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21.04.06

I lavoratori delle Librerie Feltrinelli

[Ve ne sarete accorti di persona, o lo avrete letto in rete o nei giornali. I lavoratori delle Librerie Feltrinelli sono in agitazione. Per ottime ragioni, secondo me (e con molto senso di responsabilità). Se vi interessa (vi interessa, vero?) seguire la loro vicenda, potete mettere tra i "preferiti" il loro blog collettivo: http://effelunga.blogspot.com. Qui sotto potete cominciare a leggere il "manifesto" del blog, pubblicato ancora nel novembre 2004: che è una lucida analisi di quanto sta avvenendo in una delle più importanti "imprese culturali" d'Italia. Vi segnalo anche un aggiornamento sugli ultimi avvenimenti. gm] [tutti gli articoli in vibrisse su questo argomento]


Le librerie Feltrinelli si stanno trasformando, dopo la fusione con Ricordi e l’acquisizione delle librerie Rizzoli, le piccole, assortite e, sotto il profilo culturale, importanti librerie stanno lasciando il posto a grandi Megastore, che di fatto rappresentano la nuova grande scommessa economica dell’azienda. Il dato è di vitale importanza perché non riguarda solo il volume d’affari dell’azienda (la 9° al mondo per la vendita di prodotti culturali) e la sua capacità di creare comunicazione, eventi e cultura ovviamente in posizione subalterna al marketing, alla crescita ed al profitto…
il dato è importante perché riguarda prima di tutto noi, i suoi lavoratori dipendenti, quelli che dovrebbero implementare le decisioni aziendali sul campo, adeguandoci alle direttive aziendali, sulle quali non abbiamo nessun diritto di parola.
Nel giro di pochi anni la figura professionale del libraio, qualificato, competente e certamente più tutelato sia sotto il profilo economicamente che della sostenibilità del lavoro (orari, turni, mansioni) è stata ridefinita con un’accurata opera di ingegneria sociale, riadattandola ad una nuova esigenza aziendale. I Megastore non hanno più bisogno di librai, da qui la necessità di cancellare con un colpo di spugna quello che molti colleghi erano e quello che i nuovi non saranno mai. Ora c’è bisogno di lavoratori giovani (assunti in formazione-lavoro), intercambiabili, flessibili per quanto concerne l’orario, il luogo di lavoro, le mansioni, ed anche il salario: emblematica a questo riguardo è la sostituzione della 15esima mensilità fissa con un premio di produzione variabile a cui non tutti hanno diritto nella stessa misura.

Continua a leggere l'articolo nel blog dei lavoratori delle Feltrinelli.

Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 21.04.06 13:25

Interventi

E' iniziata, da almeno un anno, la fase che porterà alla concentrazione delle catene distributive librarie. Potrebbe essere un danno oppure potrebbe essere la scossa necessaria per spostare gli equilibri e richiamare nuovi e diversi investimenti nel settore.
E' tutto da vedere: non sempre queste operazioni restituiscono i vantaggi sperati.

Capisco benissimo le preoccupazioni dei lavoratori della Feltrinelli, ma non vedo molte possibilità affinché possano intervenire attivamente all'interno di questo processo.
A loro sfavore giocano una serie di elementi, riportati anche nel blog effelunga, difficilmente superabili.

Da seguire con attenzione.

Buona giornata. Trespolo.

Pubblicato da: Trespolo - 21.04.06 14:44

Ho notato che nei link non ci sono commenti, come se la questione fosse fin troppo circoscritta.
Mi domando come avrebbe accompagnato questa evoluzione Giangiacomo Feltrinelli.

Bart

Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 21.04.06 15:53

Mi dispiace per i lavoratori delle Feltrineli, ma da un'atra parte sono contento che finalmente i nodi vengano al pettine. I loro problemi s'intrecciano perfettamente con quanto da qualche tempo, e anche qui su Vibrisse, noi semplici clienti delle librerie Feltrinelli andiamo dicendo.
Le rivendicazioni sulla "flessibilità" non sono scindibili da quelle sulla superfetazione degli store a danno dell'idea stessa di libreria, e riguardano noi tutti, riguardano la posibilità di continuare a sperare in una distribuzione dei prodotti culturali veramente libera, accessibile e soprattutto che dia la possibilità di scegliere.
Oltetutto la protesta ha come conseguenza quella di farmi vedere questi ragazzi sotto un'altra luce: confesso che spesso la loro ignoranza, il loro modo sgarbato di rispondere, o supponente, o troppo spesso puramente ebete, mi ha indotto a ritenerli complici del sistema-Feltrinelli.

Ezio

Pubblicato da: Ezio - 21.04.06 16:27

Bart, ho notato anch'io l'assenza di commenti e, più dell'assenza di commenti, mi meraviglia e mi meravigliava che nessuno degli "addetti" ai lavori accennasse a questa vicenda che potrebbe spostare in modo consistente gli equilibri del mercato distributivo italiano (e non solo quello distributivo...).

