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22.04.06
Giuseppe Dessì: La scelta (1978)
[tutte le "letture" di Bartolomeo Di Monaco]
Questo romanzo incompiuto viene dopo Paese d’ombre e chiude l’esperienza narrativa di Dessì che, vinto da un male incurabile, si spegnerà nel 1977. L'opera uscirà postuma nel 1978.
La scrittura è assai più matura e sicura che in Introduzione alla vita di Giacomo Scarbo e paga il suo tributo a Paese d’ombre, in cui il risultato conseguito è già di assoluto rilievo, e sarebbe stato interessante poter vedere completato questo ultimo lavoro, ove la scrittura nonché l’ordito dominano sulla storia e attraggono come un’opera d’arte da contemplare a sé.
In questo romanzo le presenze di Angelo Uras e della moglie Margherita Fulgheri, ossia i nonni dell’io narrante, incombono con il peso della loro vicenda umana. Qui, Angelo Uras, colpito da qualche anno da trombosi, vecchio e malato, morirà, e noi sappiamo da Paese d’ombre che, vicino a morire, alla figlia che gli chiede come sta, risponde con quella straordinaria frase: “Sto bene. Non è niente; sto morendo.” Riguardo a Margherita, si deve precisare che chi racconta, Marco, è figlio di Maria Cristina, a sua volta figlia di Valentina Manno, morta nel partorirla, prima moglie di Angelo Uras, e quindi Margherita, “La dura, aristocratica Margherita Fulgheri”, con gli anni “diventata un mucchietto di ossa leggere”, è nonna acquistata (nonché zia, essendo sorella del padre Francesco), che gli vorrà bene come al “nipote prediletto”; “quel ragazzo che tutti consideravano uno scavezzacollo, un buono a nulla, lei lo amava.” E anche Marco “le voleva molto bene.”
Siamo nel corso della Prima guerra mondiale; il protagonista, Marco, sta ricordando, sul filo di una memoria che si è lasciata segnare da un velo di tristezza causata dalla guerra, che avrebbe dovuto essere breve e invece “durava ormai da anni. La mia infanzia stava passando, quasi senza che io me ne accorgessi”.
Alla guerra addossa molte colpe, la più importante delle quali è l’assenza del padre Francesco, eroico combattente sul Carso (tornerà “con qualche cicatrice sulla pelle bianca”. Pluridecorato, raggiungerà il grado di generale di Brigata), che da un momento all’altro “poteva diventare definitiva, irreversibile.”, e alla quale si doveva attribuire la causa del precoce invecchiamento della madre Maria Cristina “con i capelli quasi grigi” e “col suo viso avvizzito.” Come si è già detto, Maria Cristina è la figlia del primo matrimonio di Angelo Uras con Valentina Manno, narrato in “Paese d’ombre” e Francesco è il conte Francesco Fulgheri, figlio del conte e medico di Norbio Don Tommaso Fulgheri, fratello, più giovane di venti anni, di quel Don Francesco che apre, insieme con il piccolo Angelo Uras, con quella corsa sul calesse trainato dal cavallo Zurito, Paese d’ombre.
Con un salto repentino, nel libro secondo, ci si trova già a guerra finita, il padre è tornato e acquista una grande proprietà che era appartenuta ad uno zio senatore, il professor Antioco Loru, e che era finita nelle mani di un toscano della maremma, Renato Granieri, che l’aveva vinta al gioco delle carte.
Dessì continua una storia che abbiamo già cominciato a conoscere nei romanzi precedenti e noi ci muoviamo in mezzo a nomi e a parentele che abbiamo incontrati nel corso di questa saga: Scarbo, Uras, Fulgheri, Loru, Granieri, soprattutto.
Per inserirsi facilmente nel romanzo, occorre aver letto, dunque, quelli che lo precedono; tuttavia il lettore novizio di Dessì non tarderà a ricostruire i legami che intercorrono tra i vari personaggi, e soprattutto non potrà fare a meno di apprezzare il ritmo della narrazione, che non prende mai la corsa, ma procede con una puntigliosa e dinamica tessitura che fa sembrare lenti perfino i grandi salti di tempo. Nello scritto Il professore di liceo contenuto in Appendice e dedicato alla memoria di Delio Cantimori, egli dichiara il suo tributo alla “prosa del Guicciardini”.
Non v’è dubbio che l’alternarsi di parti narrate in prima persona a parti narrate in terza, può creare qualche difficoltà al lettore che affronti per la prima volta i personaggi di Dessì, tuttavia anche questa “scelta” stilistica contribuisce a tonificare il romanzo e a dargli qualche suggestione in più. Peraltro, essa non è nuova e Dessì, a proposito del suo secondo romanzo Michele Boschino del 1942, che viene dopo San Silvano del 1939, scrive: “l’esigenza di raccontare in terza persona si fece sentire, al punto che il romanzo è nettamente diviso in due parti: una scritta in prima persona e l’altra in terza.”
Alcune ripetizioni, per esempio quella che descrive la serva Vincenza, o l’episodio dell’avvocato senza scrupoli, Aztena, che si è impossessato “proditoriamente”, “quarant’anni prima”, di una parte della proprietà Loru, poi Fulgheri, più che essere il segno di un lavoro incompiuto, rendono evidente, soprattutto, e fanno pensare, almeno per queste prime due parti, a differenti modi di affrontare e porsi dinanzi alla storia, e a stesure diverse e distinte, anche se, nel momento della ricongiunzione, il risultato artistico e il fascino della scrittura s’innalzano ad un altissimo livello.
