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22.04.06
Giro d'Italia con vibrisse: Ilaria del Carretto
[tutte le tappe del Giro d'Italia] [tutte le "letture" di Bartolomeo Di Monaco]
Sono tre le donne rimaste nella memoria dei Lucchesi. Lucrezia Buonvisi – la Monaca di Monza lucchese, di cui si è già parlato -, Ilaria del Carretto e Lucida Mansi. Oggi dedichiamo la tappa del Giro d’Italia di vibrisse alla visita di uno dei monumenti funerari più celebrati, davanti al quale hanno sostato folle di pellegrini in visita al Duomo di Lucca, dove il sarcofago è custodito. Numerosi i poeti e gli artisti che le hanno dedicato la loro attenzione, da Quasimodo a D’Annunzio, a Pasolini, a Ruskin, per citare i primi che vengono in mente, oltre che uno stuolo di poeti sconosciuti.
Lucca ebbe alla fine degli anni ’50 del secolo scorso un Prefetto letterato, Giovanni La Selva, autore di una traduzione integrale in rima de I fiori del male di Charles Baudelaire (Ceschina, 1958) e di un volume di poesie intitolato Liriche (postumo, 1967, Industria Tipografica Fiorentina), alcune delle quali molto belle. Una di esse è dedicata a Ilaria del Carretto e porta il titolo di:
Ilaria
Il viso non la morte ti compose
in quell’imperscrutabile dolcezza,
ma un sonno lungo come quel che avvezza
le fanciulle leggiadre a molli pose.
La morte quel che tocca ahimè lo spezza,
ma tu intatta sei e il tuo petto
palpita sotto quelle bianche trine;
dormi siccome dormon le bambine
soavemente sovra il bianco letto.
La morte, sì, è un sonno senza fine,
ma tu chissà che non ti desti come
un’eco nella chiesa solitaria
al suono delle voci che nell’aria
da secoli bisbigliano il tuo nome
assai più lieve d’un sospiro: Ilaria.
Questa è la storia e la leggenda di
Ilaria del Carretto
Paolo Guinigi, dopo la morte della prima moglie, Maria Caterina Antelminelli, appena una bambina, avvenuta nell'ottobre del 1400, smaniava di contrarre un nuovo matrimonio per avere al più presto un erede. Si rivolse ai potenti Visconti di Milano perché gli procurassero una sposa adeguata al suo rango di uomo ricco e Signore di Lucca. Il suo patrimonio, infatti, si era accresciuto smisuratamente grazie all’eredità proveniente da Caterina, discendente di quel Castruccio Castracani che era stato uno dei condottieri più brillanti d’Italia e aveva conseguito cariche e onori tali da meritarsi l’attenzione di Niccolò Machiavelli, che gli dedicò, nel 1520, un suo libro divenuto famoso: Vita di Castruccio Castracani da Lucca.
La scelta cadde infine su una giovane di circa venti anni, che si diceva molto bella e onorata, Ilaria del Carretto, nata a Zuccarello, un paesino ligure, nel 1379, figlia del Marchese di Savona e Signore di Finale, Carlo del Carretto, appartenente ad un antico (x° secolo), ricco e rispettato casato.
Ilaria giunge a Lucca ventiquattrenne il 2 febbraio 1403 e incontra Paolo Guinigi, che ne ha 30, appena fuori delle mura della città di Lucca, a Ponte San Pietro.
Il giorno successivo, festa di San Biagio, è celebrato il matrimonio nella chiesa di San Romano, alla presenza della migliore nobiltà e in mezzo ad uno sfarzo di cui non si ricordava l’eguale.
Per prepararsi a questo matrimonio, infatti, Paolo Guinigi aveva sospeso sin dal 1 gennaio di quell’anno le leggi suntuarie, che “cercavano di frenare il lusso delle donne lucchesi in quanto in sete ed altri addobbi personali esse spendevano quasi tutta la loro dote.", come scrive Neria De Giovanni nel suo Ilaria del Carretto – La donna del Guinigi (Maria Pacini Fazzi editore, 1988).
