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01.05.06
Dove è finito l'abitare di Gaja?
Come vi ho ampiamente e abbondantemente segnalato, il 26 aprile alla Casa Internazionale delle Donne era previsto un incontro sull'abitare. Poi, siccome la politica delle donne (per fortuna!) prevede che davanti alle urgenze le scalette si squinternino come fanno di solito le scale nei romanzi di (The) King, quello che prevedevo è saltato. Per la vostra gioia, riproduco qui le relazioni di Gaja Cenciarelli (che ringrazio, e con cui mi scuso ancora) e la mia. Le altre non le ho avute. Le gentili, esperte, e brave relatrici avrebbero parlato a braccio.
Pubblicato da Angela Scarparo, il giorno e l'ora: 01.05.06 15:56
Interventi
Addirittura un titolo con il mio nome! Ma grazie (disse lei, arrossendo). P.S. a proposito del Re, hai letto "L'ombra dello scorpione"? Per me è uno dei migliori in assoluto.
Pubblicato da: Gaja - 01.05.06 16:14
LucaniArt
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Gli inserimenti di quest'ultimo mese nella sezione Profili e Sguardi
Vito Riviello - E verrà il giorno della prassi
Rocco Scotellaro - Poesie
Andrea Di Consoli - Discoteca
Francesco Arleo - Scappa
La Lucania vista da Mario Luzi
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Pubblicato da: Mapi - 01.05.06 16:19
Gaja per me The King può raccontare anche delle croste in testa a un lebbroso (cosa che per lui non sarebbe insolita), e per me andrebbe bene. Mi va bene tutto. Mi piace proprio come, racconta. Il corsivo. Vogliamo parlare, relazionare, sbracarci, leggere, riassumere, filosofare, sul famoso corsivo kinghiano? Che vuol dire? Quando lo usa? Perché lo usa? Se sostitisce, come è a volte, il virgolettato perché lo fa? Cosa muove la testa, e le mani di questo fantasmatico uomo?
Io ce l'ho una risposta: LA MOGLIE.
P.S. sull'ipotesi mogliesca, a proposito del king. Non l'ho fatta io. Lui in On Writing dice che senza la moglie non sarebbe quello che è, quindi!
Pubblicato da: angela scarparo - 01.05.06 16:30
Angela, sono perfettamente d'accordo con te, essendo una kinghiana di ferro e avendo letto praticamente tutto di lui. Tabitha King è il "papa nero" del marito, l'unica persona che abbia il potere di smontarlo pezzo per pezzo. King è un Tabitha-addicted, diciamo...:-)
Pubblicato da: Gaja - 01.05.06 16:34
bene. vado a passeggiare, manifestare, parlare, relazionarmi, auscultare, auscultarmi, guardare, ricordare, sommare, annoiarmi, vado a lavorare alla manifestazione del 1 maggio. senza dimenticare di portarmi (a proposito di politica!) La Zona Morta!
Pubblicato da: angela scarparo - 01.05.06 16:39
Ho letto, Angela, il tuo intervento e quello di Gaja. Mi è piaciuto quell'abitare legato alla letteratura.
La "casa dentro", la interpreto come consapevolezza e serenità che siamo riusciti a far diventare nostre. La "casa di mattoni" o la "casa di fango e frasche" fanno parte di questo traguardo. Senza di esse manca un anello alla catena della nosstra esistenza, almeno di quella esistenza nella quale ci troviamo coinvolti, nascendo qui. Ma le case di mattoni e quelle di fango, pur essendo importanti, hanno un loro valore soltanto se dentro quelle pareti non si resti mai soli. Credo che il maggior risultato raggiunto dalla umanità, almeno fino ad ora, sia la condivisione con altri della propria esistenza. Io questa condivisione, al suo livello più alto, la chiamo famiglia. La tradizionale, quella per intenderci composta da un uomo, da una donna e dai figli, è il massimo conseguibile, secondo me, purché non rimanga chiusa in se stessa e cresca aprendosi anche agli altri. Credo, tuttavia, che ogni condivisione della propria esistenza sia, in realtà, sempre una famiglia. Dunque la "casa dentro di noi" dovrebbe essere la casa almeno di un'amicizia, se non proprio d'un amore, e comunque una casa in cui si coltivi e cresca un rapporto con gli altri.
Faccio a te e a Gaja i migliori auguri.
E mando un saluto a Milù.
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 01.05.06 18:22
"Credo, tuttavia, che ogni condivisione della propria esistenza sia, in realtà, sempre una famiglia. Dunque la "casa dentro di noi" dovrebbe essere la casa almeno di un'amicizia, se non proprio d'un amore, e comunque una casa in cui si coltivi e cresca un rapporto con gli altri."
