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15.04.06
Acciuncari ogni dialogo. Uno spunto.
"Acciuncari" in vernacolo siculo significa azzoppare, storpiare. Lascio a penne e tastiere più esperte e capaci la soluzione della faida che ha avvelenato irreversibilmente queste elezioni che hanno visto un solo protagonista: il fantasma della dignità.
Dignità perduta nel viaggio inaugurale di questo futuro dipinto di rosa, divergenze ideologiche segano ogni dialogo, Giulio Mozzi ci ha fatto sapere che chi viaggia in treno legge giornali apertamente schierati, o il Giornale o il Manifesto. Etichette ideologiche che almeno hanno il pregio dell'onestà intellettuale.
Ma la dignità, dicevo, è morta.
Si tenta di sciancare sempre e comunque l'altro proprio in nome della sua alterità. Consideriamo l'attenzione morbosa nei confronti dell'arresto del re della mafia, subito a cercare particolari infamanti, particolari necessari a restituircelo in tutta la sua (dis)umanità, è stato precipuo: il riferimento all'incontinenza e al pannolone in cui teneva una somma cospicua di denaro è servito a ottenere subito l'effetto cercato. Binnu la besta sanguinaria, l'uomo del sempiterno identikit che ci ha accompagnato alla soglia di questo nuovo e giovane millennio, lui, capace di dormire sotto le stelle e di nutrirsi forse anche d'insetti e di miele e cicoria, doveva essere ridimensionato.
Nel dibattito politico si fa lo stesso da sempre, la penuria dei contenuti viene inzaccherata di tricotiche discussioni sul trapianto e il lifting di Berlusconi, sui rotoletti di Prodi in tutina azzurra.
E la miglior cosa l'ha scritta il solito Camilleri:
Che cosa consiglierebbe al commissario Montalbano? «Intanto, mi auguro che i nuovi padrini si cambino le mutande con maggiore frequenza».Andrea Camilleri intervistato da Felice Cavallaro.Le mutande?
«Se è vero che Provenzano è stato catturato perché aveva bisogno di un paio di indumenti puliti, non possiamo aspettare che questo cambio avvenga ogni 43 anni».
Una possibile soluzione arriva inaspettatamente da Sant'Ignazio di Loyola e da un petardo scagliato da un sagace gesuita, com'è stato notato da Vittorio Zambardino in questo articolo.
La questione è aperta.
Pubblicato da Tonino Pintacuda, il giorno e l'ora: 15.04.06 15:36
Interventi
Forza Italia è l'alleanza politica di Provenzano
Documenti scomodi, difficilmente reperibili sulle pagine dei giornali, ancor meno in televisione. Documenti processuali che indicano come i rapporti tra Cosa Nostra e gli “illustri” fondatori di Forza Italia, Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri, si siano intrecciati.Poco prima delle elezioni, il documentario del regista siciliano Marco Amenta, “Il fantasma di Provenzano”, arriva con fatica in alcune sale cinematografiche italiane. Il regista inserisce nel film anche il filmato delle dichiarazioni processuali (inerenti al processo sui mandanti a volto coperto delle stragi di Capaci e via D’Amelio) dei due collaboratori di giustizia Salvatore Cancemini e Nino Giuffrè e subito insorge la polemica.
Infatti Salvatore Cancemi venne sentito davanti al p.m. Tescaroli il 29 gennaio 1998 e in merito ai preparativi della strage di Capaci racconta: “Riina (zù Totuccio) mi disse: io mi sto giocando i denti, possiamo dormire tranquilli, ho dell’Utri e Berlusconi nelle mani, che questo è un bene per tutta Cosa Nostra”. Cancemini riferiva pure “che appartenenti al gruppo Fininvest versavano periodicamente una somma di 200 milioni di Lire a titolo di contributo. […] Questi soldi con tutta certezza, Riina li usava per Cosa Nostra, per alimentare Cosa Nostra”.
Il 3 maggio 2002 viene archiviata, perché gli elementi raccolti sono insufficienti a sostenere l’accusa, l’inchiesta su Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri come “mandanti occulti” delle stragi di Capaci e via D’Amelio. Il gip di Caltanissetta però chiede che si continui a indagare per verificare «rapporti di società facenti capo al gruppo Fininvest con personaggi in varia posizione collegati all’organizzazione di Cosa nostra».
Successivamente, nel gennaio 2003 la Procura di Palermo chiede di ascoltare il collaboratore di giustizia Antonino Giuffrè (arrestato il 16 aprile 2002) nel processo a Marcello Dell’Utri, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Giuffrè parla (riferendo circostanze rivelategli da altri) di contatti diretti di Cosa nostra con i vertici della Fininvest che stavano preparando l’ingresso di Silvio Berlusconi in politica e sostiene che Forza Italia si sarebbe impegnata a realizzare gli obiettivi che interessavano i mafiosi: allentamento del carcere duro, revisione dei processi, legge restrittiva sui pentiti. Ad avere rapporti con Berlusconi sarebbero stati i fratelli Graviano e il costruttore Gianni Ienna, loro prestanome. Come tramite tra Cosa nostra e Forza Italia Giuffrè fa anche il nome di Massimo Maria Berruti, ex finanziere e attualmente senatore di Forza Italia, di cui avevano parlato altri collaboratori di giustizia e indagato per mafia già dal 1994. “Provenzano ci dà queste informazioni – dice Giuffrè – e noi ci mettiamo in cammino per portare avanti il discorso di Forza Italia” e ancora «Cosa Nostra consultò uomini politici, massoni, imprenditori. Bernardo Provenzano avviò un vero e proprio sondaggio attraverso i suoi uomini più fidati. Voleva cogliere lo stato d’animo di quegli ambienti e le possibili conseguenze della morte dei due giudici».
Sicuramente molti dubbi possono trovare risposta in una sentenza: l’11 dicembre 2004 il senatore Marcello Dell’Utri è stato condannato dalla seconda sezione del tribunale di Palermo alla pena di 9 anni di reclusione per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa. Nella cattura di “Binnu u’ tratturi” ( Provenzano), la frattura stato-legalità è stata momentaneamente sanata. Ma il desiderio di giustizia richiede ancora una lunga lotta da affrontare.
Mariposa
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Pubblicato da: guerrilla radio - 17.04.06 20:48




