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24.04.06

Giro d’Italia con vibrisse: Lucida Mansi

di Bartolomeo Di Monaco

[tutte le tappe del Giro d'Italia] [tutte le "letture" di Bartolomeo Di Monaco]

Lucida_Mansi.jpgIeri mi trovavo a Chioggia, a pochi chilometri da Venezia, dove vive l’amico Lucio Angelini, amico a sua volta, si fa per dire, di Daniela Marcheschi, mia concittadina (si veda alla data 20 aprile su http://www.lucioangelini.splinder.com/). Ero insieme con altri compaesani e partecipavo ad una gita collettiva che ogni tanto mia moglie ed io ci concediamo. Dovete sapere che i montuolesi (così si chiamano i miei compaesani, o anche in vernacolotto: montolesi) sono gente spensierata, che ama divertirsi e soprattutto ama la buona tavola. Infatti, quando si trovano riuniti intorno ad una tavola imbandita, il buon umore sale sempre a mille.

Perché racconto di Chioggia? Perché – non io – ma altri montuolesi, mentre si visitava la graziosa cittadina di mare, hanno incontrato Sgarbi, il famoso Vittorio Sgarbi, bravo studioso d’arte e impenitente dongiovanni. Siccome l’avevano da poco sentito dire in televisione che uno dei suoi sogni era quello di ritrovarsi di fronte al monumento di Ilaria del Carretto, lo hanno festosamente chiamato e gli hanno svelato che il gruppo che aveva davanti era nientedimenoche composto da Lucchesi purosangue. L’accoglienza di Sgarbi è andata oltre le previsioni più ottimistiche, hanno poi raccontato. Ha riferito loro, infatti, che si trovava a Chioggia perché la sera precedente vi aveva tenuto una conferenza nella quale aveva rinnovato le sue lodi al monumento scolpito da Jacopo della Quercia nonché il suo desiderio di trovarsi ancora una volta davanti al celebre capolavoro del XV secolo. Un montuolese, anche se aveva accanto sua moglie, non si è peritato di confidare a voce alta a Sgarbi che gli invidiava le belle donne che lo circondavano sempre. Sapete che ha fatto Sgarbi? È rientrato in albergo e ha chiamato la sua ragazza. Naturalmente lasciando a bocca aperta tutti i montuolesi, che – uomini e donne indistintamente – hanno raccontato che trattavasi di un autentico schianto.

Bene, la volta precedente vi ho fatto conoscere la bella Ilaria del Carretto. Prima vi avevo presentato una lucchese licenziosa e criminale più della Monaca di Monza, e sua contemporanea, Lucrezia Buonvisi (chissà che cosa ne avrebbe fatto il Manzoni se ne avesse conosciuta la storia). Della donna che vi presento oggi, Lucida Mansi, si è occupato, invece, quello che considero lo scrittore più importante della mia provincia, Mario Tobino. A lei ha dedicato il racconto: La bella degli specchi, che dà anche il titolo alla raccolta di racconti usciti per Mondadori nel marzo del 1976 (esattamente trent’anni fa).
Tobino aveva dedicato soltanto due suoi libri a personaggi importanti del passato, che erano stati i suoi grandi amori di lettore e di studioso: Dante Alighieri (uscì per Mondadori nell’agosto del 1974: Biondo era e bello) e Niccolò Machiavelli (Machiavelli a Lucca, Maria Pacini Fazzi editore, 1983).
Lucida Saminiati nacque a Lucca il 7 marzo 1606. A vent’anni si sposò con Vincenzo Diversi nella chiesa di S. Maria Forisportam, il quale venne ucciso il 14 luglio 1628 a seguito di una lite per una questione di confini. Tobino è aderente alla leggenda che vuole la giovane vedova passare solitamente le giornate a contemplare la sua bellezza: “nella sua stanza, dopo la morte del marito, Lucida popolò le pareti del suo nuovo amore: specchi di ogni foggia e misura, tersissimi, guardarono da ogni lato e quello di maggior confidenza fu sopra il letto a sostituire il tetto del baldacchino, così che Lucida sdraiata, le vesti non più necessarie, in questo si contemplava e dalle pareti gli altri specchi rubavano quanto potevano e se, per i movimenti, delle bellezze si nascondevano altre ne sorgevano.”
Si racconta perfino che nel libro delle preghiere che si portava in chiesa fosse nascosto uno specchio nel quale si rimirava anziché pregare. Fu perciò del tutto scontato che un’anima siffatta fosse messa sotto osservazione dal diavolo, il quale ogni volta si inebriava al pensiero di una tale conquista. Così un giorno, trascorsi altri anni, nel corso dei quali Lucida era convolata a nuove nozze con Gaspero Mansi, le comparve innanzi, si manifestò e le promise di mantenerla bella ancora per trent’anni, alla condizione però che gli vendesse la sua anima. Non fu difficile persuaderla, e così Lucida poté avere ai suoi piedi la migliore gioventù e trascorrere il suo tempo nelle feste e nella lussuria. Finché, alla scadenza del contratto, il demonio si presentò a reclamare il suo credito.
Mario Tobino ci racconta che cosa successe quando il diavolo comparve davanti a Lucida: “«Sono venuto a prenderti, Lucida, l’ora è scoccata, dammi la mano.» D’un lampo in grassi vermi si cambiarono le bellissime membra, d’un lampo fu come già da trent’anni fosse in preda alla morte; lo specchio non più sorretto dalla mano, si piegò nell’umido tanfo, e in un boato, che fu udito per tutta la pianura di Lucca, Lucida sprofondò nell’inferno.”

