flebile speranza.
Passo avanti, augurando buona fortuna ai genovesi con la loro piccola casa editrice.
E passo davanti alle iene, quelle piccole case editrici che per cinquemila euri sono disposti a stampare anche le ricette di tua nonna, tranne poi tenere le copie stampate dentro i loro magazzini per poi mandarle al macero dopo un paio di anni, ma non prima d’averti fatto la proposta di comprare le copie invendute: a un paio di loro li mando a farsi in BIP in malo modo, uno mi afferra pure per una spalla. Mi volto verso questo tizio: non ho idea di chi sia, forse un simpatizzante o un amico di quelli che tengono lo stand, ma è basso, un nano in confronto a me. E’ rosso di rabbia, non per fede politica: mi biascica addosso non so cosa, lo mando a cagare, e finita lì. Non ci riprova più: la mia faccia, oggi più di ieri, fa paura e incute rispetto. Colpa anche dei novantacinque chili che ho addosso, e che si sono ben distribuiti dopo aver smesso di fumare.
Mi viene la tentazione di incontrare almeno un paio di scrittrici – che sono anche delle bloggers -, ma non ho sottomano il programma, e di girare a vuoto per il Lingotto non c’ho proprio testa: e poi magari le due se la sono già squagliata da un pezzo. Rinuncio, sicuro che tanto ci saranno altre occasioni.
Nonostante gli occhiali da sole, la luce artificiale del Lingotto mi dà fastidio: non ho mai amato granché né la luce del sole né quella artificiale: e la seconda, a maggior ragione, mi dà ancor più sui nervi di quella solare.
Cerco un paio di editori, giusto per. Niente. Non li trovo. I piedi mi fanno un male cane imprigionati come sono dentro gli stivali. Tra l’altro comincio a sentire caldo, e non serve a nulla che mi sfili di dosso il lungo impermeabile nero. Allento il nodo della cravatta, e mi fermo: sono tentato di togliermeli gli stivali, e proseguire a piedi scalzi.
Ho le visioni: dei frati, dei frati che ridono! Mi stropiccio gli occhi, ma niente, la visione non se ne va: comincio a temere che il mio cervello sia andato in pappa. E invece no: quelli sono proprio dei frati, o perlomeno sono vestiti come dei frati. Ma vengo distratto da due bionde mozzafiato che mi passano proprio accanto: parlano di Federico Moccia, manco fosse una rock star. Mi vengono subito antipatiche, cerco i frati, ma sono scomparsi: tiro un sospiro di mezza disperazione. Mi metto di nuovo l’impermeabile addosso, raccolgo il sacchetto di libri che avevo momentaneamente lasciato a terra, e faccio per tirar lungo, lontano.
Ho una visione di dolore: un uomo basso, coi capelli alla afro, il pizzetto nero, mi si para davanti e mi mostra le sue sante-maledette stigmate su mani e piedi. Addosso ha soltanto una stola, nient’altro. Per un momento smetto di respirare. Mi stropiccio gli occhi più e più volte. Li riapro. E’ ancora di fronte a me. Torno a stropicciarmi gli occhi. Niente da fare. La visione non se ne va. Ed allora me ne vado io e la abbandono a sé. Fuggo, non preso dal panico ma quasi. Carambolo contro un gruppetto di fan di Moccia: le ragazzine tirano urletti finti e innocenti. Continuo a carambolare e mi scontro con un fan, uno solo di Genna e Wu Ming, un tipo alto come le Torri Gemelle abbattute l’11 settembre, non meno brutto di Bin Laden, più perfido di Stalin, ma anche grasso e pelato come Homer Simpson. Per un momento temo che abbia la meglio su di me: ma, per Dio!, vengo tratto in salvo da una comitiva di cattolici cristiani che mi trascina con sé nascondendomi fra le sue fila.
