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23.04.06

I lavoratori delle Librerie Feltrinelli

di Luca Domenichini

[Questi due articoli di Luca Domenichini sono apparsi nel quotidiano il manifesto di ieri 22 aprile 2006. gm] [il blog dei lavoratori delle Librerie Feltrinelli] [tutti gli articoli in vibrisse su questo argomento]

Va avanti da sabato scorso lo sciopero indetto dai lavoratori della Feltrinelli e dei negozi e megastore Ricordi. Per oggi [22.04.06, ndr] sono in programma manifestazioni a Bari, Torino, Firenze, Brescia, Parma, Ravenna, Modena e Bologna. Dopo lo sciopero pasquale, il primo nella storia della più grande industria culturale italiana, avvenuto a Roma, Milano, Napoli e in altre cinque città, i «commessi» - come sono chiamati dopo la riorganizzazione aziendale del 2001 - si fermano di nuovo per protestare contro il contratto integrativo proposto dalla Feltrinelli. «Un contratto - osserva Enrico Ragazzi, libraio storico di Bologna e Rsa Cgil trattante al tavolo - che apre alla precarietà anche nella nostra azienda, introducendo le tipologie di contratto atipiche generate dalla legge 30».

Come vanno le trattative?

Su alcuni comportamenti aziendali c'è poca chiarezza. Nel 2001, quando il nuovo gruppo dirigente si è presentato, l'azienda raggiungeva una quota di mercato del 19%. Oggi siamo cresciuti, salendo al 23%: la Feltrinelli resta leader indiscussa nel settore della distrubizione culturale in Italia.

Perché l'esigenza di un nuovo piano?

Probabilmente per una restrizione della domanda complessiva. Emblematico, in questo senso, è il mercato della musica, che ha perso quote. La previsione è di un calo costante delle vendite, sebbene la quota di Feltrinelli nella vendita di prodotti musicali si sia rafforzata sempre di più.

C'è, insomma, un calo del fatturato complessivo?

Quello del mercato musicale è solo un esempio per spiegare le strategie complessive dell'azienda: il fatturato globale, che non è più quello di un tempo, spinge la Feltrinelli a cercare di ragionare in termini di abbattimento dei costi, esasperazione degli indici di produttività e dei margini sui prodotti. Ci sono molti editori che ritengono di essere «strozzati» dalle condizioni contrattuali imposte dalla Feltrinelli. Attraverso questo meccanismo centralizzato, tra l'altro, il messaggio che arriva ai fornitori può essere riassunto così: tu non vai più a farmi la prenotazione nel singolo punto vendita, ma vieni direttamente da me, distributore centralizzato, per farti fare un ordine su novantatré negozi. L'operazione dà un margine di profitto ben diverso.

E' cambiato qualcosa nelle librerie Feltrinelli dagli anni Ottanta a oggi?

Sono stato assunto dalla casa editrice fondata da Giangiacomo Feltrinelli nel 1989, nella libreria di Bologna. Cinque anni fa c'è stata la riorganizzazione aziendale e la firma del precedente contratto integrativo (11 settembre 2001, ndr): la relazione con il cliente e la conoscenza del prodotto sono diventate da allora qualcosa di superfluo per i «commessi». Il libraio, prima, era tenuto a conoscere la richiesta dei lettori, tradizionalmente «forti» alla Feltrinelli. Questo scambio tra cliente e addetto, tra l'altro, era una esperienza straordinaria e bellissima per il libraio, perché sapevi di consegnare un prodotto ma anche di ricevere molto da un lettore attentissimo. Ora, in qualche modo, il modello centralizzato riduce tutto a scala, spersonalizzando il lavoro, in base a un unico modello e identiche procedure, determinando la scomparsa della figura dei librai storici che davano in qualche modo il carattere al negozio.

Se passerà il nuovo contratto integrativo proposto dall'azienda, cosa cambierà per gli anziani e i neoassunti?

