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19.04.06

Marco D'Eramo propone una tesi

di Marco D'Eramo

[Questo articolo di Marco D'Eramo è apparso nel quotidiano il manifesto di ieri 18 aprile 2006. gm] [tutti gli articoli della campagna post-elettorale]

Silvio Berlusconi come Vanna Marchi? Gli italiani creduloni abbindolati dalla telepromozione politica? C'è qualcosa di davvero inquietante nel modo in cui tanta sinistra ha reagito al voto del 9 e 10 aprile. Il più delicato: «Che paese di merda!». Il più civico: «Io emigro ». I nostri esponenti riecheggiano le nobildonne che un tempo addossavano alla «plebe» tutti i malanni d'Italia. Sembra che in tanti abbiano preso sul serio la tagliente ironia di Bertold Brecht, per cui quando un popolo smentisce un governo, il governo deve cambiare popolo.
Se la sinistra non ha vinto con ampio margine, è quindi colpa del maledetto popolo. Mai che fosse colpa nostra, ovvero dei nostri dirigenti, della classe politica di sinistra. Vorrei perciò esporre una tesi opposta, non tanto per amore del paradosso, quanto per mettere qualche paletto all'ipotetico, futuro governo di centrosinistra. La tesi è: lungi dal essersi fatti circuire, gli italiani hanno votato in modo razionale in funzione dei propri interessi, in base alle (seppur scarse o manipolate) informazioni di cui disponevano. Le informazioni di cui dispongono i cittadini è che, per quanto riguarda la politica economica, da più di un decennio, in quasi tutto il mondo le parti in commedia si sono invertite tra destra e sinistra.

Si è dimenticata la ragione del successo di Berlusconi nel 2001: la drastica dieta dimagrante che il governo di centrosinistra aveva imposto all'Italia. La destra aumenta spesa pubblica e deficit, la sinistra fa prova di «responsabilità fiscale». L'esempio più vistoso è costituito dagli Usa dove Bill Clinton portava in attivo il bilancio dello stato, mentre George Bush apre le voragini del deficit pubblico. Si è dimenticato con troppa facilità che la ragione più importante del successo di Berlusconi nel 2001 fu la drastica dieta dimagrante che il governo di centrosinistra aveva imposto all'Italia per consentirle di rientrare nei parametri di Maastricht: l'entità del salasso non fu mai rivelata, ma è presto calcolata. Negli anni '90 il debito pubblico italiano si aggirava intorno al 120% del prodotto interno lordo. Il puro servizio del debito viaggiava perciò intorno al 6-7%. Portare il deficit pubblico al 3% implicava quindi che ogni anno un 4% fosse sottratto alla ricchezza nazionale solo per mantenere il debito ai suoi livelli precedenti. Se poi si voleva diminuire il debito totale, altro salasso andava praticato nei portafogli degli italiani, e i nostri cerusici non si risparmiarono.

Si dirà che si trattava di ridurre l'onere della rendita finanziaria: traduzione: il popolo dei Bot fu massacrato. Perciò a Berlusconi per vincere alla grande bastò l'impegno di far ricominciare a girare il denaro, con le promesse esplicite di grandi opere e di riduzione ufficiale delle tasse, e invece la promessa implicita di riduzione ufficiosa delle tasse, consentendo un'evasione alla luce del sole (promessa mantenuta). Come è noto, i tanto ventilati denari non si sono mai visti, le grandi opere sono rimaste allo stato di inaugurazioni bidone e il prelievo fiscale ufficiale è rimasto più o meno inalterato. Da qui la delusione di tanta parte dell'elettorato. Persino il popolo dell'Iva si è sentito tradito.

Evidentemente però la delusione per la destra non bastava a ribaltarsi in fiducia per il pronte opposto. Infatti con quale obiettivo primario nel 2006 la sinistra si è candidata al governo? Con quello di risanare i conti pubblici. Il che in buon italiano vuol dire o ridurre le spese o aumentare le entrate, o ambedue. E gli italiani un primo doloroso assaggio di questo risanamento lo avevano già avuto prima con i governi Amato e Ciampi e poi tra il 1996 e il 2001. In tutta la campagna al centro del dibattito sono state le entrate dello stato, mai le sue uscite. Abbiamo - più o meno - saputo come sarebbero aumentati gli introiti (lotta all'evasione, imposizione sulle plus-valenze finanziarie), ma non ci è mai stato detto con chiarezza come questi soldi sarebbero stati spesi.

