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03.04.06

Sperando che la vittima non sia innocente

di giuliomozzi

Scrivo al volo, dall'ostello di Piazza Armerina dove sono alloggiato (domani vado a Catania). Nel quotidiano Il messaggero di oggi c'è un articolo di Carlo Lucarelli intitolato: "Il delitto più odioso". Parla di Tommaso Onofri, rapito e ammazzato. Lucarelli scrive tra l'altro: "[...] Io speravo [...] che dietro il suo [di Tommaso Onofri] rapimento ci fosse stata qualche forma di pressione trasversale, speravo che suo padre fosse il riciclatore di uttti i soldi del narcotraffico colombiano, o l'agente di un servizio segreto internazionale, custode di chissà quali informazioni. [...]". (Vi ricordo che il padre di Tommaso è stato a un certo punto iscritto nel registro degli indagati per possesso di immagini pedopornografiche. Non so a che punto stia la cosa).
Il pensiero che mi ha attraversata la mente, leggendo quel passo dell'articolo di Lucarelli, è questo: che se da una parte ci fa orrore il male compiuto sopra una vittima innocente, dall'altra proprio questo orrore ci spinge a desiderare, a "sperare" come ha scritto Lucarelli, che la vittima non sia, in fin dei conti, così innocente. Tutto questo è irrazionale: la ragione ci dice che se anche il padre di Tommaso fosse il più spietato dei criminali, non per questo Tommaso, bambino di un anno e mezzo, sarebbe meno innocente; la ragione ci dice che le colpe dei padri non ricadono sui figli, né quelle dei figli sui padri; eccetera.
Tuttavia, abbiamo di questi pensieri, di questi desideri e speranze. Che la vittima non sia del tutto innocente. Che la vittima, in qualche modo, giustifichi chi compie su di lei il male.
Non come dire: "Se gli è successo questo, qualcosa doveva avere pur fatto". Questo è solo buonsenso popolare (che il buonsenso sia buono, è tutto da dimostrare). E' qualcosa, sospetto, di più profondamente impiantato in noi. Qualcosa di più magico. Rovesciando (apparentemente; in realtà ribadendo) ciò che ho appena scritto ("la vittima giustifica chi compie su di lei il male") potrei dire: il male contamina, la vittima è comunque contaminata dal male.
La ragazza (ho visto il TG1, stamattina) che entra nella chiesa, tocca con la mano la fotografia di Tommaso incollata alla porta della chiesa, fa due passi, intinge la stessa mano nell'acquasantiera e si fa il segno della croce, che cosa fa? Fa una cosa molto bella: purifica Tommaso dal male che l'ha contaminato. Trasferisce su di lui, attraverso la fotografia, la benedizione che c'è nell'acqua benedetta.
Pace all'anima di Tommaso; la misericordia del dio scenda su chi l'ha rapito e ammazzato.

Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 03.04.06 08:12

Interventi

Al di là del fatto che, tu lo sai, il buonsenso per me non è affatto buono, ma anzi uno dei fautori peggiori delle conseguenze legate al bene comune, anche a me capita sempre di sperare che un orrore sia giustificato da qualche orrore, sia una conseguenza di un orrore vicino.
Credo sia più che altro istinto di sopravvivenza psichica.
Per poter pensare che a mia moglie e a me, e quindi soprattutto a nostra figlia, una cosa simile non potrà mai capitare perché non abbiamo mai commesso orrori, per quanto imperfetti siamo.
Una forma bieca di egoismo e di salvaguardia personale.
Qualcosa di veramente meschino, ma che ogni volta nasce spontaneamente.
Ovviamente Tommaso in tutto questo non c'entra nulla.

Pubblicato da: Roberto Tossani - 03.04.06 09:22

Buongiorno

Il termine 'dolore' viene dal latino 'dolor' ossia
l'effetto del dolere.

si chiama dolore anche la persona che provoca dolore

Pubblicato da: paola - 03.04.06 09:35

Roberto, sono d'accordo con te ma non so se questo istinto sia meschino. Forse segue semplicemente lo strappo violento di difese posticce che viene perpetrato da fatti terribili come questa vicenda. Fatti, oggi, ai quali è più difficile far fronte per come siamo diventati. E' disperazione profonda che deriva dal continuo dimenticare che siamo umani e non altro. Beh, ripensandoci, se non è meschinità la prima volta, lo diventa la seconda.

Pubblicato da: copydifiducia - 03.04.06 09:52

Chi ricorda "Il Capro Espiatorio" di René Girard? Il cerchio dei Titani sul piccolo Dioniso etc etc...

Pubblicato da: marlon blando - 03.04.06 09:56

Il dio, dicono, perdona tutto e tutti. Non per niente è un dio. A noi risulta impossibile perdonare o giustificare chi prende a badilate un bambino inerme, chi ne scioglie un altro nell'acido, chi getta un neonato nell'acqua calda o dentro un cassonetto, chi arma i bambini africani con fucili e bombe. Io sono una che cerca il motivo valido per ogni gesto umano. Ma in questi casi, davvero, non lo trovo. Esiste una malattia mentale, la schizofrenia, che impedisce di provare sentimenti, di distinguere il bene dal male. Ora, sono forse tutti schizofrenici, questi uomini (chiamiamoli ancora così)?... Non so. Non lo credo.

Pubblicato da: ramona - 03.04.06 09:57

A volte (come stavolta) spero che dio sia quello che nel Medioevo spediva all'inferno gli assassini. Nessuna misericordia, nessun perdono; solo una terribile, dolorosissima punizione eterna.

Pubblicato da: Franz Krauspenhaar - 03.04.06 10:30

Giacché non credo nell'eternità né in un dio - se non in quello che l'uomo s'inventa per giustificare le sue paure ataviche e i suoi peccati, quindi un dio che non è divino ma la cui natura appartiene alla fantasia umana -, e non per l'occhio per occhio dente per dente o per altre forme di vendetta così bassamente normali ed umane, ma in questo caso (come per altri già accaduti in Italia e non) la pena di morte immediata sarebbe necessaria giusta corretta civile essendo che ci troviamo di fronte a dei mostri che nulla hanno di umano o disumano. Solo dei mostri che anche se condannati al carcere a vita peserebbero come costo sulla società. Essendo che siamo di fronte a dei mostri, la cui natura è di più nature, angelicata indiavolata animale, la pena di morte s'imporrebbe come atto di pietà nei confronti degli stessi assassini-mostri, sollevandoli così da quello che sono. Non sono per la pena di morte, ma in alcuni casi sì, in tutti quei casi che ci si trova davanti a dei mostri e che non si ha dubbio alcuno che sono dei mostri colpevoli di delitti nei confronti dell'uomo e dell'umanità e della comunità.
Tutto il resto, per quanto mi riguarda, sono pippe mentali.
Rimane il dolore per i genitori, per noi che abbiamo visto come dei mostri possono uccidere Innocenza nel tempo infimo che è più breve d'un batter di ciglia.

g.

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 03.04.06 10:53

Iannozzi, non credo siano pippe mentali la paura di un genitore di fronte a questi fatti, la paura che possa accadere qualcosa di simile ai propri figli.
Sarà, come ho detto, meschino ed egoista, ma mica lo si sente per farci filosofia: lo si sente e basta.