Bellissime parole, Bartolomeo (mi permetti di chiamarti Bart? Ti leggo da così tanto tempo che mi sembri più un amico di vecchia data che un estraneo). Le condivido in pieno. Voglio aggiungere, in questo senso, una riflessione all'abitare, al senso della "dimora": Faith, la protagonista del libro di Amanda Davis, trova la sua vera "casa" in una roulotte condivisa con altre tre ragazze, a dimostrazione che quello che tu dici è verissimo. Una donna, quindi, può realizzare le sue potenzialità al di fuori della casa, madre e matrice, senza "abitare", e magari "esplorando", "girovagando". E questo articolo che ho scritto, su suggerimento di Angela, è stata una sorta di piccola statistica operata sul momento a proposito dell'atteggiamento letterario degli scrittori che generano personaggi-donna. Dove li collocano, principalmente? In casa, più che altro. Una statistica che, a dire la verità, ha sorpreso anche me. Grazie del tuo apprezzamento, Bart, e molti auguri anche a te.
Pubblicato da: Gaja - 01.05.06 18:57
A' Bart, t'ho detto di no! L'ho pure specificato bene (a' Gaja, che ffai? i'e passi palla? la famiglia - quella tradizionale che per te è il massimo! - rende infelici tante persone. E insisti! Ho detto pure che l'idea di felicità borghese (tra cui c'è anche la convivenza in una famiglia tradizionale) produce (da un sacco di tempo) un sacco di infelicità! E insisti! No! Ti ho detto di no. Diciamo cose diverse. Non sono d'accordo con te. No. :)
Pubblicato da: angela scarparo - 01.05.06 19:08
Grazie anche a te, Gaja. Chiamami Bart, ne sarò felice. Mi domando come hai fatto ad entrare in sintonia con quella bisbetica di Angela:-)
Angela, dovevi sentire prima che cosa ne pensa Milù:-) Lei sta vivendo con te un rapporto assai assai assai tradizionale, e sono sicuro che è contenta:-)
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 01.05.06 19:16
Angie, ma le parole di Bart, sulla famiglia in quanto condivisione della propria esistenza con qualcuno che non sia necessariamente un marito o una moglie, o come un luogo in cui "si cresca o si coltivi il rapporto con gli altri", mi paiono molto, molto condivisibili! Non ti pare?:-P
Pubblicato da: Gaja - 01.05.06 19:17
cito Gaja:
"Addirittura un titolo con il mio nome! Ma grazie (disse lei, arrossendo)."
mi scuso in anticipo con la signorina Gaja, creatrice della suprascritta frase, per lo scippo, ma quella frase sarà in assoluto lo slogan che farò apporre sulla mia lapide.
(che poi, trasversalmente, sempre di abitare si parla. in fondo.)
grazie. davvero.
a rileggersi
a rileggersi.
Pubblicato da: cara polvere - 01.05.06 19:20
Ma quella non chiamiamola famiglia, Gaja. Bart ci marcia: tutto gli serve a dire, "la famiglia tradizionale, quella composta da...è per me il massimo possibile". No. Puzza di fregatura, pure Bart. :)
Pubblicato da: angela scarparo - 01.05.06 19:27
Eccezionale, cara polvere. Scippa, scippa pure. (ma voglio i diritti d'autore... e lì sì che mi sistemo per la vita... paradossalmente):-)
Pubblicato da: Gaja - 01.05.06 19:28
Bart, parli di cose che non sai, improvvisando spiegazioni naturali(stiche). Milù è la mia padrona anche se tutti pensano il contrario, naturale :)
Pubblicato da: angela scarparo - 01.05.06 19:33
scusandomi con la signorina Scarparo per l'OT.
@ Gaja
ah ah ah ah, finalmente.
ma lo sapevo.
solo noi donne sappiamo essere così ironiche anche maneggiando dure realtà inopinabili.
affare fatto. ti manderò i proventi. post mortem mia, ovvio.
Pubblicato da: cara polvere - 01.05.06 19:42
cara polvere, visto che lei di anni mi pare intendersene, non è per deluderla, sono signora da 25 anni. e sì! ancora, per lei che se ne intende: sono trent'anni che sopravvivo. se sono costretta a dire la mià età è perché ho cominciato troppo presto a morire, vivendo. troppo presto la data di nascita comperve sui risvolto di copertina :) potrei essere morta a questo punto. direi di aver fatto (gà, quasi) tutto. compresa una candidatura.
via, se l'ho fatta lunga è perché lei è proprio simpatica. grazie per l'originale e improvvisata visita. visto anche polverosa casa sua. quanto di più mortifero e tombale ci sia sul blog. complimentoni :)
Pubblicato da: angela scarparo - 01.05.06 19:51
cara polvere, mi puzza un po' di fregatura questo invio post mortem... ma dato che la sua ironia cimiteriale mi sconfinfera, accetto senza batter ciglio. Quando allo spirito - diciamo così - "carnale" che anima il suo blog, le confesso che, in un certo senso, mi ci ritrovo. sit tibi terra levis. ossequi. :-)))
Pubblicato da: Gaja - 01.05.06 20:14
Dimenticavo: su Milù confermo tutto. Lei è la padrona di chiunque le si avvicini. Anche la mia. Ed è talmente bella e intelligente che è bello essere suoi "schiavi". Woof.
