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25.04.06

"Perché le storie della 'destra' hanno un'enorme efficacia narrativa?"

di caracaterina

[tutti gli articoli della campagna post-elettorale]

[...] Ora, la faccenda della “storia" da narrare è davvero fondamentale. Infatti, alla luce dei risultati elettorali, anche solo leggendo i commenti agli articoli che pongono il problema, nelle voci dei pochi ma agguerriti elettori della destra che hanno partecipato al confronto colpisce l’assoluta disponibilità a credere nelle “storie" narrate da Berlusconi & c. e l’impermeabilità all’ascolto di altre storie. Qui poco importa che la parola “storie" sia equiparabile, per l’una o l’altra parte, alla parola “palle". Quello che è interessante considerare è la valenza della parola in termini di narratività e di potenza rappresentativa di sé, della propria “storia". Effettivamente, in questo senso, le “storie" della destra hanno un’enorme efficacia narrativa, tale da determinare un peso così considerevole da impressionare gli elettori di sinistra relativamente all’esito del voto e renderli tutti preoccupati. [...] Perché lui [Silvio Berlusconi] riesce ad affabulare e la politica e la cultura di sinistra no? Perché lui valorizza il suo interlocutore, il destinatario della sua narrazione. [...] La sinistra racconta una storia “contro" e non sa narrare diffusamente “per" qualcuno. [...]

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Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 25.04.06 17:09

Interventi

Perché è come Vanna Marchi, Berlusconi. E gli italiani sono molto simili alla figlia della Marchi, almeno una buona parte. Ecco perché. Perché lui valorizza i suoi interessi e di quelli che hanno interessi uguali ai suoi: l'unico uomo che non ha mai detto niente sul 25 aprile. Fossimo stati noi italiani un paese civile a quest'ora saremmo in una Italia diversa, forse migliore. Ed invece siamo ipnotizzati da soap-opera e dispacci stampa targati Verissimo. Mon Dieu!

g.

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 25.04.06 20:41

Giuseppe, a che cosa serve insultare metà degli italiani?

Pubblicato da: giuliomozzi - 26.04.06 10:23

A niente, caro Giulio. E' solo che non sono un santo. A guardare il pelo nell'uovo, non è stato forse Berlusconi a darmi del coglione, anzi a darci dei coglioni, proponendo dell'Italia intera una immagine non discutibile, ma...? Non lo so come: ma il mondo adesso ha imparato una parola nella nostra lingua. Un gesto politico l'insulto lanciato, gridato in verità, che temo non abbia eguali nemmeno sotto il fascismo. Ma il problema vero è un altro: l'ex premier ha reiterato gli insulti, alludendo a brogli, a non accettare la sconfitta - anche se per misura -, mostrando una totale squalifica di sé da quello che è il civismo. Ecco, se permetti, caro Giulio, io mi sento offeso "di dentro". Però non sono un santo.

g.

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 26.04.06 10:36

Continuiamo quindi così, con gli scambi di insulti ("Ha cominciato lui!"). Il guaio è che dopo che ho detto a uno: "Guarda che sei come la figlia di Vanna Marchi" (il che equivale a dire, come minimo: "Sei un truffatore"), mi par difficile che costui abbia voglia di sentire le mie ragioni.
Quindi nessuno starà a sentire l'altro, quindi nessuno cambierà opinione.
Ottimo sistema di propaganda.

Pubblicato da: giuliomozzi - 26.04.06 16:21

Non dico che sia ottimo sistema di propaganda o che altro: dico invece che è altamente infantile, difatti io ho specificato di non essere un santo. Però se sui banchi di scuola mi stuzzicano tirandomi le palline con la bic a mo’ di cerbottana (ma noi si diceva e scriveva ciarbottana), il minimo che posso fare è rispondere. Ricordo che accadeva così: una gran confusione di palline di carta e saliva, e quello che non rispondeva veniva additato con nomignoli che puoi ben immaginare. Come a dire: Gandhi oggi avrebbe nessuna possibilità di sconfiggere il sistema. E poi la Marchi si dichiara innocente. Come tutti del resto.
Io sono per il dialogo, ma se gli altri non dialogano, a me i soliloqui mi fanno venir voglia di sbattere la testa contro i muri. Il problema, e mi pare evidente, è che c'è un ritorno di maccartismo, o diciamo una paura per tutto ciò che è vagamente rosso o rosato. Ora, per fortuna, non tutta la Destra è così: e però lo zoccolo duro è quello che si fa sentire e che ha gli orecchi tappati.
Per fortuna le scuole elementari, quelle delle palline, sono durate solo cinque anni: poi alle medie inferiori, per tre anni. Solo che lì volavano cazzotti e non più palline.

g.

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 26.04.06 17:19

Comunque mi pare che la categoria dell'insulto sia obsoleta. La nuova destra si esprime così: "coglione chi non mi vota perché non fa i suoi interessi!". Sono loro i primi a sentirsi onorati di vivere secondo furbizia. A questo punto mi chiedo, posso ancora dire qualcosa che li scalfisca?
E l'informazione? si sentono i giornali prendersela con pochi devastati bruciabandiere, ma nessuno se la prende col gruppo che gridava - aizzati se non sbaglio da un parente di La Russa - "chi non salta Ferrante è!".
Nessun giornale riporta che all'indomani della vittoria della CdL a Trieste qualcuno ha piantato un vessillo fascista in segno di vittoria?
Perché i giornali non spiegano che è ingiusto riconoscere l'aggravante del fine eversivo per i disgraziati mentali che si autopraticavano sconti e taccheggiavano in nome della giustizia proletaria. Abbiamo rappresentanti in parlamento compromessi con la mafia, abbiamo ex piduisti e tangentari: di quelli si deve parlare.
La discussione culturale è monopolizzata dal film tratto dal codice da vinci. Come non pensare che tutta quella paccottiglia pseudostorica copre altri discorsi, seri e abissalmente inquietanti, sul rapporto tra opus dei e pedofilia, solo per fare un esempio.
Perché nessuno parla di tutto questo? forse sentendone parlare ci libereremmo, non si sentirebbe più il bisogno dello sfogo, di reagire all'insulto con l'insulto.
Ricordate il "silenzio" di Cage? la musica era data dal brusio e dalle lamentele in sala. Se i pianisti (gli intellettuali) suonassero come si deve, la sala diventerebbe silenziosa.

Pubblicato da: andrea barbieri - 27.04.06 09:57

Caro Giulio,
da Caracaterina hai posto una domanda radicale: "chi non è capace di raccontare una storia, non farebbe meglio a stare zitto?", che a sua volta ne sottende ancora una che credo ti stia a cuore: chi è capace di raccontare una storia?
Gio (nei comment a quel post) dice che la sinistra ora è incapace di compiere la lettura dei visceri, e io trovo che sia un modo molto interessante per dire che non è capace di leggere emozioni, e quindi di scriverle o di "trasportarle" (E a me verrebbe da fare un'analisi storica o sociologica dei perché :-).
Il che vuol dire forse, sempre trasponendola, che la nostra italica tribù di primitivi e barbari anziché ascoltare il vecchio saggio o il bardo vuole ascoltare il capo dei guerrieri o l'astuto debole zoppo?

Pubblicato da: Paolo S - 27.04.06 10:52

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