Pubblicato da: Roberto Tossani - 03.04.06 11:12

quando mia sorella ieri prima di pranzo mi ha detto al telefono che era triste per Tommaso, e mi ha detto quel che aveva sentito al telegiornale - io non avevo sentito niente, né letti i giornali-, anch'io ho provato qualcosa di cui mi sono ricordata adesso. non era la speranza di Carlo Lucarelli che il padre fosse coinvolto, perché in quel momento, quando mia sorella mi ha raccontato quel che aveva sentito, era impossibile. era la delusione che non lo fosse. ci sono rimasta male che non lo fosse. forse, irrazionalmente, il dolore di un padre coinvolto mi sarebbe sembrato meno straziante.
o, egoisticamente e più verosimilmente, era il fastidio di non poter archiviare la faccenda con una spiegazione semplice: il padre ha fatto qualcosa che non doveva, se non l'avesse fatto, non sarebbe successo.
mi serviva quella causalità colpa-pena per pensare di poter consolare mia sorella.

Pubblicato da: monica - 03.04.06 11:37

@ ROBERTO

Caro Roberto, un motivo in più perché chi mostro, e come tale riconosciuto dalla comunità e dalla civiltà, sia condannato alla pena di morte. Per evitare che simili tragedie si possano ripetere, i mostri meritano d'esser terminati. Tra l'altro Alessi aveva giò una fedina penale che era tutto un programma: sbaglio anche della polizia che non gli si è messa subito alle costole, ma dopo un mese (!). Non sarebbe servito: dopo venti minuti l'aveva già ucciso "perché piangeva" con un colpo di badile. Non ha niente di umano e di disumano: è oltre, al di là dell'umano e del disumano un mostro così. Quanti mostri sono in circolazione? e quanti nelle carceri? Non lo sappiamo. Ma lo ribadisco: i mostri accertati, senz'ombra di dubbio, pure io che sono contro la pena di morte, in certi casi sì, l'appoggio e la vedo come un atto necessario di civiltà perché la civiltà non precipiti nel caos.

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 03.04.06 11:38

Dunque quando la destra chiede la pena di morte per l'assassinio di bambini, intende che debbano essere giustiziati anche i soldati italiani che hanno ucciso bambini irakeni. Questa è una grossa novità: mai membri della coalizione al governo si erano pronunciata così duramente contro le truppe italiane. Credo che la cosa meriti un certo rilievo!

Pubblicato da: andrea barbieri - 03.04.06 12:06

io poi volevo ricordare la seconda vittima di questa
orrenda cosa:il bambino di sei anni, figlio della coppia. C'è un breve romanzo di Carrere, dal titolo la settimana bianca, dove c'è "un figlio di un mostro".Prima il bambino è pieno d'inquietudini e d'angosce perchè il suo inconscio "sa". Dopo, invece, arrivano i sussurri o gli improvvisi silenzi.

Pubblicato da: alice - 03.04.06 12:06

@Giorgio Barbieri

Neanche quando il dolore dovrebbe portare almeno il silenzio e il rispetto, le riesce di tacere. A meno che, come sempre, non abbia le prove delle sue squallide illazioni. E se avesse le prove, la pregherei di renderle pubbliche affinchè chi ha sbagliato possa essere giustamente processato e condannato.

Pubblicato da: Giorgio - 03.04.06 12:19

@ ANDREA BARBIERI

Andrea Caro,

mi sembrava d'esser stato chiaro: quei mostri della società, quei mostri che si macchiano di crimini contro l'umanità, sono sempre e solo dei mostri. Uccidere, anzi assassinare bambini irakeni (o di qualsiasi altra nazionalità colore religione ecc. ecc. ecc.), per me è un crimine di guerra contro l'umanità, e come tale andrebbe trattato. Le guerra fanno schifo di per sé, ma visto che si è così incivili da farle, che almeno non si tocchino i civili tutti.

E tanto per: io non mi riconosco né nell'attuale sinistra né nell'attuale destra di oggi in Italia. Spero d'esser stato chiaro.

g.

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 03.04.06 12:22

@Franz Krauspenhaar
"A volte (come stavolta) spero che dio sia quello che nel Medioevo spediva all'inferno gli assassini. Nessuna misericordia, nessun perdono; solo una terribile, dolorosissima punizione eterna."

Dopodiché sarai soddisfatto immagino della tua bella frase ad effetto. Ti faccio i miei complimenti.
Odio su odio, sangue su sangue, violenza su violenza.
La tragica storia del piccolo Tommy cade nella ricorrenza che sappiamo. A Giovanni Paolo II, hanno sparato a distanza ravvicinata. Un cagnaccio, mandato non si sa bene da chi ha creduto che di poter porre fine a una storia. Una storia è iniziata. Una storia di misericordia e di perdono.
Ma noi siamo troppo cretini per capire...
Odio su odio, violenza su violenza. Fatelo bruciare all'inferno come nel medioevo. Diventate pure voi assassini.
Soddisfatti e pieni.
Bella società del cazzo.

Bisognerebbe invece imparare a stare zitti, ha detto bene Trespolo. Il silenzio è meglio della banalità.

P.S. Visti gli intervento non vedo tutto 'sto fascio cattolico in giro.

Pubblicato da: andrea.nobili - 03.04.06 12:32

Comprendo la irrazionale speranza di Lucareli. Che dietro a un gesto folle e insensato, una lontana ragione contorta potesse mostrare un disegno. - Ingiustificabile! Inammissiblie! - avremmo potuto gridare allora - che si possa agire così, o che le colpe dei padri ricadano sui figli in tal modo -.
Avremmo potuto dottamente discettare su quanto le tragedie della cronaca sono distanti da quelle della letteratura, greca o meno. Intorno a un buco nero del genere avremmo dispiegato le nostre fasulle danze intellettuali. Che non esprimono alcunché.
Abbiamo di fronte, invece: niente. Meno della banalità del male. Niente ipotesi, niente complotti. E qui le nostre corazzature intellettuali, non possono nulla.
Meglio così, allora: sono altre le corde che vibrano in questi momenti.

Pubblicato da: Paolo S - 03.04.06 12:46

Immagino in maniera forse diversa Paolo S, ma concordo: le nostre "corazzature", i nostri "flagellum" intellettuali non possono nulla.
E allora finiamola di dire stronzate please facciamole vibrare 'ste altre corde silenziose.

Pubblicato da: andrea.nobili - 03.04.06 12:49

Immagino che la persona che si firma soltanto "Giorgio" (sarà il vero nome?) si rivolga a me rimproverando di:
- non saper tacere;
- pronunciare squallide illazioni;
Ancora, Giorgio, col tono di chi è indignato verso chi usa con leggerezza le parole, mi invita a rendere pubbliche le prove, in modo che i militari possano essere giudicati, condannati.

Caro signor Giorgio, ma a lei queste notizie non arrivano?, strano, stranissimo, c'è persino un video della cosa. La cosa è che i nostri soldati hanno ucciso una donna incinta, guardi, apprenda, legga:
"I soldati italiani sparano su un’ambulanza. 6 agosto 2004. A Nassiriya è in corso una battaglia. Un’ambulanza con 7 persone a bordo attraversa a gran velocità uno dei ponti d’accesso alla città: porta in ospedale una donna che sta per partorire. I militari italiani sparano e l’ambulanza prende fuoco: 4 morti, fra cui la donna incinta. L’episodio viene filmato dal reporter americano Micah Garen, temporaneamente ospite della base militare italiana."
Pensi un po', un bambino sta per nascere ma non riesce, brucia prima, magari crivellato di colpi. Si immedesimi, Giorgio, nella donna incinta, senta il dolore delle contrazioni, ascolti la voce del medico accanto a lei, e poi ascolti il suono delle mitragliate, Giorgio, immagini un uomo in divisa prendere la mira, sparare con una potente mitragliatrice, faccia lo sforzo, Giorgio, di essere lei la donna incinta che vede i primi proiettili bucare la lamiera dell'ambulanza, pensi alla paura insieme al dolore, entri nella concitazione, senta su di lei tutto, ora diventi il bambino che sta per nascere, senta un proiettile che la taglia in due mentre vive ancora protetto dnetro un sacco di carne, come si sente Giorgio? Porti abbastanza rispetto verso i morti per dirci cosa si sente, parli, non taccia, non scelga il silenzio, il silenzio non è rispettoso, loro sono morti, per parlare hanno bisogno di lei, ci dica dell'orrore Giorgio.