Pubblicato da: Gaja - 01.05.06 20:17
Niente, mi perdo i post per strada, scusate.
@ Bart
Ma Angela non è bisbetica, Bart:-). È una ragazza dolcissima, che difende con coraggio le sue idee. È un universo in evoluzione! E con lei ho fatto una splendida chiacchierata sui libri. Sono cose che non si dimenticano e che ti legano per la vita!:-)Un abbraccio, Bart.
@ Angela
Però sai una cosa? Io e i miei amici abbiamo spesso pensato a noi come a una grande famiglia, ecco perché la definizione di Bart non mi è suonata così strana... Personalmente riesco a pensare a me e alle persone che amo come a una famiglia (certo, non nel senso tradizionale del termine):-* bacione.
Pubblicato da: Gaja - 01.05.06 20:25
ehm. Signora Scarparo lei mi tenta ad importunare ancora:
copio/incollo e cito:
[cut]
"E il significato di signore non si è modificato fino a rovesciarsi? Signore – come tutti sappiamo – viene dal latino ‘senior’ che voleva dire ‘anziano’, ‘più vecchio’. Il grande rispetto che un tempo si aveva per gli anziani portò ad adoperare il termine come un titolo onorifico, e pian piano il vocabolo si estese a tutti coloro che avevano una certa autorità, finché si finì con il chiamare “signori” tutti quanti. L’antico significato è talmente nascosto che si può parlare benissimo di un “giovin signore” e non si corre neanche il rischio di offendere una bellissima ragazza chiamandola “signorina” che, stando all’etimologia, appunto, significa “vecchierella”.
[cut]
stando a quanto sopra e alle sue dichiarazioni precedenti... ehm... non ho così "sforato", stando all'etimologia, s'intende.
e grazie della visita...
fonte: http://www.manuscritto.it/Lingua/Che_lingua_parli_25.html
Pubblicato da: cara polvere - 01.05.06 20:26
"Si accontenta, nonostante tutta la complessità di cui è dotata, di poco." Milù , la cagnolina Milù, si accontenta di poco, e in casa fa la padrona.
Meglio mia moglie, allora:-)
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 01.05.06 20:26
@ Gaja
"Ossa quieta, precor, tuta requiescite in urna,
Et sit humus cineri non onerosa tuo."
mi fa piacere che lei si ritrovi un poco nell'anima di quello "spirito carnale"... e mi piace anche il suo "senza batter ciglio"... ché ha sapor di rigor-mortis.
ossequi a lei:-)))
Pubblicato da: cara polvere - 01.05.06 20:37
"e mi piace anche il suo "senza batter ciglio"... ché ha sapor di rigor-mortis". È evidente, cara polvere, che lei ha colto perfettamente il mio pensiero. Certo, come casa, l'ultima dimora è un po' strettina... ma io abito in un monolocale, dopotutto.:-)))
Pubblicato da: Gaja - 01.05.06 20:41
va bene, cara polvere, allora, se proprio le piace così tanto gliela canto: NON SONO UNA SIGNORAAAA!
nel senso che sono un'anziana. certo, ci mancherebbe. :)
Pubblicato da: angela scarparo - 01.05.06 20:57
bart, come vedi le tue categorie sulla famiglia sfiancano, e non ci azzeccano. :) Milù non fa la padrona, come - secondo le tue categorie - fa una moglie. Milù 'E'' una padrona. te l'ha detto anche Gaja. le padrone come Milù, sono padrone, ma non fanno mai le padrone. il contrario delle mogli.
vedi che partiamo da concetti opposti?
Pubblicato da: angela scarparo - 01.05.06 21:00
Accidenti, com'è difficile parlare con te:-)
Ma che dice Veltroni, c'hai mai parlato?:-)
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 01.05.06 21:25
Ma Bart, certo che conosco Veltroni! E' il mio sindaco. (Mano sul cuore) Di Roma. La città che mi ha accolto, or sono 56 anni fa! Sig, sigh! Ma ora basta che mi commuovo :)
Pubblicato da: angela scarparo - 01.05.06 23:29