Intanto va detto che questa ultima ipotesi dell'azienda ha avuto carattere ultimativo, determinato dal fatto che è stata accompagnata da una lettera di Carlo Feltrinelli in persona. Ci siamo trovati nella condizione di dovere prendere o lasciare una offerta che introduce clausole elastiche e flessibili nei contratti, apprendistati, contratti d'ingresso e a tempo determinato. Questa posizione della Feltrinelli ha influito molto nella nostra decisione di fare il primo sciopero nella storia del gruppo editoriale. Per i neoassunti, oltre alle tipologie precarie, ci sarebbe la sorpresa di vedersi cancellare, per i primi dodici mesi, la maggiorazione per le domeniche lavorative.

* * *

Si fa chiamare Roberto. Lavora come magazziniere part-time in una libreria Feltrinelli di Bologna da tre anni. E' lui a raccontarci il cambiamento della figura del «libraio storico» in «addetto», impegnato nelle promozioni, punti vendita e realizzazione delle procedure. Quello che è chiamato «commesso» dopo la ristrutturazione aziendale del 2001. «Sono arrivato quando la ristrutturazione del lavoro nelle librerie Feltrinelli era già cominciata. La mia prima è avvenuta con un contratto part-time: trenta ore alla settimana con un salario di 700 euro mensili».

Quali mansioni svolgi?

Mi occupo sia della merce, libri, cd e dvd che entrano nel negozio, sia della vendita. La mia prima occupazione resta la responsabilità sulla merce, ma nella Feltrinelli in cui lavoro siamo ormai tutti intercambiabili. Indipendentemente dalla formazione e dal contratto.

Durante la giornata ti capita di occupare anche il banco dietro ai punti vendita e informazione?

Certamente. Faccio il lavoro, in pratica, che era dei librai, come servire la clientela e ordinare i volumi.

Quante ore alla settimana lavori?

Trenta ore settimanali più gli straordinari. Ma ci chiedono anche di limitare lo straordinario e di marciar spediti durante l'orario normale. Il personale, però, non è affatto sufficiente.

Parteciperai allo sciopero di sabato, indetto anche a Bologna?

Sicuramente. Sto preparando lo striscione che aprirà il corteo: «La Feltrinelli frutta e verdura, la precarietà non fa cultura».

Quali sono le ragioni dell'azienda che non ti vanno giù?

La spersonalizzazione del lavoro e della figura del libraio, da una parte, e degli addetti ai vari compiti dall'altra. Ai tempi della mia assunzione, ho sostituito un vecchio magazziniere che era pagato per quaranta ore settimanali, il turno completo. E che per tutta la vita si è occupato solo della responsabilità delle merci. Ora, invece, la pressione è costante e non c'è più una chiara divisione dei compiti.

E poi, cos'altro non va bene?

La pressione della sede centrale di Milano sulle altre librerie. Gli ordini, relativi alle promozioni, ai bollini e quant'altro ci sono impartitI direttamente dal capoluogo lombardo. Si è in pratica persa una sorta di autonomia delle librerie, dove il libraio spesso caratterizzava lo «spirito» del negozio. E così il personale ruota da una libreria all'altra, e noi riceviamo una montagna di e-mail da Milano per procedure che difficilmente siamo in grado di gestire. A svantaggio, in fondo, del cliente.

E' interessante notare come stai parlando da vero «commesso» anziché da magazziniere.

E' così: con la pretesa di razionalizzare tutto, non conviene più spenderci per soddisfare il cliente. Adesso, dobbiamo fare prima un «calcolo». E' più importante per noi rispondere agli ordini sulle procedure che ci sono imposte, piuttosto che prestare attenzione ai gusti dei clienti, cercando il libro particolare, consigliando il lettore.

Oltre alla nuova riorganizzazione del lavoro, il problema sembra la carenza di personale.