Pubblicato da: andrea barbieri - 03.04.06 13:28

sono d'accordo con marlon, girard è ottimo per spiegare questi meccanismi: la vittima è "sempre" innocente...

Pubblicato da: dario - 03.04.06 13:44

Andrea Nobili, la mia non era una frase a effetto, era una frase dettata dall'emotività. Che potevo benissimo risparmiarmi di scrivere. Non voglio violenza per gli assassini; con la nostra legislazione, c'è il rischio che questa gente esca tra 30 anni; invece che scontando il meritato ergastolo (o l'ergastolo è troppo violento, secondo te, per questi assassini)?

Pubblicato da: Franz Krauspenhaar - 03.04.06 13:49

Non ho finito, Andrea Nobili; ti cito: "Bisognerebbe invece imparare a stare zitti, ha detto bene Trespolo. Il silenzio è meglio della banalità."

Come la mettiamo? Potresti chiedere a Mozzi di cancellare i tuoi commenti, a questo punto...

Pubblicato da: Franz Krauspenhaar - 03.04.06 13:52

20 anni, 30 anni, ergastolo... boh... a cosa servono lo sai solo tu.
Sono altre le cose che servono per quanto mi riguarda.
Ah! ...forse una pena esemplare, simbolica!
Che non serve a un cazzo.

Facciamoci canellare entrambi da Mozzi, anche tu ci sei a pieno titolo nella categoria de "i banali".

Pubblicato da: andrea.nobili - 03.04.06 14:00

Franz, se l'avvocato dimostra che l'omicidio è stato un raptus ecco che i trent'anni sono molti meno.
Magari si può condire la cosa con un momentaneo stato di incapacità ed ecco che - pouf! - te li trovi fuori tra poco.

Pubblicato da: andrea barbieri - 03.04.06 14:10

... e dacci oggi il nostro mostro quotidiano...
amen.

Pubblicato da: maline - 03.04.06 14:33

Scusa Nobili, forse hai pure ragione sulla banalità, e nel caso me ne scuso con i lettori. Però tu dici: "20 anni, 30 anni, ergastolo, a cosa servono", ecc.
Ti rispondo subito: servono ai genitori del bambino. Il loro dolore non ne sarà alleviato, ma la loro rabbia, forse, si. Sapere che gli assassini di tuo figlio potranno uscire dal carcere assomma dolore a dolore, rabbia a rabbia. Come ha scritto Barbieri, c'è pure la possibilità che escano molto prima.
Qui si prega a un dio misericordioso con i "peccatori" (Giulio, da un lato ti ammiro per questo, io non ci riuscirei mai, dall'altro mi fai quasi rabbia); da questo all'invocare la pena di morte, direi che c'è una via mediana, a mio avviso giusta: garantire una pena il più possibile equa agli autori di delitti tanto atroci.
Sono un cattivo cristiano, lo so; anzi, forse cristiano non lo sono per niente, forse m'illudo di credere nel Salvatore senza pagare il pegno dovuto per chi crede davvero.

Pubblicato da: Franz Krauspenhaar - 03.04.06 14:34

Allora dobbiamo accettare di vivere in una società che si basa sulla rabbia? Su una qualche parvenza di giustizia che giustizia non è? Cos'è giustizia? Non c'è pena che tenga se non si capisce di aver sbagliato. Chiuderli passivamente in un lazzaretto e lasciarli lì, ad oziare, pagati dallo stato e dai contribuenti...
Che facciano una sforzo per "capire", che li si aiuti a "capire" il valore della vita, il suo rispetto. Una pena è sterile altrimenti. Vedi Krauspenhaar, chi siamo noi per giudicare?
Io non sto dicendo che sia "giusto" il perdono fine a se stesso.
Ma la rabbia, per quanto si possa vaneggiare, non riporta indietro Tommaso. Né tantomeno fa giustizia. Giustizia è quando un assassino capisce il valore della vita e capisce cosa ha negato uccidendo. Giustiza è quando rimani attaccato alla vita e capisci dove hai sbagliato e perché.
Troppo facile sbattere i mostri in prigione. Ma non cessano di essere mostri solo perché sono dietro le sbarre.

Forse in queste parole di Giovanni Paolo II c'è quello che volevo dire:
"colui che perdona apre il cuore agli altri e diventa capace d´amare" .

Pubblicato da: andrea.nobili - 03.04.06 15:14

Franz, hai semplicemente evocato il biblico "Dio degli eserciti", non c'è nulla di strano. A volte bisogna avere la forza di farlo. Al mondo ci sono persone che non meritano nessuna pietà. Parlo di casi estremi, di macellai. Io per esempio sono indignato solo a vedere Pinochet vivo. O altra gente della stessa stoffa.

Pubblicato da: andrea barbieri - 03.04.06 15:17

Ci sarebbe "piaciuto" cointinuare a pensare a qualche responsabilità del padre di Tommy, sui quali si è indagato, e sul quale era iniziato il solito processo mediatico. Ci sarebbe "piaciuto" pensare a una logica perversa, al traffico di bambini, alla pedofilia. Ci sarebbe "piaciuto" cio' che ben spiega Lucarelli. Invece è questo nostro mondo che non ci piace. Caduto cosi' vertignosamente in basso. Ma, al di là della rabbia, e delle più selvagge reazioni scatenate dai sentimenti materni, attenzione al forcaiolismo. Punire, reprimere, uccidere.... vendicarsi.... Il crimine commesso è orribile ma vogliamo riflettere sul cosa c'è dietro una furia che si abbatte sui soggetti più fragili?
Su questo è chiamata a lavorare la cosidetta società civile. E sul dolore appelliamocial nostro dio, o a tutto cio' che puo' darci la forza per affrontarlo. Questo mondo puzza troppo di morte.

Pubblicato da: stefania nardini - 03.04.06 15:40

Brava Stefania.
Dio o dio non importa.
Sono dettagli. Credo si debba essere abbastanza coraggiosi (perché intelligenti non basta) per capirlo.

Pubblicato da: andrea.nobili - 03.04.06 15:42

anche di troppa vita cortesemente finta.
anche quella puzza. e tanto.
ahimè.

buongiorno

Pubblicato da: paola - 03.04.06 15:51

IL BAMBINO PIANGEVA...
"Il pianto del neonato è la prima forma di comunicazione col mondo e serve per attirare su di se' l'attenzione dei genitori o per mettersi in comunicazione con chi si prende cura di lui o per scaricare un momento di tensione... Nella prima infanzia, sotto i tre anni, il bambino non è ancora in grado di esprimere verbalmente le sue emozioni, per questo mette in scena pianti lunghi ed estenuanti." (da www.bimboflap.it)

Ciao, Tommaso. Nato, come tutti, senza macchia e senza colpa... Spetterebbe a noi adulti indurre i cuccioli d'uomo a virare verso l'altra loro modalità espressiva, il sorriso.