Non so bene come ma sono all’aria aperta: i piedi sono tutto un dolore, però sono fuori, e il sole è alto, si fa per dire, perché c’è un sudario di nuvole che sembra esser stato strappato direttamente dall’Apocalisse secondo Giovanni. Zoppicando, con il bombo di “Moccia Moccia Moccia" di tuoni e di urla nelle orecchie, facendomi largo fra i tanti che entrano al Lingotto (e che non sanno a cosa stanno andando incontro), tirando un secco “no" a quanti vorrebbero rifilarmi l’ennesimo volantino pubblicitario, finalmente col fiato corto riesco ad arrivare al parcheggio. Solo una volta dentro la macchina traggo un sospiro di scampato pericolo, o quasi. Accendo l’autoradio, metto su Musica solo italiana, gli Stadio: “Se vuoi toccare col dito/ il cuore delle ultime nevi/ chiedi chi erano i Beatles/ chiedi chi erano i Beatles/ Chiedilo a una ragazza/ di quindici anni di età/ chiedi chi erano i Beatles/ lei ti risponderà/ La ragazzina bellina/ col suo sguardo garbato/ gli occhiali con la vocina/ chi erano mai questi Beatles/ lei ti risponderà/ Beatles non li conosco/ neanche il mondo conosco/ sì sì conosco Hiroshima/ ma del resto ne so molto poco/ ne so proprio poco/ ha detto mio padre l’Europa/ bruciava nel fuoco/ dobbiamo ancora imparare/ noi siamo nati ieri/ siamo nati ieri…"
Esco dal parcheggio, sgommo, imbocco la strada, vado a tavoletta, contromano: per Giuda!, non c’è un cane che mi venga addosso.
Mi sveglio fresco e riposato: sulla faccia ho ancora “Il vangelo di Giuda", che avevo usato per ripararmi gli occhi dalla luce. Mi alzo, metto su la moka, un caffè veloce, poi scendo a prendere il giornale: in prima pagina, “Scomparso King Lear: troppe donne gli saltano addosso…" I piedi mi fanno ancora male, molto: ho su gli stivali, non me li sono tolti neanche per dormire. E pensare che il mio solo desiderio vero era quello di disfarmene una volta a casa. Ma sono crollato prima che potessi liberarmene. Non importa, oramai. L’edicolante mi chiede se va tutto bene, gli faccio un cenno col capo: e gli chiedo degli allegati, che c’è di bello con le riviste e i quotidiani. E lui comincia a farmi l’elenco: gli sorrido felice come una pasqua. Entra una ragazzina – si fa per dire -, ha almeno vent’anni e uguali brufoli sulla faccia: “XL e la rivista ufficiale del Grande Fratello". Sentendo ciò, un pensiero mi trafigge il cervello: quella dei giovani è una generazione perduta, irrimediabilmente. Mi consolo: per fortuna che la trasmissione “Amici" condotta da Maria De Filippi ospita il Sig. Aldo Busi con la rubrica “Amici Libri". Da quando Aldo Busi ha cominciato a dare consigli di lettura, non ho dimenticato un solo suo consiglio. Fatelo anche voi, se vi volete un po’ di bene.

