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30.04.06
Vibrisse di carta?, 1
di giuliomozzi
[tutti gli articoli sul progetto "vibrisse di carta"]
Care voi, cari voi: prima o poi doveva succedere. Mi è stata fatta una proposta. La proposta è appena nata; ci sono state quattro chiacchiere con un amico che ha fatto da ambasciatore (e quindi non porta pena), e una telefonata con l'Editore (che ancora non conosco di persona). Fattostà che la proposta, detta in soldoni, è chiara: fare un vibrisse di carta, mensile, da mandare in edicola. L'appuntamento per parlarne è il 9 maggio, subito dopo la Fiera del libro di Torino.
Non dico il nome dell'Editore perché, così a occhio, non mi sembra il caso (se dopo l'appuntamento del 9 mi autorizzerà a farlo, lo dirò; qualunque sia l'esito della chiacchierata); dico che si tratta di un editore non specificamente letterario, con una certa esperienza nel campo delle riviste, e non di primo piano.
Ora, vorrei dirvi che cosa penso della faccenda; e chiedervi che cosa ne pensate.
Una precisazione: non penso che sia una faccenda da farci i soldi. E' un'occasione, per una "cosa" come vibrisse che esiste dall'agosto del 2000, che ha avuta la sua prima vita come bollettino diffuso via posta elettronica, che dopo uno stop di un anno è rinata nel dicembre 2004 in forma di pubblicazione in rete (qui un po' di storia), per vedere se è possibile avere una "terza nascita".
Sia chiaro: fare un vibrisse di carta non significa interrompere questo vibrisse qui, che state leggendo ora. Magari significherà cambiarlo.
Allora vi dico che cosa ho in mente. A me, sinceramente, non interessa più che tanto fare un vibrisse di carta. Certo, mi attira l'impresa in sé, il divertimento di tornare dopo tanto a fare una rivista di carta, eccetera. Ma non è questo il punto.
La mia idea è che si potrebbe fare una rivista che sia come una sorta di Best Off permanente effettivo, che raccolga quanto di più interessante viene pubblicato dalle riviste letterarie in rete e dalle riviste letterarie di carta. Il presupposto è, naturalmente, che questa rivista-best-off potrebbe e dovrebbe raggiungere, in buona parte, lettori diversi da quelli che navigano per la rete e si abbonano a riviste come Fernandel o PaginaZero. Un altro presupposto è che ci sono testi e articoli che si leggono più comodamente stampati in una rivista bene impaginata che in video o stampati con la stampante di casa; e che una rivista di carta può essere conservata, consultata, riletta ecc. in modi diversi da una rivista in rete.
A questo punto, non è neanche importante che la faccenda si chiami vibrisse.
La verità è, poi, che io ci ho già tutta una serie di immaginazioni su questa cosa: la carta, il formato, l'impaginazione, lo stile, e che cosa metterci dentro, e che cosa non metterci, eccetera eccetera: perché immaginare è l'unico modo di pensare che ho. Mi immagino una specie di Gazzetta Veneta (che peraltro imitava modelli inglesi), impaginata un po' come la Gazzetta Ufficiale (l'ideale per attirare nuovi lettori, nevvero?), con gli articoli su due colonne e a seguire; ma è meglio che non esageri.
Qualche dato tecnico. Si tratterà, se si farà, di una rivista fatta come un quotidiano, magari su carta un po' più consistente, di otto o sedici o ventiquattro o quante si vorrà pagine: qualcosa di analogo, tipograficamente, al quindicinale Stilos, al quotidiano Il foglio, al settimanale Il Domenicale, eccetera. Non credo che ci sarà colore. L'Editore, peraltro, pare che si proponga sostanzialmente come uno stampatore-distributore: ho il sospetto che si tratterà di confezionargli una rivista "chiavi in mano", un file direttamente stampabile. Il che è bene (assoluta autonomia) e un male (bisogna farsela tutta da soli).
Sarà da affrontare anche la questione della direzione. Una rivista deve avere un "direttore responsabile" iscritto all'Ordine dei giornalisti. Io non possiedo questa qualità.
Bisognerà allestire una qualche redazione. E come la si fa funzionare, una redazione? E chi ci sta? E quanto tempo ci vuole a fare il tutto? Quanto impegno si richiede? E due soldi per pagare il lavoro, ci saltano fuori?
E: non ce n'è già abbastanza, di riviste? Non sarebbe il caso, piuttosto, di fare qualcosa con, pro, altre riviste già esistenti? In altre parole: esiste uno "specifico di vibrisse", un qualcosa per cui valga la pena di avviare un'altra rivista di carta che si affianchi ad altre riviste di carta?
Che ne pensate? Grazie.
Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 30.04.06 10:03
Interventi
Io, invece, penso da tempo a dei BLOOKS (= books tratti da blog imperdibili come "Cazzeggi Letterari", oltre che da Vibrissebollettino:-) ), già presenti nel mercato estero. Ma penserei a un editore importante, possibilmente non colluso con il FUMER (Fronte Unito Megere Edtoria per Ragazzi). Che ne dici, Giulio?
Pubblicato da: Lucio Angelini - 30.04.06 11:27
Secondo me è una bella cosa e nello stesso tempo complessa da realizzare.
Partiamo da un primo dato, tu scrivi che vuoi realizzare praticamente un best off permanente. o una cosa del genere. Quindi bisognerà creare una sorta di redazione di segugi che vadano in giro per i siti, perché è logico, penso che tu non possa fare tutto da solo, per stanare i articoli migliori. Insomma bisognerà darsi una struttura, una vera e propria redazione.
Se poi ho capito bene quindi la Vibrisse di carta non sarà la vibrissebollettino telematico, nel senso che solo alcuni degli articoli di vibrisse on line verranno pubblicati. giusto?
se, quindi, ho capito bene, quello che mi sembra tu prospetti è: fare una 'sorta' di antologia del meglio tra articoli, racconti, critica, interventi e quant'altro che viene prodotto in rete e di chiamarlo vibrisse, che a parte il nome e alcuni collaboratori, immagino, non avrà niente a che vedere sul sito che continuerà la sua esistenza con alcuni cambiamenti.
Ecco quali?
perché in un certo senso bisognerà cambiare la linea editoriale di due prodotti, uno avviato e uno da avviare.
detto questo la cosa mi sembra buonissima, perché ci sono molte buone produzioni in giro per la rete, una cosa mi verrebbe da dire: quest'anno in Best Off tu hai fatto una scelta, che io personalmente ho condiviso, ovvero di lasciare fuori molti pezzi notevoli che erano usciti su Vibrisse, e questo per una serie di opportunità che capisco e immagino.
Come ti (ci, si, vi) regolerai (regolerà) con questo nuovo prodotto?
Ad esempio, bottega di lettura in un mesetto ha messo a segno una serie di pezzi molto belli e interessanti, pensa l'ultimo di brekane, quelli su dies irae, le riletture dei classici, etc, sarebbe un peccato che tutto questo rimanesse fuori dal progetto.
altra cosa, quando parli di prodotto 'finito', vuoi dire anche già impaginato? con foto? e tutto il resto?
d.
Pubblicato da: demetrio - 30.04.06 11:36
Si tratta di un impegno immane. Qui a Lucca, per sette anni (ero solo, però) ho stampato a mie spese una rivista trimestrale di 8 fogli formato tabloid, intitolata "Racconti e poesie" (ora conservata nella locale Biblioteca statale), dove pubblicavo materiale proveniente da autori, giovani e no, della provincia di Lucca. Andavo perfino io personalmente a distribuire le copie in tutta la provincia, e mi faceva piacere sapere dall'edicolante o dal libraio che erano attese.