Pubblicato da: Lucio Angelini - 03.04.06 15:54

Nobili, sante parole quello del defunto Santo Padre che tu riporti nel tuo commento a me rivolto.
Forse hai ragione tu a parlare sin d'ora di perdono per quei macellai. Sono umani anche loro. A me l'uomo spesso disgusta. E mi ci metto anch'io.
Stasera vado a rileggermi qualche parola dall'Antico Testamento. Per il Vangelo stasera non sono dell'umore.
Chiedo perdono, per questo. Se riuscite a perdonare dei vigliacchi assassini, perdonerete anche un credente a metà come me, uno che la sua fede prima o poi, visto l'andazzo, la perderà, me lo sento.

Pubblicato da: Franz Krauspenhaar - 03.04.06 17:05

No ma forse la discussione è partita con toni sbagliati Franz e ti chiedo scusa.
Leggo i tuoi racconti su NI, spesso ti trovo geniale... Non c'è rancore. Ti ho detto solo come la penso. Non credo ci sia solo da punirli i mostri. Bisogna "aiutarli" (parla che fa schifo anche a me in questo caso) a capire quanto vale la vita. Tutto qui.

Pubblicato da: andrea.nobili - 03.04.06 20:10

Lo so che non c'è rancore. Sei un signore, Andrea. Alla prossima.

Pubblicato da: Franz Krauspenhaar - 03.04.06 20:54

Un paio di volte sono andata a vedere il blog per Tommaso. Ci sono delle belle fotografie di quel bambino bellissimo. Ci sono tantissime testimonianze di affetto da parte di perfetti sconosciuti alla famiglia, spesso mamme e padri di altri bambini, ma anche ragazzini e adolescenti. Poco prima che fosse data la notizia dell'uccisione, si continuavano a mobilitare piazze, si facevano appelli, si liberavano palloncini per Tommaso.
In tanti abbiamo pensato a questo bambino, abbiamo pregato come sappiamo, abbiamo sperato che non fosse troppo disperato, che non soffrisse e piangesse lontano dalla sua famiglia. Non si trattava, in questo caso, di un bambino sparito misteriosamente, ma di un cucciolo strappato dal seggiolone, mentre la famiglia stava cenando, strappato con crudeltà estrema alla sua vita da bambino, in una famiglia qualsiasi, di medio e faticoso benessere. L'orrore è entrato nelle nostre case, nelle case normali, perché se è accaduto una volta, potrebbe accadere ancora, a chiunque abbia bambini, anche così piccoli.

Troppo facile perdonare. Io non perdono nessuno e non voglio essere perdonata, ma, se è il caso, espiare i miei peccati. Ho visto troppe persone accoltellare alle spalle l'amico, il collega, il parente stretto e poi correre a confessarsi, basta pentirsi e passa tutto. Però il male fatto rimane, le vite distrutte non si possono ricostruire, i morti non tornano. Per i cristiani c'è sempre la vita eterna, i buddisti possono aspettare la prossima vita, per i non credenti c'è solo vuoto e orrore.
Questi due esseri che hanno ucciso Tommaso sono prima d'ogni altra cosa delle belve sanguinarie (con tutto il rispetto per le vere belve) e poi dei deficienti. Dubito che esistano psichiatri, assistenti sociali, educatori in grado di riportarli ad uno standard umano. Non mi sembra che a questi livelli di brutalità criminale esistano successi rieducativi, anzi ultimamente c'è stato un clamoroso fallimento. Allo stato delle cose, sarebbe meglio rinchiuderli e buttare le chiavi.

Pubblicato da: Pamela Canali - 03.04.06 21:34

OTTI'
scusi dottor mozzi, solo pe' dirle che me piascerebbe un suo comento sur mio blogg
http://lucianofreud.splinder.com
ho chiesto anche a artri dottori scrittori de vaglia, veda su bacheca de nazzione indiana, su liperatura de la dottoressa loredana liperini, su statisficttion der dottor gianpaolo serino, su ufennwwankken der dottor franz kraspenahrr, su cazzeggi leterari der dottor lucio angelini.
grazie e scusino tutti per l'ottì, lei è 'na persona umanissima se vede subbito dottor mozzi, me dispiasce tantissimo per er piccolo tomaso, la vita è tuto quello che abbiamo, io so' de sinistra me credo in dio e me piasce imensamente er papa tedesco benedetto sediciesimo santo padre razzinger.
tantissime care cose dottore e buon lavoro dar suo
lucianone.

Pubblicato da: luciano freud - 03.04.06 23:39

E' un grande!
"Trilussa pe' tutti!"

Pubblicato da: andrea.nobili - 03.04.06 23:52

Non sono d'accordo, Giulio, con la tua interpretazione di ciò che ha dichiarato Carlo Lucarelli. Non voglio certo qui farmi portavoce del suo pensiero. Dico solo che a me non pare affatto che la sua "speranza" fose rivolta all'innocente, nel senso che tu hai riassunto così (cito a memoria, perdonami se la fase non è esatta, ma il senso è questo): "se gli è successa una cosa simile qualcosa deve pur avere fatto". Questa è una lettura distorta di ciò che dice Carlo. Lui si riferiva agli assassini. Cioè: "Se hanno fattto una cosa simile, spero solo che ci sia dietro una storia tremenda, interessi del crimine internazionale, ecc." Perché, se anche non si può accettare, comunque, un crimine così orrendo, almeno si vorrebbe poter pensare che sia stato commesso per ragioni meno "banali", i cosiddetti futili motivi, che in giurisprudenza sono un'aggravante. E sai perché, Giulio? Perché ci è difficile, credo, accettare che l'animo umano sia caduto così in basso, che la morale sia stata completamente annientata, che la barbarie sia giunta così in profondità. E non c'entra la vittima, che resta ed è ancor di più, in un certo senso, innocente.

Pubblicato da: Annalisa Bruni - 04.04.06 07:49

Un conto è la giustizia divina, un altro è quella terrena. A parte la pena di morte, ovviamente, che è solo emotiva, e non serve a nulla se non a sfogare un desiderio (comprensibile) di vendetta, chi commette crimini va punito su questa terra. Il perdono verso personaggi come Totò Riina, o Brusca, che ha strangolato un ragazzino, o verso questi balordi subumani che fino alla fine hanno cercato di farla franca, è una parola senza senso. Non sono persone pentiti, né si pentiranno mai. Chi perdoniamo? E perché? Devono essere rinchiusi in una galera e lì lasciati fino alla fine dei loro giorni. Non c'è odio in questo, ma solo logica. Poi, con l'aldilà se la vedranno quando arriverà il loro momento, e se davvero si saranno pentiti sconteranno qualche migliaio di anni in purgatorio o quello che è. E comunque non è competenza nostra. Forse un prete potrà loro dare dei consigli, assisterli, ma questo non c'entra con le leggi della società.

Pubblicato da: Button - 04.04.06 09:55

Siamo tornati a Girolimoni: sono bastati appena settanta anni.

Un plauso speciale a Andrea Barbieri, che non si smentisce mai! Proprio come i fasciti approfitta dell'indignazione popolare per "colpire" la parte politica a lui avversa. Dio ci scampi dai portatori di verità e giustizia!

Vorrei ricordarvi che NON tutti gli accusati di pedofilia sono pedofili. Anche qui ci sono gli errori, e non pochi. E tante differenze. L'alabanese, il drogato che arrotano con la macchina una madre trovano sempre chi li difende, chi li "capisce": il pedofilo no.

L'albanese, il drogato che sono accusati INGIUSTAMENTE di aver arrotato madri sono innocente, puliti. Chi è stato accusato di essere pedofilo no, non più. Gli resta addosso qualcosa di sporco ANCHE se è innocente: la pedofilia è un accusa che non si può lavare.