Un programma di più di 200 pagine è un nonprogramma. Nel 1981 la sinistra francese vinse con un programma che oggi sarebbe definito leninista (nazionalizzazione di tutti i gruppi bancari, aumento del salario minimo, quinta settimana di ferie pagata, abolizione della pena di morte..). Insomma, il lavoratore dipendente che votava per François Mitterrand, sapeva perché votava e aveva una speranza di mettersi qualcosa in tasca e portare qualcosa a casa. Alternativamente, nel 2003 in Spagna Zapatero - assai conservatore in politica economica - era però esplicito, anzi radicale, sui temi «liberal »: ritiro dall'Iraq, aborto, Pacs... Anche qui l'elettore sapeva che cosa gliene veniva. Nel 2006 in Italia l'elettore della casa delle Libertà sapeva per che cosa votava, invece l'elettore di sinistra non lo sapeva: il lavoratore dipendente italiano avrebbe dovuto votare per la sinistra solo per dire no a Forza Italia.

È una storia che viene da lontano. Poiché nel nostro paese non c'è mai stata una vera e propria classe borghese (ci sono sì famiglie ricche, ma esse non hanno mai costituito una classe con la sua ideologia e il suo apparato statale), almeno dal 1946 la sinistra italiana si è addossata un ruolo di sostituto della borghesia. Per usare il linguaggio degli euroburocrati, da decenni la sinistra italiana è vittima della sindrome di sussidiarità, si sente cioè costretta a fare tutto quel che la non-borghesia italiana non fa.

Il marxismo aveva coniato una bella espressione: «farsi classe generale», il che avviene quando una classe specifica convince tutte le altre classi che, lottando per i propri interessi, persegue in realtà quelli di tutta la società generale. Oggi la sinistra pretende invece di «farsi classe generale» subendo l'egemonia altrui e sacrificando i salariati agli interessi delle altre classi. Non convincendo il padronato che è suo pro fare gli interessi dei lavoratori, bensì al contrario, convincendo i lavoratori che è loro indispensabile fare gli interessi del padronato, fino quasi a diventare il più sussiegoso factotum delle esigenze confindustriali: infatti l'unica promessa chiara Romano Prodi l'ha fatta alle imprese, quella di ridurre il cuneo fiscale del 5%. Questa pretesa di assurgere a «classe generale» porta quindi la sinistra a penalizzare, anziché a valorizzare, gli interessi della sua specifica constituency.

Da qui l'immagine (non del tutto peregrina) della sinistra come forza politica punitiva, esperta in bastone ma avara di carote: in prigione gli evasori sì, ma poi? Perché mai i nostri dirigenti del centro sinistra non ci dicono le tre-quattro misure chiare, semplici, precise, che porterebbero vantaggio alla maggioranza dei lavoratori dipendenti, invece di prospettarci solo un'improbabile punizione quei cattivoni di speculatori? Perché non ci hanno fatto sapere in che cosa staremmo meglio con un governo di centrosinistra?

Per di più, la società italiana è molto più intricata di quel che sembra: il calo delle nascite ha fatto sì che su quasi ogni individuo siano confluiti i modesti averi dei suoi avi, l'appartamentino, l'orto, il piccolo capitale in Bot, così che [...] gran parte dei lavoratori dipendenti mantiene un livello di vita accettabile integrandolo con seppur piccole entrate finanziarie, di modo che, in maggioranza, ognuno di noi è insieme salariato dipendente e rentier piccolo piccolo. Di fronte a quest'intrico sociale, la cultura politica dei nostri dirigenti ha mantenuto sì la vecchia impostazione della classe generale, ma subalterna ideologicamente alle superiori ragioni del mercato. Del berlinguerismo ritiene una fascinazione rigoristico-puritana (quando non masochista) per l'austerità, ma all'interno di una strategia craxiana (d'alemiana?) di spregiudicata occupazione del potere nel mantenimento dell'esistente.