La situazione è questa: siamo sotto-organico, e con la nuova proposta di contratto integrativo avanzata dalla Feltrinelli cadrebbero anche alcune ore di permesso e la sicurezza sui contratti. In particolare, per i nuovi assunti e quelli senza un contratto indeterminato.

Per i neoassunti, ancora più giovani di te, cosa cambierà se passa il contratto integrativo offerto dalla Feltrinelli?

Che potrebbero essere facilmente condizionati. Con contratti precari e sempre più a termine, e meno garanzie sul salario, sono i lavoratori perfetti per essere ricattati. Come, ad esempio, chiedendo loro di lavorare anche la domenica senza percepire il normale salario aggiuntivo.

Una curiosità: le nuove procedure sono produttive per l'azienda o alla fine si rivelano controproducenti per la libreria?

Semplicemente non funzionano. Ci chiedono di spremere il sangue dalle rape, ma non va. Ricordo quando sono entrato alla Feltrinelli. Il primo libro che ho venduto è stato La schiuma dei giorni di Boris Vian, ma è cambiato molto da allora.

Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 23.04.06 08:26

Interventi

Caro Giulio,
apprezzo il tuo interessamento per le Librerie Feltrinelli. Da scrittore capirai bene l'importanza del luogo d'incontro tra le parole di chi scrive ed i sogni di chi legge. La situazione che si è venuta a creare nei giorni scorsi, tuttavia, è molto diversa da quella dipinta sui quotidiani.
Io lavoro in Feltrinelli da ormai otto anni e posso raccontare di un'esperienza lavorativa e personale unica, meravigliosa. Certo non sono mancati e non mancano a tutt'oggi i problemi. E' vero che ci sono stati negli ultimi due anni dei cambiamenti molto grossi che hanno investito anche delle procedure interne rispetto alle quali il libro può apparire messo in secondo ordine. In verità tutto è comunque più complesso e devo segnalare che se c'è stata miopia nelle scelte di alcuni dirigenti c'è stato anche moltissimo pressapochismo e tanta tanta cialtroneria da parte dei lavoratori. Posso confermarti che in anni di lavoro ho ricevuto moltissimi riconoscimenti e opportunità di crescere attraverso conventions, viaggi, collaborazioni con altre librerie. L'impressione è che alcuni si sentano ghettizzati più del dovuto perchè si autoghettizzano con la loro cultura del "meno lavoro possibile". Insomma, come spesso in questi casi la verità sta in mezzo. E' per questo che molti di noi, la maggior parte di librai che lavorano onestamente amando il loro mestiere e l'azienda per la quale lavorano, hanno deciso di muoversi in maniera alternativa, cercando di redigere documenti costruttivi attraverso il quali collaborare con la dirigenza alla risuluzione dei problemi che ci angustiano.
Non neghiamo a priori la possibilità di scioperare se tutte le possibilità di dialogo si chiuderanno definitivamente, ma posso confermarti che siamo ad uno stadio di chiusura reciproca tra sindacati e azienda proprio perchè non c'erano le persone giuste a mediare sui problemi.
Io spero che si faccia punto zero e si ricominci a dialogare, ma pur non essendo prono alle posizioni aziendali, o almeno verso quelle che ritengo meno "feltrinelliane", mai mi sentirò parte di uno sciopero violento e prematuro organizzato proprio da chi non ha la cultura di questo lavoro e che accusa la dirigenza di venir meno alla storia del marchio lasciando però macerie in giro dopo le uscite sui media e sugli organi di stampa in genere.

Pubblicato da: Klingo - 24.04.06 23:30

Mi piacerebbe lavorare nel campo dell'editoria oopure per una bibliotecaon-line. Evito, per ora di inviarrLe il mio CV, ma mi interessarebbe sapere qual è la via migliore per mettermi in contatto con la Casa Editrice e quali sono le posizioni vacanti in questo momento.
Sentiti ringraziamenti.
Adele Galluzzo

Pubblicato da: adele galluzzo - 07.05.06 11:21