Pubblicato da , il giorno e l'ora: 07.05.06 22:24

Interventi

bel pezzo. ritmo. solo una battuta, addizionale: la conoscevi quella storiella (a proposito dell'ex-presidente Regan). Un giorno, non ricordo in quale occasione (forse una visita ufficiale) gli porgono in dono un volume, lui guarda il donatore, e accigliato gli dice "no, guardi non posso accettare: a casa ne ho già uno". sorridi !

Pubblicato da: cletus - 08.05.06 00:14

@ CLETUS

Sì, la conoscevo la battuta addizionale. :-)

Ma lo sai che è sconcertante quanto allarmante: secondo un'indagine, il 63% degli Americani non ha idea di dove si trovi l'Iraq. Non diciamo poi dell'ignoranza di Bush: le battute verrebbero troppo facili, e non vorrei degenerare. A lui sì, gli consiglierei un corso di scrittura creativa: ma a dire il vero non so quanto potrebbe giovargli. :-)

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 08.05.06 00:38

Simpatico pezzo. Ti vedo con i tuoi novantacinque chili addosso, gli occhiali da sole, capelli e barba lunghi girare per gli stand un po' incavolato.
Possibile che tu non abbia picchiato nessuno? :-)

Bart

Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 08.05.06 07:57

gran bella on the road, per chi come me conosce solo la Fiera del Libro di Porto Maurizio con la sua quindicina di " banchi " sotto le palme per un vicolo in salita

Pubblicato da: marino magliani - 08.05.06 08:18

Dimenticavo, Beppe. E Giulio, l'hai visto?

Bart

Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 08.05.06 08:43

@ BART

Caro Bart,

be', in effetti sembravo un po' un orso - però simpatico. ^____^ Un Allen Ginsberg redivivo, col barbone nero come il carbone.
E perché mai avrei dovuto picchiare qualcuno? Semmai brontolavo: poi, le standista, erano molto gentili, anche se cercavano - giustamente dal loro punto di vista - di rifilarmi dal "corso fai da te" a quello di "scrittura creativa". Purtroppo anche loro delle precarie; tasto molto dolente: poco più di 5 euri all'ora per i giorni della fiera. E poi, non lo sapevano cosa avrebbero fatto. :-(((

@ MARINO

Caro Marino,

ci hai preso in pieno: lo spirito è proprio on the road. Volevo scrivere qualcosa di simpatico, che fosse sì un resoconto ma che avesse anche il sapore di un racconto, con un ritmo veloce. Lo stile è minimalista al massimo - scusa il gioco di parole. Se ti ha preso, allora sono riuscito nell'intento di coinvolgere il lettore. La fiera di Torino è una gran babele: più degli altri anni. Sarà anche per via del bookstoock, e però ho notato, come per gli anni passati, che ci sono più curiosi che non lettori disposti ad investire sui libri. Colpa della crisi economica che ha investito il Paese.

Cari abbracci

Beppe

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 08.05.06 08:44

@ BART

Purtroppo no.
Ero un po' tanto di corsa: e gli stivali non mi hanno aiutato a far le sette leghe. Era una di quelle persone che - ahimè - non sono riuscito a beccare. Poi, Giulio è sempre di corsa... corre più di me... corre tantissimo... ma si sa che nella botte piccola c'è il vino buono. :-) Non è uno spilungone Giulio, ecco. Però corre tra gli stand che pare speedy gonzales. :-)

E però ce l'ho incontrato l'anno scorso.

Beppe

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 08.05.06 09:26

giulio è sempre una bella presenza al salone.
"ricercato" ma disponibile.
mi spiace non aver intravisto jannozzi (nei miei tre giorni, a far la guardia a uno stand); sarà per la prossima.

Pubblicato da: remo - 08.05.06 14:06

Molto divertente! Ma ci sei andato ieri?

Pubblicato da: Maura - 08.05.06 15:36

Ebbene sì: lo Iannozzi, quest'anno, me lo sono perso.
Qualcun altro ha voglia di raccontare la *sua* Fiera del Libro?

Pubblicato da: giuliomozzi - 08.05.06 15:46

beh, io posso raccontare di una grande figura di cacca. fatta da me.
c'è un libro sironi che mi piace e del quale parlo spesso, penso sia giusto farlo.
infanzia dea di maria luisa bompani. solo che io - parola di boy scout: mai successo prima - da anni ho storpiato il nome: bompiani.
quando uscì (mi pare che nel suo blog scrisse è nata la bambina o qualcosa del genere) pensai: già che c'era poteva chiamarsi mondadori.
comunque.
quando ero ragazzo ricordo che mio padre (terza elementare) disse stipendio aniziché stupendo.
ricordo che gli dissi Stai rincoglionendo. Aveva 49 anni, mio padre allora. Come me, oggi.
Ho pensato questo, io, ieri, dopo aver salutato Mozzi.

