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31.03.06

Vita da prof / Il 9 aprile e la strategia di Lisbona

di Rosanna Rota

Clicca qui per leggere il blog di Rosanna RotaQuesta volta volevo fare proprio la brava elettrice coscienziosa. Al di là delle mie simpatie politiche, volevo confrontare i programmi di governo dei due schieramenti, in modo da avere le idee ben chiare. Da dove parto, mi sono detta, io che non sono certo un’esperta in questo campo? Ma è ovvio, parto da quello che conosco meglio: dai programmi sulla scuola. Così mi sono fatta il mio giretto in internet e ho trovato quello che cercavo.
Ma... sorpresa! Nel programma della Casa delle Libertà non c’è nessun punto che tratti dei progetti sulla scuola. La scuola è liquidata sbrigativamente tra le riforme “fatte", e quindi si ritiene ovvio non parlarne più.

Ora, chiunque conosca un po’ l’attuale situazione della scuola italiana, in particolare delle superiori (fra insegnanti, studenti e genitori siamo qualche milioncino) sa benissimo che la tanto decantata riforma non è altro che un contenitore vuoto. Alle superiori ci sarà la sperimentazione l’anno prossimo (effettuata, come sempre, da scuole-pilota, o meglio, scuole-kamikaze), poi il tutto dovrebbe andare a regime, grazie alla solita valanga di circolari ministeriali, necessarie per chiarire i moltissimi interrogativi lasciati aperti dalla normativa, generica per forza di cose. Qualche esempio? I programmi delle varie materie, l’organizzazione delle materie opzionali, la trasformazione degli istituti tecnici in licei, con il conseguente crollo dell’uso dei laboratori... La vera essenza della riforma si gioca proprio su queste circolari... ma dal programma elettorale non traspare assolutamente niente!

Comunque, è risaputo che, alla fine, le reali riforme si fanno a colpi di finanziaria. E l’ultima, di finanziaria, ha tagliato alla scuola pubblica parecchi milioni di euro tra fondi per il funzionamento amministrativo e didattico e fondi per le supplenze, oltre ad abolire le nostre miserrime indennità di trasferta e di missione.

Dall’altra parte, l’Unione dedica alla scuola e all’università un punto del suo mastodontico programma, da pag. 227 a pag. 242, di cui la prima metà è dedicata alla scuola e la seconda metà all’università. Otto pagine, quindi, sull’argomento che mi interessa. A pag. 227 c’è scritto: “abrogheremo la legislazione vigente in contrasto con il nostro programma". Bene, primo punto fermo: la riforma Moratti non si annulla, ma si smussa. E su quali basi si smussa? La “devolution" lascia il posto all’“autonomia", il primo biennio delle superiori diventa orientativo, l’esame di stato ritorna ad avere commissioni prevalentemente esterne, lo stipendio dei docenti raggiungerà i livelli europei (vecchia promessa mai mantenuta, non si sa con quali risorse finanziarie si potrebbe)... L’obiettivo prevalente è la lotta alla dispersione: avere più diplomati e laureati, raggiungere gli standard europei. Validissimo argomento, se chi vive nella scuola non dovesse ammettere che tale obiettivo si vuole raggiungere non mediante l’innalzamento del livello culturale degli studenti, ma mediante l’abbassamento delle richieste della scuola. L’importante, insomma è fornire un pezzo di carta che attesti che siamo ai livelli europei.

Vediamoli, dunque, questi livelli europei. Si basano tutti sulla “strategia di Lisbona". In poche parole: la scuola si sta trasformando in tutti i paesi dell’Unione Europea, e lo fa secondo delle ben precise direttive, che sono direttive internazionali, miranti a rendere le istituzioni educative più “competitive", cioè maggiormente al servizio del mercato, cioè sempre meno al servizio delle persone. Ancora più in soldoni: la funzione della scuola prossima ventura sarà quella di addestrare, piuttosto che di educare. Creare schiere di lavoratori “flessibili", possibilmente acritici, anche a livello universitario, sembra l’obiettivo ultimo di questa manovra, al di là di tante belle parole. Un esempio? Sia alle medie che alle superiori, l’introduzione del bilinguismo obbligatorio, cioè di una seconda lingua straniera oltre all’inglese, può sembrare, ad uno sguardo superficiale, un passo avanti, ed effettivamente potrebbe esserlo, se non ci fosse il problema dell’orario... infatti, se si guarda questo particolare “secondario", si nota che le ore dedicate allo studio delle lingue straniere non sono sostanzialmente aumentate: si sono semplicemente spartite, quindi nelle stesse ore in cui prima si studiava l’Inglese, ora si deve studiare l’Inglese più una seconda lingua a scelta. Risultato? Invece di conoscere abbastanza bene una lingua straniera (ammesso che ora si riesca a raggiungere questo obiettivo), gli studenti di domani ne conosceranno male due. Cioè, nella pratica, potranno limitarsi ad obbedire a semplici istruzioni in due lingue straniere. Solo chi potrà permettersi corsi supplementari a pagamento, soggiorni all’estero, esperienze di scambio potrà aspirare ad una buona conoscenza dell’Inglese, del Francese, del Tedesco, dello Spagnolo...