" il male contamina, la vittima è comunque contaminata dal male." Giulio non c'è davvero nulla di nuovo sotto al sole. Se leggi le memorie dei sopravvissuti ai vari "lager" di cui il XX secolo ci ha deliziato scoprirai che la classica risposta dei guardiani era " Anche se lo direte in giro nessuno vi crederà: anche se vi crederanno pensaranno che comunque qualcosa avete fatto. Nessuno vi crederà, nessuno vi crederà innocenti"

Il perchè io non lo so. Non credo si possa ridurre il tutto a un "istinto di sopravvivenza psichica", che pure c'è.

Sospetto che più che all'irrazione dovremmo guardare alla parte razionale o, meglio, alla parte razionalizante dell'uomo. Siamo talmente abituati a ragionare in termini di causa effetto che rifiutiamo un approccio casuale. Ma il Dio di Lutero e Sant'Agostino, per esempio, non avrebbe bisogno di un motivo per colpire: dove colpisce è giusto in se. Non serve altra "colpa" che quella di essere nati.

Pubblicato da: Lucis - 04.04.06 10:44

@Andrea Barbieri

Caro signor Barbieri, penso che qualunque persona che sappia almeno leggere, conosca la differenza fra quello che viene descritto come un'incidente e l'atto premeditato o voluto che invece lei lascia intendere. Lei mi chiede di parlare, non lo farò perché le sue ignobili parole, anche in questo caso, mistificano una semplice e crudele verità che non ha bisogno di alcuna ulteriore argomentazione oltre alla sua evidente malafede. L'orrore che lei mi chiede di descrivere è quello, ancora una volta, del constatare il tentativo di strumentalizzazione che persone come lei, evidentemente, fanno del dolore vero delle persone.

Pubblicato da: Giorgio - 04.04.06 14:36

Caro Giorgio, lei sbaglia, lei parla di mie "parole", ma in questo caso fortunatamente c'è un video, anzi più d'uno. Se li cerchi, si informi, ascolti avidamente quell'"annichiliscili" dei missionari della pace.
Constato anche che non è riuscito a diventare il dolore di quella donna, del bambino, dei familiari. Ma del resto, leggendola, non avevo dubbi.

Pubblicato da: a.b. - 04.04.06 15:52

L'incidente di sparare a un'ambulanza, bah...

Pubblicato da: a.b. - 04.04.06 15:54

Scrive Lucis
"Un plauso speciale a Andrea Barbieri, che non si smentisce mai! Proprio come i fasciti approfitta dell'indignazione popolare per "colpire" la parte politica a lui avversa. Dio ci scampi dai portatori di verità e giustizia!"

Cerco di immaginarmi questo Dio evocato da Lucis che non se la prende con la guerra, se la prende con me perché dico che l'orrore accaduto al piccolo Tommaso è assoluto, esattamente come quello della guerra. Io l'ho sentito così, eppure questo non è vero per tutti: c'è orrore e orrore che qualcuno, con scioltezza, chiama "incidente". C'è male di serie A e male di serie B, un po' meno sotto i nostri occhi. E se per qualcuno la cosa risulta scandalosa, non può (perché lo certifica Lucis) non essere in malafede: un propagandista.
Complimenti.

Pubblicato da: andrea barbieri - 04.04.06 16:13

Per Andrea Barbieri. Una curiosità: la "destra" ha chiesta "la pena di morte per l'assassinio di bambini"?

Pubblicato da: giuliomozzi - 04.04.06 17:05

@andrea barbieri

1) Ti devi sforzare tanto per immaginarti questo dio: io sono ateo. Quello era un banalissimo modo di dire.

2)" l'orrore accaduto al piccolo Tommaso è assoluto, esattamente come quello della guerra." Non sei particolarmente originale: secondo i fasciti " l'orrore accaduto alla povera vittima di girolimoni è assoluto, esattamente come quello di coloro che tradiscono lo stato". Alla tua età, che immagino giovane e spero MOLTO giovane, ancora non hai capito che gli assoluti sono quanto di più relativo E STRUMENTALE sia esistito nella storia.

3) Sai che ti dico: hai ragione tu! I soldati italiani in irak sono assassini, pena di morte. Anche i drogati sono assassini, pena di morte pure per loro. E gli albanesi? Quante donne hanno violentato/fatto prostituire gli albanesi? Impicchiamoli tutti, che sono queste cazzate sugli incidenti: definirli con scioltezza tali e da complici: non c'è male di serie A e male di serie B. Sono tutti assassini. Fuori, facciamoli fuori tutti. Dio lo vuole, Marx lo vuole e se non loro qualcuno che vuole si trova sempre! Il nemico c'è, basta solo avere la morale giusta: cioè la mia.

Pubblicato da: Lucis - 04.04.06 18:08

@ Mozzi, alcuni rappresentanti della destra hanno chiesto la pena di morte per reati come questo. Più che contro i bambini penso si rivolgessero a reati particolarmente "odiosi".
Allo stesso tempo il loro sdegno (e lo sdegno di tantissimi italiani scossi dalla morte di Tommaso) non tocca la guerra in Iraq. I fatti aberranti che questa guerra produce sono sentiti come incidenti inevitabili, anche mitragliare un'ambulanza, come spiega Giorgio sopra, è un "incidente". Un bambino che muore in Iraq è diverso da uno che muore qui in modo altrettanto barbaro, e non perché ognuno piange i suoi morti, ma perché da un punto di vista etico laggiù si fa il bene, e quelle morti sono passi avanti dolorosi e inevitabili verso il bene. Così ce la raccontiamo.
Il racconto è così forte, così interpretativo che riesce a coprire anche le fotografie degli orrori, magari un bambino vivo sconciato delle braccia. Questo è un fatto: chi ha pensato che la documentazione fotografica degli effetti della guerra potesse evitarla ha sempre fallito. Che dire, ci sarà un meccanismo più forte dell'evidenza a spingerci.

Pubblicato da: andrea barbieri - 04.04.06 19:11

Problema: B1 è un uomo di potere, di massimo potere. Stante che si ritrova un’incognita x di armi inutilizzate e un’incognita y di armigeri scalpitanti, che stanno diventando nervosi (teniamo fuori dall’equazione il petrolio, nonché la situazione economica di nota grande e potente nazione, altrimenti il problema si complica) decide di attaccabrigare con z, piccolo paese dotato di modernissimi schioppi e comincia a parlare di certe incognite x1 di distruzione di massa, ad accusare il piccolo paese di essere maleducato e scostumato, in parole povere incivile.

x più y = x1 fratto portare la civiltà = distruzione di massa più z
(con un facile procedimento logico si evince che il tasto “più” della mia tastiera è poco cooperativo)

x più y – x1 – z = portare la civiltà = distruzione di massa

Problema conseguente: calcolare con opportuna equazione quanti individui appartenenti al piccolo paese z rimarranno vivi alla fine del processo apportatore di civiltà. Solo per i più bravi: dire che percentuale di civili riuscirà a sopravvivere a detto processo. Se saprete indicare tra i civili il numero di bambini salvi (feriti gravi e piccoli mutilati non valgono) avrete il massimo dei voti.
Ora, ragazzi, chi se la sente di impostare un’equazione su B2, noto gaffeur, che decide di salire sul carro armato di B1, per portare un po’ di civiltà gaffosa a z, paese incivile e perdippiù carente di televisioni private? Non fate caso alla voce fallace circolante nel Maghreb: i libri si scrivono in Algeria, si stampano in Siria e si leggono in z. La verità è che il paese ha bisogno di un surplus di civiltà e di rossetti. Potete usare le incognite che volete: petrolio, armi di distruzione di massa, B1, B2, economia traballante di noto paese europeo, civiltà, missione di pace, vittime civili, morte e distruzione.
L’embargo? Tutti quei civili, tutti quei bambini morti a causa della mancanza di cibo sufficiente e medicine? No, quella è acqua passata, non può essere usata come incognita.