Pubblicato da: remo - 08.05.06 17:32

Miseria Giuseppe:

23.833 caratteri
254 righe

lo ammetto, speravo molto di leggerti su vibrisse: ma non COSI' TANTO!

Pubblicato da: Lucis - 08.05.06 17:51

@ REMO

Dai, ci saranno altre occasioni.
Io mi illudo d'esser passato inosservato: ma se ricordi un'ombra nera, con una barba spropositata lunga e nera, be', credo che ci sono buone possibilità che fossi io.

@ MAURA

Be', l'intenzione precipua era quella di divertire, senza essere troppo giornalistico. :-) Così uno, forse, legge più volentieri.

Nella giornata del 5 c.m.

@ GIULIO

Quest'anno non sono riuscito ad incontrarti, caro Giulio. Ma non ti libererai di me tanto facilmente. :-)

"Infanzia dea", sì, l'ho letto: ne parlai anche bene. Sbaglio o è uno di quei libri che più ami nella collana da te diretta, Giulio?

Abbracci a Tutti/e

Giuseppe

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 08.05.06 18:13

@ LUCIS

Così tanto ho scritto? O____o E pensare - te lo giuro - questo pezzullo m'è costato sì e no un'oretta di lavoro, e altri venti per rivederlo.
Sono logorroico: pensa se mi mettessi di buzzo buono a scrivere un romanzo... sarebbe un romanzo fiume di 1600 pagine. E poi voglio vederlo Piperno come mi recensirebbe. :-)))

Abbracci

Giuseppe

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 08.05.06 18:15

...e io dovrei sopportarmi la De Filippi per avere gli ottimi consigli di lettura di Busi? Giuseppe, ho due minorenni in casa, se non do io un po' di buon esempio, dove andiamo a finire?
Comunque, grazie per la cronaca ad uso e consumo di noi tapini che non abbiamo potuto partecipare alla kermesse dei bibliomani!
Rosanna

Pubblicato da: VitaDaProf - 08.05.06 18:29

Mi inserisco nella discussione-fiera (se non sono troppo invadente) perché si sta parlando di "Infanzia dea", un romanzo che io ho amato moltissimo, di cui ho scritto su "Leggendaria" e che ritengo di un lirismo raro. Trovo che avrebbe meritato molto di più. Concordo con Giuseppe e con Remo. Spero che il tempo gli renda giustizia.
Quanto alla Fiera, invece, posso dire che Giulio sono riuscita a beccarlo dopo aver tentato innumerevoli volte allo stand Sironi e dopo aver ricevuta la "dritta" che Giulio era da Fernandel. Nella bolgia letteraria ho avuto la faccia tosta di interromperlo mentre conversava e siamo riusciti a scambiare due parole. Io ero già estremamente vicina a defungere e a reincarnarmi (stavolta in Claudia Schiffer, l'ho preteso per contratto): un po' per il caldo (ero vestita di un pesante...), un po' per la stanchezza. Ma sono riuscita a parlare decorosamente (almeno lo spero).

@Giuseppe

Leggo che alcuni ti chiamano Iannox, posso anche io? Penso che il pezzo sulla Fiera sia delizioso e VERO! (i piedi doloranti, mioddio...)E poi, non so, mi sei simpatico. Potrei dire "appelle", ma mi ripugna. Quindi propendo per l'"avvibbbrisse".

@Bart
Un saluto e un bacio al tuo nipotino da parte mia.

Pubblicato da: Gaja - 08.05.06 18:31

Se lo fai lo compro, io adoro i tomi ponderosi. E, bada bene, lo farò anche se hai criticato la mia amatissima Fantasy.(l'unico racconto che ho scritto è un racconto fantasy).

Ti chiedo un favore, leggi e fammi sapere che pensi di:

La leggenda di Nift di Michael Shea.