Concludendo: se la situazione della scuola italiana è legata ad uno standard europeo, come posso credere a quei colleghi che aspettano il 9 aprile per veder migliorare le nostre sorti, confidando negli effetti di un eventuale rovesciamento del fronte politico?

Al di là di come voteremo, credo che dobbiamo cominciare a svincolare la nostra posizione di insegnanti (ma anche di studenti, o genitori di studenti) da quella di una politica vista in chiave angustamente nazionale, se vogliamo renderci conto dei reali motivi delle derive della nostra scuola e vogliamo cercare di porvi qualche rimedio.

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Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 31.03.06 11:11

Interventi

Per pietà, niente case di finta libertà, e niente improbabili prodi. Dio mi salvi da Dio, e dalla Politica.

g.

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 31.03.06 12:48

Stamattina (lo so, sono quasi le due del pmeriggio, ma mi sono svegliato si e no da un'ora, quindi è mattina per me) sono ancora un po' rinco, ma ci tornerò su questo tema; ché la scuola è uno degli elementi portanti di qualunque società moderna, e la nostra, fatte salve le solite eccezioni, fa proprio schifo.
Proverò a chiarire il mio "schifo" cosa significa.

Buona giornata. Trespolo.

Pubblicato da: Trespolo - 31.03.06 13:54

Trespolo, se tu, come mi pare di aver capito, non conosci dal di dentro il mondo della scuola, troverei molto interessante ciò che prometti, perché mi permetterebbe di conoscere il modo in cui i problemi che affronto ogni giorno vengono percepiti all'esterno. Aspetto con fiducia!

Pubblicato da: VitaDaProf - 31.03.06 14:55

Bisogna aumentare gli stipendi degli insegnanti. Punto. Il resto è (spesso) aria fritta.

Pubblicato da: Nicolò La Rocca - 31.03.06 16:56

La retribuzione è uno dei problemi principali. Ma non è l'unico. E, anche in questo caso, aumenti a pioggia oppure secondo le competenze didattiche? competenze eventualmente misurate secondo quali parametri? Non esistono soluzioni semplici a problemi complessi, mi pare...

Pubblicato da: VitaDaProf - 31.03.06 18:09

Prof, abbozzare un'analisi sulla scuola italiana è già complesso con un intero libro, figuriamoci in qualche commento, ma anche il muro più grande è costruito con piccoli mattoni quindi provo a usarne qualcuno riportandoti le mie impressioni da "esterno".

1) Ho l'impressione che, salvo rare eccezioni e con l'esclusione della materna e delle elementari, il funzionamento della scuola sia sulle spalle di chi ci lavora e la struttura scolastica non sia un supporto, ma un peso
2) Ho l'impressione che la scuola, come altre strutture (ospedali, uffici pubblici, etc...) sia pensata per i bisogni di chi ci lavora e non per i bisogni di chi ci studia
3) Ho l'impressione che il mestiere di insegnante sia diventato un ripiego per chi (non sempre è così fortunatamente) non riesce a percorre altre strade più remunerative e che il tema alzato da Nicolò sia reale
4) Ho l'impressione che la ricerca pura (non finalizzata ad applicazioni industriali o ad accrescere il potere del solito barone collocando ricercatori da macchietta) in Italia sia solo una chimera
5) Ho l'impressione che non sia chiaro che, per finanziare l'indispensabile ricerca pura (anche quella sulla memoria dell'acqua per capirci), è necessario che l'università sia in grado di produrre ricerca applicata seria
6) Ho l'impressione che esista un fossato fra scuola e impresa e che sarà complesso colmarlo
7) Ho l'impressione che se in Italia uno studente ottiene buoni risultati sia quasi esclusivamente merito suo e non della struttura scolastica (fatte salve le solite eccezioni).

Queste sono le mie impressioni da "esterno". Pochi mattoni e nessuna soluzione: solo impressioni.

Buona serata. Trespolo.

Pubblicato da: Trespolo - 31.03.06 18:39

Lisbon story: il link nel post di Rota nn funziona... "Siamo apertamente favorevoli ad una area di contrattazione separata per gli insegnanti. Anzi, consideriamo un assurdo che non ci si sia ancora arrivati. Non è una forma di penalizzazione per le altre categorie della scuola, ma un riconoscimento più che giusto del carattere specifico dell’insegnamento." L'assenso più chiaro a una sensata/legittima richiesta di tante/i prof, spero nn solo propaganda, letto qui: http://www.gildains.it/interviste/boselli/boselli.htm.
Notizie sulla mobilitazione dal basso per la scuola (anche) qui: http://www.docentinclasse.it/content.php?article.59

Pubblicato da: stefano borgarelli - 31.03.06 18:51

Grazie a Stefano per la segnalazione sul link, che in effetti non è più attivo. Rettifico: http://europa.eu.int/italia/news/294095.html.

Trespolo, metti sul piatto una valanga di problemi reali. Ci rifletterò sopra in solitudine... penso che almeno qualcuno tornerà a galla nei prossimi post.

Pubblicato da: VitaDaProf - 31.03.06 19:15

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