Pubblicato da: Pamela Canali - 04.04.06 22:23

Se non sbaglio l'embargo ha causato un milione di morti. Credo che una buona percentuale fossero bambini.

Pubblicato da: andrea barbieri - 04.04.06 22:52

In quel caso il racconto interpretativo (che prevaleva su documentari e fotografie di corsie d'ospedale piene di pazienti incurabili perché mancavano le medicine) era: la colpa non tocca chi ha deliberato l'embargo ma soltanto Saddam.
Sulla fotografia sorridente, bellissima, di Tommaso non c'è nessun racconto a virarla, ci parla con tutta la sua forza dell'orrore.

Pubblicato da: andrea barbieri - 04.04.06 22:59

Andrea, la mia domanda - per formulare la quale usavo le tue parole - era: "la destra chiede la pena di morte per l'assassinio di bambini"? Tu rispondi: "alcuni rappresentanti della destra hanno chiesto la pena di morte per reati come questo".
Ritengo di poter pensare che quando si dice: "la destra" si intenda la destra nel suo complesso o la destra nelle sue espressioni ufficiali (prese di posizione ufficiali, dichiarazioni dei capi, eccetera). Mentre quando si dice: "alcuni rappresentanti della destra" si intendono posizioni personali, non necessariamente condivise ufficialmente o approvate dai capi.
Quindi la tua risposta è: "No, la destra non chiede la pena di morte per l'assassinio di bambini; alcuni rappresentanti della destra l'hanno chiesta".
Giusto?
In effetti, mi pare che in questi giorni i capi della destra non facciano altro che dire: "siamo contrari alla pena di morte, anche per delitti odiosi come questo". (Posso pensare, e credo di non sbagliare se lo penso, che dicano questo per tenere a freno o contenere gli istinti di quella parte di cittadini che essi rappresentano. Fanno in somma un lavoro di mediazione e compromesso: che costituisce una buona parte del lavoro della politica).
Ma se non è vero, come tu stesso hai successivamente scritto, che "la destra chiede la pena di morte per l'assassinio di bambini", perché tu prima hai scritto che "la destra chiede la pena di morte per l'assassinio di bambini"?

(Se a qualcuno venisse in mente di dire che sto trafficando con le parole, rispondo: oggi la legge esclude la pena di morte, domani potrebbe includerla; e una legge non è fatta d'altro che di parole).

Pubblicato da: giuliomozzi - 05.04.06 09:29

Per Annalisa Bruni. Quando Lucarelli scrive: "speravo che suo [di Tommaso] padre fosse il riciclatore di uttti i soldi del narcotraffico colombiano", questa frase è "riferita agli assassini"?

Scrivi: "...nel senso che tu hai riassunto così (cito a memoria, perdonami se la fase non è esatta, ma il senso è questo): 'se gli è successa una cosa simile qualcosa deve pur avere fatto' ". Ma io ho scritto appunto: "Non [è] come dire: "Se gli è successo questo, qualcosa doveva avere pur fatto". Ho esplicitamente negata l'interpretazione che tu mi attribuisci.
Scherzi della memoria.

Pubblicato da: giuliomozzi - 05.04.06 09:34

L'idea della pena di morte è arrivata ai giornali da Lega e Alternativa Sociale. Ed è partita in seguito all'assasinio di Tommaso, quindi SICURAMENTE si rivolgeva a reati contro i bambini. Poi nel loro delirio IMMAGINO volessero colpire anche altri reati "odiosi", e FORSE anche non odiosi, aggiungo ora (ché il resto era già detto nei precedenti interventi).
Ancora ai giornali arriva Casini a dire che se non fosse cristiano vorrebbe la pena di morte (ma dato che la pena di morte è legittimata dal diritto canonico e professandosi lui cristiano DEVE essere favorevole, entro i limiti del diritto canonico, alla pena di morte).
Ferrara, giornalista importante e arruolato, in tv parla di pena di morte.
Una bella fetta di italiani, immagino in grande parte di destra, che eleggono i loro rappresentanti in parlamento, desiderano la pena di morte (come legge, non come giustizia metafisica, come "Dio degli eserciti").
Ma l'argomento cruciale a favore di quello che sopra ho detto, lo porti tu stesso Giulio, infatti sostieni che "i capi della destra " fanno un lavoro di mediazione per non far montare come uno tsunami la domanda di introduzione della pena di morte.
E allora, questo non può che significare CHE I CAPI HANNO SOTTO DI LORO UNA MAREA DI VICECAPI, E SOTTOVICECAPI, E PORTABORSE LECCHINI RAMPICHINI IN GIACCA E CRAVATTA E TAGLIO FRESCO E SORRISO DA MARIONETTA CON VIRTU' DELLA MODERAZIONE PARI A UNA CLUSTER-BOMB, ED ELETTORI PERSUASI, CHE VOGLIONO LA PENA DI MORTE.
Si ritorna pertanto a quello che stavo dicendo: ESSENDO QUESTO LAVORO DI MEDIAZIONE SVOLTO DAI CAPI, ESSENDO I CAPI A CUI CI RIFERIAMO DI DESTRA: E' NELLA DESTRA CHE MONTA DA OGNI ANGOLO IL DESIDERIO DI VEDERE LA GENTE AMMAZZATA LEGITTIMAMENTE (IN FORMA DI LEGGE, NON IN FORMA DI GIUSTIZIA METAFISICA) DALLO STATO.
Questo è quanto si doveva dimostrare.

A questo punto torno alla mia domanda, che non è meno legittima delle altre: perché tutta questa gente non si indigna se mitragliano un'ambulanza, sparano ai civili, li annichiliscono?
Mi rispondo da solo che sono stati fabbricati raccontini consolatori per non vedere l'orrore, proprio come Bollea ha invitato le madri a raccontare ai figli piccoli che Tommaso è morto per una malattia.
E allora chiedo: perché così pochi* intellettuali hanno costruito "anticorpi di parole" contro questi raccontini consolatori?

*la cosa diventa tragica pensando che molti "raccontini" provengono proprio da intellettuali.

Pubblicato da: andrea barbieri - 05.04.06 10:40

Caro Andrea: se i capi della "destra" fanno un lavoro di mediazione per tenere a freno i loro "vicecapi e sottovicecapi e portaborse e lecchini" eccetera, fino agli "elettori", non fanno forse un buon lavoro? Non dovremmo approvarlo? E se ritieni che non dovremmo approvarlo, perché non dovremmo approvarlo?

Pubblicato da: giuliomozzi - 05.04.06 11:25

No, che facciano un "buon lavoro" è una narrazione consolatoria: fanno soltanto da coperchi per nascondere quello che c'è ma non deve essere visto. Quando la CIA rapisce di nascosto un cittadino straniero in Italia e lo porta di nascosto in un stato dove può essere torturato, non fa un "buon lavoro", un lavoro pulito: fa un lavoro delinquenziale. Ti dirò che la maschera di moderazione che alcuni politici di destra indossano mi fa ancora più paura di chi dice coglioni agli elettori (cosa del resto accaduta sia per gli elettori di destra che di sinistra). La falsa moderazione porta consenso, ma essendo praticata da estremimisti porterà subito dopo altro orrore.