Ricordi, Rizzoli e Feltrinelli che si riuniscono sotto lo stesso tetto nella distribuzione. Mi ricorda l'acquisizione di Alfa Romeo e Lancia da parte della FIAT: pilotata politicamente e disastrosa per l'industria automobilistica italiana.
Le similitudini sono molte :-)

Buona serata. Trespolo.

Pubblicato da: Trespolo - 21.04.06 16:28

A differenza di Ezio, ho sempre riscontrato nei commessi delle Feltrinelli di Milano (in particolare dei negozi di piazza Piemonte e Corso Buenos Aires) un' ottima preparazione unita a estrema gentilezza nel rapportarsi con la clientela.
Trovo le loro rivendicazioni più che legittime.
Emma

Pubblicato da: emma locatelli - 21.04.06 16:54

Emma, mi fa piacere. Mi riferivo a Roma.
E posso garantire che una volta non era così. ciao

Pubblicato da: Ezio - 21.04.06 16:55

ho dato solo un'occhiata frettolosa al blog, ed è quindi presuntuoso da parte mia notare che: (a) la ristrutturazione ancorché imposta dall'alto, non genererà rimpianti nella clientela (alzi la mano chi usa chiedere consiglio ad libraio/commesso. bene. ora chi lo ha fatto e se n'è pentito. bene, vi ringrazio)
(b) “siamo diventati addetti allo scatolame!” (testo del 20/11/2004. ma lo stesso tono si ripresenta regolarmente anche nei periodi successivi) è una battuta sciocca e snob. ma si sa:il libro è cultura. il cibo invece...

ciò che è vero è che "quello che sta succedendo alle librerie feltrinelli non è il capriccio di qualche nuovo dirigente fantasioso ma è un processo di natura economica, un processo di concentrazione di capitale, di dequalificazione del lavoro dipendente, di agganciamento dei salari alla produttività, tutte cose che in realtà non riguardano solo noi ma riguardano e hanno riguardato tutti i lavoratori del commercio e della grande distribuzione."(testo del 20/11/2004)

Se però poi chi lavora alla mondadori non è un collega ma un "collega" (nel titolo di un post del 20/4/2006), allora...

Pubblicato da: ciccio - 21.04.06 17:29

Le librerie Feltrinelli, in quanto ramo aziendale dell'omonimo editore, non esistono più. Il marchio è stato acquisito in franchising da operatori esterni su base regionale. La gestione scorte e approvvigionamenti forse è ancora centralizzata. Forse. Quanto ai dirigenti Feltrinelli 'marketing oriented' ho idea che il loro ingresso preluda a una cessione di ramo a un grande distributore di beni di largo consumo (schiaffandoci dentro anche le Rizzoli e con implicazioni quali una drastica riduzione dei costi fissi diretti).

Le coincidenze della vita. Oggi ho pranzato con un amico esperto di distribuzione. Mi ha affascinato, e fatto un po'inorridire, con discorsi su display, replacing, trade -marketing e, per gradire, scatoli messi di costa o di faccia. Come i libri?, mi è uscito. Sì, ha risposto

Pubblicato da: Carlo Capone - 21.04.06 21:15

Finalmente lo hanno capito anche loro!
@Bart
Il Giangiacomo li avrebbe imbottiti di tritolo.
za'

Pubblicato da: za' - 22.04.06 12:31

eh sì, za':-)

Bart

Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 22.04.06 15:36

Per "Ciccio" Furlan: alzo la mano. Io chiedo spesso consigli e opinioni ai ragazzi della Feltrinelli di Padova (mia città), che sono assai bravi e preparati (e lavorano tantissimo).

Pubblicato da: giuliomozzi - 23.04.06 08:17

Sempre per "Ciccio" Furlan: la "collega" delle Mondadori è una "collega" tra virgolette in quanto, lavorando in una Libreria Mondadori e non in una Libreria Feltrinelli, non è una "collega" in senso stretto, ma in senso esteso (le virgolette sono un tipico espediente per indicare che la parola tra esse compresa va intesa in senso esteso).
Certo: le virgolette sono ambigue, e mettendo una parola tra virgolette si può anche far intendere altro che il senso esteso (ad esempio, che si usa quella parola per intendere l'esatto contrario).
Però basta leggere non solo quella parola lì, "collega", ma anche quelle che seguono e quelle che precedono ("compagni colleghi, così vi chiamo perchè anche io lavoro in libreria, ma in una mondadori [...] voi - a differenza dei miei colleghi- siete innanzi tutto uniti, consapevoli dei vostri diritti e giustamente ribelli") per sgomberare il campo da ogni ambiguità.
Ma mi rendo conto, caro "Ciccio" Furlan, che ho scritta questa pedantesca precisazione (ma le precisazioni rivolte a chi sembra voler capire apposta il contrario di ciò che è scritto, sono necessariamente pedanti e noiose: è più o meno come spiegare una barzelletta), senza avere la certezza di che cosa tu volessi dire: perché hai preferito lasciare la tua frase in sospeso: "Se però poi chi lavora alla mondadori non è un collega ma un 'collega' (nel titolo di un post del 20/4/2006), allora...".
Allora cosa?