Ma è un lavoro che oggi non sarei più in grado di fare.
E' vero, nel tuo caso, che l'editore provvederà lui alla distribuzione, ma non per questo il lavoro redazionale sarà meno gravoso.
Secondo me, se si tratta di mettere in piedi un'altra rivista simile a quelle già in circolazione, non vale la pena. Nemmeno è significativo che tu ogni mesi pubblichi una rivista che sia una rassegna stampa degli articoli più interessanti apparsi qua e là nel web e altrove.
L'unica cosa per la quale varrebbe compiere questa fatica è quella - secondo me - di fare della rivista mensile uno strumento di conoscenza di vibrisse per coloro che non frequentano la rete. Ciò consentirebbe di dare alla rivista cartacea lo stesso titolo e di mantenere le caratteristiche ispiratrici del vibrisse in rete. Che cosa si dovrebbe fare, dunque, visto che il vibrisse in rete si muove giornalmente e quello di carta una sola volta al mese? La redazione della rivista cartacea dovrebbe, a suo insindacabile giudizio, scegliere ciò che è comparso nel corso del mese precedente su vibrisse in rete e metterlo in stampa, mandandolo in giro presso le edicole e le librerie.
A mio avviso, solo in questo modo, non si dà vita ad una cosa diversa, che creerebbe solo confusione nei collaboratori, e si dà invece una mano per la diffusione dello spirito che anima le collaborazioni a vibrisse.
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 30.04.06 11:38
Se ti posso essere utile Giulio l'avventura è stimolantissima.
E bella.
Da mesi anche noi stiamo cercando di fare una rivista di carta, abbiamo contatti idee e esperienza grafica. Uscirà a Settembre il primo numero e si chiamerà "Lib(e)ri" E' una bella avventura. La questione tecnica è sicuramente la più difficile: se il tuo editore vuole il tutto in un pdf chiuso è un suicidio. Oltre alla redazione fisica ci vogliono licenze dei programmi di impaginazione (3-4 mila euro come ridere) grafici, autorizzazioni per le immagini, competenza a livello di DTP (Xpress e quant'altro)...
Noi queste cose abbiamo faticato parecchio a costruircele. Tuttavia una strada che ci ha aiutato sono i programmi open source. Il giornalista professionista lo abbiamo trovato abbastanza facilmente, ti consiglio di cercare in testate locali.
I guadagni? Li fa chi distribuisce...
Con i contenuti di un "Vibrisse" comunque questi aspetti più tecnici... sono un scoglio superabilissimo comunque. Ci vogliono un impegno totale e caparbietà. Oppure dei soldi, tanti soldi...
In bocca al lupo e se posso esserti utile in qualche modo scrivi pure in pvt.
Pubblicato da: andrea.nobili - 30.04.06 11:43
Vibrisse è un bollettino multiangolo.
L'oggetto libro è guardato da occhi diversi e da angoli differenti.
Questo vorrei anche nella rivista cartacea: i resoconti di Marco Candida, le letture della Bottega, le inchieste di Bregola, le letture di Bart, le domande di Giulio. Una rivista dove le voci siano riconoscibili. Voci da amare e da detestare. L'idea di un giornale "condominio".
Non mi piace l'idea della selezione del materiale pubblicato on-line. Io penso che l'edizione cartacea debba essere pensata come qualcosa a sé. Qualcosa di organicamente pensato, di attuale e non autoreferenziale.
Ogni numero un percorso da seguire e non un minestrone da ingurgitare.
Importante pensare una redazione solida e capace, in grado di resistere all'onda d'urto (fisiologica) degli ambiziosi blogger.
Per quanto mi riguarda. Nei limiti delle mie capacità, mi metto a disposizione. Se posso essere utile in qualcosa: eccomi!
Pubblicato da: Federico - 30.04.06 11:56
L'idea di un Best-Off di Vibrisse credo risulterebbe utile a molti, per tutte quelle ragioni che hai spiegate nel tuo intervento.
Potrebbe venirne fuori qualcosa tipo Carmilla in formato cartaceo: magari con una cadenza semestrale o annuale. O trimestrale. Dipenderà da quanti "articoli" in cantiere
e degni d'esser portati su carta. Forse una cadenza semestrale o annuale è la soluzione migliore, così, a occhio e croce.
Ovviamente ci vorrà una Redazione fissa e affidabile, se non proprio permanente, comunque disponibile e rintracciabile in tempi brevi.
Direi che il progetto, se andrà in porto, non potrà che essere cosa buona, e gradita.
g.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 30.04.06 12:29
Ciao Giuseppe.
Forse non mi sono spiegato bene. Non ho alcuna intenzione di fare un "Best Off di vibrisse": quando citavo il Best Off, intendevo dire che si potrebbe "pescare" da riviste a diffusione solo in rete o ridotta per "rilanciarne" i contenuti. Il "Best Off di vibrisse" è proprio ciò che vorrei evitare.
La cadenza dovrebbe essere mensile. Questo è un punto del discorso che non si può muovere, credo.
Pubblicato da: giuliomozzi - 30.04.06 12:39
Caro Bartolomeo, non sono interessato a fare un vibrisse di carta che serva per propagandare il vibrisse in rete.
Scrivi: "Secondo me, se si tratta di mettere in piedi un'altra rivista simile a quelle già in circolazione, non vale la pena". Sono d'accordo. Per questo ho messa lì una domanda: Qual è lo specifico di vibrisse? (Se c'è uno specifico di vibrisse). Secondo te, qual è?
Poi scrivi: "Nemmeno è significativo che tu ogni mesi pubblichi una rivista che sia una rassegna stampa degli articoli più interessanti apparsi qua e là nel web e altrove". Non è significativo se penso che questa rivista raggiunga più o meno gli stessi lettori delle riviste nel web e delle riviste letterarie a diffusione ridotta. Ma se questa nuova rivista riesce a raggiungere anche un altro pubblico, allora la faccenda è significativa (mi pare).
Faccio un esempio.
Un paio d'anni fa il settimanale "Panorama" fece un articolone (varie pagine) dicendo che la letteratura italiana era messa in subbuglio da alcuni blog letterari. Se ne citavano cinque: Carmilla, Nazione indiana, Miserabili, il sito dei Wu Ming e il mio www.giuliomozzi.com.
L'articolo era, ripeto, assai vistoso. Io mi domandai: "Mi porterà qualche nuovo lettore, qeusto articolo?". Tenni d'occhio il contatore. Bene: nessun nuovo lettore. Nei giorni successivi all'uscita di quell'articolo non ci fu nessun turbamento nel numero delle visite, nella loro distribuzione nell'arco della giornata, nella loro durata, eccetera.
Questo è un esempio al volo. La mia ipotesi è: che i "lettori di carta" e i "lettori di rete" siano due popolazioni che hanno poco in comune. Qualcosa ce l'hanno, ma poco. Quindi portare una rivista in rete fuori dalla rete è più o meno come fare una rivista ex novo.
Mi pare.