Dal matrimonio, nove mesi dopo il ritorno dal viaggio di nozze, nasce Ladislao. Paolo ha finalmente un erede, ma vuole altri figli e così Ilaria mette alla luce la piccola Ilaria junior, e sarà un parto fatale, perché, per cause rimaste incerte, morirà tra dolori strazianti l’8 dicembre 1405, all’età di 26 anni.
La morte getta nella costernazione l’intera città, che aveva voluto bene alla giovane venuta da lontano. Paolo ha il cuore oppresso dalla pena; qualcuno sospetta, tuttavia, che sia stato proprio lui a causarne la morte, avvelenandola e avvelenando anche il suo fedele cagnolino. Sono sospetti ignominiosi che Paolo farà fatica a dissipare.
Vuole per la sposa un monumento funebre che ne perpetui la bellezza e chiama a scolpirlo Jacopo della Quercia, un giovane e promettente artista, nato in un paesino, Querciegrossa, nei pressi di Siena.
L’opera è terminata intorno al 1407 e subito stupisce per la sua incomparabile bellezza. L’artista è riuscito a realizzare il sogno di Paolo, dunque, ma non sarà soltanto lui a poter contemplare, come se fosse ancora viva e semplicemente addormentata, la sua sposa. Il sarcofago viene posto, infatti, nella Cattedrale della città, e tutti possono ammirarlo.
È talmente magnifica la purezza di quell’immagine che subito la fama dell’opera e della donna che in essa è immortalata corre per il mondo. Accorrono da ogni luogo per venirla a visitare.
Grandi poeti se ne innamorano e dedicano alla giovane e sfortunata sposa le loro poesie. Ma non solo i grandi poeti. Anche comuni cittadini si sentono ispirati dalla bellezza di Ilaria e la celebrano nei loro versi.
Ilaria incanta tutti.
Accade così che due giovani sposi, nel loro viaggio di nozze, decidono di fare sosta a Lucca e di recarsi nel bel Duomo della città.
Dal transetto meridionale, da qualche tempo Ilaria è stata trasferita nel transetto opposto, a sinistra dell’altare (oggi è collocata nella sagrestia). La scorgono, accelerano il passo; trascurano le altre bellezze che arricchiscono la Cattedrale di questa antica e nobile città;
perfino passano davanti al Volto Santo, l’immagine sacra ai Lucchesi, senza accorgersene. Si trovano davanti a Ilaria. Com’è bella! Davvero pare che dorma. Nessuna traccia della sua sofferenza è rimasta sul volto. L’artista l’ha scolpita nel fulgore della sua serenità. L’abito pare guarnire una divinità sorpresa nel suo sonno.
Gli sposi si guardano negli occhi, conoscono la storia di quella giovane madre, essi desiderano un figlio al più presto, come lo desiderò Paolo Guinigi, temono che qualcosa possa accadere di funesto, e soprattutto la sposa è silenziosa e triste.
Lo sposo ha intuito. Nello sguardo profondo tra i due c’è già la conoscenza e il desiderio della vita. Il giovane prende la mano della sposa e la pone sul volto di Ilaria. Non dicono niente, ma la loro preghiera è più che esplicita, anche nel silenzio. Le chiedono di preservarli da quel dolore che ha privato Ilaria della vita, e che quando arriverà il momento del parto, Ilaria vegli sulla donna e la protegga.
Non si sa come sia potuto accadere, ma quel gesto si è tramandato nel tempo, spontaneamente, e tante giovani coppie, innumerevoli innamorati, sono venuti e continuano a venire a Lucca per toccare il volto di Ilaria, per accarezzarlo e chiedere la sua protezione.
Se si osservi il monumento, sono rimaste nel volto le tracce di quella confidenza e di quella straordinaria fede.
