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05.04.06
Ci sono molti modi per considerare una poesia
di Ugo Vesselizza
Res theoreticae, I
Ci sono molti modi per considerare una poesia,
e uno di questi è di non considerarla
affatto. E questo può sembrare innocenza,
buon senso mescolato ad innocenza,
l'acquiescenza dell'età avanzata, quando ci si guarda
allo specchio e ci si vede invecchiati.
Allora uno pensa che forse è troppo tardi
per considerare, o volere,
o giudicare, ma i confini non sono ben chiari;
come quando il sole tramonta, e la gita
sta per concludersi, e il ritorno dalla campagna in città,
nel crepuscolo, diventa più facile,
più lusinghiero nella penombra del crepuscolo.
Ma è forse una giornata interrotta
quella che più ci consola, la cena in famiglia,
la lettura intorno al fuoco, nello
schioppettio del fuoco l'avvampare della conversazione,
prima di andare a dormire, nella stanza
degli specchi. E a questo punto, a quest'età,
considerare o non considerare rimane
sempre un fatto personale, una scelta, o il desiderio
di una scelta, o al massimo una lite tra
marito e moglie insonni dentro al letto.
Certo, è possibile anche dire queste cose
molto diversamente, e allora
la considerazione cambia, o si adegua,
adegua la sua voce come le nostre voci
si adeguano alle ore del giorno,
alle persone, alle cose...
E quando si tace, anche la considerazione tace,
o a volte indaga, pettegola intorno
al silenzio come una donna da mercato, e trova
delle soluzioni, degli indizi
salutari anche nel silenzio, ma non sono
certo soluzioni adeguate.
Un po' più avanti, un po' più a fondo,
uno scopre sempre un disagio, che non è
il solito disagio, ma come qualcosa
del giorno innanzi, o qualcosa che non parla
e non comunica, e non intralcia
il passo come una pietra sul sentiero,
così che non sembra il solito
disagio, ma neanche sembra molto diverso.
Quando il giorno muore e l'autunno scrolla
dai rami le ultime foglie, e l'aria
è pulita e fresca, poco prima di andare a dormire.
[Questo è il testo inaugurale di Acqua sull'acqua di Ugo Vesselizza, Edit (Ente giornalistico-editoriale, Fiume, Croazia: ordinabile dal sito). Ho ricevuto il libro stamattina. Ho cominciato a leggerlo in ospedale, dove oggi ho accompagnata una persona. Mi sembra molto bello. Mi accorgo dieci minuti fa che il quadro riprodotto in copertina è di Bruno Piva. Il mio primo libro, uscito nel 1993, aveva in copertina la riproduzione di un quadro di Bruno Piva. E solo ora mi accorgo che la "Nota introduttiva" è di Stefano Dal Bianco: dal quale ho imparato, salvi errori di comprensione da parte mia, metà di tutto ciò che so di buono. Riporto qui sotto una parte di questa "Nota". gm]
Dalla "Nota introduttiva" a Acqua sull'acqua, di Stefano Dal Bianco
[...] Vesselizza è un moralista disperato, un invasato, un rabbioso con qualche cosa di importante da dirci, qualche cosa di urgente dalla riva orientale dell'Adriatico. Ma è anche troppo consapevole per cedere alle lusinghe dell'empatia: azzanna, sbrana. Quando parla cita Hegel, Croce, Contini, Heidegger, Eliot, Lausberg, Flaubert, Gadamer, Derrida, Pascoli, Barthes, Carducci, ma non dobbiamo lasciarci intimidre dai suoi eccessi di autocoscienza. Avviciniamoci: tutto confluisce nella limpidezza vibrante e infida di quelle Res theoreticae che aprono il volume: otto poesiole da spiazzare o almeno disorientare un'intera generazione.
Ascoltiamole, anche al di là della loro smisurata ambizione autofondativa. La sintassi è falso-argomentativa e gli effetti di 'prosa' sono solo apparenti, poiché ci viene imposto di continuo un rallentamento della dizione. C'è una sorta di pacatezza, qualche cosa che ha a che fare con la luce, quella stessa luce che conferisce la strana fissità auratica ai quadri di Vermeer e di Hopper. Strana perché non esclude la vita delle figure che la abitano: qualche cosa è lì, e si espone a noi con quel misto di affabilità e di distanza, di 'estraneità' che hanno i classici.
C'è un'aria di eternità in questi versi, che raggiungono un effetto di fisicità attraverso dei mezzi che apparentemente la negano, come nel grande Wallace Stevens, ma l'immagine che più viene in mente è quella di un Petrarca o di un Agostino chini sul proprio scrittoio illuminato. L'immediatezza è la bestia nera di questo poeta, tanto colto quanto può esserlo chi è vissuto appartato in una di quelle che in geografia linguistica si chiamano 'aree laterali': gente che ha pochi libri ma buoni, meditati, e su questi fonda in silenzio la propria 'teoresi'.
Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 05.04.06 16:20
Interventi
e' un gran bel libro come se ne trovano pochi di 'sti tempi. non l'ho ancora acquistato, ma alcuni versi li ho potuti leggere su LA BATTANA (rivista trimestrale di cultura).
Pubblicato da: sandro - 26.08.06 16:36