Pubblicato da: giuliomozzi - 30.04.06 12:46
Caro Giulio, secondo me lo specifico di vibrisse, come di qualunque blog, è la dinamicità, l'interazione immediata, le possibilità di rimando via link. Scusami ma riversarne gli articoli su cartaceo, a prescindere dall'indubbia qualità - ed eviscerandone ad esempio 'i santini'(festosi e accattivanti: mi ricordano quelli autentici di Tina, anhe se lo scopo è diverso), e poi i commenti, le discussioni, le opportunità di incontro tra autore e lettore - equivale a mummificare un cristiano vivo.
Pubblicato da: Carlo Capone - 30.04.06 13:51
Giulio, proprio l'esempio che hai portato rinforza la mia convinzione che un vibrisse cartaceo raggiunga un pubblico diverso. Su questo, dunque, concordiamo. Avevo scritto, infatti: "L'unica cosa per la quale varrebbe compiere questa fatica è quella - secondo me - di fare della rivista mensile uno strumento di conoscenza di vibrisse per coloro che non frequentano la rete. Ciò consentirebbe di dare alla rivista cartacea lo stesso titolo e di mantenere le caratteristiche ispiratrici del vibrisse in rete."
E allora?
Chiedevo di far raggiungere a questo nuovo pubblicolo spirito originale di vibrisse. Anche Federico ne ha fatto cenno.
Vibrisse, anche se all'origine, voleva essere, supponiamo, una rivista prevalentemente letteraria, con il tempo si è aperta a più voci, a tonalità multiple. C'è Caliceti, c'è Giovanni, c'è Emanuele, c'è Davide con il suo lavoro originale, c'è Marco, c'è Angela, l'imprevedibile e simpatica Angela, ci sei tu con le questioni che poni, non solo sulla scrittura. Ci sono io, e altri che dimentico nella fretta. (Attenzione, non ho descritto una rivista calderone. C'è sempre un filo letterario che segna i vari interventi e che fa da unione e forse anche da filtro).
Bene questo spirito che si è formato autonomamente, dacché vibrisse è nato, ne fa oggi una rivista speciale. Perché, dunque, non farlo conoscere anche al diverso pubblico del cartaceo?
Tu mi potresti rispondere: certo, non sarà difficile riproporlo nel cartaceo. Perché se non mi rispondi così, significherebbe che andresti dritto dritto a costituire una rivista come tante altre, che magari diventerà anche migliore di vibrisse, ma è una nuova rivista. In quest'ultimo caso, non ci sarebbe nemmeno bisogno di portare alcuna modifica, mi pare, all'attuale formula di vibrisse, poiché il cartaceo non la replicherebbe. Sbaglio?
Vediamo, dunque, queste due ipotesi:
1 - La nuova rivista cartacea non replica vibrisse, perché diversamente ispirata e concepita.
2 - La nuova rivista cartacea raccoglie lo spirito di vibrisse, ma non è un Best off.
Nel mio precedente intervento, accennavo ad una confusione che potrebbe generarsi nei collaboratori. Credo che questa confusione ci sarebbe in entrambe le ipotesi. Non per tutti, forse. Ma, il collaboratore, scrivendo il pezzo, nella ipotesi 1, si conformerebbe ad un lavoro diverso. Oggi scrivo per vibrisse telematico, poi preparo il pezzo mensile per vibrisse cartaceo. Nella ipotesi 2, scrive il pezzo, poi tira a sorte per decidere se inviarlo a vibrisse telematico o a vibrisse cartaceo. In tutti e due i casi, ne viene fuori un lavoro quasi da mestierante, anziché appassionato e spontaneo, come è ora. Certamente questa è una considerazione che formulo sulla base della mia persona, ben sapendo che altri potrebbe riuscire a fare l'una cosa e l'altra.
Invece, la pubblicazione del vibrisse cartaceo che una volta al mese metta a conoscenza i lavori più interessanti apparsi sul telematico il mese precedente (è la mia ipotesi, diciamo la numero 3), non si trascina dietro il piccolo caos a monte (per il collaboratore non cambierebbe nulla rispetto ad ora e soprattutto rispetto allo spirito che lo anima), e raggiungerebbe l'obiettivo di portare vibrisse a conoscenza di quel pubblico che - stando anche al tuo esempio - non lo conosce.
Mi pare una operazione logica, lineare, se l'intenzione è quella di far conoscere l'attuale vibrisse ad un nuovo pubblico, quello, ossia, che abitualmente rifiuta la rete e preferisce il cartaceo.
Detto questo - che è il mio modesto punto di vista, attagliato un po' alla mia persona e al mio carattere introverso - io resto ancora una volta meravigliato della tua vigoria, perché, tanto nella ipotesi 1 quanto nell'ipotesi 2, si prepara, soprattutto per te, un aggiuntivo e vigoroso carico di lavoro.
Che la mia ipotesi n. 3 sia nata spontaneamente dal cuore, per risparmiarti un bel po' di fatica?:-)
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 30.04.06 14:06
Da lettore, auspicherei per ora risorse (idee, collaboratori, proposte) per continuare a migliorare ed accrescere il vibrisse telematico, che è già un portalino di assoluto riferimento.
Pubblicato da: GiusCo - 30.04.06 14:19
Anch'io ho l'impressione che gli articoli pubblicati in Rete abbiano una fruizione separata dalle pubblicazioni cartacee. Infatti, penso che il Best Off 2006 sia stato utile per far conoscere quei contenuti a lettori tradizionali, fedeli alla carta, che altrimenti non li avrebbero letti mai. Se il Vibrisse cartaceo fosse una specie di Best Off mensile, secondo me potrebbe essere una cosa buona. In questa pubblicazione mensile, Giulio, escluderesti gli articoli pubblicati sul Vibrisse online, come hai fatto per Best Off 2006? Secondo me, sarebbe una menomazione.
Pubblicato da: Cano - 30.04.06 14:21
la rete da un'accessibilità, una duttilità, un'interattività ai contenuti che manca al cartaceo. Queste caratteristiche fanno di vibrisse una realtà del tutto particolare, densa e maneggevole insieme. Ho la sensazione che il cartaceo "appesantirebbe" quello che la rete "alleggerisce".
Pubblicato da: La stagista - 30.04.06 14:33
Caro Andrea "Cano", ovviamente no, non escluderei gli articoli pubblicati nel vibrisse in rete. Tanto più se l'eventuale mensile si chiamasse "vibrisse"...
Pubblicato da: giuliomozzi - 30.04.06 14:47
Notizia magnifica. Lo dico come una "di parte", nel senso che ho fatto la giornalista per tutta la vita nei grandi quotidiani nazionali, e una rivista letteraria, con una formula nuova è il mio sogno. Bello! E poi si possono inventare formule di distribuzione allargata.... ne parleremo poi, se Giulio vorrà
Pubblicato da: stefania nardini - 30.04.06 14:54
Qual è lo specifico di vibrisse?
Vibrisse è uno spazio aperto ai contributi dei lettori e alla rete più di altri lit-blog.
Prova ad accogliere in parte la proposta provocatoria di Busi al corsera:
"non ha mai pensato di fare un po’ di scoutismo fra aspiranti firme che non abbiano superato i venticinque anni?"
Hai la Bottega piena di artigiani qualificati.
Io vorrei una rivista cartacea con più inchieste sul panorama letterario italiano/regionale e sulla piccola e media editoria. Una rivista/bollettino di forme decentralizzate di energia e cultura, che mi dica cosa c’è di nuovo in Liguria o in Sicilia, per esempio; che sia un mezzo di diffusione di tecniche letterarie, di informazione e di ispirazione. Interviste a scrittori che discutono di scrittura e non del loro ultimo libro (e da qui i vari dibattiti sulla scrittura, sulla funzione della scrittura, ecc come avviene ora su vibrisse).