Mario Tobino accoglie una delle versioni della leggenda. Ce n’è, infatti, un’altra che io preferisco, e che è quella più diffusa. Il diavolo, presentatosi a Lucida, la fece salire sulla sua carrozza, e insieme andarono sulle Mura, da dove ad un certo punto la carrozza precipitò, sprofondando nell’inferno. Il punto in cui questo avvenne è individuato nel laghetto che si può ammirare, anche dalle Mura, all’interno dell’Orto botanico. Si dice che ogni tanto affiori sull’acqua il volto di Lucida, e che certe notti si veda girare sulle Mura una carrozza avvolta nelle fiamme.
Arrigo Benedetti aveva già parlato a lungo di Lucida Mansi nella sua opera maggiore: Il passo dei longobardi (Mondadori, 1964) soffermandosi a descrivere i suoi anni giovanili trascorsi nelle Fiandre, a Bruges, in un collegio di monache.
Poi Benedetti, raccontando della vita lucchese di Lucida, scrive: “Lucida riceveva fino all’alba, le bastavano poche ore di sonno. Gli amanti si rinnovavano; nella sua camera, dal soffitto e dalle pareti tutte specchi c’era la botola; questa era una voce diffusa a spiegazione di certe sparizioni. I compagni notturni, col passare degli anni vennero trovati sempre più spesso nelle acque grasse piene di cascami di seta, di lino e di canapa portati dai fossi sotterranei che attraversavano la città, di là dalle Mura, nel punto in cui le acque confluivano in un fossato maggiore.”
Lo stesso Benedetti ammette che “Gli elementi del racconto hanno origine disparata; appartengono alla tradizione più insicura che esista: quella fluida, di bocca in bocca, fatalmente fraintesa, continuamente arricchita da abbellimenti di narratori anonimi, che l’arricchiscono con ritocchi suggeriti da altre letture.”
Un storico lucchese, Manlio Fulvio, nel suo Lucca, le sue corti, le sue strade, le sue piazze (Pacini Fazzi editore, 1968) ci richiama alla verità, quando scrive che, dopo nove anni di vedovanza dalla morte di Vincenzo Diversi, Lucida convolò a nuove nozze con Gaspero Mansi, nato il 15 settembre 1596, appartenente ad una delle più antiche e prestigiose famiglie lucchesi. Era il 9 settembre 1635, e il matrimonio fu celebrato nella chiesa di S. Pietro a Somaldi. Gaspero Mansi “aveva 39 anni; Lucida, a sua volta, era vicina alla trentina, v’era, dunque, fra gli sposi una differenza di età di dieci anni, e quindi del tutto normale; cade così quel gran divario d’età che la leggenda pone a base della deplorevole condotta coniugale che attribuisce a Lucida. I coniugi vissero insieme per quasi quattordici anni, poi si separarono, e Lucida morì nella sua casa di piazza S. Alessandro (e non nel palazzo di via Galli Tassi) il 12 febbraio 1649, all’età di 43 anni, colpita da una recrudescenza di quell’epidemia che tanta strage aveva fatta a Lucca fra il 1630 ed il 1632. [...] Gaspero Mansi si sposò di nuovo, dopo due anni di vedovanza.”

Posted by Bartolomeo Di Monaco at 24.04.06 14:25

Comments

Bart, ma perché dalla lontana Lucca venire solo a Chioggia, anziché a Venezia tout-court? Grazie - comunque - per la citazione. Un abbraccio.

Posted by: Lucio Angelini at 24.04.06 20:43

La gita era stata organizzata in questo modo.

Abbiamo visitato, prima di Chioggia, Comacchio e l'abbazia di Pomposa.

Quand'ero a Chioggia pensavo che eri a un tiro di schioppo:-)

Bart

Posted by: Bartolomeo Di Monaco at 24.04.06 21:13

Ad averlo saputo, ti avrei indirizzato una schioppettata:- ) (= di pura segnalazione e saluto)

Posted by: Lucio Angelini at 25.04.06 09:29

Ho visto che hai colto in pieno la battuta:-)

Buona giornata.

Bart

Posted by: Bartolomeo Di Monaco at 25.04.06 10:21

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