« Sarà via & fa gli auguri | Main | Quattro giorni per non morire, di Marino Magliani »
14.04.06
Come abitano le donne dei libri
Quelle che conosco io non trovano pace. Prendiamo la Rose Madder di Stephen King, per esempio. La troviamo all’inizio del romanzo in una tranquilla villetta della provincia americana. Poi, per colpa, o grazie al marito ubriacone e picchiatore, Rose scappa. Va a vivere in una casa per donne maltrattate.
Mette in comune la sua vita, le sue cose. Il fatto di non avere una casa non è peggio che averla, di avere una casa di merda in cui non puoi neanche rilassarti a leggere un romanzetto perché arriva il marito e picchia. E poi, dopo la Casa per le donne maltrattate, l’appartamento da single in una cittadina a 500 km da dove Rose ha sempre vissuto.
L’appartamento da single è quello dove Rose piazza il suo quadro magico. Un quadro che ha comprato da un antiquario e che la farà entrare – letteralmente, col tutto il corpo - in un mondo nuovo e fantastico. Un mondo dove sarà lei, questa volta, a picchiare il marito poliziotto e picchiatore. E’ solo dal momento in cui Rose si ritrova da sola nella sua casa di un condominio a vari piani, che Rose scopre il quadro. Non potremo trovare mondi nuovi, se non a partire da un' accettazione fondamentale e totale della propria solitudine sembra dirci il Grande Stephen King. Bello il passaggio per l’Ostello delle Donne maltrattate. Cioè, non è che una debba augurarselo. Ma è bello che l’autore dica, “Meglio un ostello così che la villetta col marito di merda!"
Ci sono altre donne che vivono in albergo. L’alter ego di Rose Macaulay in un bel racconto un po’ fantastico sulla Grotta Azzurra di Capri. Anche lei non trova pace. C’è una donna, l’autrice, che vive con la zia. E le due gironzolano qua e là per il mondo. Se ne fregano degli uomini, della famiglia, di un brillante lavoro. Non hanno pace, e vagano qua e là per un' Europa, quella degli anni cinquanta neanche tanto sicura o rassicurante. Girano, con pochi soldi, gli ultimi che hanno. Ma non hanno paura. Non hanno niente da imparare. Né dei vivi, né tanto meno dei morti. Incontrano fantasmi che danno loro indicazioni. E’ la loro fondamentale libertà, il loro accettare la vita così come viene, giorno per giorno, a renderle sicure. E’ il loro non accettare rassicuranti nidi, famiglie stabili, tane, a renderle esposte ma anche sicure. Il vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo. Il fantasma che l’alter ego di Rose Macaulay, autrice di bellissimi racconti è quello di Tiberio. Le confermerà che i mostri (lui, il gran cattivo che ritorna a spaventarla mentre fa il bagno nella grotta), i fantasmi esistono. E sarà questa fondamentale conferma a renderla sicura, spiritosa, grande, come è stata Rose Macaulay.
Io quando ho dovuto descrivere me che vivevo in una casa a rischio sfratto, una decina di anni fa, ho scritto Quando cresci in un piccolo paese. Un romanzo che racconta di un padre un po’ scentrato. Questo padre trentenne (come me all’epoca) vuole solo occuparsi del figlio. Sta attaccato al suo appartamento come un polipo allo scoglio. Non se ne vuole andare, da questa casa che neanche ama, una casa raffazzonata e disordinata, e vuole solo seguire per bene ed educare il suo bambino. Chiaro che ero io. Chiaro che parlavo di me. Io volevo dire che ci sono uomini che, proprio come le donne, vogliono non occuparsi di niente altro che della piccola vita che hanno messo al mondo. I loro bambini. Volevo dire che ci sono in giro persone così insicure, o stupide, o sagge, forse, perché no, che vogliono solo ridiventare bambini coi loro bambini. E perché non è un modo di riprendersi in mano la propria vita anche quello? E per me quel romanzo è stato un modo di fare i conti con le mie passioni politiche. Volevo provare a parlare di equo canone e di reddito garantito. E ne parlo. Ma il bello, (o il brutto) è che con tutto questo gran parlare che faccio di politica, il personaggio che me ne è venuto fuori, poi è un poveretto scentrato che passa la sua giornata a guardarsi in TV le videocassette dei film di Fassbinder e a giocare con suo figlio a un gioco che ha inventato lui. Il gioco si chiama Del Suicidio. Praticamente padre e figlio ripetono i Grandi Suicidi Famosi: Borromini che si butta sulla spada, e ne viene trafitto, Bettelheim che si ammazza con il sacchetto in testa. E poi incontri con agenti immobiliari, litigate con la moglie che è stufa di mantenerlo. E lui, il mio protagonista che è un buon padre. Ci sono persone che fanno i genitori e lo fanno bene, anche senza casa, e persone che non ci riescono e che magari hanno la casa e tutto. Esempio fra tutti: gli zingari. Il genitore è un mestiere particolare e difficile. La casa è fondamentale per crescere bene un piccolo, questo anche volevo dire. Ma non è che per soddisfare le nostre piccole (o grandi) insicurezze dobbiamo mettere i ragazzini in secondo piano. Un figlio viene cresciuto meglio da un genitore sicuro di sé e un po’ fallito che da un genitore assatanato di lavoro e che coi piccoli non è in grado di parlare. Anche questo volevo dire.
Pubblicato da Angela Scarparo, il giorno e l'ora: 14.04.06 12:08
Interventi
vabbè. buona pasqua pure a tte !!! :)
Pubblicato da: cletus - 14.04.06 15:10
"Ehi, dici a me? Dici a me? No, dici a me?".
(Roberto de Niro, nella famosa scena davanti allo specchio, in Taxi Driver, un film girato da Martin Scorsese e interpretato dallo stesso de Niro, su sceneggiatura di Paul Schrader)
Pubblicato da: angela scarparo - 14.04.06 15:16
Angela: Buona Pasqua :-) Trespolo.
Pubblicato da: Trespolo - 14.04.06 17:54
Ciao Trespi, più che durante la vera Pasqua cercherò di godermela e inlardelllarmi durante le feste alternative che mi si prospettano, tipo, Castro Occupato, Notte dell'Arcobaleno, e così via andare. http://www.romarcobaleno.org/article.php3?id_article=14
Roba da persone sempliciotte e sentimentali quali io sono. E tu, caro Trespi, dove andrai a inlardellarti invece?
Pubblicato da: angela scarparo - 14.04.06 17:59
Ciao Angela, che dirti: aspetterò che quella Intellettuale (sinistrorsa per giunta) della Daldivano, si decida ad accettare l'invito a pranzo ;-)
Buona serata. Trespolo.
Pubblicato da: Trespolo - 14.04.06 22:36
Angela,
ho letto il 'programma' della vostra lista arcobaleno su Carmilla. Mi viene oglia di venire a vivere a Roma anche solo per poterla votare.
un abbraccio
besos
Pubblicato da: spettatrice - 16.04.06 12:06
Spettatrix, se vieni ti procuro subito un posto letto in una 'bella' casa occupata. E poi feste belle feste in stabili occupati e no. Sedie sfondate e quindi simili ad amache. Persone in cerca (di vita) e quindi rilassate. Altro che Messegue. Qui siamo alla VERA sciccheria. Baci e Buona Pasqua. D'altronde tu lo sai dove trovarmi, se vieni a Roma. :)
Pubblicato da: angela scarparo - 16.04.06 13:00