Ecco perché il voto degli Italiani sembra razionale: perché - se non avessimo avuto Berlusconi contro - ci sarebbero state tutte le ragioni per votare contro questo centrosinistra. Che metà degli italiani abbia accettato la dolorosa prospettiva di un'altra stangata, pur di evitarsi un regime berlusconiano è quindi solo segno di grande dedizione civica da parte dei bistrattati cittadini di questo nostro paese. Perché lo scenario più probabile è che l'austerità di spesa pubblica e la responsabilità fiscale - prescritte dal Fondo Monetario Internazionale, dalla Confindustria e dalla Commissione europea - saranno diligentemente somministrate dal governo di centrosinistra che così creerà tutte le condizioni per essere rovesciato nella prossima tornata elettorale, quando alla destra sarà lasciato un'altra volta il margine di manovra di spendere di più, far circolare più moneta, e aumentare il deficit.

PS. E poi, per favore basta con questa litania del paese spaccato in due: col sistema bipolare poteva forse essere spaccato in tre? O forse un paese che vota al 48 - 52% è molto meno spaccato di uno che vota al 50,1- 49,9? Nel 1960 John Kennedy vinse per un pelo, come nel 1974 Valery Giscard d'Estaing, e anzi nel 2000 Bush non vinse affatto, ma nessuno si pianse mai addosso sulla spaccatura del paese.

Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 19.04.06 06:40

Interventi

Vanna Marchi è un agnellino bianco rispetto all'ex Premier Silvio Berlusconi.

Speriamo che oggi ce lo si levi una volta per tutte dai piedi: ha proprio stufato con la grande coalizione, con le sue accuse di brogli, ecc. ecc. ecc. ecc. Insomma, è più noioso e golpista di una soap-opera sudamericana. Chissà se Bush gli asciugherà le lacrime, o dichiarerà guerra all'Italia perché con un governo di Centrosinistra. A guardare all'intelligenza degli americani, non mi meraviglierei poi troppo se dichiarassero guerra al Governo dell'Unione. :-(

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 19.04.06 09:45

Resoconto puntuale e impietoso: azzeccatissimo. E sono d'accordo sul fatto di smetterla di menare 'sta storia del paese spaccato, qui le uniche cose spaccate sono le nostre p.... :-)

Buona giornata. Trespolo.

Pubblicato da: Trespolo - 19.04.06 10:26

@Giuseppe: non è che potrebbe essere il governo Prodi a dichiarare "guerra" agli Stati Uniti? A me il sospetto viene... :-)

Buona giornata. Trespolo.

Pubblicato da: Trespolo - 19.04.06 10:28

@ TRESPOLO

No, guarda, poi tutto è possibile, ma non credo proprio in un Prodi che dichiari guerra agli USA. Semmai è vero che l'ex Premier e Bush sono (erano) culo e camicia. O meglio ancora: l'ex Premier era il braccio destro (e/o della morte) di Bush. Adesso pensa di andare a fare un qualche migliaio di vittime in Iran: ma chi diavolo credono d'essere lì, negli USA? il diavolo? Sì, sono il Diavolo portatore di morte, dittatoriali e maccartisti, poi oggi con Bush il maccartismo è venduto insieme alle Bibbie e predicato.

Comunque, convengo ampiamente: 'sta storia del paese spaccato ha spaccato le nostre BIP...

Ma intanto si insiste: "Finché Prodi non accetterà il dialogo semineremo dubbi sul risultato" Se non è un golpista l'ex Premier, non so chi altri.

Che vada a casa, a casa, a casa. E che ci resti.
Intanto i risultati dalla Cassazione cominciano a dire quel che già si sapeva, che l'ex Premier ha il naso più lungo di quello di Pinocchio.

Buona giornata.