Più omogenea alla seconda parte è la terza, sebbene siano narrate l’ultima in prima e l’altra in terza persona. Qui ritroviamo Giacomo Scarbo, più grande di Marco, che lo considera “suo amico”, più che cugino, e con il quale spesso si confida: “Con Giacomo, Marco aveva molte affinità e stavano bene insieme.” Marco è un po’ innamorato della matrigna di Giacomo, Alina (“uno di quegli amori pazzeschi che, a volte, riempiono il cuore degli adolescenti.), la giovane che il padre, conte Massimo, ha sposato in seconde nozze, dopo la morte della prima moglie, la belga Joséphine de la Haye, madre di Giacomo. Essi altro non sono che i personaggi principali, insieme con la contessa Maria Scarbo (dal “grande naso” e la sembianza “volterriana”), zia ed educatrice di Giacomo, del romanzo del 1959 Introduzione alla vita di Giacomo Scarbo, talché si può dire che La scelta, sebbene posteriore, è anche un punto di congiunzione rilevante tra quel lontano romanzo e Paese d’ombre, e segni nettamente il percorso di maturazione e accrescimento compiuto da Dessì. La scelta, pur essendo opera incompiuta, fa già intravedere una intraprendenza stilistica che manca nell’importante romanzo del 1959, e rispetto a Paese d’ombre mantiene e consolida la perfezione del linguaggio e della struttura.
La scelta apre, inoltre, alcune finestre su Introduzione alla vita di Giacomo Scarbo e va così anche a illuminarlo e completarlo. Sappiamo, infatti, che Giacomo discute con Marco di religione e di filosofia e spesso lo fa proprio nella casa di Olaspri, dove è conservato quel ritratto di Joséphine, sua madre, che incuteva un po’ di timore ad Alina, e Alina, contrariamente a quanto accadeva in principio, ora si trattiene più di frequente in quella casa e spesso è presente alle discussioni dei due giovani, quasi suoi coetanei: “se ne stava seduta vicino a loro a cucire sugli scalini della porta nella casetta padronale di Olaspri.” E proprio sull’innamoramento di Giacomo per Alina, “bruna, con un viso pallido di asiatica, gli zigomi un poco alti e gli occhi grigi ombreggiati da lunghe ciglia”, il romanzo si interrompe, lasciando alla nostra immaginazione “la scelta” di proseguire secondo il nostro estro di lettori il seguito di una storia (“scegliere”, dunque) che non avrebbe potuto che continuare ad essere ricca e avvincente.
L’appendice del libro contiene alcuni scritti che ci riportano, in qualche caso ampliandoli o modificandoli (si veda la citazione ancora una volta della biblioteca murata), a temi e a personaggi (Emilio Lussu e Delio Cantimori) che abbiamo trovato nel romanzo e Marco, nel mentre dichiara di non essersi staccato mai nel corso della sua vita dalla lettura, consigliatagli dal padre, dell’Orlando Furioso, ora si presenta a noi, “vecchio e infermo qual sono”.
Scriverà Dessì in una lettera a Anna Dolfi del 2 marzo 1976, che troviamo riprodotta nel ricco commento che appare al termine del romanzo (dal quale abbiamo estratto alcune utili notizie) di questa puntuale ed attenta esegeta dello scrittore: “il romanzo che scrivo è molto difficile, e io mi sento vecchio e stanco.” Ciò per dire che non solo Giacomo Scarbo può essere considerato l’alter ego di Dessì, (“Giacomo è quello che io avrei voluto essere e non sono stato, una specie di mio ideale alter ego”, lettera alla Dolfi del 19 novembre 1973), ma anche il Marco de La scelta, il quale, come il cugino più grande di lui di qualche anno, è afflitto, come scrive la Dolfi, da una “disperata solitudine”.
Basti ricordare questo particolare, che unisce significativamente e indissolubilmente tra loro Introduzione alla vita di Giacomo Scarbo, Paese d’ombre e La scelta: Paese d’ombre si chiude con Marco che, al capezzale del nonno, “allungò la sua mano e sfiorò quella del nonno con una carezza. La mano era calda, era viva.” Un episodio analogo s’incontra in Introduzione alla vita di Giacomo Scarbo allorché Giacomo, finito sotto il carro carico di legname che gli si è rovesciato addosso, è dato da tutti per morto. Siamo alla chiusura del romanzo ed Alina, la giovane matrigna, è la sola che si accorge che invece è ancora vivo: “Sollevandolo con tutte e due le mani, sentì il cuore battere.”, e poco più avanti: “Nell’adagiarlo sul canapè, in sala da pranzo, gli passò una mano lungo il dorso. [...] Lo ricoprì, lo chiamò per nome, a bassa voce. Era vivo. Era salvo. Lei sola lo sapeva. Inginocchiata accanto al piccolo corpo inerte aveva la sensazione della propria felice solitudine.” Ne La scelta, tutto ciò raggiunge il suo compendio e noi ci accorgiamo che Giacomo, Marco, ma anche Alina, anche Angelo Uras, non esprimono altro che l’orgoglio, l’insoddisfazione, la solitudine, il dolore di un solo ed unico vero protagonista, lo stesso Dessì, al quale Delio Cantimori dedicò queste brevi e, oggi che l’autore ha davvero ultimato la sua opera, significative ed illuminanti parole: “A Dessì, come augurio di vita libera e forte, se pur tormentata e dolorosa.”
(per una lettura degli altri romanzi maggiori di Dessì, andare a: http://xoomer.virgilio.it/badimona/Dessi.htm)
(Da Quarantatre letture – Il Sud nella letteratura italiana contemporanea, Marco Valerio Editore, 2005)
Pubblicato da Bartolomeo Di Monaco, il giorno e l'ora: 22.04.06 23:26