Insomma una rivista che punta a far conoscere il panorama della cultura italiana che oggi si esprime in rete e sul territorio.
Pubblicato da: Francesco Sasso - 30.04.06 15:02
Come già messo sufficientemente in evidenza da molti, si tratta di studiare una forma e un contenuto specifici per la carta stampata. Dal mio punto di vista si tratta, comunque, di una possibilità valida e interessante. Da portare avanti.
Pubblicato da: Fabio Fracas - 30.04.06 15:04
Grazie, Bart. Prima non avevo capito bene che cosa tu intendessi.
Pubblicato da: giuliomozzi - 30.04.06 15:17
Roma, autunno 2003. Libreria Mel Book Store. Secondo piano.
Nella saletta attigua al bar c'è una presentazione. Ci sono, al tavolo,
La Pizia, (l'autrice del testo che si presenta), Giulio Mozzi, Luisa Carrada.
Fra il pubblico (oltre a femmine di indubbia beltade), si riconoscono e si
Conosco in quell'occasione Pamela Canali, La Talpa, Cletus e altri.
Fra le altre cose, nel suo intervento Giulio Mozzi dice (più o meno, vado a braccio e non avevo registratore)
"mi domando perché in Italia non ci sia ancora una grossa rivista letteraria. Si, sul tipo di quelle americane,
dove pubblicano racconti di autori esordienti. Si, ce ne sono tante, esistono tante fanzine ma hanno perlopiù respiro locale, vengono diffuse in libreria e nemmeno in tutte. Io parlo di una rivista a tiratura nazionale, un qualcosa da acquistare in edicola".
Ci siamo ? :)
Pubblicato da: cletus - 30.04.06 15:59
Un giornale , come una rivista, sono prodotti. Anche se la parola non ci piace, lo sono in quanto hanno un mercato, un pubblico. Dunque non credo che la versione cartacea abbia gli stessi lettori della rete. Diciamo che i due prodotti possono intereagire. Ma, inevitabilmente saranno due cose diverse. Provo a immaginare che in comune avranno la stessa filosofia, gli stessi contenuti. Ma non è questione di reimpastare i pezzi di Vibrisse online per fare una salsiccia. Dunque guarderei al lato positivo dell'iniziativa vista la carenza di riviste letterarie italiane che sappiano parlare al pubblico, e che siano capaci di catturare nuovi interessi. Secondo me esiste un'attesa di lettura.
Riguardo alle difficoltà mi rendo conto che esistono. Ma per fare un giornale, qualunque esso sia , esiste un metodo, esiste una professionalità. Quella che dà "ordine" e fa rispettare i tempi di lavorazione, quella che di fronte a una pagina bianca ti offre gli strumenti creativi per impostarla. Ci vorrà una redazione. E magari un piccolo stage prima di renderla operativa. Altrimenti il rischio è l'artigianalità che, seppure sempre affascinante,rischia di far naufragare i progetti. Discutere sul tipo di prodotto è il primo passo, renderlo realizzabile è la fase più delicata, quella che richiede la "prova d'orchestra" del gruppo redazionale
Pubblicato da: stefania nardini - 30.04.06 16:03
Premetto che non ho alcun dato sullo spazio potenziale che potrebbe avere una nuova rivista letteraria nel mercato editoriale italiano. Cioè quante copie riuscirebbe effettivamente a vendere, se sfrutterebbe una nicchia ecc. A questo, suppongo, avrà pensato l'editore che ha fatto la proposta.
Detto questo, a me sembra che i siti, tutti, abbiano in sé aspetti abbastanza evidenti di "underground", cioè di spontaneismo, di lateralità, di provocazione, di riflessione azzardata, di disomogeneità, di dilettantismo. Non sono caratteristiche negative, anzi, costituiscono anche la linfa vitale. Su carta è diverso. Ci vorrà una linea immagino. Un'idea editoriale elastica, ma abbastanza precisa. Un cantiere narrativo, dove si pubblicano racconti e saggi; e poi recensioni, interviste, e uno sguardo internazionale, e una lunghezza massima dei pezzi, e un taglio abbastanza preciso, perché lo slabbramento undergound credo sia rischioso su carta. E poi: bisognerebbe cercare di distinguersi, cioè di essere originali, o di adeguarsi a uno stile editoriale?
Pubblicato da: Baldrus - 30.04.06 17:05
Caro Giulio,
da tutto il web?
Diventa un compito non ingrato, ma assai difficile: chi è che riuscirebbe a tenere sotto controllo tutte le e-zine? a leggerle?
Con cadenza mensile. Un lavorone a tempo pieno: e con una redazione preparata.
Hai una redazione preparata a questo?
Un direttore responsabile?
Un lavoro così - che se andasse in porto sarebbe di tutto rispetto, ancor più di una versione cartacea di Vibrisse - impone tempi, coordinazione, preparazione, e rischi anche.
E ci sarebbe un ritorno economico per l'editore? e la distribuzione, come? a livello nazionale?
Sponsor? Se sì, quali e come sceglierli.
Un progetto grosso, che potrebbe risultare rivoluzionario, un grande successo; ma potrebbe accadere che possa risolversi in un flop. Son tante le cose di cui tener conto. A questo punto bisogno tener conto del progetto anche come di "un prodotto": mi spiace dover dirlo, ma bisogna tener conto anche del "prodotto" che potrebbe essere. E come tale studiare anche strategie di marketing, affinché ci siano lettori.
Cari saluti
g.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 30.04.06 17:06
Io non me ne intendo molto, di editoria.
So però che nel mondo della scuola c'è desiderio di una rivista letteraria, che noi insegnanti di lettere abbiamo soltanto un Chichibio (che è una cosa abbastanza per pochi intimi, più impostata sulla didattica), che nel mio liceo ho concordato con il coordinatore di dipartimento l'abbonamento a Chichibio e a Stilos, che se ci fosse una buona rivista divulgativa di letteratura ci abboneremmo e altrettanto, penso, farebbero molte altre scuole in Italia.
D'altra parte so che un'ottima rivista di italianistica quale era Italiano & Oltre è stata chiusa perché giudicata un "ramo secco" dal gruppo che ha acquisito la casa editrice negli ultimi anni... Però non trattava di letteratura, ma di linguistica, campo più tecnico e certo meno appetibile.
Certo una rivista cartacea richiede un impegno immane e, soprattutto, ha tempi rigidi che impongono un'organizzazione altrettanto rigida. Ma il "buco" nel mercato c'è, e sarebbe ora di riempirlo.
Gli ultimi mesi di scuola non sono un buon momento per progettare, perché siamo sommersi dagli impegni burocratici, ma prometto che ci penserò appena ho un momento di respiro.
Rosanna
Pubblicato da: VitaDaProf - 30.04.06 17:43
Ma scopiazzare brani di blog prese in giro è un idea originila? A cosa servirebbe? Perché dovrei pagare quattro o cinque euro al mese per qualcosa che posso leggere, stampare, copiare, incollare del tutto gratis?
Secondo me Iannozzi ha ragione: le riviste che "cavano la pagnotta" sono riviste studiate a tavolini con indagini di mercato e marketing. Diventa comodo per un editore avere una rivista solo come autopromozione o come "agevolazione fiscale" (lo stato a testate giornalistiche offre contributi agevolati imperdibili).
