« Giro d'Italia con vibrisse / Lucca: Il tesoro del Volto Santo | Main | Best Off 2006 / Gli Oscar delle riviste secondo Mozzi »
09.04.06
Giro d'Italia con vibrisse / I matti di Porto Marghera
[tutte le tappe del Giro d'Italia]
Parlare di Porto Marghera partendo dai suoi matti è rendere omaggio alla sua parte meno strana, perché notoriamente ogni città ha i suoi matti.
Ma i matti di Porto Marghera sono sollevati da incombenze noiose che a noi, gli altri abitanti, toccano, come ignorare i veneziani che tossiscono quando passi, essere comprensivi con quelli di Spinea che si beccavano i fumi peggiori delle "nostre" fabbriche per il giro del vento della zona, scuotere la testa quando quelli di Mirano fanno i nobili di campagna, chiedersi “ma di chi ha mai paura, questo?" quando uno di Mestre ti dice “a Marghera non vengo, ho paura" per poi capire che è così prevenuto che ha paura perfino di te.
I matti, dicevo.
C’era il matto extraparlamentare, che ti avvicinava alla fermata della linea 3, in piazza, e ti sussurrava “E’ stato Affatigato, a Bologna".
C’era Guerino, che, sempre alla fermata del bus, partiva parlando piano, quasi tra sè, per finire con un crescendo rossiniano a pieni polmoni sempre con la stessa parola: “MONGOLOIDE!"
C’era Marietto, il cui repertorio di bestemmie pareva inesauribile come il suo fiato. Lo ammutolivano solo i calzoni bianchi: se ne indossavi un paio ti girava intorno dicendoti gentile: “Ciao, personalità" E dopo un po’: “Perché non mi stendi?".
C’era una prostituta senza età, che a noi ragazzini si avvicinava, ci dava dei gianduiotti e ci diceva “Tieni Juanito, mangia la banana, che è buona!"
Intorno ai matti c’è chi matto sta per diventarlo, e su circa 35.000 abitanti direi che posso metterci tutti o quasi.
E' una pazzia latente, che a volte prende forma in modo collettivo ed è sinceramente bellissimo, perché è un sentire comune che si lega a fatti molto diversi; lo si può riconoscere sia che i fatti siano belli, sia che siano terribili.
Penso a quando i Pitura Freska diventarono famosi: non c’era sportello d’auto che si aprisse e non sparasse a tutto volume il loro disco in classifica.
Penso a quando trovarono una bomba inesplosa della seconda guerra mondiale, estrema propaggine di un bombardamento per il quale molti persero la casa. Per disinnescarla evacuarono mezza Marghera, la frase in bocca agli anziani era, ovviamente: “Ecco, sfollati due volte per lo stesso bombardamento a cinquant’anni di distanza" ma il mercato del sabato era così muto da zittire il rombo del petrolchimico.
Penso al famigerato processo per i morti di CVM, penso allo psicodramma vissuto da tutti gli abitanti di Marghera riuniti in piazza quando Marco Paolini venne a recitare “Bhopal 2 dicembre 1984", e sentimmo narrare come andò quando ciò che da sempre viviamo come minaccia divenne una realtà tragica.
Penso alla frase: “nella zona industriale troveranno posto prevalentemente quegli impianti che diffondono nell’aria fumo, polveri o esalazioni dannose alla vita umana, che scaricano nell’acqua sostanze velenose, che producono vibrazioni e rumori", che traggo dall’articolo 15 comma 3 delle norme urbanistico-edilizie del Piano Regolatore Generale del Comune di Venezia, approvato ed esecutivo dal 17 dicembre 1962, tutt’ora vigente e che non considerava affatto che in quella zona industriale già abitavano decine di migliaia di persone.
Penso che Bukowski avrebbe amato Porto Marghera, la sua dignità in perenne bilico fra non si sa cosa e non si sa se vale la pena. Un posto che non teme gli stranieri perché al mercato ha da sempre visto russi e cinesi, ancora quando i primi sembravano avere gli occhi ingenui e i secondi camminavano inquadrati militarmente e di grigio vestiti, guardando le donne di sottecchi con quello che si intuiva come un atto di coraggio. Venivano dal porto, che solo per cominciare a descrivere la particolare assenza di questo dalla nostra vita quotidiana necessiterebbero le penne migliori.
Penne faticose anche da leggere: la sorella di Gianfranco Bettin aprì qui una libreria, tempo fa, ma non resistette neanche un anno.
Matti ma resistenti, soprattutto a noi stessi.
