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25.04.06
Giro d'Italia con vibrisse: La liberazione di Lucca
[tutte le tappe del Giro d'Italia] [tutte le "letture" di Bartolomeo Di Monaco]

Lucca fu liberata nella notte tra il 4 e il 5 settembre 1944. Così ricorda quei giorni mio zio, Giuliano Ragghianti, nel suo Diario, che utilizzai per il lungo racconto: Cara Anna (Anna era sua moglie, entrambi sono morti alcuni anni fa):
“Infine il buon Dio ebbe compassione di noi, e dopo una bufera di qualche giorno, ci donò un tantino di pace. Alla trasmissione dell'una della 5a Armata, apprendemmo come tutto il fronte si fosse mosso e come anche l'Arno fosse stato varcato in ben 75 punti, fra cui anche a Pisa. Era il 1° settembre, giorno di venerdì. Il giorno dopo apprendemmo che notte tempo i tedeschi che erano tra di noi se n'erano andati oltre il Serchio, in direzione di Ponte a Moriano. Nella mattinata di sabato furono fatti saltare i primi ponti: quelli dell'autostrada e dell'Ozzori. Rimase solo quello di Montuolo e a Ponte San Pietro. Tutti noi sapevamo che ormai era questione di ore e saremmo stati finalmente liberi. Nel pomeriggio di domenica 3 settembre, fu la volta anche di questi due ultimi ponti rimasti e nella notte mancò la corrente elettrica. I primi neri erano già stati visti a Freghino, proprio in quel pomeriggio, e sapevamo che alle Molina e a Ripafratta erano arrivati gli americani... Il lunedì mattina, fu il rombo del cannone il primo a darmi il buongiorno. Batterie tedesche piazzate oltre il fiume sui monti di Carignano, Nozzano Castello ed ai Tre Cancelli nei pressi del Seminario, sparavano sulla strada che da San Concordio porta al foro di Santa Maria del Giudice, dato che pattuglie di neri avanzavano nei pressi di Pontetetto, provenienti dal foro stesso, che i tedeschi avevano fatto saltare ma che gli americani in solo 6 ore avevano ripristinato. Batterie inglesi o americane rispondevano al fuoco tedesco, sparando dove i neri, con segnali fumogeni, indicavano la presenza di soldati tedeschi. Il ponte sull'Ozzori a Pontetetto era il bersaglio preso di mira."
Ancora, dal diario di mio zio, ricavo questo brano:
"Oggi 15 aprile 1945 è stata una giornata campale. Sono passati sopra di noi gli aeroplani diretti all'Alta Italia. Per oltre due ore di seguito aeroplani su aeroplani, formazioni ora di 12, quando di 18, di 24, di 40, di 80, insomma un susseguirsi di apparecchi da bombardamento quadrimotori, scortati da caccia... Spettacolo davvero imponente di cui non veniva mai la fine. Oltre 1.250 quadrimotori con più di 100 caccia di scorta. È questa la più grande parata che sia passata da noi dall'inizio della guerra."
Arrigo Benedetti, ne Il passo dei longobardi così ricorda quei giorni, concludendo il suo romanzo: “Verso le cinque di quel pomeriggio – il cielo s’era rannuvolato, pareva dovesse piovere – un veicolo di forma inconsueta, una jeep disse qualcuno, percorse i viali di circonvallazione, parve annusare le sei porte, entrò, si spinse fino a piazza Grande, girò intorno alla statua e scomparve. Annottava, sugli spalti s’aggiravano le pattuglie dei guastatori tedeschi. I partigiani, allora, si schierarono sui baluardi, orgogliosi d’avere una notte tutta per loro."
A quella guerra anch’io ho dedicato un romanzo: “La scampanata".
Pubblicato da Bartolomeo Di Monaco, il giorno e l'ora: 25.04.06 07:47
Interventi
molto bello...con qualche brivido.
dai racconti dei miei nonni ricordo il paese dato alle fiamme dai tedeschi, durante la ritirata (1 aprile 44), la quasi loro cattura, nascosti dentro il campanile della chiesa...la presa invece di un mio zio, portato a Roma e rinchiuso nei capannoni di Cinecittá. Da la dentro sentivano passare gli aerei e capivano che erano "alleati", ma il timore e la paura era quella di fare la fine del topo, rinchiusi dentro un capannone sotto i bombardamenti.
infine la liberazione....