Giuseppe

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 19.04.06 10:40

D'Eramo spiega benissimo i motivi della rimonta di Berlusconi alle elezioni. Aggiungerei solo tre punti:

1) Prodi avrebbe dovuto vincere bene, ossia meglio di come ha vinto, perché in questi 5 anni la classe media si è impoverita. Si è a lungo parlato della difficoltà di fare la spesa l'ultima settimana del mese, della precarietà del lavoro, della impossibilità per i giovani di avere in futuro la pensione ecc.. Santomassimo, sul Manifesto di qualche giorno fa, ha criticato Prodi perché non ha fissato né il tetto di tassazione delle rendite finanziarie né il tetto della tassa di successione che vuole reintrodurre: “In una situazione come quella italiana, dove l’intreccio tra stipendi, pensioni familiari, piccole rendite e piccolo risparmio è oramai costitutiva dei bilanci delle famiglie e costituisce fattore di sopravvivenza e di rifugio precario sotto i colpi della crisi, ci vuole la massima precisione nell’indicazione delle proposte”. In breve: “Non si può, neppure per sbaglio, trovarsi nella condizione per cui la proposta, sacrosanta, della redistribuzione del reddito a favore dei ceti più deboli … possa rischiare di venire intesa come spoliazione di chi ha poco e a maggior ragione difende quel poco che ha”.
2) La Rossanda ha criticato, sempre sul Manifesto, l’articolo di Santomassimo. Prodi, secondo la Rossanda, ha proposto un modello sociale diverso da Berlusconi: più tasse vuol dire più servizi, ossia più stato sociale. In realtà, come dice D’Eramo, l’aumento delle tasse si tradurrà in un risanamento dei conti dello Stato più che in servizi per i cittadini. Il risanamento è necessario. Tuttavia è oggi più difficile chiedere i sacrifici alla classe media, perché questa oggi arranca. Bisognava precisare le proposte e far capire – sempre che queste fossero le intenzioni - che questa volta avrebbero pagato coloro che in questi anni si sono arricchiti.
3) L’Italia, a causa della crisi, è “un paese a ricchezza diffusa, ma oramai precaria e minacciata”. La casa è l’unica ricchezza che è aumentata di valore in questi anni (prezzi delle case alle stelle). Sulla prima casa, Prodi ha proposto le “revisioni delle rendite catastali che, giuste in sé, hanno assunto inevitabilmente il significato di un inasprimento di una tassa fondamentalmente ingiusta e avvertita come tale”. Veltroni, per la sua campagna elettorale, fa una proposta opposta rispetto a quella di Prodi: a Roma ridurrà l’ICI sulla prima casa.

Pubblicato da: rossella - 19.04.06 13:26

Ma non vi è mai venuto in mente che gli Italiani potrebbero essere molto più intelligenti di quanto non creda la sinistra? Almeno una metà sì. Per gli altri ... vale l'evangelico "Perdona loro perchè non sanno quello che fanno"!
za'

Pubblicato da: za' - 19.04.06 13:57

Marco d'Eramo sull'analisi del centrosinistra ha perfettamente ragione.
Come sulla balla del paese spaccato in due; affermazione in cui non crede neanche chi l'ha detta; solo il servilismo dei giornalisti (alcuni) la rende presentabile; resta un'idiozia.
L'analisi del voto di centrodestra è più complessa delle semplificazioni.
In parte è certo frutto di ignoranza, come le balle sul comunismo (che è come prendersela con i Gracchi e la loro riforma agraria), ma in parte ed in modo molto più serio è frutto di aggregazioni sociali vere nel paese. Quali sono e come operano è compito di una analisi che non è stata fatta e che Berlusconi copre. Levare Berlusconi non farebbe perdere il centrodestra. Anzi.
Riflettiamo sul fatto che la presenza femminile nel centrodestra è stata sempre, almeno numericamente ma in realtà non solo, più ampia che nel centrosinistra.
Senza Berlusconi e con una leadership credibile il centrodestra vincerebbe a mani basse.
E farebbe danno (secondo me, ma posso sbagliare).
Berlusconi occulta e copre. Ma non impedisce.
Infatti il centrosinistra, come dice D'Eramo, ha il problema anche di rappresentare il centrodestra. Follia politica, ma tant'è.

ciao
raffaele

Pubblicato da: raffaele ibba - 19.04.06 14:48

Concordo con Rossella... ma attenzione, la confusione è sempre dietro l'angolo: Veltroni, abbassando l'ICI prima casa NON va contro Prodi. Gestisce bene un'imposta la cui determinazione spetta ai sindaci. Se lui riesce a tenere un buon bilancio abbassando l'ICI prima casa, vuol dire che amministra bene o è un demagogo (o che la situazione a Roma degli immobili.. beh, lascio l'argomento ad Angela), ma non che si opponga a Prodi.