Pubblicato da: giuliomozzi - 23.04.06 09:07

Testimonianza.
Per un certo qual motivo mi capitò di telefonare alle librerie Feltrinelli di varie parti d'Italia. L'oggetto del colloquio era di quelli che possono produrre il classico riattacco. E invece non è mai capitato che l'addetto si rifiutasse di rispondere alla mie domande. Tutti, ma proprio tutti, cortesi e solerti (per giunta avendo a che fare con uno sconosciuto) e mai che lo smistamento dal centralino abbia bussato a vuoto. Due squilli e l'addetto al reparto sapeva darti qualunque indicazione.

Pubblicato da: Carlo Capone - 23.04.06 14:21

mi riprometto di non darti motivo di essere pedante, ma visto che l'unico metodo che al momento conosco è il silenzio, per oggi mi astengo. da domani mi eserciterò con le tautologie in stampatello.

non metto in dubbio che i lavoratori feltrinelli sappiano fare il loro lavoro. né ho la presunzione di saperne più di loro. anzi, confesso che a volte mi è capitato di acquistare libri brutti (non so se la complicità dell'autore e dell'editore costituiscano aggravante o attenuante). avessi chiesto chissà, forse mi avrebbero dissuaso a non sprecare i miei soldi e invitato ad andarmi a bere uno spritz, i bravi dipendenti della feltrinelli.

dico però che i librai/commessi non sono fonti presso le quali posso informarmi con la calma ed il dettaglio possibili altrove. e che una volta che mi sono informato (stampa, internet, passaparola) ciò che mi può dire il libraio è generico, se non inutile.
come cliente sono un'eccezione? i librai sono invece il motore segreto delle scelte dei lettori? è falso affermare che la sostituzione del libraio col commesso è dovuta più ad un nuovo tipo di lettore (che ha accesso a più informazioni) che ad un nuovo tipo di dirigente di libreria (brutto, cattivo e ignorante)? quale tipo di lettore sostiene il volume del mercato? i tanti che comperano 5-10 libri magari a natale, il numero che ne acquista qualche decina l'anno o i pochi che ne comperano cento e più (questa è davvero una mia curiosità)? non sarà che si agisce sul primo gruppo perché ritenuto il più manipolabile? questo marketing aggressivo non è educativo, ma educare alla lettura spetta alle librerie?

esempio tipico di domanda ad un commesso: quale edizione mi consiglia di "xyz"? (dove "xyz" è un classico disponibile in molte edizioni. domanda del cazzo, vabbè, ma i titoli e gli autori già li distinguo da me).
risposta da grande libreria: "dipende, ma grosso modo si equivalgono." il/la commesso/a mi indica le 4-5 edizioni disponibili e se ne va.
risposta da piccola libreria:"sono più o meno lo stesso, ma io le consiglio l'edizione abc". l'abc è l'unica che hanno. una volta che gli ho rivolto la parola il commesso (spesso il proprietario) mi tiene e non mi molla, nel timore che imbocchi l'uscita a mani vuote.
la risposta vaga è incolpevole in entrambi i casi, ma comunque inutile.

quanto al "collega" hai ragione. ma non vorrei non fosse chiaro quale ragione hai. hai "ragione". ma così pare che sia una mia prerogativa quella di distribuire la ragione di qua e di là. allora mi limito ad attestare che: la "ragione" è dalla tua parte.
nelle virgolette ci si può vedere quello che si vuole. io sono stato malizioso: "collega" non compare nel testo della dipendente mondadori ma nel titolo posto da qualcun altro (suppongo). e nel caso in questione 'collega' non può fraintendersi con 'collega della feltrinelli' essendo specificato proprio nel titolo 'della mondadori'.
e allora se prima si affermano "cose che in realtà non riguardano solo noi ma [...] tutti i lavoratori del commercio e della grande distribuzione", quando poi si distingue tra colleghi e "colleghi" (nella mia lettura maligna) si torna a fare una snobistica divisione poco coerente con le rivendicazioni che si vogliono sostenere.
ora, senza voler dare troppo peso a quelle che sono comunque solo alcune voci, se tu non vedi la retorica spocchiosa di far passare qua e là, legittime rivendicazioni sindacali (e per i precari anche coraggiose) per una battaglia contro la mercificazione del libro (al suono dei canti della resistenza) il cui significato va oltre quello di altre contese di altri lavoratori in altri settori (i venditori di scatolame), o nello stesso settore (mondadori) ...be', pazienza, perché è ancora più noiosa la spiegazione della barzelletta che non fa nemmeno ridere.

porca troia sono stato troppo lungo... saluti

Pubblicato da: ciccio - 23.04.06 20:38

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