Certo avere dietro un editore stampatore è un buon aiuto. Ma parte più ardua, ripeto sono la grafica, l'impaginazione, la ricerca della pubblicità...
Insomma concordo con Iannozzi: purtroppo un rivista è un prodotto. Non è come un libro che si legge, piace o non piace e poi morta lì... c'è con il lettore un rapporto di continuità e di complicità che si crea (sempre purtroppo ) col marketing...
In bocca al lupo comunque.
Pubblicato da: andrea.nobili - 30.04.06 20:09
Caro Giuseppe, ti rispondo a pezzi. Da tutto il web? No, impossibile. Ma se ne può tener d'occhio una parte. Si fa una scelta. Anche perché bisogna prendere degli accordi (mica puoi scippare i pezzi a destra e a manca). Un lavorone a tempo pieno? No, non esageriamo. Una redazione non ce l'ho: ma vedremo. Lo so che la cosa potrebbe essere più interessante che una semplice versione cartacea di vibrisse: appunto per questo l'idea mi attira. Peraltro, la propongo qui come ipotesi. Se ne possono fare altre.
I problemi dell'Editore sono problemi dell'Editore. Non voglio che siano miei.
Può essere un successo come essere un flop - ma questo vale per tutte le iniziative.
Cara Rosanna: non so se potrebbe venire fuori da tutto questo una rivista adatta agli insegnanti di scuola. Ma costituiscono certo una "fetta" di pubblico da tenere presente.
Caro Andrea: scusa, ma qui nessuno parla di "scopiazzare brani di blog presi in giro". Peraltro vedo che alle 11.43 l'idea (che è sempre quella: "una sorta di Best Off permanente effettivo, che raccolga quanto di più interessante viene pubblicato dalle riviste letterarie in rete e dalle riviste letterarie di carta", come ho scritto nell'articolo) ti pareva "stimolantissima".
Non so: cerca di metterti d'accordo con te stesso.
Nessuna intenzione, da parte mia, di "cavare la pagnotta" da questa cosa. E non vedo perché mai dovrei darmi pensiero addirittura della raccolta pubblicitaria: sarà un problema dell'Editore.
Pubblicato da: giuliomozzi - 30.04.06 21:44
Potrebbe essere l'editore a fornire un nominativo di un direttore responsabile, distinguendolo dal coordinatore (come avviene con Stilos, se non vado errato).
Altrimenti, se manca il nome di un giornalista pubblicista, ai fini della responsabilità, se non ci sono problemi...mi offro io (sono iscritto all'elenco pubblicisti dal 1989 - attualmente nell'albo dell'Odg Liguria).
Pubblicato da: Achille Maccapani - 30.04.06 22:30
Scusa Giulio:
alle 11,43 mi pareva ottima l'idea di Vibrisse su carta, con voi personaggi che animate vibrisse e con lo spirito di vibrisse. Anche tu, mi sembra, non avevi le idee molto chiare ma forse mi sbaglio.
Sulla pagnotta sei in contraddizione tu però quando ti chiedi se «due soldi per pagare il lavoro, ci saltano fuori?». Io ti rispondo da persona che l'ha già fatto che non è semplice. Tutt'al più una rivista che parte è un ottima palestra di vita per giovani giornalisti... ma "due soldi"... mi sembra un po' un miraggio.
E' un esperienza stimolantissima... che ti fa sentire vivo... ma è una esperienza difficilissima.
Il discorso della raccolta pubblicitaria nasce da questa tua affermazione: «ho il sospetto che si tratterà di confezionargli una rivista "chiavi in mano", un file direttamente stampabile».
Allora se il file è chiavi in mano (un pdf chiuso) chi fa la raccolta pubbliciatria ammesso che ce ne sia da fare? Chi impagina? Chi si occupa della pre stampa? Chi fa redazione? Ci sono aspetti, per fare una rivista "non artigianale" che richiedono professionalità e competenza o soldi da spendere (e di conseguenza pubblicità). Il mio consiglio era quindi: se l'editore ti mette a disposizione tutto ciò di cui ha bisogno... è un conto, altrimenti la sfida diventa tosta, molto tosta.
Il mio in bocca al lupo comunque te l'ho fatto, e ti ho dato anche la mia disponibilità per eventuali suggerimenti "tecnici", ma sono sicuro che tu non avrai bisogno.
Pubblicato da: andrea.nobili - 01.05.06 00:01
Andrea, ripeto: nell'articolo qui in alto ho scritto: "una rivista che sia come una sorta di Best Off permanente effettivo, che raccolga quanto di più interessante viene pubblicato dalle riviste letterarie in rete e dalle riviste letterarie di carta". Questa è la mia idea di partenza, su questa idea ho chieste delle opinioni, e sono felice se arrivano altre idee.
Certo: mi chiedo se "due soldi per pagare il lavoro saltano fuori"; ma questa è una domanda che farò all'Editore, non è un problema mio. Non ho voglia e non ho intenzione di occuparmi io del far saltare fuori due soldi. Ciò che è di competenza dell'Editore, sia dell'Editore. Non sono io che vado dall'Editore a dirgli: "Senti, vorrei fare una rivista così e così"; è l'Editore che si è fatto vivo dicendo: "Senti, mi faresti una rivista fatta come ti pare?".
Se l'Editore vuole una rivista chiavi in mano (cioè tutta inventata, scritta, impaginata, illustrata ecc. da me e da chi vorrà occuparsene con me) e ci sono inserzioni pubblicitarie, l'Editore dirà: lasciatemi bianchi una mezza pagina qui, quattro moduli là. Così la vedo. Non voglio neanche sapere chi fa la raccolta pubblicitaria.
C'è un prima e un dopo. Il prima è: concepire la rivista. Il dopo è: porsi i problemi operativi. Non mi interessa mettere il carro davanti ai buoi.
Pubblicato da: giuliomozzi - 01.05.06 09:07
Su questo sono daccordissimo.
Alla base di tutto sta l'idea.
Prendi in considerazione anche qualche bella rubrica di scrittura creativa: molte persone che conosco la prenderebbero solo per quello.
Molto interessante secondo me potrebbe essere anche il "Giro d'Italia"...
Insomma gli argomenti li hai tutti.
Pubblicato da: andrea.nobili - 01.05.06 09:22
Non pensavo assolutamente ad una rivista DEDICATA agli insegnanti: volevo solo dire che gli insegnanti sono tra i possibili fruitori di una rivista come potrebbe essere un Vibrisse di carta. Che potrebbero costituire, insomma, una fetta del mercato, visto che nel passaggio da web a edicola il mercato non si può più ignorare. Comunque c'è parecchia gente che ignora il Vibrisse del web, perché usa solo la posta elettronica o neanche quella, ma leggerebbe volentieri un Vibrisse di carta.
Dimenticavo: in ogni caso, in bocca al lupo!
Rosanna
Pubblicato da: VitaDaProf - 01.05.06 10:17
Silvana ha ragione ed è proprio questo l'intereagire di cui parlavo nel post inviato ieri. Insisto, e chiedo scusa per lasolita deformazione professionale, nel ribadire quello che anche Giulio ha detto. Parliamo di un prodotto editoriale in cui ognuno ha il suo ruolo. L'editore fa l'editore con un accordo preciso sui contenuti e il progetto, poi c'è la distribuzione e la pubblicità. In questa fase credo sia bene tentare di capire lo spazio di mercato, insomma il tipo di rivista e per chi. Tutto il resto è l'organizzazione di una piccola impresa con competenze e professionalità. Ingredienti indispensabili per evitare l'improvvisazione. E poi, per favore, non parliamo di soldi ! Il problema in Italia è trovare gli spazi.