E concordo anche con D'Eramo, abbiamo bisogno di categorie storiche e sociologiche più avvertite per fare un'analisi più mirata, e trovo che lo slogan di Prodi (La serietà al governo) riassumeva bene l'idea di "sinistra" di questo centrosinistra che piace a confindustria ma non ai piccoli imprenditori... e non almanacco sui perché.
Ma vorrei rilanciare a Giulio: non è qui che deve arrivare la letteratura, o per lo meno la narrativa? A descrivere questa vera/finta spaccatura del paese, questo diffuso benessere precario ecc ecc?

Pubblicato da: Paolo S - 19.04.06 16:23

La Cassazione ha detto che sì, la vittoria è dell'Unione.

Ora, dopo tutto il fango - per non chiamarlo in altra maniera - che l'ex Premier ha buttato, si spera che almeno, col sorriso tirato, chieda scusa all'Unione, agli Italiani tutti, e che poi batta in ritirata. Che si cerchi una Sant'Elena.

Addio al berlusconesimo e al berlusconismo.

g.

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 19.04.06 18:23

Giuseppe, tu leggi troppi libri di fantascienza :-).
Questa, che sembra una speranza, in che libro l'hai letta?

Ha già fatto sapere, magnanimamente, per bocca di Bondi che si accontenterebbe della Presidenza della Repubblica (da parte di un Dio in terra è esercizio di modestia) e lascerebbe al suo preferito D'Alema (Prodi non è così carino e non ha i baffi) il ruolo di presidente del Consiglio (il che anche da parte di uno intelliggentissimo come D'Alema è esercizio di umiltà).
Per una volta vorrei che i libri di fantascienza che ti obnubilano fossero attendibili.
A questa esibizione di un gigantesco EGO preferirei un'invasione aliena per non dire di peggio.
besos

ps: Veronica, suvvia, riporta a casa il B.(so che è chiederti moltissimo, non deve essere facile...conviverci), fallo per noi italiani.

Pubblicato da: spettatrice - 19.04.06 19:50

@ SPETTATRICE

Non leggo fantascienza da tanto tanto tanto tempo. Al massimo rileggo i classici della sf, ma la nuova sf - che non c'è - mi fa un po' tanto dar di stomaco.

Esprimo solo la speranza, una inutile speranza, che Berluska si trovi una Sant'Elena. Ma non ci credo.

Così come ho più volte detto - forse non m'hai seguito bene :-) - che Prodi è solo il primo primissimo mattoncino per cominciare a pensare di cambiare in meglio, e lasciarci alle spalle il berlusconesimo e il berlusconismo.

Ma se si dovesse verificare che una Grande Coalizione o una porcata simile, allora che vada a quel paese pure Prodi. Ma per il momento non ho motivo di dargli addosso. Posso invece dire per D'Alema che è guerrafondaio, che lo è stato, e non gli perdono né la Guerra nel Golfo né tante altre cose e né mai gliele perdonerò.

Comunque soffia aria brutta dalle parti di Prodi: si sente, si avverte, si sa.

Insomma, la fantascienza non mi tocca. Solo il pessimismo più nero. Ma forse sbaglio ad esser pessimista, o realista.

