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06.03.06

Che la "festa" continui...

di Stefania Nardini

mimosa.JPGUn giorno da cancellare.
Da evitare.
Perchè quelle mimose mi facevano stare male.
Pacchi di cioccolatini con lo “stemma" dell’otto marzo. Promozioni nei centri estetici in nome della “festa". Mariti, figli, amanti, fidanzati col bouquet tutto giallo per dire “tanti auguri".
Insopportabile!
A tal punto che pregai anche mio figlio di evitare il dono del ramoscello. E non fu facile spiegargli il motivo...
Quella mimosa mi feriva. Mi faceva sentire il peso di una battaglia divenuta solitaria in attesa di tempi migliori. Nostalgia? Si.
Sono stata una che i cortei delle donne li ha vissuti tutti in prima linea, da quelli per l’aborto, a quelli contro gli stupri. Sono stata tra quelle che, giovanissima, scesero per le vie di Roma a “riprendersi la notte", che con le altre donne occupò via del Governo Vecchio, che continuò il suo percorso scrivendone sui giornali. Questo spiega il mio rifiuto per le mimose nell’era delle “veline", delle sentenze a dir poco scioccanti per chi stupra, delle quote rosa o a pallini, che già nella definizione fanno tanto “pacco premio" aziendale, della legge sull’aborto ritornata alla ribalta di un palcoscenico privo di un valore fondamentale: il rispetto.

Ma, pur soffrendo per quel simbolo gettato sul mercato del consumo, ho sempre pensato che la mimosa, il cui debutto nelle piazze fu un idea di Marisa Rodano colpita dallo spettacolo di una campagna romana che sembrava dipinta di giallo, prima o poi avrebbe ritrovato un significato.

Tanti anni fa la mia amica Sandra Petrignani scrisse che il femminismo è come un sottomarino. Quando meno te lo aspetti eccolo riaffiorare. Ed è vero.

L’idea che le donne siano tornate in piazza numerose a riprendersi la parola, che abbiano riaperto un dibattito, che siano ancora le provocatrici culturali in questa grigia stagione, mi fa pensare che è valsa la pena crederci, che è valsa la pena continuare un percorso punteggiato da un’inevitabile solitudine. Una solitudine, tanto per riprendere l’esempio del sottomarino, che ho sempre considerato un “momento", certa che il passato è l’unica cosa che resta nel presente, per dirla con Barthes.

Spero allora di riconciliarmi con la mimosa di questo 2006! Sogno che i cioccolatini diventino libri da regalare alle proprie compagne, alle proprie fidanzate. Libri scritti dalle donne e che parlano di donne. Perché questa è stata la nostra risposta nel “silenzio".
Le donne hanno scritto e scrivono. E sono soggetti attivi. In una dinamica letteraria che le ha vede protagoniste. Stimolando rivisitazioni biografiche in cui si evince un approccio nuovo anche da parte degli uomini. Ripenso a personaggi come Frida Kahlo, a figure come Eleonora Pimentel Fonseca, e alle scritture femminili, dalla sudamericana Marcela Serrano all’algerina Assia Djebar, dalla cubana Karla Suarez all’indiana Anita Nair che coraggiosamente raccontano il quotidiano e l’introspettivo senza mai risparmiare la denuncia.

È vero che un libro non è merce da discount, ma è lì e chi vuole prenderselo può.

carmen_mondragon.jpg“Il cancro che ci consuma e opprime lo spirito, pur senza riuscire debilitarlo, è il cancro che noi ben conosciamo - stigmate di donna -, il microbo che ci ruba la vita, alimentato da leggi prostituite dal potere legislativo, dal potere religioso, dal potere paterno, e certe donne di scarso spessore, povere di spirito, crescono come piantine dalla bellezza fragile, senza linfa, coltivate in giardini recintati per poi essere trapiantate in vaso – come arbusti vigorosi che vengono ridotti a bonsai – e si rattrappiscono in fiori anemici sbocciati al chiuso di una serra...
Ma ci sono donne dallo spirito forte, che pur essendo nate nella condizione di fiori coltivati non si lasciano vincere dal cancro...
E continuano a lottare strenuamente per mantenere integra la coscienza della propria libertà...".

Questo scriveva la trasgressiva Carmen Mondragon nel 1929 a Città del Messico, la cui storia è nella bella biografia che le ha dedicato Pino Cacucci in Nahui(Feltrinelli).

Allora facciano pure i cioccolatini con la mimosa, a patto che siano accompagnati da messaggi come questi. Si trovano nei libri. Giuro!
E che la “festa" continui...

Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 06.03.06 08:25

Interventi

Riconfermo: a casa mia comanda mia moglie. Parafrasando: "Non si muove foglia che la donna non voglia".

Ergo: sarà mia moglie a donarmi la mimosa l'8 marzo:-)

Bart

Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 06.03.06 10:03

Perché, Stefania, non di festa si tratta, ma di una giornata di lotta e di memoria. Non dimentichiamocelo MAI!

Pubblicato da: Annalisa Bruni - 06.03.06 20:58