Ciao

Pubblicato da: Lucis - 08.05.06 18:32

Grazie, Gaja, del gentile pensiero.
Fra poco andrò a trovarlo a casa sua (alle 20 sarò là) e gli darò un bacino da parte tua.

Bart

Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 08.05.06 19:48

Sul mio blog ho pubblicato questo post:

Ieri sono stata alla Fiera del libro di Torino. Ero un pò rincoglionita (ero tornata a casa quasi alle 4 dopo una serata passata con i personaggi della Premiata Fumetteria di Treviglio, per cui avevo dormito solo un'ora), e credo che chi mi ha vista l'abbia notato. Ho incontrato delle persone che conoscevo solo tramite Internet (come Rosa Elisa Giangoia - che mi ha regalato il suo libro - e Davide Bregola), ho rivisto altre persone, ho comprato libri, vhs e dvd (tanto che alla fine non avevo più soldi per comprare il nuovo libro di Remo Bassini - Lo scommettitore, pubblicato da Fernandel...scusa ancora, Remo!), sono stata all'incontro più deserto di tutti (quello con Nicola Lagioia e Mariarosa Bricchi, allo stand di IBS) e ho sentito un altro paio di presentazioni (ho deciso di non ascoltare più Franco Cardini quando ha detto che Battiato è più "profondo" di De Andrè, paragonando quest'ultimo a Battisti), ho torturato Monica con i miei discorsi che puzzavano di autocelebrazione (chiedo scusa anche a lei...non mi sopporto quando faccio così), e mi sono persa gli incontri con Andrea Bajani e gli scrittori italiani di Minimum fax e una presentazione-spettacolo organizzata dalla Giulio Perrone editore, perchè dovevo correre a prendere il treno.

Ora vado a leggere con attenzione il resoconto di Giuseppe Iannozzi sulla sua fiera...

P.s. Sono anche stata torturata da un simpatico scritto del Camerun, che cercavo di capire nel mio francese scolastico.

Pubblicato da: Maura - 08.05.06 19:50

@ ROSANNA

Cara Rosanna,

mah, guarda, puoi prendere appuntamento soltanto con "Amici Libri", e guardare e seguire i consigli di Aldo Busi così come faccio io, tralasciando tutto il resto, cioè la De Filippi - che comunque offre uno spazio, e di questi tempi non è poco.


@ GAJA

Cara Gaja,

ognuno mi chiama come preferisce: c'è chi mi pensa Iannozzi, chi Iannox, chi ancora è rimasto attaccato a Drella... E poi ci sono quelli che invece mi chiamano Beppe, Beppuccio, Giuseppe...
Chiamami pure come preferisci.

Grazie infinite per esserti sorbita ben 254 righe del mio resoconto in forma di racconto.

E felice che ti sono simpatico. Anche tu. Così, per istinto. :-)


@ LUCIS

Anch'io, caro Lucis, amo la Fantasy: non era una critica negativa a Neil Gaiman, che trovo esser il maggior esponente di questo genere. Le sue storie le trovo splendide: e solo Stephen R. Donaldson, tra i contemporanei, a mio avviso riesce a stargli dietro. Criticavo solo la scelta di ristampare Gaiman per l'ennesima volta con il solito titolo, tra l'altro a un prezzo esagerato, giacché "Nessu dove" uscì nella Collana Tif (la collana economica dei tipi Fanucci) non tanto tempo fa. Comunque, Fanucci, sta ristampando parecchi titoli - che erano in economica - nuovamente in hardcover, e ovviamente il prezzo è... diciamo che è, senza andare a fare troppe polemiche. Però attenti: in libreria, o nei mercatini, ancora si trovano le edizioni economiche di tanti romanzi ristampati da Fanucci, che forse è un po' a secco di autori validi da proporre al pubblico. :-)

E leggerò questo di Shea che mi consigli.


@ MAURA

Più che un resoconto è un resoconto in forma di racconto: spero che la lettura ti... ti trascini nella folla della Fiera. :-)


Cari abbracci a Tutti/e

g.

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 08.05.06 21:43