Pubblicato da Bartolomeo Di Monaco, il giorno e l'ora: 22.04.06 00:54
Interventi
Ciao Bartolomeo, beato te che vivi in quella splendida città e puoi vederti quando vuoi l'incantevole Ilaria. Trascrivo solo un brano di John Ruskin che è, a mio avviso, il miglior commento che sia stato fatto a quest'opera d'arte:
"Ilaria è distesa sopra un semplice giaciglio [...] la testa posa sopra un duro cuscino, dove, è bene notarlo, non troviamo nessuna traccia di
quel realismo che cercherebbe di rendere l'effetto della pressione del capo: è la riproduzione di un cuscino, non un cuscino reale.
i suoi capelli, raccolti in ricche trecce, incorniciano la fronte pura e incantevole; i suoi dolci occhi, dai sopraccigli arcuati, son chiusi;
l'assenza del dolce sorriso su quelle labbra graziose mostra che il soffio della vita è cessato; e tuttavia non è né morte né sonno, ma
un puro e casto ricordo"
Pubblicato da: serio garufig - 22.04.06 02:51
minchia, non so neanche firmarmi!
Pubblicato da: sergio garufi - 22.04.06 02:54
Grazie, Sergio, della tua attenzione, che mi lusinga.
Da qualche anno, ahimé, Ilaria è stata posta nella sagrestia del Duomo e per visitarla occorre pagare un biglietto. Ci sono state discussioni in città per questo spostamento (dovuto a lavori che furono eseguiti nel transetto dove si trovava) e spero che possa tornare quanto prima al suo posto, e la si possa ammirare liberamente come un tempo. Quel suo nasino consumato è legato alla leggenda.
Per quanto riguarda Ruskin, qui a Lucca si dice che egli camminasse per la città, di cui ha disegnato molte parti, portandosi in spalla una scala!
A Coniston ho visitato il Museo che raccoglie le sue opere e ho potuto ammirare il suo disegno di Ilaria che è esposto in bella evidenza. Nel piccolo cimitero vicino ho recitato una preghiera sulla sua semplice tomba, adornata di una bella croce del tipo celtico. Sull'erba è sempre presente un mazzetto di fiori. A pochi passi, a Brantwood, c'è la sua bella casa, sulla sommità di una collina. Da lì si ammira il lago, frequentato in estate dai surfisti.
Mi hai fatto venire l'idea di mettere un link sul nome di Ruskin, e vado ad eseguire:-)
Un caro saluto.
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 22.04.06 07:47
Ma che gradita sorpresa!
Proprio due mesi fa circa, durante una settimana di vacanza a Pisa, siamo andati a Lucca e abbiamo anche non avuto modo, in una giornata piovosa, di imbatterci proprio in Ilaria del Carretto.
Ricordo purtroppo che tuttora sono in corso opere di restauro all'interno del Duomo di Lucca, e che pertanto l'auspicio di ritrovare il suo incantevole monumento nel suo posto originario dovrà attendere, credo, ancora un bel po' di tempo.
Segnalo comunque che, per restare in tema letterario, alla giovane nobildonna è stato dedicato il romanzo storico di Neria De Giovanni "Ilaria del Carretto - La donna del Guinigi" - Maria Pacini Fazzi editore, pp. 136, € 7,75 (www.pacinifazzi.it), edito nel 1988 e ristampato più volte (la copia in mio possesso risulta datata 1999), disponibile in vendita anche presso il Duomo di Lucca.
Pubblicato da: Achille Maccapani - 22.04.06 09:51
errata corrige: il "non" alla prima riga era sfuggito. Sorry.
Pubblicato da: Achille Maccapani - 22.04.06 09:55
Achille, il libro di Neria De Giovanni è citato nel mio testo:-)
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 22.04.06 10:58
Hai ragione. Ero troppo entusiasta per la tua scelta editoriale da non essermi accorto della citazione. Ma almeno ho aggiunto che quel libro è tuttora in vendita nella ristampa del 1999.
Pubblicato da: Achille Maccapani - 22.04.06 12:48
Hai ragione. Ero troppo entusiasta per la tua scelta editoriale da non essermi accorto della citazione. Ma almeno ho aggiunto che quel libro è tuttora in vendita nella ristampa del 1999.
Pubblicato da: Achille Maccapani - 22.04.06 12:48
Ciao!
Io sono interessata alla storia dell'avvelenamento o comunque vorrei capirci di più sulla morte di Ilaria, sai dove posso andare a cercare? Nel libro della De Giovanni purtroppo è tutto molto supposto, ma niente di certo e poi il testo è dell'88, magari sai se è uscito qualcosa di più recente?
Comunque grazie!
Pubblicato da: Cat - 25.05.06 20:06




