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13.04.06

Sfuggire al paradigma volterriano

di giuliomozzi

[Tutti gli articoli della campagna post-elettorale]

Non so dove e quando l'abbia detta o scritta (se qualcuno me lo fa sapere: grazie), ma la battuta attribuita a Voltaire è: "Non condivido le tue idee, ma mi batterò fino alla morte perchè tu possa continuare ad esprimerle". Chiamo questa battuta "il paradigma volterriano" perché nel corso dei quarantacinque - quasi quarantasei - anni della mia vita mi è stata insistentemente proposta come "esempio, modello degno di essere imitato, termine di paragone, di riferimento" (dizionario di De Mauro, alla voce "paradigma"); e mi è stata, per di più, proposta come verità morale (e politica) evidente, quindi come fondamento di tutta una serie di scelte morali (e politiche).
Ora vado a elencare, un po' alla rinfusa, alcuni argomenti per sfuggire a questo paradigma.

L'argomento di Auschwitz. "Avremmo dovuto batterci fino alla morte perché i nazisti potessero esprimere le loro idee - e metterle in pratica?".

L'argomento antiberlusconiano. "Io mi batterò fino alla morte perché tu possa esprimere le tue idee, ma quelle proprio tue, non quelle che ti sono state inculcate col lavaggio televisivo del cervello".

L'argomento relativista. "Poiché tu proponi le tue idee come Verità, io non posso battermi affinché tu possa esprimerle: infatti la precondizione perché ci si batta per la libera espressione delle idee altrui è che nessuno abbia pretesa di Verità. L'unica Verità è che non è disponibile una Verità".

L'argomento antifondamentalista. "Non mi batterò fino alla morte perché tu possa esprimere le tue idee, perché so che tu ti batterai fino alla morte perché io non possa esprimere le mie".

L'argomento determinista. "Le tue idee sono determinate dal contesto storico-economico-sociale, quindi non sono idee tue; io mi batterò fino alla morte perché tu sia libero di avere delle idee, e per questo è pedagogicamente necessario che io ti impedisca, ora, di esprimere quelle idee che non sono tue".

L'argomento razzista. "Voltaire si riferiva evidentemente ai rapporti tra uomini. Ma non basta avere stazione eretta e pollice opponibile, per essere uomini".

L'argomento storicizzante. "Non si può ripetere la battuta di Voltaire ignorando il contesto storico nel quale veniva proferita. Voltaire viveva in un'Europa nella quale i maggiori avversari della libertà intellettuale individuale erano lo Stato e la Chiesa. Oggi il contesto è tutto diverso, i maggiori avversari della libertà intellettuale individuale sono altri, e quindi la battuta di Voltaire merita almeno un ripensamento".

L'argomento della reciprocità. "Prometto che mi batterò fino alla morte perché tu possa esprimere le tue idee, a patto che tu ti impegni a batterti fino alla morte perché io possa esprimere le mie".

L'argomento semplicistico. "Ma scusa, se tu hai torto, che cosa devo fare? Farmi male da solo?".

L'argomento dell'indifferenza. "Certamente farò in modo che la libertà di esprimere le tue idee ti sia garantita. Non sognarti però che io ti stia ad ascoltare".

L'argomento clericale. "Mi batterò perché tu possa esprimere tutte le tue idee tranne una: cioè l'idea che non esista Verità, o che tutte le verità (ma anche solo due verità) siano equivalenti".

L'argomento monopolista. "Certo, tu hai tutto il diritto di esprimere le tue idee. Non però nei miei giornali, nelle mie radio, nelle mie televisioni".

Questi argomenti, evidentemente, in parte si ricoprono e si replicano l'un l'altro. Ora, la prima domanda è: alcuni di questi argomenti sono validi? E la seconda è: il paradigma volterriano è valido?

Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 13.04.06 09:28

Interventi

anni fu è stata ritrovata, negli archivi, una lettera scritta dal carcere (da un detenuto politico appartenente a Giustizia e Libertà, il movimento creato dai fratelli Rosselli, che poi era diventato il partito d'azione) la lettera parlava delle future leggi elettorali da fare una volta finita la guerra e diceva che andava scelto un sistema elettorale che impedisse ai nemici dell'italia (fascisti e nazisti) di riprendere il potere.
E finiva dicendo:
"Libertà per tutti, fuorchè per i nemici della Libertà".
Mi piace di più della frase ormai inattuale di voltaire che tra l'altro non era poi così liberale come vogliono farci credere ;-)
geo (di passaggio)

Pubblicato da: georgia - 13.04.06 11:26

Forse questi argomenti sono troppo sintetici, mentre se vogliamo rendere conto della ragionevolezza delle nostre opinioni dobbiamo considerarle l'esito di un processo composto di logica, dati scientifici, impressioni, intuizioni. Mettere a nudo il processo è molto utile per decidere e per capire certi meccanismi-trabocchetto.
Forse in questi cinque anni alcune parole d'ordine, "fazioso" "tutto è uguale" "falso idealista" solo per fare esempi, hanno tolto alla base la possibilità di guardare in trasparenza il processo e capire. A priori abbiamo abbandonato tante parole sentendole puzzare (pace, giustizia, legalità, bellezza, critica). Forse la puzza non dipendeva dalle parole. E' strano, alcuni scrittori (pochi, pochissimi in realtà) sostengono che la lingua non sia importante. Per me, sperando di non sembrare troppo gonzo a dirlo, è addirittura cruciale per essere un paese civile.

