« Brand, packaging & books | Main | Omaggio a Dickens: Tempi difficili (1854) »

11.03.06

Studentessa universitaria

di Valeria Vitelli

Ho 25 anni, quasi dottoressa, nel vero senso della parola, in lettere, con alle spalle una laurea triennale che non so ancora che titolo conferisca. Sono una ragazza che tenta di sbarcare nel mondo dei "grandi", di uscire dal ruolo di studentessa e di dimostrare più a se stessa che la strada della critica letteraria è quella veramente giusta per me. Speriamo sia vero che, come mi ha detto il mio professore, punto di riferimento, tesista, e spero prossimo responsabile di dottorato, possiedo un buono spirito critico.
Vuoi sapere qualcosa in particolare? Qualcosa riguardo all'università? Potrei dilungarmi per pagine, ma anche in modo propositivo. Credo che con poco sforzo e qualche attenzione molto si potrebbe fare per rendere migliore questa riforma.
Guardando il mondo dall'oblò di chi ancora nutre speranze posso dire che l'università come luogo di cultura e come luogo dove incontrare gente di cultura forse non esiste più come una volta.

Leggi il seguito su: La cultura enciclopedica dell'autodidatta

Pubblicato da Davide Bregola, il giorno e l'ora: 11.03.06 10:24

Interventi

Vita e letteratura vanno di pari passo, come sempre. E proprio da chi alla letteratura ha deciso di consacrare la sua vita non m'aspettavo di meno. La lettera della Vitelli ha il merito di indirizzare l'attenzione su un problema reale e concreto, senza per questo nulla togliere al dibattito sui doveri dell'intellettuale che campeggia da qualche giorno in questo splendido non luogo.

Hanno dicotomizzato il percorso universitario in vista di un'ottimizzazione dei tempi di cottura delle giovani menti che non c'è mai stata. E' un fatto: i giovani che si laureano in tempo sono una sparutissima minoranza (nel mio corso fummo 12/174). Ora quando ancora la specialistica deve dare i suoi frutti vogliono rimescolare di nuovo tutto. Sarà che mio padre sin da bambino mi ha riempito la testa con una parola che per me suonava solida, coriacea e imponente: rodaggio. Sanno questi santi burocrati che prima di cambiare si deve lasciare lievitare bene qualsiasi scelta? Sanno che si deve aspettare che almeno una generazione provi sulle sue carni gli effetti di quello che hanno deciso?

E parlo io, che le riforme lo incocciate tutte sulla mia pelle, dal 100 che rimpiazzò la solidità del 60 in quella che fu la maturità, al 3+2 fatto di crediti e altre corbellerie che proprio a Palermo raggiungono il sublime nella loro trivellante follia.

Aspetto, rimasticando quello che scrissi alla fine del primo anno di specialistica: http://www.fsi.splinder.com/post/5291175

spero che nel dibattito che forse nascerà qualcuno saprà darmi le risposte più banali e più sicure che vado cercando:
1)per attivare la mia laurea e andare a insegnare filosofia, storia e letteratura italiana cosa devo fare? La SSIS è chiusa sulla carta da due anni, anche se tuttora esiste e ingloba soldi e il fresco futuro di futuri precari che debbono pagare per duplicare il loro titolo con gli stessi docenti che si beccano 100 euro all'ora.
2)usciranno mai i decreti d'attuazione della Moratti?
3) "dottore magistrale" se poi non puoi insegnare che min*chia significa?
4) i bisogni veri sono quelli base: voglio una minima certezza per sposarmi e mettere su casa e dare una scossa all'economia...
5)affondo il naso negli oscar che ho comprato col 30% di sconto e vado a meditare sul mio transito terrestre.

Un grazie a Davide Bregola e alla Dott.ssa Vitali

Il dottorino Pintacuda

Pubblicato da: tonino pintacuda - 11.03.06 10:54

L'università è una grande assente. Direi che tutta la scuola italiana lo è.

Una prova? Domandate ad uno studente, a qualsiasi livello di studio sia giunto, dove si trova Varsavia o l'Islanda, se New York è dalla parte dell'oceano Pacifico o Atlantico e via di questo passo.

La colpa? Non c'è dubbio secondo me: la colpa è sempre del docente. Molti insegnano solo per arrivare alla fine del mese; si è perso il significato formativo ed educativo dell'insegnamento.

Poi, come sempre, c'entra la politica, che non sa coordinare studio e prima esperienza di vita; studio e lavoro.

Bart

Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 11.03.06 11:19

Pubblica un intervento




Vuoi che mi ricordi di te?