Pubblicato da: inopera - 25.04.06 11:06
in "Cara Anna", ho utilizzato anche questa descrizione di Pisa dopo i bombardamenti, fatta da mio zio, che vi si trovava come soldato di aviazione. Era il 31 agosto 1943:
"Poco distante da noi, in piazza Ceci, la furia delle bombe era stata tremenda. Buche da ogni parte, crateri veri e propri da ogni lato; verghe del tram contorte e spezzate, fili di ogni genere intralciavano il cammino. Case completamente diroccate, altre mancanti di muri esterni od interni, dentro cui si intravedeva la sagoma ora di un letto, ora di un quadro appeso alla parete tutta sgretolata. Le macerie erano enormi. Le strade ingombre, mentre un polverone asfissiante accecava l'aria. S'incontravano persone che sembravano smemorate, guardare come trasognate ogni cosa. Chi chiudeva una casa mezza pericolante e fuggiva con una sola valigetta piena del necessario; chi correva invocando un nome; chi piangeva implorando dai soccorritori un po' di aiuto. Camion, camionette, motofurgoni, barrocci, autobus, tutti erano mobilitati per il soccorso. Su di un camion stavano caricando una donna anziana, dopo averla tolta da sotto un cumulo di macerie: è scarruffata, scalza, stracciata, le si vede la schiena nuda ed è svenuta... Mano a mano che ci avviciniamo alla stazione la cosa è ancora più tremenda. Il Liceo è tutto fracassato, le Poste, per metà diroccate, sono pericolanti... Povera via Colombo! Non una sola casa è rimasta in piedi, c'è solo un cumulo di rovine e di morti. Ma lo spettacolo più impressionante l'offre la Stazione con i suoi viali e i suoi alberghi. Tutto è rovinato. Un tram è completamente rovesciato a terra e tutto bucherellato dalle schegge. Ci sono varie buche con bombe inesplose. Una donna giace a terra con la borsa della spesa sparsa dappertutto, e ricoperta di polvere: è morta. Più in là un ufficiale con la sua valigetta, che alcuni soldati aveva-no già ricoperto con un lenzuolo... Rifugi crollati in cui s'intravedevano ammonticchiati ventine e ventine di morti; e morti si vedevano nelle case, nelle botteghe, per le strade... Sui binari della Stazione vi erano treni rovesciati e completamente scheletriti, macchine incendiate, carri perforati, e buche e buche da ogni parte."
Lucca fu bombardata il 6 gennaio 1944:
"Arrivò per davvero quel 6 gennaio la Befana... e che Befana! Era il tocco e mezzo. Un rumore proveniente dal mare ci fece correre fuori, mentre eravamo ancora a pranzo. Erano 24 bimotori, forse i soliti Mosquito, che provenienti dalla gola di Ripafratta puntavano verso di noi... Passarono sopra le nostre teste che già stavano mettendosi in linea di combattimento. Non ebbi il tempo di parlare che si udirono gli scoppi prodotti dalle bombe, mentre una colonna di fumo si alzava in direzione della Stazione... Grazie a Dio ben pochi furono i morti, e limitati i danni... Due giorni dopo, sabato 8 gennaio, un'altra formazione di soliti bimotori, ma questa volta proveniente dalla città, colpì per una seconda volta gli scali ferroviari, causando un cumulo di danni. Anche questa volta era la medesima ora: il tocco e mezzo circa."
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 25.04.06 11:55
Grazie, Bartolomeo, qualche notizia dalla terra
che mi dici di aver conosciuto:il 4 maggio si
ricordano le vittime del nazismo, il 5 maggio si
festeggia la Liberazione. La sera del 4 maggio a
Dam, la grande piazza di Amsterdam che sicuramente hai conosciuto, alle ore otto, si radunano migliaia di persone silenziose. A quell' ora, per la durata di due minuti, fa silenzio l' intera Olanda, non girano macchine,
non si sente musica, due minuti durante i quali
si sta in piedi, in silenzio, vecchi bambini adulti e ci si ricorda delle vittime e si trova il tempo per parlare a noi stessi.