Pubblicato da: andrea barbieri - 13.04.06 11:45

Caro giuliomozzi, ecco qui la storia della citazione (in barbaro)

http://www.classroomtools.com/voltaire.htm


Pubblicato da: eiochemipensavo - 13.04.06 12:09

Ciao caro Giulio,

complimenti per i tuoi interventi riguardo al Convegno riportato sull'ultimo numero di Atelier.


Ciao ciao


Fabrizio

Pubblicato da: Fabrizio Corselli - 13.04.06 12:12

aggiungo una citazione dalla pagina riportata nel mio intervento precedente: "The phrase was invented by a later author as an epitome of his attitude. It appeared in The Friends of Voltaire (1906), written by Evelyn Beatrice Hall under the pseudonym S[tephen] G. Tallentyre."

Pubblicato da: eiochemipensavo - 13.04.06 12:18

E io che lo sospettavo, che doveva esserci sotto il trucco...
Grazie.

Pubblicato da: giuliomozzi - 13.04.06 12:41

Ho sempre considerato il paradigma volterriano un ottimo misuratore di pregiudizi.

Accanto L'argomento di Auschwitz spesso mi hanno sottoposto:

L'argomento Pedofilia. Dovremmo batterci fino alla morte perché i pedofili possano esprimere le loro idee - e metterle in pratica?"

Il paradigma volterriano afferma la libertà di esprimere non di mettere in pratica. Una cosa non implica l'altra. L'unica implicazione del paradigma è l' assunto che " dal confronto delle idee emergerà sempre la verità". Ciò a prescindere da cosa è la verità. Se si ha fiducia che il confronto delle idee produce "la verità, il bene" allora non ha senso negare la discussione su un argomento. E' del tutto indifferente l'oggetto del "contendere".

Un modo diverso di vedere il "paradigma volterriano" si concentra sulla definizione di libertà. Siamo tutti d'accordo che il nazismo è male e anche il semplice parlare di certi argomenti è un offesa per l'uomo quindi vietare ai nazisti di esprimere le loro idee non è una limitazione della libertà ma un suo compimento, una sua esaltazione. Libertà non vuol dire libertà di offendere, quindi è bene vietare quei argomenti che EVIDENTEMENTE E DEFINITIVAMENTE sono "male". A prescindere da come si definisce il male anche qui abbiamo un assunto, e cioè che il "ricevente" vada tutelato nella sua sensibilità. Volendo potremmo chiamarlo "il paradigma del bambino" che, potremmo così sintetizzare:

Non condivido le tue idee, e mi batterò fino alla morte per impedirti di esprimerle giacchè io devo difendere chi è meno capace di me.

Che è, grosso modo, la motivazione alla base di tante dittature.

Pubblicato da: Lucis - 13.04.06 12:52

Inoltre: COME TOLLERARE GLI INTOLLERANTI?

P.S. Per gli amanti degli scherzi: il terribile scherzo di Igino Domanin nel mio blog.

Pubblicato da: Lucio Angelini - 13.04.06 12:59

[OT: angelini, il tuo blog è stupendo, peccato che manchi di feed (puoi anche anagrammare l'ultima parola, se ti va)]

Pubblicato da: eiochemipensavo - 13.04.06 13:54

mai saputo che le dittature (destra o sinistra) abbiano mai difeso i più deboli, è un ossimoro storico il tuo o lucis dal pensiero un po' ... a saldo.
I dittatori decidono, per decreto insindacabile, o per legge speciale che i deboli da difendere sono loro 8e pochi fiancheggiatori fedeli), e si autodifendono con accanimento terapeutico, lo fanno a tutti i costi, calpestandoci e distruggendoci, e in fondo ne abbiamo un piccolo esempio al momento: qualcuno che sa che quando si dimetterà sarà un cittadino come tutti gli altri e che la legge che si era auto-fatto per tutelarsi non varrà più perchè non era proprio ad personam, ma solo ad caricam e .... e ora vorrebbe distruggere tutto e tutti per non dimettersi prima di essere tutelato (non ho capito se vuol diventare senatore a vita o presidente del senato) ... ma questo è un altro discorso ;-)Invece "libertà per tutti fuorchè per i nemici della libertà" non l'ha detto un terribile bolscevico mangiatore di bambini, ma un liberale che usciva da una terrribile dittatura, un liberale vero (non alle vongole come gli attuali) come carlo e nello rosselli, come ernesto rossi...
Poi sia chiaro che sono d'accordo con te, se berlusconi vuole farsi una fondazione e stare a discutere di tutto (senza mettere in pratica), anche di comunisti bollitori di bambini, di diritti dei mafiosi di rimanere liberi e magari pure liberi di candidarsi al senato faccia pure, ma basta che non lo faccia a nostre spese con cariche democratiche (e canali televisivi pubblici o di quelli di cui possiede solo una concessione) che non gli appartengono e che lui usa come manganelli per levare la libertà a noi e lo fa a SUO SOLO USO E CONSUMO
Penso che ci siamo capiti anche per altri argomenti che con voltaire non c'entravano proprio nulla ;-)
geo