Pubblicato da: stefania nardini - 01.05.06 11:55
Rettifico, volevo dire Rosanna
Pubblicato da: stefania nardini - 01.05.06 11:57
L'idea è buona e intrigante. Forse si tratta solamente di non spaventarsi e cercare invece di organizzare il tutto per il meglio, ritagliando spazi e competenze. Non vedo tutti questi problemi "immani" di cui parla Bartolomeo di Monaco e neppure tutte queste "sfide toste", come dice Andrea Nobili. La cosa non è semplice ma nemmeno impossibile. Io, nel mio piccolo, ho curato la veste grafica di una rivista locale con una redazione compresa tra le cinque e le dieci persone (il più delle volte eravamo in cinque). Mi occupavo dell'impaginazione fino alla consegna del file *.pdf chiavi in mano alla tipografia. In questo modo si tagliava molto il costo di produzione della rivista. I problemi tecnici, quindi, non sono un problema e su questo posso volentieri dare una mano, o anche un braccio (anche se ammetto di non avere le licenze dei programmi di grafica).
Per quanto riguarda i contenuti, penso che l'ipotetica rivista cartacea dovrebbe essere "altra" rispetto all'edizione on-line. Non mi limiterei all'antologia di pezzi già pubblicati in rete o almeno vedo la raccolta come una parte della rivista. Forse bisognerebbe andare a stuzzicare quel pubblico che normalmente non frequenta internet e che sceglie altri canali di comunicazione.
Pubblicato da: al3sim - 01.05.06 12:10
"E poi, per favore, non parliamo di soldi ! Il problema in Italia è trovare gli spazi."
Mi sembra una banalità mostruosa e di cattivo gusto.
Il problema dell'Italia è che le idee e gli spazi ci sono eccome: mancano i soldi per le imprese, i finanziamente all'iniziativa imprenditoriale soprattutto. Idee ce ne sono proprio tante te lo assicuro.
Pubblicato da: andrea.nobili - 01.05.06 12:14
Scusami, ma il non parlare di soldi credonon rientri nella sfera del cattivo gusto. Quando parlo di soldi mi riferisco al discorso della "pagnotta". Comunque rispetto la tua idea e in parte la condivido anche se mi domando quanti editori sono attualmente disponibili a lanciarsi in un progetto di rivista letteraria. Che poi ci vogliono danari è ovvio. Ma dall'impostazione iniziale di Giulio mi sembra di capire che non stiamo parlando di guadagni. E che le idee ci sono è vero.Il problema è collocarle in spazi dignitosi. Ce ne sono molti ?
Ritengo sia utile, in questa fase, soffermarci sui contenuti. Tutto qui.
Pubblicato da: stefania nardini - 01.05.06 12:32
Si insiste su questa parola: "guadagno".
La sopravvivenza di una rivista letteraria è determinata dalla sua "opportunità". Non metto in dubbio che nell'impostazione di Giulio non fosse contemplato il "guadagno".
Ma una rivista deve avere una "motivazione" di mercato, altrimenti a rischio non è "il guadagno" ma la stessa sua sopravvivenza. Le riviste nascono e muoiono ogni giorno. Io per esempio negli ultimi mesi ho visto morire una rivista splendida com Hortus Musicus... e mi è dispiaciuto. Ma l'errore cha hanno fatto all'inizio gli editori della rivista è che si sono lasciati prendere dall'entusiasmo e non hanno fatto un vero e proprio business plan che, nell'era del "prodotto" è alla base di ogni iniziativa imprenditoriale. La logica con cui si ragiona è quindi quella di una rivista che non "chuide" una rivista che non "chiude" vive perché colpisce fascie di lettori, in questi lettori viene creata aspettativa che si consolida in "necessità" di leggere la rivista nel tempo. E' invertita la logica di ragionamento. Voi state ragionando prima sui contenuti culturali e non sul target.
Questo secondo me l'errore.
Su soldi: secondo me ripeto non mancano gli spazi e si creano, mancano soprattutto per i giovani il sostengo all'iniziativa imprenditoriale. Purtroppo non si vive di sola cultura...
Pubblicato da: andrea.nobili - 01.05.06 13:55
@al3sim
Fare una rivista a diffusione nazionale non è la stessa cosa che farla a livello locale. Anch'io ne ho fatta una per sette anni, limitata alla città di Lucca, e ne ho parlato più sopra.
Tornando ai contenuti. Che cosa può risultare nuovo rispetto a ciò che già è in circolazione?
Se si tratta di fare una rivista letteraria, ce ne sono già di significative: Nuovi Argomenti (ancora molto vitale), Paragone, Panta, Fernandel, Il foglio letterario, Sìlarus (dove esordii tanti anni fa e ancora vitalissimo), Il Verri (sono solo i primi nomi che mi vengono in mente). Può essere che qualcuna di queste nel frattempo siano state chiuse. Se fosse così, ciò dimostrerebbe che gestire una rivista letteraria non è cosa facile in tutti i sensi.
Quindi: riviste letterarie ci sono e di qualità. Se ne deve fare un'altra dello stesso tipo? Non credo sia una buona idea, perché di spazio non ce n'è molto.
Che cosa allora? Secondo me la rivista cartacea dovrebbe riproporre gli articoli più interessanti apparsi nel mese precedente sul vibrisse telematico, in modo da raggiungere il pubblico che non frequenta internet. Questi articoli dovrebbero essere corredati, come hanno suggerito Carlo Capone e Rosanna (vedi anche il post di Mauro) dai commenti più interessanti apparsi sulla rivista on line. Niente impedisce, ovviamente, che possa apparire qualche altro articolo in esclusiva, ma la sostanza dovrebbe essere costituita dalla trasposizione sul cartaceo del vibrisse telematico.
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 01.05.06 14:08
Partecipo alla redazione di una rivista di poesia, arte e filosofia, che ricupera scarsi mezzi dagli abbonamenti, non ha pubblicità, viene distribuita dai redattori e dagli stessi viene sovvenzionata. Una avventura più in perdita di così non è possibile. Eppure lo facciamo. Ciascuno ha diverse motivazioni, ma tutti quanti siamo contenti di ritrovarci periodicamente intorno a un tavolo a discutere del prossimo numero. Credo che l'idea di Mozzi sia validissima, soprattutto se l'editore è in grado di assicurare una buona distribuzione e un po' di pubblicità (i soldi ci vogliono, anche se i redattori lavorano gratis e non chiedono nemmeno il rimborso delle spese). Credo anche, ma questa è una mia opinione personale, che la cosa avrà successo se ci sarà un Direttore Responsabile, o chi per lui, capace di prendere posizioni coraggiose e di scatenare polemiche in nome di idee e non di mode. (Inutile scandalizzarsi: le polemiche fanno vendere, i compromessi fanno dormire. Non sarà bello, ma è così. In contropartita, le polemiche basate sulle indignazioni di moda sono passeggere, quelle basate su questioni di fondo restano e qualificano un foglio).
Spero di leggere Vibrisse-paper quanto prima.