Bisognerebbe chiedersi quante di queste narrazioni consolatorie abbiamo introiettato negli anni di Berlusconi, e come hanno modificato la messa a fuoco della realtà fino a dire - un piccolo esempio - che sparare a un'ambulanza è un incidente, che ammazzare civile e bambini nella battaglia dei ponti è un incidente.

Pubblicato da: andrea barbieri - 05.04.06 11:55

Per Andrea Barbieri. Il suo delirio è inarrestabile e neanche il buon senso o la decenza le impediscono di fare illazioni, di emettere sentenze, di giudicare gli altri in base al suo personalissimo e estremistico senso politico. Le dirò che la maschera di moderazione che alcuni politici di sinistra indossano mentre spalleggiano e appoggiano autonomi, estremisti e picchiatori vari (vedi Milano) mi fa ancora più paura di chi dice coglioni agli elettori (cosa del resto accaduta sia per gli elettori di destra che di sinistra). La falsa moderazione porta consenso, ma essendo praticata da estremimisti porterà subito dopo altro orrore.

Pubblicato da: Massimo - 05.04.06 14:22

Caro Andrea, sapresti propormi una distinzione tra "falsa moderazione" (che nomini) e "vera moderazione" (che non nomini; ma se ce n'è una falsa, suppongo che ce ne sia una vera).
Il tuo paragone tra il lavoro di mediazione che fa chi sta in cima a un'organizzazione (es. un partito politico) e "la Cia che rapisce di nascosto un cittadino straniero in Italia" mi pare insensato (oltre che offensivo: perché mi accusi implicitamente, avendo io proposto di considerare "un buon lavoro" il lavoro di mediazione, di essere solidale con la Cia; il che, voglio precisare, non è). Il paragone si basa, mi pare (dico che "si basa"; non dico che ne derivi correttamente) sul presupposto che le mediazioni condotte dai capi della destra "nascondano quello che c'è ma non deve essere visto". Mi par di capire che "quello che c'è ma non deve essere visto" è il fatto che "una bella fetta di italiani [...] desiderano la pena di morte". Ma a me pare che questo sia visibilissimo.

Pubblicato da: giuliomozzi - 05.04.06 15:54

No no, non c'è nessuna differenza, nel caso del rapimento della Cia e nel caso dell'invito a tacere sul desiderio di patibolo, la logica è la stessa: per le cosucce delicate si deve operare larvato, nell'ombra. Quelli della P2 mica si mettevano a strillare le cose, c'era il loro capo che li riuniva, li ascoltava, faceva sì con la testa, gli diceva: state boni che realizzeremo tutto. Lasciagli altri anni di governo a questi e vedi quello che ti fa "più destra al potere", altroché pena di morte, quello è l'antipasto.

Il vero moderato? la ragionevolezza non è proprio un'opinione, le regole lo sono ancora meno. Allora per essere moderati bisognerà seguire le regole e non mettere da parte la ragionevolezza. Ieri sera a Ballarò c'era Fini, Fini il moderato secondo alcuni, che interrompeva continuamente l'interlocutore, che gli parlava sopra, che offendeva, che impediva di ascoltare un professore intervistato da Floris: è un politico moderato Fini? direi proprio di no. Nel 2002 per sbaglio a microfono aperto, disse in parlamento: "non rispondere a quei coglioni". Peccato, lo hanno sentito tutti, la maschera della moderazione è caduta, e allora si scusò. Oggi non c'è più bisogno di scusarsi, i suoi amici hanno allargato la breccia, hanno spostato il limite di quello che si può dire. Hanno scritto "culattone" sulla carta intestata del ministero, hanno fatto... quante cose hanno fatto, solo a pensarci viene la tremarella. Con la benedizione di tanti intellettuali.

Oggi qui si parla in modo grottesco della morte di Tommaso, come se non fossimo circondati dallo stesso orrore tutti i giorni.
Ma su.


Pubblicato da: andrea barbieri - 05.04.06 17:20

Massimo, che sopra scrive una cosa contro di me, ha questa mail: lita@nia.net

Pubblicato da: andrea barbieri - 05.04.06 17:23

Andrea Barbieri, che riesce benissimo a far finta di non capire le argomentazioni degli altri e continua a fare illazioni, a emettere sentenze, a giudicare gli altri in base al suo personalissimo e estremistico senso politico, ha questa mail: www.fernandel.it

Pubblicato da: Massimo - 05.04.06 17:39

Caro Andrea, tu usi due espressioni: "vera moderazione" e "maschera della moderazione".
La domanda è: se "moderare" significa (pesco da www.demauroparavia.it) "contenere, ridurre entro giusti limiti, misurare; controllare il proprio linguaggio contenendolo entro i limiti imposti dall’educazione; correggere o educare qcn., temperandone il comportamento, gli impulsi e sim.", esiste una "moderazione" che non sia un "mascheramento"? E se non accetti questa definizione di "moderazione", puoi proporre una definizione di "moderazione"?

Perché hai scritto: "Per essere moderati bisognerà seguire le regole e non mettere da parte la ragionevolezza". "Seguire le regole" mi è chiaro (anche se non mi è chiaro perché sia proprio del moderato "seguire le regole": chi non "segue le regole" è "sovversivo", ma mi sembra che oltre ai "moderati" e ai "sovversivi" ci siano altri soggetti - o sbaglio? -; inoltre è sempre possibile cambiare le regole: le leggi razziali, ad esempio, erano delle regole; o tu ti riferivi a delle *sopra-regole*?); sono però costretto a chiederti una definizione di "ragionevolezza", che mi pare parola vaga e problematica (non ho mai conosciuta una persona che non si ritenesse "ragionevole").

Pubblicato da: giuliomozzi - 05.04.06 17:59

La ragionevolezza in senso logico e tecnico ha ben poco dell'opinione. Tu continuamente fai uso della logica, di osservazioni e leggi scientifiche per sostenere il tuo discorso. Allo stesso tempo sei disposto a cambiare opinione quando scopri che nella catena del tuo discorso c'è qualcosa che non regge perché l'osservazione era sbagliata, perché illogica, perché in contrasto con quello che in natura può succedere.

Le leggi razziali erano leggi, certo. Ma non erano le uniche: era doveroso seguirne altre. La ragionevolezza, nel senso di riconoscere l'infondatezza delle teorie che stavano alla base di quelle leggi, sarebbe stata utile.
Questo delle leggi razziali è anche un esempio abnorme per criticare quello che dico.
Quelle leggi sono state prodotte da intellettuali.
In tutta Italia soltanto 12 professori decisero di non giurare fedeltà al fascismo. Così, tanto per ricordare che certi ambienti non sono più ragionevoli di altri, e che bisogna sempre stare in guardia.

Ah già che ci sono, oggi leggo su Repubblica che in Italia almeno 11 volte sono transitati aerei Cia con a bordo persone da torturare. Benvenuto orrore.

Pubblicato da: andrea barbieri - 05.04.06 18:30

Massimo, che mi apostrofa con tanta eleganza, non capisce la differenza tra una mail fasulla (la sua) e un sito vero (Fernandel). La mia mail è questa: titonco@hotmail.com
Ogni volta che posto un messaggio qui la inserisco correttamente perché rispetto la regola per cui una mail qui è richiesta e non mi va di aggirare la regola inserendo un indirizzo mail fasullo.

