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21.04.06
Questo pomeriggio e domani, a Pordenone
di giuliomozzi
S'inaugura questo pomeriggio alle 18, a Pordenone presso la Fondazione Ado Furlan di Via Mazzini, l'esposizione O materna mia terra, con opere di Boris Ruencic e Giovanna Melliconi, curata da Bruno Lorini e da me. Domani, sabato 22, più o meno alla stessa ora, forse un po' prima, ci sarà una sorta di seconda inaugurazione. (Mi spiego. Giovanna Melliconi espone tre opere, ispirate a tra poesie di Cristina Annino ["Il cane dei miracoli"], Livia Candiani ["Inno all'utero"] e Giovanna Frene ["Descrizione", nell'immagine qui a fianco]. Sabato si leggeranno queste poesie, se ne parlerà, si parlerà magari di ciò che sta tra queste poesie e gli acquerelli di Giovanna). Io ci sarò sabato.
Giovanna Melliconi e Boris Ruencic, entrambi sui venticinque anni, fanno parte di un gruppo di giovani artistii inventato nel 1998 da Bruno Lorini con la collaborazione del sottoscritto, e da allora prodotto da entrambi.
Dal testo in catalogo di Giovanna Melliconi: “La voce è una cosa degli uomini: dei maschi. La voce dei maschi nomina certe cose, non è capace di nominarne altre. Il corpo che appare nella voce dei maschi è il corpo eroico: un corpo che sembra non avere confini, non avere limiti. Se il corpo nominato dalla voce dei maschi muore, la sua è una morte gloriosa: il corpo morto nominato dalla voce dei maschi è un corpo che la morte ha purificato, reso quasi divino. Invece, come tutti sanno, il corpo che appare nella voce delle donne – da quando le donne hanno cominciato a prendersi la voce – è un corpo-corpo, un corpo che non tenta, non vuole essere altro che ciò che è. Un corpo che affronta turbamenti, un corpo che dà la vita ad altri corpi con sofferenza e spargimento di sangue, un corpo che la morte rende debole, indifeso, bisognoso di cure estreme sia pur palliative. Un corpo, insomma, che vive sempre contornato dal confine della sua caducità, della sua finitezza, del suo essere a rischio, del suo comunicare con altri corpi a loro volta caduchi, finiti, a rischio".
Dal testo in catalogo di Boris Ruencic: “Della terra si dice sempre che è una madre. Ma io sono nato dentro il corpo di mia madre: nella terra, invece, entrerò da morto. Da mia madre ho ricevuto alimento, cure, calore, carezze, contatto; per la terra-madre, invece, mi è stato chiesto – come è stato chiesto a tanti – di andare incontro alla morte, di produrre la morte di altri come-me. Di mia madre non so dire niente: è mia madre, punto. Non mi è possibile farla oggetto di un discorso. E’, semplicemente. La terra-madre, invece, è oggetto di interminabili discorsi, è un oggetto che esiste solo in quanto è possibile produrre discorsi che la nominano".
Giovanna e Boris hanno già esposto insieme al Flash Art Show di Bologna, l'anno scorso (vedi testo e immagini) e, qualche tempo fa a Padova (c'era con loro anche Carlo Dalcielo).
O lavatrice
una poesia di Giovanna Melliconi
O lavatrice.
Che lavando mi levi lavoro:
O levatrice
Di lavoro, alleviante, che elevi
Il mio spirito, levando lavoro al corpo.
O bella, o cara, o progressista
Lavatrice.
O serva non serva: o levatrice
D'ogni senso di colpa.
O pura, o santa, o bianca
Lavoratrice mai stanca.
O amica sempre al mio fianco,
O cosa che affranca.
O tu che partorisci il bucato.
O tu che risciacqui dolcemente.
O tu che prelavi.
Senza di te, io che sarei?
Io nel mirar nel tuo
Oblò il rotar del tuo
Cestello, O lavatrice, mi oblio.
È bello. E non son più io.
E sono, O lavatrice, più mia.
Giovanna Melliconi, Vignola, 31.08.02
Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 21.04.06 07:36
Interventi
Bellissima poesia. Tutte quelle "elle" e "vi" in sequenza! Lo stile,ovviamente, è pulito. E il tono, arguto e centrifugo. In più, aggiungerei, a questa giusta lode alla lavatrice, la capacità di conciliare la mia pennichella da sabato o domenica pomeriggio, quando leggo a letto ascoltando quell'utile, rassicurante ronronìo.
Pubblicato da: Giancarlo Tramutoli - 21.04.06 08:59
da massaia improvvida, mi commuovo a leggere una poesia su una lavatrice.
se poi si parla anche di pordenone...
te_lee_fo_no.
caa_sa
che emozione..
Pubblicato da: la massaia di avesa - 21.04.06 17:43
A pordenone la lavatrice è diventata davvero, nel senso più spudoratamente ampio e sociologico, una LEVATRICE. Mi è piaciuta, molto, questa leggera ed ironica leva-lava, asciuga-ascesi, macchina-mecca, divina.
Pubblicato da: luca bidoli - 19.05.06 10:06