Pubblicato da: riccardo ferrazzi - 01.05.06 14:47
Caro Giulio,
proprio negli ultimi giorni, volendo documentarmi per scrivere un articolo su “Best off 2006”, pubblicato oggi in rete su “Bombacarta”, ho riletto alcuni testi (soprattutto Pallavicini e Spadaro) che trattano della fioritura delle riviste dell’ultimo decennio del ‘900, della svolta che hanno rappresentato (o hanno ambito di rappresentare), del carattere antiaccademico e più “spontaneo” rispetto a quelle di un passato anche molto vicino, ecc… Dalle conclusioni a cui arrivano gli scritti sull’argomento (ed anche da qualche ricordo personale di chi di quella stagione è stato un modesto comprimario), emerge chiaro un primo punto fermo, che dovrebbe costituire secondo me un cardine delle riflessioni sulla nuova rivista che hai sollecitato: una rivista deve avere un progetto, un’idea forte che le consenta di caratterizzarsi, di affermare la sua individualità, di indicare prospettive e proporre contenuti tra di loro coerenti. Deve trattarsi inoltre di un progetto non esclusivo od escludente esperienze culturali diverse: al contrario dovrebbe tendere ad includerle e a rappresentarle, tenendo ben ferme però le proprie linee direttrici complessive. Riviste dai contenuti generali ne esistono già e per la maggior parte sono più che apprezzabili (penso soprattutto a “L’Indice”, “Stilos”, “Letture”, o anche ai supplementi di alcuni quotidiani, come “La Stampa”, “Il Sole 24 Ore” ecc….). Il “nuovo vibrisse” dovrebbe avere invece connotazioni caratterizzanti peculiari, tanto da costituire un unicum nel panorama delle riviste, e non un’alternativa a qualcosa che già esiste.
Secondo me, “Vibrisse, bollettino” questa idea forte la possiede già, avendola sviluppata fin dagli anni in cui era un bollettino diffuso via e – mail. Mi pare di poterla individuare nel gusto di esplorare la narrativa contemporanea, con attenzione particolare nel far risaltare testi un po’ laterali, non in piena luce, ma che sono autentici perché sono necessari, nel senso che nascono da un bisogno di esprimersi e di esprimere qualcosa e quindi muovono qualcosa dentro chi li legge, con lo scopo (raggiunto o no, questo dipende) di renderlo diverso (anche in misura infinitesimale). L’approccio è stato ed è tuttora, mi pare, spesso più emozionale che razionale, e questo facilita anche l’individuazione delle caratteristiche salienti della visione critica che è sottintesa in”Vibrisse”: per nulla paludata, spesso diffidente verso ideologismi o grandi sistemi, piuttosto pragmatica, a volte atecnica e interessata piuttosto a forme di com – passione, cioè di condivisione emotiva tra autore e lettore.
Suggerirei di non disperdere tutto ciò nel passaggio al “Vibrisse” cartaceo, ma al massimo di rafforzarlo. Pertanto, nella prospettiva indicata da te (“la mia idea è che si potrebbe fare una rivista che sia come una sorta di “Best off” permanente effettivo, che raccolga quanto di più interessante viene pubblicato dalle riviste letterarie in rete e dalle riviste letterarie di carta.”), la sfida sarà di mantenere il “carattere” della rivista pur in presenza di apporti per forza di cosa assai eterogenei tra loro.
Questo, in sintesi, per quanto riguarda il senso di un “Vibrisse” cartaceo. Per gli aspetti più specificamente gestionali (Redazione? Dove? Come operare?) interverrò magari successivamente, dopo che avrò raccolto un po’ le idee sull’argomento. Il progetto è comunque entusiasmante (tanto che mi piacerebbe esserne parte) e ti ringrazio per averci - noi lettori/autori di “Vibrisse, bollettino”- voluto coinvolgere nelle riflessioni che in questi giorni staranno al centro delle tue occupazioni.
Luigi
Pubblicato da: luigi preziosi - 01.05.06 16:30
Caro Signor Giulio, mi sembra un'idea bellissima. Purchè riesca a mantenerla libera, veramente libera. Questa è la vera impresa. Io la leggerò!
Pubblicato da: buccia - 01.05.06 18:55
Io faccio una proposta. Sarebbe utile creare una piccola equipe per uno studio di mercato. Mi spiego. Per mettere d'accordo le esigenze di libertà e spontaneità di cui parla Luigi, quelle che hanno caratterizzato Vibrisse in rete, e la domanda, il "buco" rispetto alla richiesta di lettura. Dico questo perchè normalmente è una prassinei grandi quotidiani. In ogni caso sono dalla parte di chi parla di una rivista coraggiosa. Si, perchè il mondo di Vibrisse è un mondo coraggioso. Un mondo di libertà, di rispetto, di discussione anhe accesa. E questo nel panorama dell'appiattimento generale fa notizia. Naturalmente è fondamentale la "comunicazione" della rivista. Un "lancio" attraverso le agenzie di un numero che affronta un tema e cosi' via. Insomma i trucchi per rendere appetibile un prodotto sono tanti. Vanno solo usati bene.
Ma adesso va studiato il mercato con una piccola relazione su cio' che esiste, quanto vende, che pubblica e cosi' via.
Pubblicato da: stefania nardini - 01.05.06 18:55
Continuo a ragionare sul progetto di un vibrisse cartaceo.
1 - Ci può essere la tentazione di fare una rivista letteraria, come già ce ne sono, che entri nel mercato e occupi il suo spazio. Mi viene in mente Stilos (che prima ho dimenticato di ricordare, al quale sono abbonato, come sono abbonato a Nuovi Argomenti) che prima è partio come allegato di un quotidiano, e poi è diventato periodico a se stante. Stilos parla di libri, ed ospita anche articoli vari sulla letteratura. Ospita anche interventi di Giulio che vi ha uno spazio che gestisce, mi pare, autonomamente. Mi ricordo Il Mondo (non so se ci sia ancora) che ospitava politica, economia, letteratura (alla grande), arti in generale (Garboli vi debuttò con articoli sulla pittura). Mi ricordo La Fiera letteraria (esiste ancora?), che ha ospitato firme illustri.
Saremmo contenti se il vibrisse cartaceo raggiungesse il prestigio di queste riviste? Certamente sì. Ma non faremmo niente di nuovo sotto il sole. Potremmo arrivare a fare una rivista ancora più prestigiosa, ma non faremmo niente di sostanzialmente nuovo.
2 - vibrisse, dovrebbe rimanere, in questo caso, così com'è. Ma non sarebbe più come prima. Credo che il suo ruolo ne sarebbe mortificato. Perché? Perché la sua spontaneità, il suo entusiasmo (che sono la sua forza), verrebbero presi come uno sfogatoio dilettantesco a paragone di quanto lo stesso gruppo dirigente andrebbe facendo con l'altra rivista, quella cartacea.
3 - Se riconosciamo, invece, che l'esperienza di vibrisse è una esperienza importante, perché non trasferirla sulla carta? Ritengo che sia questo, e soltanto questo, il solo modo di dare a questa esperienza un significato ed un valore. Mi convinco sempre di più che sia questa la strada più consona per sviluppare presso un pubblico più vasto l'esperienza di vibrisse. Vedo in questo passaggio, lo stesso passaggio - per lo meno nel desiderio di valorizzare l'esperienza maturata - intrapreso da Stilos.