Pubblicato da: andrea barbieri - 05.04.06 18:35

Caro Andrea, mi pare che tu non abbia risposto alle mie domande.
Quando dici: "Le leggi razziali erano leggi, certo. Ma non erano le uniche: era doveroso seguirne altre. La ragionevolezza, nel senso di riconoscere l'infondatezza delle teorie che stavano alla base di quelle leggi, sarebbe stata utile", ti limiti a citare un esempio di applicazione della "ragionevolezza"; ma non dici che cosa sia la "ragionevolezza".
Se dici che "Le leggi razziali erano leggi, certo", come puoi dire che: "Questo delle leggi razziali è anche un esempio abnorme per criticare quello che dico"?
Se siamo in presenza di "regole", dobbiamo in ogni caso (per essere "moderati") rispettare queste "regole"? Oppure ci sono delle "regole" che, a prescindere dalle "regole" vigenti (a es. le leggi), i "moderati" devono seguire, anche a costo di violare le "regole" vigenti? E se i "moderati" violano le "regole" vigenti, che cosa distingue i "moderati" dai "sovversivi"?

Pubblicato da: giuliomozzi - 05.04.06 20:04

Giulio, ti ho parlato di logica e di stato dell'arte, non mi pare proprio di essere stato evasivo, anzi direi che darmi dell'evasivo è una tattica scelta a tavolino. Così come è voluto il prendere una parola, per esempio "politico moderato" e spostarla da un contesto concreto a un piano astratto, tanto astratto che non si capisce più nulla. Oppure chiedermi di rendere conto di quell'"esempio abnorme" che ti ho attribuito, quando sai benissimo che le leggi razziali hanno procurato problemi enormi di legittimazione del tribunale che ha giudicato i criminali nazisti (i fascisti chi li tocca); mentre qui si parlava di politici che non rispettano la regoletta dei trenta secondi nella replica. Questo effettivamente è giocare con le parole.
Penso che questo giocare con le parole invece di portare domande buone che le rafforzano, producano l'opposto. Così per esempio mi troverei a non usare la parola "ragionevolezza" pensando che anche un principio logico o di causa effetto non valga nulla. Ecco, non vorrei arrivare a una cosa tanto disperante.
Forse in questo momento più che domande destrutturanti servirebbero delle analisi di quello che è successo, perché qualcosa di strano in questi anni è successa, e non basta descriverla, bisogna vivisezionarla.

Pubblicato da: andrea barbieri - 05.04.06 23:57

Caro Andrea, continuo a pensare che tu non abbia risposto alle mie domande. Ora dici che le mie domande - sintetizzo - conducono a un punto tale che "non si capisce più nulla". Ma perché non si capisce più nulla?
Mi inviti a "portare domande buone che rafforzano [le parole]", anziché "giocarci". Mi fai degli esempi di "domande buone" che potrei farti?
Che cosa c'è di male nello "scegliere una tattica a tavolino"?
Io non ti ho detto: "Tu sei evasivo". Ho detto che mi pare tu non abbia risposto alle tue domande. Se dicessi: "Tu sei evasivo", attribuirei un'intenzione evasiva al tuo discorso. Io non la attribuisco: non credo che tu intenda essere evasivo, non ho alcuna ragione per credere che tu intenda essere evasivo. Ciò non toglie che, a mio parere, tu non hai risposto alle mie domande.
Dici che "in questo momento più che domande destrutturanti servirebbero delle analisi di quello che è successo". Secondo me, il tuo modo di argomentare è l'esatto contrario di un'analisi: è sintetico.
Dovrei spiegarmi di più e meglio, ma è l'una e ventotto di notte, e alle sei e cinquantaquattro ho il treno. Ci vediamo a Ravenna?

Pubblicato da: giuliomozzi - 06.04.06 01:28

Sono contro la pena di morte in maniera radicale, senza se e senza ma. Del resto l'avversione radicale a questa forma di giustizia terrena, se così vogliamo chiamarla, deve essere esercitata proprio nei casi più terribili ed estremi, credo sia facile essere contrari laddove i colpiti siano che sò, poveri, neri, rapinatori trasformati dal caso in assassini e cioè tutti coloro che hanno delle attenuanti comprensibili; no la pena di morte non deve essere inflitta a nessuno per motivi direi filosofici; noi conosciamo soltanto la morte altrui, la loro morte ci riporta alla nostra, che altrimenti resta inconoscibile e questo fa sì che uno si getti tra le onde o in fiume per salvare qualcuno senza sapere chi sia e magari essendo un nuotatore inesperto, è l'istinto vitale, oscuro della vita contro lo scandalo mai accettato e non accettabile della morte. E' qui la sua umanità.
Rimane ,di fronte a episodi come quello terribile del piccolo Tommaso, uno sgomento profondo, un dolore che cerca motivazioni, come ha fatto Lucarelli, che cerca una causa anche orrenda che renda in qualche modo plausibile quel gesto incompresibile eppure tante volte accaduto anche in passato , al di là di regimi politici e diverse culture. Caino esiste come esiste il diavolo.
Quello che mi ha colpito leggendo i commenti è allora il legame ,che nel corso della discussione sulla pena di morte
Andrea Barbieri ha voluto fare con la strage dei bambini irakeni, ma che vuol dire? Cosa c'entra uj gesto individuale di malvagità e di follia o altro e la sua punizione ,con la discussione sulla guerra, con la guerra in Iraq che io, come lui, avverso radicalmente?
Rosebud

Pubblicato da: rosebud - 08.04.06 11:47

Cara mamma,

Stasera sono un po’ euforico e ho pensato a te. Tu eri contenta che andassi in guerra, guadagno bene e ho la possibilità di fare molti allenamenti per buttare giù qualche chilo.
Sono diventato più forte, mamma, sono agile e robusto, capace di affrontare un combattimento con molti uomini contemporaneamente. Ho i riflessi pronti, sono una vera macchina da guerra.
Ricordo che hai pianto quando sono partito. Non piangevi per i pericoli che potevo correre, ma perché eri orgogliosa di me. Sono poche al paese le donne che possono vantare l’appartenenza del proprio figlio ad un corpo scelto, un corpo glorioso, il migliore.
Devi essere orgogliosa di me anche per quello che ho fatto oggi. Oggi siamo stati veramente bravi e coraggiosi. C’erano i terroristi. La casa era piena di terroristi. Siamo riusciti a prenderli tutti e a legargli le mani. Abbiamo sparato a tutti alla testa. Poi abbiamo fatto saltare in aria quel covo, mamma. Il tetto è crollato. Dentro c’erano quei nemici. Undici persone, undici terroristi, ti rendi conto mamma, undici terroristi in un colpo solo. Due terroristi uomini, cinque terroristi bambini e quattro non ricordo, mi sembra donne, anzi mi pare ci fosse anche un’anziana, una dell’età della nonna, insomma Sai, è stato tutto molto veloce, noi siamo svelti. Alcuni piangevano, soprattutto i bambini. Ci sono le foto in giro, se vuoi vederle, le foto del nostro coraggio. Anni di sacrifici e duro allenamento, mamma, per arrivare a questo. Non sei contenta? Potrai dirlo a tutte le vicine, mamma, che tuo figlio ha contribuito a distruggere una casa piena di terroristi. Le farai crepare d’invidia.
Un bacio affettuoso anche alla piccola Mary Ann, che ha festeggiato il suo primo compleanno senza lo zio Joe, il suo zio proferito. Dille che al mio ritorno le porterò un giocattolo iracheno.

Baci

Tuo figlio Joe

Balad, 15 marzo 2006

Pubblicato da: Pamela Canali - 08.04.06 19:36