Pubblicato da Mauro Mongarli, il giorno e l'ora: 09.04.06 20:52
Interventi
Noi a Lucca non abbiamo Marietto, ma Mario, che avrà ormai una quarantina d'anni o poco meno, il quale gira per la città con una radiolina sempre accesa, che si porta appiccicata all'orecchio. Non lo si incontra se non con quella radiolina all'orecchio. E' molto gioviale. Se lo saluti: Ciao, Mario, ti risponde immancabilmente: Son sodo.
E' morto da qualche anno Polvere, che trovavi sempre presente nelle corse podistiche, a cui partecipava tutto infiocchettato di nastri dai colori vivaci. Ai piedi aveva delle sonagliere, e in mano, anche lui, una radiolina accesa. Transitava quasi sempre per ultimo attorniato da altri podisti che se la spassavano stando in sua compagnia. Il nome Polvere se l'era dato da sè, perché diceva che dava la polvere a tutti gli altri.
Quand'ero ragazzo, c'era Quartuccio il vetturino, quasi sempre ubriaco insieme con il suo cavallo, sbronzo pure lui. Lo trovavi fisso alla Stazione che attendeva i clienti scesi dal treno.
Poi c'era Ruffo, posteggiatore abusivo, un tracagnotto grassottello, con le gambe corte, assatanato di donne. I ragazzi si divertivano a prenderlo in giro su questo argomento, stuzzicandolo, e lui allora si metteva a rincorrerli, con quei passetti che non portavano molto lontano. Mandava ai ragazzi degli accidenti terribili e degli epiteti sconci alle loro madri. Uno spasso.
La Tata era la prostituta dei poveri e dei vecchi, al pezzo tutte le sere. Grassa e sfiancata, fumava come un turco.
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 09.04.06 23:02
tra due mesi mi trasferirò da marghera a s. donà. vivrò in un quartiere di tutte case nuove ancora in costruzione, pagata allo stesso prezzo della casa da operai dove abito adesso, che ho venduto.
io non sono di marghera, però. sono di venezia e sono cresciuto a mestre, e in effetti lei è sempre stata un grumo di orrori grigi aldilà del cavalcavia.
e poi abitandotici, invece, t'accorgi che qui c'è quella popolarità, quel senso di appartenenza alla comunità che assomiglia alla venezia che conoscesti da piccolo, quando le donne, la sera, con le sedie in "campieo" parlavano e ridevano di nulla.
e allora, con tristezza, pensi che andandotene da marghera, insediandoti in quella casa nuova ancora in costruzione, in quel quartiere tipo suburbia americana borghese con le case tutte uguali - anche se sei in condominio -, perderai anche un pezzo della tua, sporca, identità.
Pubblicato da: cristiano prakash dorigo - 10.04.06 08:12
Bart: non vorrai mica dire che se Lucca avesse la Montedison sarebbe una piccola Marghera? :-)
Cristiano: io ora abito a Padova, all'Arcella. Spesso mi sembra di stare ancora a Marghera, e dopo anni non so ancora se sono bravo a ritrovare il mio primo quartiere ovunque vada (sono stato capace di ritrovarlo a Cernusco sul Naviglio come a Auckland City, NZ) o se ci sia un po' di Marghera dappertutto. A San Donà considerati Ambasciatore di Marghera in esilio e andrà tutto bene!
Pubblicato da: Mauro Mongarli - 10.04.06 09:34
Quando posso torno a Mestre ; è il luogo della mia infanzia e della mia giovinezza . Mestre , come Marghera , era definita dagli " sfollati " veneziani " città dormitorio " ma negli anni ha rivendicato sempre più la propria identità . Le è rimasto un Io cittadino , industriale e campagnolo nostalgico di un passato glorioso che rivive nell'amore per Venezia . Un Io sfrontato , ipercritico , ironico e dissacratore che trova espressione nei Pitura Freska , una voce forse alle volte un po' ingenua o qualunquista , ma
provocatoria ed efficace visto che ancora oggi i miei figli ascoltano anche questo gruppo musicale.
E' vero , le contraddizioni e le problematiche della tua città le porti con te nel viaggio della vita . Mestre " porcheria de campagna " , Marghera " che spussa e che postasso ! " , diventano l'emblema della difficile conciliazione tra il mondo produttivo e la salvaguardia del territorio e delle sue risorse. E quanti "matti" ai giardinetti di Mestre , spesso sembrano far compagnia a tutti quegli slavi , ucraini , moldavi che hanno l'abitudine di ritrovarsi nei luoghi pubblici di ogni città ;perchè tanto quello è uno spazio gratuito .
Pubblicato da: Pièveloce - 19.04.06 19:19