4 - Nulla vieta che il nuovo vibrisse, nel selezionare gli interventi apparsi nel vibrisse telematico (accompagnati dai commenti più significativi - perché anche questa sarebbe una novità nel cartaceo), aggiunga articoli pensati per il cartaceo o articoli ripresi da qualche altro blog. Ma il contenuto prevalente deve venire dal vibrisse telematico. Altrimenti la bella esperienza che abbiamo fatto tutti assieme fino ad oggi, cambierebbe - volenti o nolenti - fisionomia.
Certamente continuerò a rimuginare intorno al progetto:-)
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 01.05.06 19:00
"una rivista che sia come una sorta di Best Off permanente effettivo, che raccolga quanto di più interessante viene pubblicato dalle riviste letterarie in rete e dalle riviste letterarie di carta".
Mi accorgo che, nel mio commento di ieri, ho preso fischi per fiaschi. Pur avendo letto il post di Giulio, non so per quale gap mentale non mi è entrato in testa questo input, ma pensavo a una rivista letteraria tipo Nuovi Argomenti ecc. Invece questo progetto mi sembra realizzabilissimo, e non occorre, credo, chissà che redazione, ma un gruppo scelto di persone che leggono, leggono, e selezionano. Poi ci vorrà un grafico (e un coordinatore, ovviamente, cioè Giulio) e possibilmente un responsabile delle immagini. Tutto il resto, la distribuzione ecc. sono grane dell'editore, che farà anche il budget e così via.
Pubblicato da: Baldrus - 01.05.06 19:29
Giulio,
come mio solito non ho ben capito.
La nuova rivista dovrebbe essere una sorta di Best Off mensile (e mi riferisco alla pubblicazione annuale su carta e non al blog di segnalazioni che ospiti - lo specifico perché in prima lettura avevo inteso quel best off riferito al blog ed ero fuori strada).
La fai già. L'opera di appuntarti il "meglio di" la porti avanti già per il Best Off cartaceo, quindi la nuova rivista sarebbe una sorta di blocco note dove appuntarti la selezione dei materiali per la pubblicazione annuale?
Ma così pensando non capisco come possa modificare vibrisse, bollettino (il blog, le pagine web o in somma quel che è) l'esistenza di una vibrisse, rivista. Del resto nemmeno mi serve e mi interessa capire tutto e subito (per una volta) accecato come sono dalla curiosità di vedere gli eventuali (scongiuri di rito) sviluppi di questa bozza.
Per il resto:
Specifico che non ho mai comprato una rivista letteraria, se non la rinata Robot, con tutto quel che oramai la rete mi offre. Una volta mia moglie è tornata a casa col Domenicale.
Soprattutto specifico che all'edicola interna o a quella esterna ai due supermercati dove sono solito fare la spesa non ho mai trovato una rivista letteraria di alcun genere, e pensare che a me piace spulciare le edicole.
Ecco: farò tutto il possibile per esserti di supporto, però ti suggerisco di chiedere all'editore-distributore se considera l'ipotesi di far raggiungere le mie edicole di riferimento dalla "tua" nuova Vibrisse, perché a piedi in centro a gironzolare fra le edicole a chiedere giorno per giorno se è arrivata non vado di certo.
A me vibrisse, rivista piacerebbe se potesse anche essere un mensile da supermercato di letteratura (e non, o eventualmente non solo, un mensile di letteratura da supermercato). Chissà, forse attirebbe una più vasta letteratura sugli scaffali della libreria interna ai supermercati (assai improbabile).
Nota a margine fuori tema:
Nella libreria interna all'aeroporto di Bilbao (Spagna) ho trovato la traduzione in spagnolo di tre soli autori italiani: Eco, Camilleri e Faletti. E pensare che Faletti me lo ricordo su Antenna 3 vestito da suora obesa accanto a Teocoli.
Pubblicato da: gattostanco - 01.05.06 19:32
Giulio, prendi il mio intervento con la benevolenza dovuta ai principianti.
Vibrisse, per me ha un molteplice natura. E’ immediato, agganciato al reale, al quotidiano, respira e vive. Non puzza di stantio, nelle sue vene scorre cultura pulsante.
Questo è ciò che colgo in Vibrisse. Parte di questi aspetti sono supportati dal tipo di divulgazione. La forma del blog multiautore si adatta perfettamente alla natura di Vibrisse. Non credo che sia Vibrisse ad adattarsi al blog.
Ovviamente, su carta, certi aspetti sono molto più difficili da rendere. Le pubblicazioni mensili, le pubblicazioni in generale, sono statiche, mi danno l’idea del già scritto, già detto, vecchio.
Ora direi che sarebbe efficace se Vibrisse cartaceo potesse raggiungere un bacino di utenza che solo in parte si intersechi con quello del blog multiautore. Sarebbe bello se, dopo aver letto Vibrisse cartaceo, un acquirente cercasse ondine su Vibrisse ulteriori stimoli.
Per far questo, io dividerei la rivista in più parti, in più angoli e più visuali. Accanto agli articoli scritti appositamente per Vibrisse cartaceo, mi piacerebbe leggere interventi presi da qui, rimandi anche ad altri blog degni di nota, letture prese dalla bottega (sia già pubblicate e degne d’attenzione, sia pubblicate ad hoc per qualche libro recente, letture da riscoprire affiancate a letture appena generate), interventi anche degli altri condomini e così via. Mi piacerebbero discussioni sulla letteratura, sulla critica, sul panorama culturale italiano. Qualcosa che abbracci la totalità della letteratura e non si soffermi sul particolare libro/fenomeno editoriale.
Presumo che il lato vagamente pubblicitario di Vibrisse debba essere eliminato, almeno che l’editore di Vibrisse Cartaceo non sia la Sironi.
Credo che più che essere un complemento di Vibrisse Blog, Vibrisse cartaceo debba essere una realtà autonoma. Non un clone, ma una delle possibili evoluzioni. Credo che debbano procedere per due strade diverse senza nulla togliere alla possibilità che queste due strade si intersechino in determinati punti del loro cammino.
Dopo aver detto questo, confesso che non mi so immischiare nel lato pratico della faccenda e che non ho consigli validi da elargire, so solo che, se servisse, sarei enormemente felice di poter dare una mano.
Gianluigi Bodi
Pubblicato da: Gianluigi Bodi - 02.05.06 11:03
non ho avuto il tempo di leggere tutti i commenti, quindi mi scuso preventivamente se ripeto qualcosa di già detto.
ero uno degli abbonati del vecchi vibrisse ( che si legge con la "e" finale: o ero io l'unico a non saperlo?) e di quel bollettino mi mancano un paio di cose che non ho più riitrovato:
bollettino concorsi;
concorsi ad hoc con premi imporbabili.
insomma, se ci fosse un vibrisse cartaceo - io lo comprerei, giuro - mi piacerebbe trovarci anche uno spazio per quelli che, come me, scrivono così per il piacere di scrivere, che non hanno blog famosi, che non sono disposti a presenziare la rete pur di apparire perchè devono lavorare e vivere e se avanza tempo scrivere ( ovviamente quanto detto riguarda non un giudizio ma un'impressione e non è perciò rivolta ad alcuno) e che, attraverso quelle iniziative cui sopra, si divertivano a partecipare quando potevano.
quindi: secondo me bell'idea.
ciao
Pubblicato da: cristiano prakash dorigo - 02.05.06 14:52




