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19.05.06
Fascismo naturale. Su Anatomia della battaglia di Giacomo Sartori
[Questo articolo di Stefano Zangrando è apparso ieri in Nazione indiana. A proposito di questo libro si può leggere, sempre in Nazione indiana, un interessante dialogo tra Giacomo Sartori e Andrea Raos: prima parte, seconda parte. gm]
[...] Quando ho cominciato a leggere questo romanzo, ciò che mi ha colpito è stato innanzitutto il linguaggio, o meglio, lo stile: misurato e controllato, dimesso senza essere colloquiale, mi ha ricordato, mutatis mutandis, l’incedere sornione dell’Educazione sentimentale di Flaubert. Aggiustando il tiro, ho dovuto poi riconoscere che il lucido disincanto che forgia lo stile del capolavoro flaubertiano lascia il posto, nelle pagine di Sartori, a una diversa tonalità, meno amara ma più luttuosa. Il linguaggio che la genera è secco e smorzato. Non trovo di meglio, per metterlo a fuoco, che impiegare metaforicamente (non me ne vogliano i filosofi di professione) una celebre espressione di Heidegger: fin dalle prime righe, la lingua sembra generata da una “differenza ontologica", dal fatale differimento della parola romanzesca rispetto a una condizione irrimediabilmente perduta; una condizione che tuttavia circoscrive l’orizzonte entro il quale tale parola può venire alla luce. Come se la voce del narratore poggiasse su un vuoto. Ma sarebbe un errore cedere alla tentazione di associare questo vuoto, questo “lutto", alla morte del padre del narratore con cui si capisce fin d’ora che il romanzo si conclude: Sartori non è un autore così ingenuo da cedere a simili facilità. [...]
Leggi tutto l'articolo di Stefano Zangrando in Nazione indiana.
Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 19.05.06 23:01