Pubblicato da: marino magliani - 25.04.06 11:56
Certo, Marino, che la ricordo la bellissima piazza Dam! Dormivo in un albergo lì vicino, di cui non ricordo il nome, che si trovava sulla strada a destra guardando il palazzo reale.
Ci sono stato tre giorni ad Amsterdam, una delle città più belle tra quelle da me visitate. Me la immagino il 4 maggio piena di gente silenziosa, e immagino l'Olanda di Anna Frank tutta raccolta e solidale in quei due intensissimi minuti di silenzio.
Ho letto il tuo libro "Quattro giorni per non morire" e mi è piaciuto. Ne scriverò qui ai primi di maggio. Lo saprai perché prima scriverò di Biamonti, che tu ricordi così spesso nel romanzo.
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 25.04.06 12:06
queste sono le notizie che fanno parte dei giorni
di festa, Bartolomeo, grazie
marino
Pubblicato da: marino magliani - 25.04.06 12:28
Bart, nella odierna rubrica delle lettere di Repubblica c'è un singolare e commovente ricordo di un 97enne fiorentino, Enrico Masetti, che al nascere della repubblica di Salò fu direttore dell' Unione di Lucca della Confederazione professionisti e artisti. Si trattava - scrive - di una palazzina le cui ultime due stanze erano adibite a mostra permanente delle opere di artisti locali. Per salvare quel patrimonio escogitò uno stratagemma. Innalzò una parete finta tra la penultima e l'ultima stanza e in quest'ultima occultò quadri, statue, persino una monumentale scrivania di rovere massiccio. Quando arrivavano i fascisti in rotta verso il Nord comunicava che i tedeschi avevano portato via tutto e ugualmente riferiva ai nazisti. "Poi - prosegue nella lettera - " i tedeschi iniziarono a chiudere le porte della città per razziare tutti gli uomini validi:allora mi rinchiusi anch'io nell'ultima stanza, così oltre alle opere d'arte salvai me stesso. Passato il fronte consegnai tutto al Comitato di Liberazione di Lucca"
Tu che sei cultore e conoscitore di storia e arte lucchese sai che fine ha fatto quella Confederazione con le sue opere?
Saluti
PS Il ponte sull'Ozzori me lo ricordo bene....
Pubblicato da: Carlo Capone - 25.04.06 19:43
Caro Carlo, suppongo che non esista più. Non ne ho mai sentito parlare. A Lucca, invece, è attiva una sede che custodisce documenti e testimonianze sulla Resistenza nella nostra città. Ci sono stati episodi molto importanti. Alcuni di questi, li ricordo nel mio romanzo "La scampanata", che possiedi.
Mi dài l'occasione per ricordare, come ha detto il Capo dello Stato, che la Resistenza è patrimonio di tutti i cittadini. Guai, come mi è sembrato ascoltando Prodi, farne una celebrazione di parte, perché si rischierebbe di creare delle divisioni nel Paese artificiose, mentre sappiamo tutti che i valori della Resistenza sono stati fatti propri dalla stragrande maggioranza degli italiani.
Inoltre, quando si ricorda la Resistenza, non bisogna mai dimenticare l'apporto che gli americani hanno dato alla sconfitta del nazifascismo.
Ieri sera ascoltavo un'intervista a Renzo Arbore, e mi ha fatto piacere che abbia espresso un pensiero che è anche il mio: e cioè che non dimenticherà mai ciò che hanno fatto gli americani per liberarci dalla dittatura.
Invece, qualche volta, in talune manifestazioni politiche, vedo bruciare la bandiera americana...
Il ponte sull'Ozzeri (o Ozzori, che è termine più gergale) è il "posto di blocco", dopo il quale c'è casa mia:-)
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 25.04.06 20:28