Pubblicato da: georgia - 13.04.06 14:52

Il "paradigma di Voltaire" è una delle più stringenti definizini del concetto di "democrazia". Esso indica, in modo chiaro ed autoevidente, come la "democrazia" non sia (come invece vorrebbero i suoi nemici: basta rileggersi, per così dire, "La dottrina del fascismo" di Mussolini, ossia la voce "Fascismo" della Treccani) la conta delle teste, né il governo della maggioranza sulla minoranza: la democrazia è l'ambiente all'interno del quale è possibile, formalmente e/o in concreto (dipende da quanto si è liberali piuttosto che liberaldemocratici o democratici) l'espressione di idee, comportamenti e stili di vita diversi. Il "paradigma di Voltaire" non è una regola (come invece, ad esempio, il criterio di approvare ciò che è votato dal 50%+1 dei votanti): è una metaregola, o la regola delle regole. E' di un tipo logico superiore alle regole che la attuano, per dirla con la teoria dei tipi logici. [quindi l'espressione "paradigma di Voltaire" è infelice, ma queste sono limature della punta dello spillo]. Oppure, con un esempio: la democrazia è la regola del calcio di rigore (il criterio formale), non lo sgambetto del tal calciatore nella tale partita all'interno dell'area di rigore (cioè il fatto empirico).
Il nazismo non è una posizione divergente all'interno dell'ambiente democratico: è la negazione stessa dell'ambiente. Dunque è perfettamente democratico avversarlo: il nazista, che nega il concetto stesso di democrazia, non è paragonabile a chi nega che sia avvenuto un fallo da rigore: è come chi nega la regola stessa del calcio di rigore, dunque vuol giocare a un altro gioco pretndendo che sia ancora football. Altri esempi citati sono invece casi specifici all'interno della metaregola, e dunque è giusto battersi perché possano essere espressi, salvo operare (eventualmente) perché tali idee restino inattuate, o siano confutate, eccetera (possibilmente senza arrivare all'intolleranza di Anselmo d'Aosta, che invitava non solo a confutare Gaunilone, ma anche a sputargli in faccia). Una nota sul relativismo: da quanto sopra (mi scuso per la brachilogica sintesi di questioni che la logica e la filosofia hanno da tempo risolto), l'espressione "dittatura del relativismo" (il relativismo sarebbe contraddittorio perché negherebbe col suo stesso esistere la posizione anti-relativistica, cioè sostenitrice dell'esistenza di una Verità assoluta), che è un calco maldestro della critica del nazista Schmitt alla discussione come principio della democrazia (il preteso paradosso di una "discussione che non mette in discussione se stessa" [sic!]) è irrilevante dal punto di vista argomentativo (se non per il suo fazioso portato retorico), ma preoccupante se a pronunciarla è uno come Marcello Pera, cioè un accademico che dovrebbe, salvo distacco dall'insegnamento, insegnare cose che evidentemente o ignora o ha dimenticato (ma se uno studente gliele dice a un esame cosa succede?).

Pubblicato da: girolamo - 13.04.06 15:36

Il diritto di ciascuno a prendere la parola nell'assemblea (l'*isagoria*).

Pubblicato da: giuliomozzi - 13.04.06 16:30

Tengo a ricordare che nell'immediato dopoguerra l'Italia democratica permise la nascita (con relativa elezione di suoi rappresentanti in Parlamento) dell'MSI, un partito che si richiamava esplicitamente agli ideali della Repubblica di Salò.
"Non condivido le tue idee, ma mi batterò fino alla morte perchè tu possa continuare ad esprimerle".
Voltaire, come si diceva.

Colgo l'occasione per augurare agli articolisti, ai commentatori di Vibrisse e a Giulio Mozzi - che quel paradigma senza ombra di dubbio lo rispetta - i miei sinceri auguri di serena Pasqua.
Questo Paese avvelenato ha bisogno di pace.
Sabato abbraccerò Bartolomeo.

Saluti

Pubblicato da: Carlo Capone - 13.04.06 16:47

Posso non essere d'accordo con te, ma difenderò fino all'ultimo il tuo diritto di stare zitto.

Daniele Luttazzi

Pubblicato da: saburo - 13.04.06 16:47

"mai saputo che le dittature (destra o sinistra) abbiano mai difeso i più deboli, è un ossimoro storico il tuo o lucis dal pensiero un po' ... a saldo."

Io non ho detto che le dittature difendono i più deboli, ho detto che le dittature SOSTENGONO che le limitazioni imposte alla libertà hanno lo scopo di tutelare la parte debole della nazione (che fanno coincidere con il popolo).


Pubblicato da: Lucis - 13.04.06 17:07

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