Besos

Giuseppe

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 19.04.06 20:24

Ecco. Una riflessione interessante. Come spesso accade quando si attua un rovesciamento. Quello che non mi convince è peròla parte dell'interesse. Se si parla di classe generale, allora bisogna parlare di egemonia. Di capacità di agglomerare una parte (preponderante) della popolazione attorno a un progetto (o un'idea). E' chiaro che la calsse egemone in Italia, in questi anni è quella che si definisce "il popolo della partita Iva". E, certo, costoro hanno votato seco do i propri interessi. Ma gli altri?
Ho letto, in un reportage de L'Espresso che parlava d'altro (del mercato immobiliare) che, se un terzo degli italiani si era arricchito, in questi anni, due terzi si sono impoveriti. Per usare l'espressione dell'esperto di Gabetti casa "una situazione da terzo mondo". Due terzi impoveriti. Allora non dimentichaimo che l'egemonia è faccenda di percezione. Come tutto ciò che è ideologico può non collimare con la realtà. Allora stiamo attenti. La gente non ha votato secondo i propri interessi, le gente non è riunita intorno a essi, ma a ciò che crede essere il proprio interesse. Non è cosa da poco. Il compito di chi riflette (in qualsiasi forma, da cittadino, intellettuale, attivista) è far prendere coscienza della discrepanza tra illusione e realtà. Ammesso che (e, nel mio caso è così) alla realtà (che la realtà esista, sia qualosa di concreto, se non evidente) si creda.

Pubblicato da: mario - 20.04.06 11:04

Sì, ed intanto la Cdl con l'ex Premier a capo non riconosce la sconfitta e promette battaglia: battaglia su che? ostacolerà il Governo?

Se tutta la Destra è così, come Forza Italia, non sono siamo di fronte a una presa di posizione estremistica, ma di REALE PERICOLO per la società tutta. L'Italia è al collasso per buoni 2/3 e la Cdl promette di ostacolare il governo legittimo per fare i suoi interessi, quelli di Berlusconi imprenditore.

g.

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 20.04.06 11:57

Al solito estremamente realistico D'Eramo. A proposito di vari commenti di cui sopra, il problema non è la telefonata di Berlusca, nè il suo permanere a Palazzo Chigi: finchè il Capo dello Stato non darà l'incarico a Prodi, il Cav. è legittimamente. Il problema, di fondo, è che al solito ha vinto una coalizione, il cui motore riformista (DS - Margherita, piccolo Ulivo, partito democratico a venire) è assolutamente incapace di quella capacità di creazione del consenso su temi reali e di direzione della politica nazionale, che un tempo si chiamava, senza vergogna, "egemonia" (Gramsci Weber Machiavelli Gobetti Cattaneo), mentre l'unico soggetto politico capace di ciò resta il partito personale - aziendale - mediatico incardinato su Berlusconi (leggere Dell'Utri per avere conferme). E' questo deficit di egemonia della parte riformista del centrosinistra a costituire il vero pericolo, essendo incapace di disciplinare gli istinti antipolitici del resto della coalizione e di attrarre i ceti popolari che si riconoscono in Berlusconi. Eppure basterebbe ripartire dalle culture che hanno fatto da ossatura alla Costituzione...

Pubblicato da: Enrico De Lea - 20.04.06 16:33

WASHINGTON - Per la prima volta l'amministrazione americana prende ufficialmente atto dei risultati delle elezioni italiane del 9 aprile: "Intendiamo lavorare con il governo Prodi", ha dichiarato il portavoce per il Dipartimento di Stato americano Sean McCormack.

Fino a questo momento, il Dipartimento di Stato, come anche la Casa Bianca, avevano espresso l'intenzione generica di lavorare con qualsiasi governo italiano fosse stato democraticamente eletto. Ma i risultati non erano ancora considerati definitivi, poiché la consuetudine americana vuole che il perdente ammetta la sconfitta e riconosca la vittoria del rivale.

La dichiarazione di McCormack implica che gli Stati Uniti, dopo la pronuncia di ieri della Corte di Cassazione sulla vittoria dell'Unione, prendono atto che i risultati delle elezioni italiane sono finali e definitivi.

(20 aprile 2006)

E meno male.
Ciò ci permette di dire, con assoluta sicurezza, che Berlusconi è davvero un uomo piccolo piccolo, in ogni senso.

Saludos

g.

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 20.04.06 20:23

trionfalismi a parte, "piccola piccola" è anche la vittoria del csx, o no ?

Pubblicato da: cletus - 21.04.06 21:42

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